Il festival della bellezza che esclude le donne
Michela Murgia , di MICHELA MURGIALa polemica sulla manifestazione in programma a Verona
Scommetto che se fai una festa e inviti solo uomini, nessun uomo ci andrà volentieri, a meno che non vada incontro ai suoi gusti personali. Se invece fai un festival e inviti solo uomini, vedrai che ci vanno tutti, senza distinzione di inclinazioni. Ai festival li pagano, mi si dirà. In effetti gli ospiti delle kermesse culturali sono spesso retribuiti per l'ostensione pubblica della loro competenza, ma questo, anziché dirimere la questione, ne peggiora i termini: se andare a parlare ai festival è un lavoro, non è un lavoro per donne.
La quota media di partecipazione femminile ai programmi dei festival italiani degli ultimi dieci anni non supera infatti quasi mai il 15%, ma spesso è inferiore, fino ai casi dove si azzera del tutto. Uno è quello del Festival della Bellezza che si tiene all'Arena di Verona, dove il tema "Eros e bellezza" è sviluppato da 24 ospiti tutti maschi con l'eccezione della pianista Gl…
La quota media di partecipazione femminile ai programmi dei festival italiani degli ultimi dieci anni non supera infatti quasi mai il 15%, ma spesso è inferiore, fino ai casi dove si azzera del tutto. Uno è quello del Festival della Bellezza che si tiene all'Arena di Verona, dove il tema "Eros e bellezza" è sviluppato da 24 ospiti tutti maschi con l'eccezione della pianista Gl…
Scommetto che se fai una festa e inviti solo uomini, nessun uomo ci andrà volentieri, a meno che non vada incontro ai suoi gusti personali. Se invece fai un festival e inviti solo uomini, vedrai che ci vanno tutti, senza distinzione di inclinazioni. Ai festival li pagano, mi si dirà. In effetti gli ospiti delle kermesse culturali sono spesso retribuiti per l'ostensione pubblica della loro competenza, ma questo, anziché dirimere la questione, ne peggiora i termini: se andare a parlare ai festival è un lavoro, non è un lavoro per donne.
La quota media di partecipazione femminile ai programmi dei festival italiani degli ultimi dieci anni non supera infatti quasi mai il 15%, ma spesso è inferiore, fino ai casi dove si azzera del tutto. Uno è quello del Festival della Bellezza che si tiene all'Arena di Verona, dove il tema "Eros e bellezza" è sviluppato da 24 ospiti tutti maschi con l'eccezione della pianista Gloria Campaner, che accompagnerà Alessandro Baricco. Oltre a lui, nel programma sostenuto da sponsor come Cattolica Assicurazioni e vari istituti bancari, ci sono Mogol, Bennato, Morgan, Sgarbi, Galimberti, Serra, Morandi, Boni, Cacciari, Bollani, Buffa, Tranquillo e Dix. Ovviamente a nessuno di loro è stato detto: vieni, non c'è nemmeno una donna, ma immagino che nessuno di loro abbia detto a sua volta: se non c'è nemmeno una donna non vengo. Avrebbero dovuto dirlo? Forse. E forse sono ancora in tempo a dirlo, seguendo l'esempio del ministro Giuseppe Provenzano, che tre mesi fa ha ritirato la partecipazione a un convegno di soli maschi proprio per quella che ha definito una "rimozione di genere".
La sensibilità sta cambiando a dispetto degli automatismi della discriminazione. Gli eventi monogenere sono così frequenti che è sorta la necessità di coniare il termine "manels", che sta per "all-man-panels" (conferenze di soli maschi) e il relativo boicottaggio internazionale, con cellule di attivismo anche in Italia. Grazie a loro nel 2016 è stato possibile che i maggiori fumettisti del mondo - tra cui Milo Manara - ritirassero la partecipazione al Gran Prix de Angoulême, il Nobel del fumetto, perché nella rosa dei candidati non c'era nemmeno una donna. Si può fare, basta volerlo, e ci sono sempre più persone a volerlo veder fare. Sul Festival della Bellezza ci sono state ampie proteste sui social network, tra le quali importanti voci intellettuali. Valeria Parrella ha suggerito che sia "una buona prassi quella di chiedere come è composto il programma prima di aderirvi, oppure riservarsi di aderirvi se rispetta un'equità di genere".
Più caustiche Evelina Santangelo, che parla di chiacchierata da bar di provincia (chiedendo conto a Baricco del suo silenzio in merito, chissà con quale risposta) e Chiara Valerio, che ironizza con un gioco di parole - "eTEros" - sotto alla locandina che espone il tema dell'Eros. Laconico sarcasmo anche da Teresa Ciabatti, Rossella Milone, Alessandra Sarchi e il premio Strega Helena Janeczek, che evidenziano l'assurdità di un evento pensato per un mondo dove le donne non esistono. L'unica presente in locandina sarebbe in effetti quella raffigurata nell'illustrazione, se non fosse che l'autrice Maggie Taylor non ne era nemmeno informata. "Un mio fan - scrive indignata su Twitter - mi ha avvisata che questo festival sta usando alcune mie immagini per i suoi poster". Oltre alla violazione del copyright, Taylor si dice sconcertata dal fatto che "un festival sull'eros usi l'illustrazione di una minore".
