Pankaj Mishra: “Il mercato selvaggio ha fallito”
di Carlo PizzatiL’intellettuale indiano analizza il tramonto del modello economico nato negli anni ’80. E propone un antidoto: la solidarietà
Pankaj Mishra definisce il suo Bland Fanatics un libro gramsciano. Si tratta di una collezione di saggi critici contro gli "evangelisti del liberismo discreditato", i "banali fanatici" che secondo il teologo Reinhold Niebuhr considerano "le conquiste altamente contingenti delle civilizzazioni occidentali come la forma finale e la norma dell'esistenza umana". Il libro dell'intellettuale indiano è un'analisi della nota crisi del liberismo in un mondo dove solo il 5,7% della popolazione mondiale vive in democrazie complete, secondo il Democracy Index, e dove una nazione su due è insoddisfatta della democrazia (Pew Research).
Lei ha dichiarato che il Regno Unito e l'America non sono vere democrazie. La vera democrazia prevede discussione, persuasione, un dibattito che porti a un compromesso, non a sbranarsi sui social. Quando dice che quel che ci vuole è "una buona dose di serietà" cosa intende?
"Ogg…
Lei ha dichiarato che il Regno Unito e l'America non sono vere democrazie. La vera democrazia prevede discussione, persuasione, un dibattito che porti a un compromesso, non a sbranarsi sui social. Quando dice che quel che ci vuole è "una buona dose di serietà" cosa intende?
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Pankaj Mishra definisce il suo Bland Fanatics un libro gramsciano. Si tratta di una collezione di saggi critici contro gli "evangelisti del liberismo discreditato", i "banali fanatici" che secondo il teologo Reinhold Niebuhr considerano "le conquiste altamente contingenti delle civilizzazioni occidentali come la forma finale e la norma dell'esistenza umana". Il libro dell'intellettuale indiano è un'analisi della nota crisi del liberismo in un mondo dove solo il 5,7% della popolazione mondiale vive in democrazie complete, secondo il Democracy Index, e dove una nazione su due è insoddisfatta della democrazia (Pew Research).
Lei ha dichiarato che il Regno Unito e l'America non sono vere democrazie. La vera democrazia prevede discussione, persuasione, un dibattito che porti a un compromesso, non a sbranarsi sui social. Quando dice che quel che ci vuole è "una buona dose di serietà" cosa intende?
"Oggi abbiamo bisogno di più democrazia, non di meno democrazia. Perché la democrazia funziona su nozioni condivise come un senso di solidarietà e di comunità che sono assenti da molto tempo. Le società ovunque, e non solo in Occidente, hanno investito troppo nell'idea dell'iper-individualismo, come se energie e capacità imprenditoriali di un singolo fossero sufficienti a creare una società funzionale. Ci si aspettava che gli individui, occupati a inseguire i propri interessi personali, contribuissero al bene comune. Così, come per magia...".
... I "mille punti luminosi" di cui parlava il presidente Bush senior affidandosi al volontariato?
"Esatto. Questa ideologia nata negli anni Ottanta in America e nel Regno Unito si è dimostrata completamente letale, come vediamo ora con la pandemia. Per "serietà" intendo recuperare un'idea di solidarietà e compassione senza la quale le società, ovunque, non sono sostenibili. La nozione che l'avidità sia in qualche modo positiva, che la realizzazione degli interessi privati dia come risultato il bene comune, beh, queste idee, diventate mainstream negli ultimi trenta anni, sono incredibilmente pericolose.
"Bland Fanatics" accusa "la maldestra amicocrazia al potere", individuando il problema della "anglobalizzazione radicata nel suprematismo bianco che porta alla povertà istituzionalizzata". Crede davvero che sia la fine del secolo angloamericano?
"A partire dagli anni Ottanta, Stati Uniti e Gran Bretagna diventarono estremamente potenti culturalmente e ideologicamente proprio quando le loro economie iniziavano a declinare. In effetti, vi fu una crescita di ricchezze private. I media furono talmente distratti da questa nuova prosperità da ignorare il fatto che i redditi reali si riducevano, i salari diventavano stagnanti, la classe media cominciava a soffrire. Il New York Times, il Guardian, l'Economist e il Financial Times acquisivano un'influenza globale senza precedenti come portavoce delle ideologie angloamericane della deregulation, la privatizzazione e del Sogno Americano, che avremmo, secondo loro, dovuto seguire tutti. Ed ecco la tempesta perfetta: un enorme consenso politico a Washington e a Londra, con il sostegno della Banca Mondiale e del Fondo Monetario assieme ai media, veri cheerleader del consenso globale nel prescrivere ad altre società come vivere all'angloamericana. Tutto ciò ora è crollato".
