Guadalupe Nettel, estetica ed etica del mostro
Raffaella De Santis , di RAFFAELLA DE SANTISContro le convenzioni e le omologazioni, anche quelle femminili. La scrittrice messicana Guadalupe Nettel ha uno sguardo attento ai difetti “che non vanno corretti. Pensate alla modella Armine”
Se c'è una cosa che Festivaletteratura fa meglio di tutti, è valorizzare i talenti internazionali. Lo farà anche quest'anno, nonostante il virus renda difficili le presenze dal vivo, garantendo streaming e collegamenti radio con le personalità più importanti della letteratura mondiale (il sito a cui collegarsi è 2020.festivaletteratura.it).
Tra queste c'è Guadalupe Nettel, scrittrice messicana quarantasettenne, una delle più brave, autrice di libri folli, maniacali nell'attenzione agli aspetti più insondabili della vita. I suoi racconti sono disseminati di meraviglie e repellenze. Avrebbe dovuto partecipare dal vivo alla manifestazione mantovana che si inaugura domani ma il covid l'ha costretta a cambiare piani: "A Città del Messico, dove vivo, i contagi continuano ad essere molti e rispettiamo uno stato di semi confinamento. Esco di rado, vedo pochi amici e indosso sempre la mascherina&quo…
Tra queste c'è Guadalupe Nettel, scrittrice messicana quarantasettenne, una delle più brave, autrice di libri folli, maniacali nell'attenzione agli aspetti più insondabili della vita. I suoi racconti sono disseminati di meraviglie e repellenze. Avrebbe dovuto partecipare dal vivo alla manifestazione mantovana che si inaugura domani ma il covid l'ha costretta a cambiare piani: "A Città del Messico, dove vivo, i contagi continuano ad essere molti e rispettiamo uno stato di semi confinamento. Esco di rado, vedo pochi amici e indosso sempre la mascherina&quo…
Se c'è una cosa che Festivaletteratura fa meglio di tutti, è valorizzare i talenti internazionali. Lo farà anche quest'anno, nonostante il virus renda difficili le presenze dal vivo, garantendo streaming e collegamenti radio con le personalità più importanti della letteratura mondiale (il sito a cui collegarsi è 2020.festivaletteratura.it).
Tra queste c'è Guadalupe Nettel, scrittrice messicana quarantasettenne, una delle più brave, autrice di libri folli, maniacali nell'attenzione agli aspetti più insondabili della vita. I suoi racconti sono disseminati di meraviglie e repellenze. Avrebbe dovuto partecipare dal vivo alla manifestazione mantovana che si inaugura domani ma il covid l'ha costretta a cambiare piani: "A Città del Messico, dove vivo, i contagi continuano ad essere molti e rispettiamo uno stato di semi confinamento. Esco di rado, vedo pochi amici e indosso sempre la mascherina". L'ultimo romanzo, La figlia unica (La Nuova Frontiera) racconta tre diversi rapporti con la maternità: negata, inseguita a fatica, combattuta. Tre modi di essere donna, al di là dei tabù e delle aspettative sociali. Si può essere madri appagate, madri depresse, madri per caso, madri mancate o scegliere di non avere figli. La conversazione con la scrittrice ruota intorno al suo tema prediletto: l'elogio dell'imperfezione. Una liberazione dagli schemi estetici e morali: "Mi dà fastidio che la pubblicità pretenda di omologarci come se fossimo prodotti industriali usciti da una catena di montaggio e che le persone soffrano a causa delle loro differenze mentre sono proprio le difformità a renderle uniche e belle".
I suoi libri, sorattutto le raccolte di racconti, sono popolati da freak e esseri anomali che si innamorano di serpenti, collezionano batteri, coltivano le deformità. La disturba la cosiddetta normalità?
"Quando guardiamo un albero non ci domandiamo perché non sia abbastanza alto o frondoso. Lo accettiamo così com'è, con curiosità, mentre quando osserviamo gli altri, o ci guardiamo allo specchio, troviamo (o immaginiamo) sempre "difetti" e vorremmo correggerli".
Censuriamo anche i pensieri "scorretti"?
"Succede a Doris in quest'ultimo romanzo. Lei è una madre rimasta vedova, sola, senza reti di sostegno, sprofondata nella depressione. Ama suo figlio ma non riesce a prendersi cura di lui né a farsi rispettare. A un certo punto guardandolo pensa: sarebbe meglio non averlo. Ma subito dopo si sente in colpa. La maternità porta con sé un senso di colpevolezza legato al fatto di non sentirsi adeguate alla perfezione che la società richiede".
