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La casa di Detroit dove Rosa Parks ha abitato dal 1957, ora esposta a Napoli 

Rosa Parks abita a Napoli

L’artista Ryan Mendoza rimonta nel cortile di Palazzo Reale la casa dell’attivista che cambiò la storia degli afroamericani
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L'artista Ryan Mendoza avrebbe voluto far spuntare dal nulla quell'umile casetta di legno davanti nientemeno che alla Casa Bianca. Così come nascono i muri di confine e di discriminazione tra uno Stato e l'altro di un'America che attualmente non lo entusiasma, ma che è pur sempre il suo Paese. La casa di Rosa Parks, "riscattata" dalla famiglia dell'attivista afroamericana che rifiutò di lasciare il posto a un bianco su un autobus di Montgomery, Alabama, doveva essere abbattuta. E invece rivive a Napoli, città multietnica, e lo fa in un luogo simbolico, la residenza dei re e dei potenti: entro una settimana quella che è poco più di una capanna ma che è anche un potente segnale nell'epoca del ritorno del razzismo, sarà risorta nel cortile d'onore di Palazzo Reale. La mostra, che sarà inaugurata il 15 settembre, si intitolerà Almost Home, perché Ryan Mendoza ha abitato nella…
L'artista Ryan Mendoza avrebbe voluto far spuntare dal nulla quell'umile casetta di legno davanti nientemeno che alla Casa Bianca. Così come nascono i muri di confine e di discriminazione tra uno Stato e l'altro di un'America che attualmente non lo entusiasma, ma che è pur sempre il suo Paese. La casa di Rosa Parks, "riscattata" dalla famiglia dell'attivista afroamericana che rifiutò di lasciare il posto a un bianco su un autobus di Montgomery, Alabama, doveva essere abbattuta. E invece rivive a Napoli, città multietnica, e lo fa in un luogo simbolico, la residenza dei re e dei potenti: entro una settimana quella che è poco più di una capanna ma che è anche un potente segnale nell'epoca del ritorno del razzismo, sarà risorta nel cortile d'onore di Palazzo Reale. La mostra, che sarà inaugurata il 15 settembre, si intitolerà Almost Home, perché Ryan Mendoza ha abitato nella sua gioventù proprio a Napoli dal 1994 al 2009. Viveva nell'Upper East Side a Manhattan, figlio di una miss Pennsylvania e di uno scrittore, dove non gli mancava niente, ma per il suo Grand Tour di formazione scelse il rione Sanità del capoluogo campano. E incredibilmente ancora sostiene: "La vera New York è Napoli".

L'artista Ryan Mendoza 

"La famiglia - racconta Mendoza - dopo averla comprata dalla città di Detroit, mi ha donato quella casa. E mi ha detto: "Crediamo che abbia un valore inestimabile: tocca a te farla diventare anche un oggetto d'arte. Devi salvarla per far sapere al mondo intero che una cosa così non ha prezzo". Le autorità locali ci dissero che andava abbattuta, l'unica chance che avevamo era portarla via da lì: così è nato il "Rosa Parks Project" che oggi gode del sostegno della Fondazione Morra Greco di Napoli ed è finanziato dalla Regione Campania, in partnership con il Palazzo Reale e la Direzione Regionale Musei Campania del Mibact". Una casetta di sette metri cubi appena, dove Rosa Parks, la sarta del Sud oppresso dalla segregazione, visse fino al 1982 con il fratello, la cognata e 13 nipoti, in un modo molto promiscuo, simile a quello dei "bassi" napoletani esistiti anche oltre il dopoguerra. La protagonista del "no" che ha cambiato la storia, ricorda Mendoza: "negli Stati Uniti è stata un po' dimenticata perché lei non era una semplice sartina stanca, come i negazionisti affermano, ma era già un'attivista che si era schierata a favore dei diritti civili".

Dopo l'atto di disobbedienza che le valse l'arresto per "condotta impropria" e il boicottaggio degli autobus da parte della comunità di colore, che per 381 giorni non usufruì più del trasporto pubblico per protesta, Rosa Parks venne rilasciata ma non ebbe vita facile: perse il lavoro, ricevette minacce. Finché, sollecitata dai parenti che già si erano trasferiti in un nord, secondo loro, più liberal, nel 1957 li raggiunse a Deacon Street, a Detroit. Racconta Mendoza: "Dormivano tutti in tre camere da letto, alternandosi uno a testa e l'altro ai piedi, i maschi in una stanza e le femmine in un'altra. E Rosa dormiva sul sofà.

Quella casa ci parla di lei in ogni suo dettaglio: quando apriva la porta girando il pomo che ancora vediamo, quando camminava a piedi scalzi sulle tavole di legno del pavimento, o quando saliva per le scale. La vediamo anche lavorare silenziosa nel basement, il seminterrato della casa, dove c'erano tutti i suoi attrezzi di sarta. Quando sono andato a vederla la prima volta, ho visto anche un appendiabiti". Questo piccolo edificio, che il fratello Sylvester McCauley aveva comprato con grandi sacrifici riuscendo in un'impresa impossibile per gli afroamericani del suo tempo, e alla quale Rosa aveva contribuito con 250 dollari e con altro ancora, rappresenta non solo l'impegno della cosiddetta "madre dei diritti civili" ma riscrive la storia di questo impegno anche nelle zone del nord America. "Aree del Paese - sottolinea l'artista, citando le parole della maggiore biografa di Rosa Parks, Jeanne Theoharis - apparentemente ospitali, ma che invece si dimostrarono ugualmente ostili nei loro confronti". Rose dal cancro del legno, come chiamano negli Usa la malattia del degrado e dell'abbandono, quelle abitazioni rientravano in un piano di demolizione totale. Tanto che sulla mappa della città erano cerchiate in rosso: il red lining di cui parla nel film 8 Mile il rapper Eminem. Per quel ghetto creato apposta e lasciato senza interventi pubblici, perché abitato solo da afroamericani, non c'era altro che la distruzione per far spazio a nuove speculazioni.

La casa è arrivata a Napoli in due container, via mare da New York, dove, dopo essere stata esposta a Berlino nel giardino dell'artista e di sua moglie Fabia, che ne ha tratto un documentario, è stata visibile per un periodo a Rhode Island e poi smontata in attesa di mettere radici in un nuovo posto del mondo. E resterà a Palazzo Reale fino a dicembre. Poi si vedrà. "Per noi come Fondazione - dice Maurizio Morra Greco - è importante perché segna l'inizio del progetto di Global Forum che ci vede a Napoli al lavoro per costruire un tavolo permanente sull'educazione e sull'integrazione. Questa iniziativa si terrà ogni anno dal 2021 in avanti".