Le polemiche hanno costretto in queste ore gli organizzatori a emettere una nota di giustificazione quasi tenera nel suo imbarazzo, dove si legge che "l'attuale programma non riflette quello originario che avrebbe previsto eventi ideati per il Festival da artiste come Charlotte Rampling, Ute Lemper, Jane Birkin e Patti Smith, che sono state impossibilitate a partecipare per le problematiche relative al Covid. Molte altre figure femminili sono state invitate, ma non se la sono sentita di intervenire in un periodo difficile in un contesto particolare come l'Arena di Verona". Tutto spiegato. Non sono essi che non le hanno invitate, sono loro che non sono volute venire. Ah, queste donne timorose del pericolo dell'Arena, luogo per gladiatori, hic sunt leones, dove è richiesto il fisico per il Covid ruggente, specie se inviti tutte over 60 e chiedi loro di venire dall'estero. Curioso che nessun uomo nel programma venga da un altro stato, ma guai a gridare al sessismo, perché - insiste il comunicato - "nel mondo della cultura e dell'arte è indifferente l'appartenenza a un genere".
Sarei pure disposta a crederci, se non fosse che quando il genere che incarna arte e cultura è solo quello maschile, la differenza mi pare che gli organizzatori l'abbiano fatta benissimo. E gli ospiti, tra i quali alcuni bei nomi dell'intelligenza progressista, la differenza almeno stavolta hanno intenzione di vederla?
La quota media di partecipazione femminile ai programmi dei festival italiani degli ultimi dieci anni non supera infatti quasi mai il 15%, ma spesso è inferiore, fino ai casi dove si azzera del tutto. Uno è quello del Festival della Bellezza che si tiene all'Arena di Verona, dove il tema "Eros e bellezza" è sviluppato da 24 ospiti tutti maschi con l'eccezione della pianista Gloria Campaner, che accompagnerà Alessandro Baricco. Oltre a lui, nel programma sostenuto da sponsor come Cattolica Assicurazioni e vari istituti bancari, ci sono Mogol, Bennato, Morgan, Sgarbi, Galimberti, Serra, Morandi, Boni, Cacciari, Bollani, Buffa, Tranquillo e Dix. Ovviamente a nessuno di loro è stato detto: vieni, non c'è nemmeno una donna, ma immagino che nessuno di loro abbia detto a sua volta: se non c'è nemmeno una donna non vengo. Avrebbero dovuto dirlo? Forse. E forse sono ancora in tempo a dirlo, seguendo l'esempio del ministro Giuseppe Provenzano, che tre mesi fa ha ritirato la partecipazione a un convegno di soli maschi proprio per quella che ha definito una "rimozione di genere".
La sensibilità sta cambiando a dispetto degli automatismi della discriminazione. Gli eventi monogenere sono così frequenti che è sorta la necessità di coniare il termine "manels", che sta per "all-man-panels" (conferenze di soli maschi) e il relativo boicottaggio internazionale, con cellule di attivismo anche in Italia. Grazie a loro nel 2016 è stato possibile che i maggiori fumettisti del mondo - tra cui Milo Manara - ritirassero la partecipazione al Gran Prix de Angoulême, il Nobel del fumetto, perché nella rosa dei candidati non c'era nemmeno una donna. Si può fare, basta volerlo, e ci sono sempre più persone a volerlo veder fare. Sul Festival della Bellezza ci sono state ampie proteste sui social network, tra le quali importanti voci intellettuali. Valeria Parrella ha suggerito che sia "una buona prassi quella di chiedere come è composto il programma prima di aderirvi, oppure riservarsi di aderirvi se rispetta un'equità di genere".
Più caustiche Evelina Santangelo, che parla di chiacchierata da bar di provincia (chiedendo conto a Baricco del suo silenzio in merito, chissà con quale risposta) e Chiara Valerio, che ironizza con un gioco di parole - "eTEros" - sotto alla locandina che espone il tema dell'Eros. Laconico sarcasmo anche da Teresa Ciabatti, Rossella Milone, Alessandra Sarchi e il premio Strega Helena Janeczek, che evidenziano l'assurdità di un evento pensato per un mondo dove le donne non esistono. L'unica presente in locandina sarebbe in effetti quella raffigurata nell'illustrazione, se non fosse che l'autrice Maggie Taylor non ne era nemmeno informata. "Un mio fan - scrive indignata su Twitter - mi ha avvisata che questo festival sta usando alcune mie immagini per i suoi poster". Oltre alla violazione del copyright, Taylor si dice sconcertata dal fatto che "un festival sull'eros usi l'illustrazione di una minore".
Le polemiche hanno costretto in queste ore gli organizzatori a emettere una nota di giustificazione quasi tenera nel suo imbarazzo, dove si legge che "l'attuale programma non riflette quello originario che avrebbe previsto eventi ideati per il Festival da artiste come Charlotte Rampling, Ute Lemper, Jane Birkin e Patti Smith, che sono state impossibilitate a partecipare per le problematiche relative al Covid. Molte altre figure femminili sono state invitate, ma non se la sono sentita di intervenire in un periodo difficile in un contesto particolare come l'Arena di Verona". Tutto spiegato. Non sono essi che non le hanno invitate, sono loro che non sono volute venire. Ah, queste donne timorose del pericolo dell'Arena, luogo per gladiatori, hic sunt leones, dove è richiesto il fisico per il Covid ruggente, specie se inviti tutte over 60 e chiedi loro di venire dall'estero. Curioso che nessun uomo nel programma venga da un altro stato, ma guai a gridare al sessismo, perché - insiste il comunicato - "nel mondo della cultura e dell'arte è indifferente l'appartenenza a un genere".
Sarei pure disposta a crederci, se non fosse che quando il genere che incarna arte e cultura è solo quello maschile, la differenza mi pare che gli organizzatori l'abbiano fatta benissimo. E gli ospiti, tra i quali alcuni bei nomi dell'intelligenza progressista, la differenza almeno stavolta hanno intenzione di vederla?