Lei ha figli?
"Ho due maschi. Li ho voluti e abbiamo un ottimo rapporto. Imparo molto dalla loro spontaneità e mi meraviglio a vederli crescere e scoprire il mondo. Ma soffro quando soffrono, ho paura di quello che può accadergli e sono molto preoccupata per il mondo in cui dovranno vivere".
Mette però in scena madri in difficoltà. Sente il bisogno di esplorare un rimosso?
"La maternità non è mai facile, neanche in circostanze buone come le mie. Comporta un enorme investimento di energie, tempo, denaro, una presenza costante. Molte volte è necessario sacrificare i nostri progetti personali per il benessere dei figli. Può essere un'esperienza molto arricchente e luminosa per chi la desidera (anche se comunque piena di sfide) e un incubo assoluto per chi diventa madre senza volerlo".
Esiste ancora a suo parere uno stigma sociale verso le donne che scelgono di non avere figli?
"Per anni le donne non hanno avuto facilità di acceso all'istruzione e alla realizzazione professionale, la loro ragione di vita dentro la società era legata alla maternità. Partorivano e crescevano i bambini. È qualcosa che rimane nell'inconscio collettivo. Le cose sono cambiate ma il malinteso rimane. Le persone chiedono spiegazioni, i parenti giustificazioni. Ancora in molti credono che una donna senza figli sia incompleta".
Qual è il fascino letterario dell'essere imperfetti?
"Bella domanda. La perfezione implica un modello ideale invece in natura niente è identico a sé stesso: non esistono due nuvole uguali, né due alberi, né due farfalle. Ogni essere è fortunatamente unico ma la società giudica e taglia fuori chi si discosta sia fisicamente che psicologicamente".
Rivendica il diritto alla diversità?
"Difendo la bellezza del mostro, che per me incarna la bellezza più insolita e insospettata".
Nei libri è sedotta dalle manie più varie, cosa la attrae delle ossessioni?
"Manie e superstizioni mi appartengono. Da piccola mi strappavo i capelli come la protagonista di Bezoar, un racconto del libro Petali. E anche oggi ho qualche tic. Mi piace stare a tavola con la schiena protetta da un muro e ho bisogno che la scrivania sia ordinata e pulita quando mi metto a scrivere".
Ha seguito gli attacchi alla modella Armine Harutyunyan? Nei suoi confronti si è scatenato un vero e proprio body shaming.
"Rivela la richiesta sociale di uniformità e una non accettazione della diversità che esiste in natura. "La bellezza è negli occhi di chi guarda" dice Shakespeare. Vorrei che ci fossero modelle ancora meno convenzionali di Armine, ancora più rare. Donne e uomini. Immagino modelli con voglie sui volti o strabici, rotondi o insolitamente piccoli".
C'è ancora spazio nell'epoca delle semplificazioni populiste per l'anticonformismo e il pensiero complesso?
"Me lo auguro, vorrei che imparassimo a riconoscere altre forme di bellezza. Attenersi al modello convenzionale è autolimitante, riduttivo: è come trasformare una foresta piena di alberi in un parco di bonsai".
Il libro. La figlia unica di Guadalupe Nettel è edito da La Nuova Frontiera con la traduzione di Federica Niola (pagg. 224, euro 16,90). La scrittrice sarà ospite oggi alle ore 18 di una puntata di Radiofestivaletteratura insieme a John Freeman
Tra queste c'è Guadalupe Nettel, scrittrice messicana quarantasettenne, una delle più brave, autrice di libri folli, maniacali nell'attenzione agli aspetti più insondabili della vita. I suoi racconti sono disseminati di meraviglie e repellenze. Avrebbe dovuto partecipare dal vivo alla manifestazione mantovana che si inaugura domani ma il covid l'ha costretta a cambiare piani: "A Città del Messico, dove vivo, i contagi continuano ad essere molti e rispettiamo uno stato di semi confinamento. Esco di rado, vedo pochi amici e indosso sempre la mascherina". L'ultimo romanzo, La figlia unica (La Nuova Frontiera) racconta tre diversi rapporti con la maternità: negata, inseguita a fatica, combattuta. Tre modi di essere donna, al di là dei tabù e delle aspettative sociali. Si può essere madri appagate, madri depresse, madri per caso, madri mancate o scegliere di non avere figli. La conversazione con la scrittrice ruota intorno al suo tema prediletto: l'elogio dell'imperfezione. Una liberazione dagli schemi estetici e morali: "Mi dà fastidio che la pubblicità pretenda di omologarci come se fossimo prodotti industriali usciti da una catena di montaggio e che le persone soffrano a causa delle loro differenze mentre sono proprio le difformità a renderle uniche e belle".
