✕
La mappa del mondo davanti al Monumento alle Scoperte, Belem, Lisbona 

Le mappe del mondo in movimento

Ascolta l'audio

Conflitti, fondamentalismi, diseguaglianze, emergenza ambientale, lotte per la parità ed epidemie. Il nuovo libro del direttore di “Repubblica” analizza il Pianeta, incrociando dati e geografie che cambiano
7 minuti di lettura
Le mappe sono le compagne d’avventura di ogni pioniere, esaltano creatività e cognizioni degli individui, hanno consentito all’umanità nelle epoche più diverse di vedere oltre l’orizzonte e possono aiutarci anche oggi nell’esplorazione di un mondo che muta senza sosta nei suoi equilibri politici, sociali, ambientali, sotto i nostri occhi. Per comprendere nella loro complessità le trasformazioni e le contraddizioni che segnano i primi vent’anni del XXI secolo abbiamo scelto di sovrapporre geografia, infografica ed analisi dei dati sui grandi temi con i quali Stati nazionali, popoli, aziende globali, movimenti, leader politici e singoli cittadini devono misurarsi per trovare una rotta e orientarsi in questo oceano in serrato divenire.

Gli otto capitoli che seguono consentono così di addentrarsi nei fenomeni più dirompenti – e urgenti – che ci troviamo a vivere su scala globale: i conflitti “caldi&…
Le mappe sono le compagne d’avventura di ogni pioniere, esaltano creatività e cognizioni degli individui, hanno consentito all’umanità nelle epoche più diverse di vedere oltre l’orizzonte e possono aiutarci anche oggi nell’esplorazione di un mondo che muta senza sosta nei suoi equilibri politici, sociali, ambientali, sotto i nostri occhi. Per comprendere nella loro complessità le trasformazioni e le contraddizioni che segnano i primi vent’anni del XXI secolo abbiamo scelto di sovrapporre geografia, infografica ed analisi dei dati sui grandi temi con i quali Stati nazionali, popoli, aziende globali, movimenti, leader politici e singoli cittadini devono misurarsi per trovare una rotta e orientarsi in questo oceano in serrato divenire.

Gli otto capitoli che seguono consentono così di addentrarsi nei fenomeni più dirompenti – e urgenti – che ci troviamo a vivere su scala globale: i conflitti “caldi”, dove si combatte con le armi tradizionali, e quelli “freddi” che contrappongono interessi rivali; il populismo-sovranismo che sfida i sistemi politici in più Continenti; le migrazioni generate da bruschi e apparentemente insanabili squilibri globali; le diseguaglianze, dall’economia al digitale, che aggrediscono il ceto medio; le differenze di genere che costituiscono la nuova frontiera della battaglia sui diritti; il rispetto dell’ambiente, in parte riflesso delle nuove traiettorie socio-economiche; il razzismo che ancora aggredisce le nostre libertà fondamentali; le epidemie che abbiamo scoperto essere il più invisibile e imprevedibile dei nemici globali.

Cartografia dei cambiamenti
Il metodo con cui questo libro è stato realizzato nasce dagli stessi cambiamenti che illustra: abbiamo sovrapposto i fenomeni globali del nuovo secolo alla carta geografica del Pianeta, adoperando come strumento descrittivo l’analisi dei dati forniti dalle indagini e dalle stime dei più autorevoli e credibili enti e istituti internazionali. Mappe e dati, quindi, uniti per fotografare i fenomeni che segnano il mutamento in atto. L’osservazione delle novità politico-economiche, coniugata con le caratteristiche delle mappe fisiche-politiche, trova nelle informazioni analitiche una chiave di lettura capace di individuare fatti e tendenze che troppo spesso sfuggono alla comprensione del presente, restando sullo sfondo: dai conflitti sulle risorse idriche in Africa alla discriminazione contro i disabili o le minoranze, dalle diseguaglianze digitali alle similitudini fra terrorismo jihadista e suprematista. Ciò significa che per meglio addentrarsi nella comprensione delle cartografie proposte occorre sovrapporre in continuazione diversi approfondimenti: i dati riassumono ciò che la scrittura analizza e le carte geografiche evidenziano. Nella convinzione di offrire un’esperienza intellettuale non comune, in grado di consentire ad ogni lettore di vestire i panni dell’esploratore nei cambiamenti globali.

Conflitti
I conflitti che attraversano il Pianeta sono in parte una pesante eredità del Novecento e in parte il risultato di nuove tipologie di crisi. Nella nostra proposta rappresentativa abbiamo scelto di suddividerli in quattro macroaeree: gli scontri armati fra Stati, milizie e clan tribali; il terrorismo; l’ampio spettro dei cyberconflitti e delle guerre digitali; le contese, spesso armate, legate all’accesso alle risorse naturali. In più situazioni i confini di queste categorie sfumano fino a sovrapporsi, tanto sulla carta geografica quanto nei loro protagonisti e nelle dinamiche interne. Il percorso più efficace per affrontare e comprendere tale domino passa dunque per l’esame di ogni singola tipologia, osservandola sotto ogni profilo, accompagnati dalle mappe su cui converge il lavoro incrociato di grafici e analisti dei dati.