E come?
"Questo modello si è dimostrato catastrofico. Soprattutto l'abbandono dello stato sociale. Non solo il lasciare che degenerasse, ma la voluta accelerazione del suo declino dicendo: "Non ne abbiamo bisogno perché crea generazioni di perditempo e scrocconi e quindi dobbiamo eliminarlo". Ovviamente, in assenza di un sistema sanitario decente si diventa enormemente vulnerabili a una piaga come il Covid 19. Ma le vittorie di Trump e della Brexit avevano già dimostrato il risultato disastroso di venti anni di deregulation e privatizzazioni, oltre alle rivolte populiste in America Latina, il fallimento di Eltsin e la presa di potere di Putin... abbiamo visto l'ascesa di vari autocrati in tutto il mondo, compresa l'India. Adesso il disastro è arrivato nei paesi esportatori di queste ideologie: l'Angloamerica. Ma non vedo possibilità di inversioni di tendenza, perché i media sono nelle mani delle stesse persone che hanno sostenuto la deregulation e la privatizzazione e il consenso per Washington in tutti questi anni. Sognano il ritorno alle cose com'erano".
Se la "bolla dei media" è una concausa di questo sistema competitivo, il peggiore per combattere il Covid 19, gli stessi media potrebbero cambiare le cose?
"No. Come scrittore non penso che il mio ruolo sia quello di trovare ricette. Quelle fornite finora, senza alcuna attenzione per le circostanze locali di una regione specifica, o per i fattori nazionali, sono esattamente ciò che ci ha portati alla situazione attuale. È stata quest'arroganza di gente seduta lontano, a Washington e a Londra, occupata a prescrivere soluzioni senza avere la minima idea di cosa sia la vita in luoghi come l'India, ma insistendo che il libero mercato sia la via del futuro, o distruggendo i sindacati. Dobbiamo abbandonare questo modello prepotente che offre risposte globali e focalizzarci sulle esperienze reali per trovare le soluzioni che emergono da quelle stesse esperienze".
Solidarietà, collaborazione, dialogo costruttivo. Sembra una ricetta semplice. Manca forse l'etica?
"E la compassione. Perché abbiamo bisogno di compassione? E di solidarietà sociale? Non serviva a nulla nel mercato in cui, in teoria, dovevamo competere gli uni con gli altri. Per troppo tempo l'idea di mercato ha preso il posto della nostra immaginazione etica. È ora di riscoprire ciò che è stata la luce guida per gran parte dell'umanità nella Storia fino al Dopoguerra, dove governi europei ovunque, in Italia, Germania e Francia, non importa se venivi dalla parte giusta o sbagliata del conflitto, se eri un democristiano o un socialdemocratico, collaborarono in uno sforzo collettivo per ricreare un senso di società e di solidarietà tramite le riforme e lo stato sociale introdotti dopo il 1945. Troviamo, oggi, tracce di questa tradizione nella reazione italiana e tedesca alla pandemia attuale. Ma quello spirito si è indebolito fin troppo. Non possiamo aspettarci che i meccanismi impersonali dei mercati ci portino prosperità, dignità e sicurezza. Dobbiamo rianimare il senso di cura per le altre persone, il coltivare l'attenzione civica e l'identità civica per mettere fine all'attuale crisi della democrazia".
Lei ha dichiarato che il Regno Unito e l'America non sono vere democrazie. La vera democrazia prevede discussione, persuasione, un dibattito che porti a un compromesso, non a sbranarsi sui social. Quando dice che quel che ci vuole è "una buona dose di serietà" cosa intende?
"Oggi abbiamo bisogno di più democrazia, non di meno democrazia. Perché la democrazia funziona su nozioni condivise come un senso di solidarietà e di comunità che sono assenti da molto tempo. Le società ovunque, e non solo in Occidente, hanno investito troppo nell'idea dell'iper-individualismo, come se energie e capacità imprenditoriali di un singolo fossero sufficienti a creare una società funzionale. Ci si aspettava che gli individui, occupati a inseguire i propri interessi personali, contribuissero al bene comune. Così, come per magia...".
... I "mille punti luminosi" di cui parlava il presidente Bush senior affidandosi al volontariato?
"Esatto. Questa ideologia nata negli anni Ottanta in America e nel Regno Unito si è dimostrata completamente letale, come vediamo ora con la pandemia. Per "serietà" intendo recuperare un'idea di solidarietà e compassione senza la quale le società, ovunque, non sono sostenibili. La nozione che l'avidità sia in qualche modo positiva, che la realizzazione degli interessi privati dia come risultato il bene comune, beh, queste idee, diventate mainstream negli ultimi trenta anni, sono incredibilmente pericolose.
