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"Ora basta, fermiamo il neofemminismo guerriero"

La filosofa francese Elisabeth Badinter accusa le attiviste più radicali del MeToo: "Hanno dichiarato guerra ai sessi e per vincere tutti i mezzi sono buoni, anche la distruzione morale dell'avversario”.
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PARIGI. Non è la prima volta che Elisabeth Badinter accende una polemica con posizioni controverse. Dalla difesa della laicità contro l’integralismo islamico alla libertà di prostituirsi, alla critica dell'istinto materno, la filosofa è abituata ad alimentare il dibattito intellettuale francese. Questa volta, però, Badinter se la prende con le giovani donne che stanno riscoprendo la lotta femminista. O almeno con le esponenti di quello che ha battezzato “neofemminismo guerriero”. L'atto d'accusa, pubblicato in un lungo articolo pubblicato sul Journal du Dimanche, prende spunto dalla rivoluzione provocata dallo scandalo Weinstein.

"Sono passati tre anni da quando MeToo ha aperto la via alla parola delle donne” osserva Badinter, 76 anni, ricordando che per le vittime ora è più facile denunciare pubblicamente le aggressioni sessuali. “Grazie a loro, la vergogna è passata nell'altra…
PARIGI. Non è la prima volta che Elisabeth Badinter accende una polemica con posizioni controverse. Dalla difesa della laicità contro l’integralismo islamico alla libertà di prostituirsi, alla critica dell'istinto materno, la filosofa è abituata ad alimentare il dibattito intellettuale francese. Questa volta, però, Badinter se la prende con le giovani donne che stanno riscoprendo la lotta femminista. O almeno con le esponenti di quello che ha battezzato “neofemminismo guerriero”. L'atto d'accusa, pubblicato in un lungo articolo pubblicato sul Journal du Dimanche, prende spunto dalla rivoluzione provocata dallo scandalo Weinstein.

"Sono passati tre anni da quando MeToo ha aperto la via alla parola delle donne” osserva Badinter, 76 anni, ricordando che per le vittime ora è più facile denunciare pubblicamente le aggressioni sessuali. “Grazie a loro, la vergogna è passata nell'altra metà campo” sottolinea la filosofa che però subito aggiunge: “Da allora, il neofemminismo ha indurito toni e metodi. Non ci si accontenta più solo degli aggressori, si mettono in piazza anche i presunti aggressori”. Badinter cita alcuni recenti casi di uomini pubblici - politici, giornalisti - trascinanti nel fango, senza prove sufficienti, per denunciare il rischio di una gogna mediatica, via social, in cui un presunto aggressore non può difendersi. Badinter si vuole opporre a una visione manichea dei sessi in cui vengono eliminati “il dubbio, la complessa e spesso sfuggente ricerca della verità”. “Le femministe - dice Badinter - hanno voltato le spalle al femminismo prima di MeToo. Hanno dichiarato guerra ai sessi, e per vincere, tutti i mezzi sono buoni, anche la distruzione morale dell'avversario”. La filosofa se la prende in particolare con la militante Alice Coffin, quarantenne esponente dei verdi nel consiglio comunale di Parigi, che qualche settimana fa ha invitato le donne a diventare lesbiche per evitare di essere “stuprate, picchiate, uccise” da mariti violenti. “Sulla base delle statistiche della violenza domestica, donne e uomini sono essenzializzati in posizioni morali opposte: il bene e il male, la vittima e l'aggressore. Pervertite, bugiarde e vendicatrici non esistono”. Il rischio è quello di processi popolari, scavalcando i tempi della giustizia. Citando alcuni dati, la filosofa sostiene anche che anche gli uomini possono essere vittime di violenza. “Una realtà negata” commenta.

“Figlia spirituale” di Simone de Beauvoir, come si definisce, la filosofa aveva già fatto scalpore nel 1992 pubblicando il pamphlet “La strada degli errori” nel quale criticava il femminismo “vittimista” e “moralista”, prigioniero della “misandria”, l'odio per il maschio. In uno dei suoi primi saggi, “L'amore in più”, uscito nel 1980, si opponeva al “mito culturale dell'istinto materno”. "Lo studio del comportamento delle donne attraverso i secoli - spiegava - ci fa capire che non esiste una legge universale. Anzi osserviamo un'estrema variabilità degli atteggiamenti a seconda della cultura, delle ambizioni personali, del contesto sociale e famigliare. Può sembrare crudele, ma l’amore materno è soltanto un sentimento, e dunque è incerto, fragile, imperfetto”. Quando, anni fa, il governo socialista aveva fatto approvare la legge per punire i clienti delle prostitute Badinter si era schierata per il diritto delle donne di disporre del proprio corpo. Qualche mese dopo l'inizio dello scandalo Weinstein, alcune donne famose, tra cui l’attrice Catherine Deneuve e la scrittrice Catherine Millet, avevano pubblicato su Le Monde un appello per “la libertà di importunare”, nel quale allertavano sul rischio di un linciaggio mediatico contro i presunti aggressori. Badinter non era tra le firme ma il senso del testo si avvicinava alle sue posizioni. La nuova presa di posizione ha una coerenza intellettuale con il percorso della filosofa anche se ha già provocato molte reazioni sui social. La conclusione di Badinter sulle attiviste più radicali del movimento MeToo è netta: “Disonorano il femminismo”, dice, e “ci conducono direttamente in un mondo totalitario che non ammette opposizione”.