I suoi libri, sorattutto le raccolte di racconti, sono popolati da freak e esseri anomali che si innamorano di serpenti, collezionano batteri, coltivano le deformità. La disturba la cosiddetta normalità?
"Quando guardiamo un albero non ci domandiamo perché non sia abbastanza alto o frondoso. Lo accettiamo così com'è, con curiosità, mentre quando osserviamo gli altri, o ci guardiamo allo specchio, troviamo (o immaginiamo) sempre "difetti" e vorremmo correggerli".
Censuriamo anche i pensieri "scorretti"?
"Succede a Doris in quest'ultimo romanzo. Lei è una madre rimasta vedova, sola, senza reti di sostegno, sprofondata nella depressione. Ama suo figlio ma non riesce a prendersi cura di lui né a farsi rispettare. A un certo punto guardandolo pensa: sarebbe meglio non averlo. Ma subito dopo si sente in colpa. La maternità porta con sé un senso di colpevolezza legato al fatto di non sentirsi adeguate alla perfezione che la società richiede".
Lei ha figli?
"Ho due maschi. Li ho voluti e abbiamo un ottimo rapporto. Imparo molto dalla loro spontaneità e mi meraviglio a vederli crescere e scoprire il mondo. Ma soffro quando soffrono, ho paura di quello che può accadergli e sono molto preoccupata per il mondo in cui dovranno vivere".
Mette però in scena madri in difficoltà. Sente il bisogno di esplorare un rimosso?
"La maternità non è mai facile, neanche in circostanze buone come le mie. Comporta un enorme investimento di energie, tempo, denaro, una presenza costante. Molte volte è necessario sacrificare i nostri progetti personali per il benessere dei figli. Può essere un'esperienza molto arricchente e luminosa per chi la desidera (anche se comunque piena di sfide) e un incubo assoluto per chi diventa madre senza volerlo".
Esiste ancora a suo parere uno stigma sociale verso le donne che scelgono di non avere figli?
"Per anni le donne non hanno avuto facilità di acceso all'istruzione e alla realizzazione professionale, la loro ragione di vita dentro la società era legata alla maternità. Partorivano e crescevano i bambini. È qualcosa che rimane nell'inconscio collettivo. Le cose sono cambiate ma il malinteso rimane. Le persone chiedono spiegazioni, i parenti giustificazioni. Ancora in molti credono che una donna senza figli sia incompleta".
Qual è il fascino letterario dell'essere imperfetti?
"Bella domanda. La perfezione implica un modello ideale invece in natura niente è identico a sé stesso: non esistono due nuvole uguali, né due alberi, né due farfalle. Ogni essere è fortunatamente unico ma la società giudica e taglia fuori chi si discosta sia fisicamente che psicologicamente".
Rivendica il diritto alla diversità?
"Difendo la bellezza del mostro, che per me incarna la bellezza più insolita e insospettata".
Nei libri è sedotta dalle manie più varie, cosa la attrae delle ossessioni?
"Manie e superstizioni mi appartengono. Da piccola mi strappavo i capelli come la protagonista di Bezoar, un racconto del libro Petali. E anche oggi ho qualche tic. Mi piace stare a tavola con la schiena protetta da un muro e ho bisogno che la scrivania sia ordinata e pulita quando mi metto a scrivere".
Ha seguito gli attacchi alla modella Armine Harutyunyan? Nei suoi confronti si è scatenato un vero e proprio body shaming.
"Rivela la richiesta sociale di uniformità e una non accettazione della diversità che esiste in natura. "La bellezza è negli occhi di chi guarda" dice Shakespeare. Vorrei che ci fossero modelle ancora meno convenzionali di Armine, ancora più rare. Donne e uomini. Immagino modelli con voglie sui volti o strabici, rotondi o insolitamente piccoli".
C'è ancora spazio nell'epoca delle semplificazioni populiste per l'anticonformismo e il pensiero complesso?
"Me lo auguro, vorrei che imparassimo a riconoscere altre forme di bellezza. Attenersi al modello convenzionale è autolimitante, riduttivo: è come trasformare una foresta piena di alberi in un parco di bonsai".
Il libro. La figlia unica di Guadalupe Nettel è edito da La Nuova Frontiera con la traduzione di Federica Niola (pagg. 224, euro 16,90). La scrittrice sarà ospite oggi alle ore 18 di una puntata di Radiofestivaletteratura insieme a John Freeman