"Bland Fanatics" accusa "la maldestra amicocrazia al potere", individuando il problema della "anglobalizzazione radicata nel suprematismo bianco che porta alla povertà istituzionalizzata". Crede davvero che sia la fine del secolo angloamericano?
"A partire dagli anni Ottanta, Stati Uniti e Gran Bretagna diventarono estremamente potenti culturalmente e ideologicamente proprio quando le loro economie iniziavano a declinare. In effetti, vi fu una crescita di ricchezze private. I media furono talmente distratti da questa nuova prosperità da ignorare il fatto che i redditi reali si riducevano, i salari diventavano stagnanti, la classe media cominciava a soffrire. Il New York Times, il Guardian, l'Economist e il Financial Times acquisivano un'influenza globale senza precedenti come portavoce delle ideologie angloamericane della deregulation, la privatizzazione e del Sogno Americano, che avremmo, secondo loro, dovuto seguire tutti. Ed ecco la tempesta perfetta: un enorme consenso politico a Washington e a Londra, con il sostegno della Banca Mondiale e del Fondo Monetario assieme ai media, veri cheerleader del consenso globale nel prescrivere ad altre società come vivere all'angloamericana. Tutto ciò ora è crollato".
E come?
"Questo modello si è dimostrato catastrofico. Soprattutto l'abbandono dello stato sociale. Non solo il lasciare che degenerasse, ma la voluta accelerazione del suo declino dicendo: "Non ne abbiamo bisogno perché crea generazioni di perditempo e scrocconi e quindi dobbiamo eliminarlo". Ovviamente, in assenza di un sistema sanitario decente si diventa enormemente vulnerabili a una piaga come il Covid 19. Ma le vittorie di Trump e della Brexit avevano già dimostrato il risultato disastroso di venti anni di deregulation e privatizzazioni, oltre alle rivolte populiste in America Latina, il fallimento di Eltsin e la presa di potere di Putin... abbiamo visto l'ascesa di vari autocrati in tutto il mondo, compresa l'India. Adesso il disastro è arrivato nei paesi esportatori di queste ideologie: l'Angloamerica. Ma non vedo possibilità di inversioni di tendenza, perché i media sono nelle mani delle stesse persone che hanno sostenuto la deregulation e la privatizzazione e il consenso per Washington in tutti questi anni. Sognano il ritorno alle cose com'erano".
Se la "bolla dei media" è una concausa di questo sistema competitivo, il peggiore per combattere il Covid 19, gli stessi media potrebbero cambiare le cose?
"No. Come scrittore non penso che il mio ruolo sia quello di trovare ricette. Quelle fornite finora, senza alcuna attenzione per le circostanze locali di una regione specifica, o per i fattori nazionali, sono esattamente ciò che ci ha portati alla situazione attuale. È stata quest'arroganza di gente seduta lontano, a Washington e a Londra, occupata a prescrivere soluzioni senza avere la minima idea di cosa sia la vita in luoghi come l'India, ma insistendo che il libero mercato sia la via del futuro, o distruggendo i sindacati. Dobbiamo abbandonare questo modello prepotente che offre risposte globali e focalizzarci sulle esperienze reali per trovare le soluzioni che emergono da quelle stesse esperienze".
Solidarietà, collaborazione, dialogo costruttivo. Sembra una ricetta semplice. Manca forse l'etica?
"E la compassione. Perché abbiamo bisogno di compassione? E di solidarietà sociale? Non serviva a nulla nel mercato in cui, in teoria, dovevamo competere gli uni con gli altri. Per troppo tempo l'idea di mercato ha preso il posto della nostra immaginazione etica. È ora di riscoprire ciò che è stata la luce guida per gran parte dell'umanità nella Storia fino al Dopoguerra, dove governi europei ovunque, in Italia, Germania e Francia, non importa se venivi dalla parte giusta o sbagliata del conflitto, se eri un democristiano o un socialdemocratico, collaborarono in uno sforzo collettivo per ricreare un senso di società e di solidarietà tramite le riforme e lo stato sociale introdotti dopo il 1945. Troviamo, oggi, tracce di questa tradizione nella reazione italiana e tedesca alla pandemia attuale. Ma quello spirito si è indebolito fin troppo. Non possiamo aspettarci che i meccanismi impersonali dei mercati ci portino prosperità, dignità e sicurezza. Dobbiamo rianimare il senso di cura per le altre persone, il coltivare l'attenzione civica e l'identità civica per mettere fine all'attuale crisi della democrazia".