Ogni tipo di conflitto ha genesi diverse: quelli armati più recenti si caratterizzano spesso come conseguenza del fallimento di Stati-nazione – dalla Libia all’Iraq, dallo Yemen alla Siria fino alla Somalia – oppure si generano da atti offensivi e sconfinamenti – dall’Ucraina alla Georgia – o da crisi ereditate dalle maggiori dispute del Novecento – India-Cina, Israele-Iran. Con l’aggiunta, decisiva per il nuovo secolo, per cui un po’ ovunque milizie, gruppi paramilitari e clan tribali si impongono come protagonisti degli scontri sul terreno. Il terrorismo abbiamo imparato a conoscerlo bene, anche in Europa: è una forma di guerra contro i civili che trova le sue declinazioni più sanguinose nel jihadismo islamico, nel suprematismo bianco e nelle forze paramilitari di matrice marxista in America Latina.

Populismo e sovranismo
23 giugno 2016, data del referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea. È proprio la campagna per la Brexit a inaugurare la stagione del populismo in Occidente, e oggi è possibile affermare che nelle democrazie parlamentari lo Stato di diritto è sotto attacco. Per Stato di diritto si intendono le regole fondamentali che hanno distinto le democrazie dalle dittature durante le due grandi sfide del Novecento – contro il nazifascismo ed il comunismo sovietico – ovvero la divisione fra i poteri, il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini, le garanzie del welfare per i più deboli. Ad attaccare lo Stato di diritto sono gli opposti estremismi che nascono da ciò che resta delle severe sconfitte subite dalle ideologie di destra e sinistra nel secolo scorso.

Migrazioni
È il fenomeno collettivo più significativo su scala globale dall’inizio del nuovo secolo. I flussi migratori si configurano infatti come la sintesi dei più drammatici eventi in atto nel Pianeta. Da un lato la decomposizione di Stati nazionali impoveriti e segnati da conflitti interni – in Asia, Africa e America Latina – genera flussi di profughi in costante aumento, dall’altro la globalizzazione dell’economia ha portato ad un impoverimento del ceto medio in Nord America ed Europa, con il risultato di fomentare aggressività e rigetto nei confronti dei migranti. In tale contesto, lo scenario del Mediterraneo è esemplare: si calcola che dal 2016 al 2018 quasi 900.000 persone abbiano raggiunto l’Europa continentale attraverso quattro grandi rotte migratorie: quasi 150.000 dalla Turchia, per effetto della guerra civile in Siria e del terrorismo di Isis in Iraq; oltre 280.000 dall’Egitto provenienti in gran parte da questo stesso Paese e dall’Africa Orientale segnata da conflitti militari, terrorismo e carestia; oltre 320.000 dalla Libia, divenuta il maggior trampolino verso il Vecchio Continente per una moltitudine di africani del Sahel e delle regioni sub-sahariane; oltre 90.000 dal Marocco per raggiungere la penisola Iberica lasciando gli Stati dell’Africa Occidentale.

Diseguaglianze
I dati raccolti nel 2019 dalle società di analisi sulla crescita del malessere delle famiglie sono inequivocabili: negli Stati Uniti oltre il 70 per cento dei nuclei con redditi medio bassi nell’ultimo anno è stato investito da problemi con la giustizia, mentre in Italia oltre mezzo milione di persone sono in condizioni tali (secondo la Fondazione banco farmaceutico) da non potersi permettere i medicinali più banali come un’aspirina o un antidolorifico. Le difficoltà delle fasce più deboli non solo aumentano sul fronte economico ma hanno conseguenze tali, sulla giustizia come sulla sanità, da determinare situazioni di emergenza sociale.
Una dinamica che si sviluppa in maniera indipendente dalle condizioni di crescita economica dei singoli Paesi – è il caso evidente degli Stati Uniti – o che va ad acuire le problematiche determinate da stagnazione o recessione – come in Italia. Da qui nasce una legittima domanda: gli Stati nazionali oggi sono in grado, con le risorse di cui dispongono, di far fronte al ciclone delle diseguaglianze, oppure hanno bisogno di coinvolgere altri attori?

Emergenza ambiente
La cartina al tornasole per visualizzare gli effetti dei cambiamenti climatici è senza dubbio lo scioglimento dei ghiacci, un fenomeno che, nel periodo tra 2015 e 2018, è stato ogni anno superiore per ammontare all’anno precedente. Per capire quanto il processo sia imponente, basti dire che nel febbraio 2018, nel caso dell’Antartico, i livelli dello spessore del ghiaccio sono scesi sotto i dati più bassi mai registrati, in contrasto con tutte le rilevazioni fatte dal 1981, o che l’ammontare di ghiaccio perso ogni anno dalla calotta antartica è cresciuto di sei volte tra la stagione 1979-1990 e quella 2009-2017. In maniera analoga si è ridotta la calotta artica che ricopre parte della Groenlandia. L’accelerazione del fenomeno coincide con l’inizio del millennio.

