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Nadja Mandelstam (1922) 

Mandelstam innamorato

L’epistolario del poeta russo dissidente morto nel 1938 è la testimonianza di una grande storia d’amore con la moglie Nadja. E dell’eterna ricerca della libertà
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«Pronunciare il tuo nome mi mette allegria (…) Ti amo come il primo giorno, il più del primo. Respirare mi riesce facile, quando penso a te». E ancora: «Amami. Sono tuo». Lo scrive il 1° marzo 1926 Osip Mandelstam, in una lettera alla moglie Nadežda Chazina. Lui è a Leningrado, lei a Jalta in Crimea. Lui è un poeta diventato famoso ancora prima del fatidico anno 1917, tempo della Rivoluzione e dell’apocalisse, ed è figlio di un commerciante ebreo. Lei, oltre a essere la sua musa, amante, compagna, amica, è figlia di un avvocato convertitosi alla fede cristiana ortodossa e di una donna medica, fra le prime nell’Impero zarista. Nadežda voleva diventare pittrice, ha studiato anche Giurisprudenza.

Coppia moderna, emancipazione femminile e ebraismo come lontanissimo richiamo. Lui morirà in un campo di transito, nel gelo di Vladivostok, nel dicembre 1938, all’età di 47 anni. Lei, che quand…
«Pronunciare il tuo nome mi mette allegria (…) Ti amo come il primo giorno, il più del primo. Respirare mi riesce facile, quando penso a te». E ancora: «Amami. Sono tuo». Lo scrive il 1° marzo 1926 Osip Mandelstam, in una lettera alla moglie Nadežda Chazina. Lui è a Leningrado, lei a Jalta in Crimea. Lui è un poeta diventato famoso ancora prima del fatidico anno 1917, tempo della Rivoluzione e dell’apocalisse, ed è figlio di un commerciante ebreo. Lei, oltre a essere la sua musa, amante, compagna, amica, è figlia di un avvocato convertitosi alla fede cristiana ortodossa e di una donna medica, fra le prime nell’Impero zarista. Nadežda voleva diventare pittrice, ha studiato anche Giurisprudenza.

Coppia moderna, emancipazione femminile e ebraismo come lontanissimo richiamo. Lui morirà in un campo di transito, nel gelo di Vladivostok, nel dicembre 1938, all’età di 47 anni. Lei, che quando lui è morto di anni ne aveva 39, imparerà a memoria le sue poesie, poi scriverà libri di ricordi (sia la diffusione dei testi di lei che delle poesie di lui in Italia devono molto a Serena Vitale) e diventerà un personaggio di riferimento per chiunque sia convinto che la nuda poesia sia una potente forma di resistenza alle più feroci dittature e perfino al Male radicale.

È uscito per i tipi di Giometti&Antonello Epistolario. Lettere a Nadja e agli altri (1907-1918). Si tratta di una selezione di 152 testi di Mandelstam: lettere, telegrammi, cartoline, curata da Maria Gatti Racah, con una prefazione che in poche pagine riesce a dare il conto del contesto storico, del linguaggio del poeta, dei suoi rapporti umani, compresa l’amicizia con il padre. Ricchissimo è l’apparato delle note. Ora, è quasi uno stereotipo romantico una storia come quella racchiusa nelle pagine del libro: il poeta maledetto, morto male e un amore folle che non si estingue. E a questa vicenda perfino i Marlene Kuntz hanno dedicato una canzone. Ripercorrere le pagine dei testi è però come confrontarsi, non solo con l’affetto, ma prima di tutto con la quotidiana angoscia, con un lento inabissarsi in una realtà che ogni giorno diventa più irreale, più assurda, fino a stritolare il corpo del poeta, fino all’irrimediabile.

C’è un filmato in Rete in cui Iosif Brodskij parla in russo dei poeti suoi connazionali. Racconta la tensione e l’attesa apocalittica appunto, del periodo alla vigilia del 1917, annota che solo le donne ne erano esenti e cita Anna Achmatova e Marina Cvetaeva «perché le donne sanno che sangue è sangue». Aggiunge che Mandelstam, all’inizio non era ostile ai bolscevichi (senza tuttavia i fervori di alcuni letterati) e si considerava una specie di civil servant. Voleva mettersi al servizio della società che si stava forgiando. In un altro film girato nel 1973 da Frank Diamand, regista olandese, Nadežda dice che il marito era un “rivoluzionario” e che entrò in rotta di collisione con il regime ai primi anni Trenta, perché per lui la verità era più importante di tutto il resto.

In ogni caso, in Epistolario siamo testimoni della lotta di Mandelstam, già a metà anni Venti, per racimolare qualche rublo, delle battaglie per farsi pagare i testi consegnati ai giornali ed editori, della rabbia per il disprezzo che i burocrati (compresi i colleghi diventati tali) nutrivano per la bellezza e per i poeti. Nelle lettere alla moglie – lei spesso è ricoverata nei sanatori al sud – troviamo elenchi dei pagamenti ricevuti, dei crediti, delle rimesse. A un certo punto, lo accusano di aver commesso un plagio traducendo un’opera letteraria (si guadagnava da vivere scrivendo recensioni e facendo traduzioni). Lui capisce che la questione è politica. Nel 1934, dopo aver recitato ad alcuni amici un epigramma contro Stalin, Mandelstam finisce al confino.

Lo mandano in un luogo desolato, tenta il suicidio, gli consentono di spostarsi a Voronež, città con un teatro e un giornale. Nel maggio 1937, riceve il permesso di lasciarla, ma gli è vietato abitare a Mosca. Con Nadežda fanno una vita da vagabondi. Il 2 maggio 1938, lo arrestano, nell’ottobre lo mandano verso quello che sarà l’ultimo viaggio. In una lettera al fratello del 30 novembre scrive: «Sono sull’orlo dello sfinimento». E poi: «Sto morendo di freddo senza vestiti». Dopo la sua morte, lei si sposta in continuazione da una città all’altra per paura di finire nel gulag. Nel film di Diamand, Nadežda bellissima con i suoi 73 anni, racconta come si siano conosciuti a Kiev nel 1919 e come poche ore dopo finirono a letto. Ride e dice: «Avevamo ambedue caratteri difficili, ma la notte facevamo all’amore con grande successo». Fa una pausa e precisa: «Ho provato a essergli sleale, ma nessun uomo era bravo come lui». Nell’ultima lettera, del 28 ottobre 1938, gli scrive: «Benedico ogni giorno e ogni ora della nostra amara vita, amico mio, mio compagno di viaggio, amata, cieca guida mia...».


Il libro
Epistolario. Lettere a Nadja e agli altri (1907-1938) di Osip Mandelstam è pubblicato da Giometti & Antonello (Traduzione Maria Gatti Racah, pagg. 256, euro 28)