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Simone Bianchi: "Il mio Raffaello supereroe"

Figlio di un pittore voleva fare il musicista ma il successo tardava. E così si è messo a disegnare e l’affermazione è stata immediata. Oggi è uno degli autori Marvel e non solo più quotati a livello mondiale. Grazie anche alle sue radici nell’arte italiana. Il suo "Sposalizio 3.0 - Black Lives Matter" lancia anche un chiaro messaggio contro il razzismo: "Credo che in questo momento sia molto importante prendere posizione"
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Eresia? Il fumetto che osa reinterpretare i capolavori dell'arte classica ma anche contemporanea a qualcuno può non piacere, proprio come i Metallica che suonano con la San Francisco Symphony (vedi Robinson 195) eppure la tendenza alla contaminazione è in atto in molti campi. Certo, c'è stata la pop-art, che però era il contrario: l'arte che si impossessava del linguaggio dei comics facendo arrabbiare fumettisti come il grande Jack Kirby perché ritenevano che sfruttasse il loro lavoro. Oggi Simone Bianchi, classe 1972, ribalta le cose e si appropria del linguaggio dell'arte. La sfida è importante perché il fumetto oggi comunica a livello mondiale e l'artista italiano è uno dei più quotati: lavora con le maggiori case editrici, da Marvel a DC Comics, e di recente è stato anche chiamato a realizzare dalla Upper Deck (famosa per le sue carte collezionabili di sport) ben 135 ritratti di supereroi che…
Eresia? Il fumetto che osa reinterpretare i capolavori dell'arte classica ma anche contemporanea a qualcuno può non piacere, proprio come i Metallica che suonano con la San Francisco Symphony (vedi Robinson 195) eppure la tendenza alla contaminazione è in atto in molti campi. Certo, c'è stata la pop-art, che però era il contrario: l'arte che si impossessava del linguaggio dei comics facendo arrabbiare fumettisti come il grande Jack Kirby perché ritenevano che sfruttasse il loro lavoro. Oggi Simone Bianchi, classe 1972, ribalta le cose e si appropria del linguaggio dell'arte. La sfida è importante perché il fumetto oggi comunica a livello mondiale e l'artista italiano è uno dei più quotati: lavora con le maggiori case editrici, da Marvel a DC Comics, e di recente è stato anche chiamato a realizzare dalla Upper Deck (famosa per le sue carte collezionabili di sport) ben 135 ritratti di supereroi che hanno richiesto un anno e mezzo di lavoro. In più ha lavorato con Mark Millar a una produzione per Netflix che uscirà nel 2022. Infine, per la mostra a Città di Castello, Bianchi ha realizzato anche dodici nuove opere inedite: "Ho usato quasi sempre acrilico e matite colorate, in rari casi Uniposca per le tinte piatte. Non uso quasi mai l'olio perché richiede troppo tempo". Ma il disegno non è l'unica, grande passione di Bianchi: "Sono da sempre un drogato di musica di tutti i tipi, in particolar modo prog-rock".


Quando disegni cosa ascolti?
"Dipende dall'umore con cui mi sveglio: un giorno Leonard Cohen e quello dopo De André, Battiato o i Pink Floyd. La musica per me è una medicina creativa, mi dà la spinta, mi serve come l'aria che respiro".

Nella tua famiglia c'era già qualcuno che disegnava?
"Mio padre che oggi ha 74 anni ha fatto per tutta la vita il pittore. Si chiama Giampaolo Bianchi: fino a metà degli anni 80 dipingeva delle forme antropomorfe ma poi si è dedicato a un'arte molto più figurativa. Lui mi ha messo in mano le matite già a due, tre anni".

Quali sono stati i fumetti che più ti hanno influenzato?
"I supereroi che la casa editrice Corno pubblicava negli anni 70: ho imparato a leggere con loro! Li copiavo con la carta carbone o li ridisegnavo".

Quali supereroi hanno lasciato il segno maggiore?
"I classici: I Fantastici Quattro, L'Uomo Ragno e Devil. Più in là Thor e i Vendicatori. E poi la trasmissione Supergulp di cui, pur piccolissimo, non perdevo una puntata: lì c'erano i primi tentativi di animazione de L'Uomo Ragno e I Fantastici Quattro che oggi farebbero ridere ma ai tempi avevano uno grande fascino".

E poi come sei arrivato a disegnare professionalmente?
"La storia è un po' strana: dai 15 ai 20 anni ho lasciato da parte il disegno. Avevo scoperto la musica, studiavo la batteria e suonavo in quattro, cinque band. Con una che si chiamava Operà abbiamo tentato la carta del successo. Ma non ha funzionato. Poi con il numero uno di Nathan Never disegnato da Claudio Castellini mi sono innamorato di nuovo del disegno realistico. Ho iniziato a lavorare per diverse case editrici, da Comic Art a Bonelli a Panini che, a differenza della musica, pagavano. Infine, nel 2004 la grande decisione: vado a New York portando con me la cartella dei disegni e busso alla porta della Marvel".


Che cosa avvenne?
"Feci vedere i miei disegni ad Axel Alonso e C.B. Cebulski che sarebbero poi diventati entrambi caporedattori della Marvel. Mi presero subito".

Adesso che cosa stai facendo?
"Negli ultimi mesi ho lavorato solo per la mostra di Città di Castello dove presenterò dodici dipinti completamente inediti (alcuni dei quali anticipiamo in esclusiva in queste pagine, ndr). L'ha organizzata Vincenzo Mollica".

Quanto lavori al giorno in media?
"Ieri ho finito la prima copertina che devo fare per la rivista americana Heavy Metal e ci ho messo 12 ore e mezza. Di solito siamo sulle 8-9. Io ho la costante ossessione di migliorare: credo di non avere il talento dei geni e quindi, per colmare il gap con quell'eccellenza che vorrei ottenere, credo fortemente che l'unico modo sia il lavoro, il sacrificarsi con tutta la forza di volontà possibile".

Come è nata questa mostra?
"Grazie appunto a Vincenzo Mollica che conosce bene il gruppo di professionisti di Città di Castello che da anni organizza bellissime mostre a palazzo Vitelli, nel centro della città. Le scorse edizioni erano dedicate a Manara, Pazienza, Dino Battaglia. Per me quindi è un onore. Queste persone poi ci hanno messo un impegno e una dedizione davvero encomiabili: hanno addirittura preso un van che ha girato tutta l'Italia per recuperare le mie opere dai diversi collezionisti, da Bassano a Catania! Saranno ben 250 opere. E poi hanno realizzato un bellissimo catalogo".


Vendi molti dei tuoi lavori ai collezionisti?
"Sì. Lo faccio per un motivo legato a quello che dicevo prima: penso sempre che quello che farò domani sarà migliore, o comunque io farò di tutto perché lo sia".

Il pezzo forte della mostra è la tua versione de "Lo sposalizio della vergine" di Raffaello.
"Eh sì. Agli organizzatori è venuto in mente questo piccolo gioco di far tornare lo "Sposalizio" a Città di Castello visto che oggi l'originale si trova a Milano, sia pure in versione postmoderna. Così Maria è diventata Storm e Giuseppe Black Panther, che, nelle storie della Marvel, si sono sposati veramente. In qualità di officiante ci ho voluto mettere Thor, il dio nordico, come omaggio a Black Lives Matter e contro ogni forma di razzismo. Credo che in questo momento storico sia molto importante per tutti, in tutti i campi, prendere una posizione contro le violenze che vediamo ogni giorno".