Se negli ultimi anni del Novecento i cambiamenti climatici sono stati al centro di una vivace discussione fra allarmisti e scettici, ora questa discussione può dirsi terminata, archiviata davanti a ghiacciai che si svuotano, al livello dei mari che si alza e alla sequenza di uragani che si è abbattuta sui Paesi costieri. Spetta dunque a noi, e in particolare ai leader delle maggiori nazioni industrializzate, affrontarli e darsi una strategia comune per arginarli.

Parità di genere
Una democrazia cresce assieme ai diritti che garantisce: più cittadini vengono tutelati più le libertà collettive si rafforzano. E poiché le donne sono la maggioranza dei cittadini, garantire loro eguaglianza significa rendere tutti più forti, sicuri, coesi nel rispetto delle libertà fondamentali di ogni individuo. Non si tratta soltanto di un obiettivo di breve periodo, ma di un pilastro necessario per costruire un mondo più giusto. Secondo il rapporto Onu sulla parità di genere pubblicato nel febbraio 2020 – una donna su 5, compresa fra 15 e 49 anni, afferma oggi di aver subito violenza da un partner negli ultimi 12 mesi, in una situazione planetaria in cui 49 nazioni su 193 ancora non hanno nei rispettivi ordinamenti leggi per proteggere le donne dagli abusi domestici.

In occidente, per quanto concerne la vita pubblica, non c’è dubbio che le donne hanno compiuto grandi passi avanti – e le nomine di Ursula van der Leyen alla Commissione Ue come di Chistine Lagarde alla Bce lo confermano. Eppure, nei singoli Parlamenti degli Stati europei le donne rappresentano ancora solo il 23,7 per cento degli eletti: un vulnus da sanare nel principio di rappresentanza.

Razzismo
Il razzismo ha più volti, modalità di espressione e declinazioni dei propri pregiudizi, ma un unico esito: aggredisce le proprie vittime con il costante intento di escluderle, marginalizzarle, metterle all’indice, isolarle dal resto della collettività. Gli studi condotti dall’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (Osce) negli ultimi anni aiutano a fotografare il fenomeno nelle sue più frequenti manifestazioni nell’emisfero settentrionale: a colpire di questi dati è come razzismo e xenofobia siano quasi uniformemente diffusi da Vancouver a Vladivostock, praticamente senza soluzione di continuità, con numerosi atti di aggressione contro i soggetti di diverso orientamento sessuale, gay e transgender in particolare.

L’antisemitismo è molto diffuso, negli Stati Uniti come in Europa e Russia, con un numero di episodi che fra il 2009 ed il 2018 ha superato quota 41.000, mentre nel caso dei cristiani si è trattato di 31.000 atti d’odio e in quello dei musulmani di oltre 20.000.
Quando si parla di atti di razzismo, il termine più appropriato è crimini, crimini che rientrano in tre maggiori categorie: contro le persone fisiche, ovvero omicidi, attacchi fisici e stupri; contro le cose, ovvero dissacrazione di tombe e monumenti, offese ai luoghi di culto, incendi, assalti ad auto e case; infine le più diffuse, sopratutto in ambito social, ovvero insulti e minacce.

Epidemie
Virus, contagi ed epidemie non sono certo una novità nella storia dell’uomo. Eppure, dall’inizio del XXI secolo si succedono con insolita frequenza, e hanno innescato una serie di crisi in più Paesi fino all’esplosione pandemica di inizio 2020, con il Covid-19. Da Ebola, che risale al 1976, fino alla violenta febbre virale Zika, che accomuna esseri umani e scimmie, che aggredisce nel 2017 Indonesia, Africa Equatoriale e America centro-meridionale. Sarà poi la Sars, fra il 2002 ed il 2004, con oltre 8000 casi e un indice di mortalità dell’11 per cento, a farci conoscere la pericolosità dei coronavirus, colpendo anzitutto la Cina, dove si era originata, e il Sud-Est asiatico. La Sars ha avuto esiti più contenuti rispetto al più aggressivo coronavirus che, a metà novembre 2019, appare in un mercato alimentare di Wuhan, in Cina, causando i primi contagi di quella che diventerà la più mortale pandemia globale del nuovo secolo. Un conteggio di vittime in continua crescita; una pandemia destinata a lasciare segni indelebili sul nostro modo di vivere, sulle nostre economie, negli equilibri geopolitici globali.


Il libro
Atlante del mondo che cambia di Maurizio Molinari (Rizzoli, pagg. 208, euro 22) sarà presentato a Pordenone Legge giovedì 17 (ore 17)