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Discussioni d'affari davanti al palazzo del Royal Exchange di Calcutta (1929) 

Destinazione Calcutta

Lo scrittore metà scozzese metà indiano Abir Mukherjee fa di nuovo centro, con un thriller storico di ambientazione coloniale. Un affresco privo di pregiudizi sull’incontro-scontro tra culture diverse
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"Odiavo quella nuova razza di rivoluzionari pacifisti indiani. Si comportavano come se fossimo tutti buoni amici che avevano avuto un disaccordo, ma una volta risolto il problema (naturalmente a loro favore) saremmo tornati a prendere un tè insieme come se non fosse successo nulla. Questo rendeva moralmente difficile prenderli a pugni in faccia. Preferivo di gran lunga i terroristi vecchio stile. Almeno con loro sapevi da che parte stare. Potevano tentare di ucciderti, ma almeno avevano la decenza di non provare prima a coinvolgerti in un dibattito". 

Da quando, due anni prima, ha preso servizio come investigatore di punta presso la polizia di Calcutta, il capitano Sam Wyndham ha dovuto rivedere molte delle proprie convinzioni sull'Impero Britannico e la sua etica: il che può non essere propriamente agevole, se oltre a occuparsi di mantenere l'ordine pubblico nella città più turbolenta di un paese in rivolta, si deve anche convivere …
"Odiavo quella nuova razza di rivoluzionari pacifisti indiani. Si comportavano come se fossimo tutti buoni amici che avevano avuto un disaccordo, ma una volta risolto il problema (naturalmente a loro favore) saremmo tornati a prendere un tè insieme come se non fosse successo nulla. Questo rendeva moralmente difficile prenderli a pugni in faccia. Preferivo di gran lunga i terroristi vecchio stile. Almeno con loro sapevi da che parte stare. Potevano tentare di ucciderti, ma almeno avevano la decenza di non provare prima a coinvolgerti in un dibattito". 

Da quando, due anni prima, ha preso servizio come investigatore di punta presso la polizia di Calcutta, il capitano Sam Wyndham ha dovuto rivedere molte delle proprie convinzioni sull'Impero Britannico e la sua etica: il che può non essere propriamente agevole, se oltre a occuparsi di mantenere l'ordine pubblico nella città più turbolenta di un paese in rivolta, si deve anche convivere con la dipendenza dall'oppio. E poi, niente e nessuno può stare alla pari con la durezza, l'intransigenza e la forza di Gandhi e dei suoi seguaci. 

Siamo nel 1921, mancano pochi giorni a Natale e il Mahatma, convertito da tempo alla non violenza, ha promesso all'India l'indipendenza entro la fine dell'anno. Lo strumento è il boicottaggio sistematico delle attività pubbliche e private del Raj, il dominio britannico. Gli indiani hanno risposto in massa alla chiamata, e di conseguenza la repressione s'è fatta più aspra. E come se non bastasse, l'erede al trono, il futuro re Edoardo VIII, prossimo a passare alla storia per i sentimenti filonazisti e l'amore contrastato con la Simpson che lo condurrà all'abdicazione, si è messo in testa di visitare Calcutta. Da un lato, dunque, Whyndam deve convincere Chitta Ranjan Das, luogotenente di Gandhi nel Bengala, personaggio realmente esistito, a non turbare i giorni indiani del principe di Galles, dall'altro deve indagare su una serie di omicidi, all'apparenza rituali, con tanto di cadaveri mutilati. Il tutto mentre i servizi segreti invocano la sua testa e l'amata Annie lo ignora, presa da un nuovo amore. 

Fumo e cenere è il terzo capitolo della saga di Sam Wyndham. Autore Abir Mukherjee, 46 anni, scozzese di padre del Bengala, a lungo commercialista, fulminato sulla via del poliziesco dalla vittoria in un concorso letterario, diventato nel giro di pochi anni oggetto di culto e intellettuale di riferimento nella patria del "tartan noir": gira in rete (a pagamento) una sua conversazione con la prima ministra Nicola Sturgeon sul rapporto dei due popoli, indiano e scozzese, con gli inglesi. Va subito detto che per i gourmet del giallo storico questo e gli altri romanzi di Mukherjee sono piatti imperdibili. Le trame sono eccellenti, la scrittura scorrevole, ironica, elegante, il contesto ricostruito alla perfezione. Soprattutto, secondo la migliore lezione del grande romanzo d'ambientazione, si parla del passato con la coscienza del presente, e per alludervi espressamente. 

Il tema centrale è, ovviamente, date le origini dell'autore, il rapporto fra culture contrastanti, esaminato per le sue degenerazioni in aperto razzismo, e indagato sotto il profilo delle contaminazioni che si creano grazie alla forzata convivenza. E qui, con trovata di gran classe, Mukherjee, mezzo indiano e mezzo scozzese, sdoppia il suo io multiculturale affiancando al capitano Whyndam il sergente Surrender-Not (il suo nome sarebbe un altro, ma è così difficile da pronunciare che gli inglesi, notoriamente poco portati alle lingue altrui, lo semplificano in "non-ti-arrendere"): un giovane colto, di modi raffinati, dall'accento oxfordiano. 

Più inglese degli inglesi, con la pelle del colore indigesto all'occupante, perfetto alter-ego del plebeo Whyndam, che la pelle l'ha invece del colore gradito ma strada facendo comincia seriamente a dolersene. "Due caratteri ricchi di fascino" ha scritto il New York Journal of Books "due facce dell'India, che rivelano quanto ciascuno di loro perde servendo il re e la patria, e rispondono alla domanda di che paese in realtà servano". 

Mukherjee, a giudicare da alcune sue interviste, sottoscrive: il colonialismo ha prodotto devastazioni inaudite, e i suoi crimini sono incancellabili, sostiene, ma la contiguità fra culture ha ridotto le distanze. Da anglo-indiano, nato a Londra, non si è mai sentito né straniero né discriminato; la comunità bengalese ha potuto servirsi di un sicuro ascensore sociale; indù e mussulmani sono presenti anche fra le alte cariche dello Stato inglese, e il razzismo attuale appare più una questione di classe, legata al malcontento dei bianchi poveri e alle crisi ricorrenti, che all'etnos. E così dicasi per la Brexit: una follia, secondo Mukherjee, "tipicamente inglese", dalla quale, da bravo scozzese, si tiene ben alla larga.

Il libro
Abir Mukherjee, Fumo e cenere (Sem, Traduzione Alfredo Colitto, pagg. 300, euro 18)