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Particolare di una tavola di La terra, il cielo, i corvi di Teresa Radice e Stefano Turconi 

Storia di Attilio, il soldato che scomparve

La coppia Radice-Turconi torna con un graphic novel su un militare italiano disperso in Russia durante il secondo conflitto mondiale. Un’epica disegnata, dove si dimostra che “l’unico nemico è la guerra"
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Hanno una certa predisposizione all'avventura, Teresa Radice e Stefano Turconi sin da quando nei primi anni Duemila si conobbero grazie a Topolino: lui disegnava, lei scriveva e il binomio professionale, poi diventato storia d'amore, diede vita a molti altri racconti tra cui l'adattamento "topesco" de L'isola del Tesoro di Stevenson. Poi ci sono stati Viola Giramondo, Il Porto Proibito (vincitore del Gran Guinigi a Lucca Comics), Non stancarti di andare: l'amore per il vasto mondo ha preso la forma di graphic novel romanzeschi, densi di tratto e di parole. Ora è arrivato La terra, il cielo, i corvi per i tipi di Bao, dove la sfida è narrare il vuoto per parole e immagini.

"La terra, il cielo e i corvi" racconta la fuga picaresca di un soldato italiano attraverso la Russia, durante la Seconda guerra mondiale. Cosa c'è di vero?
TERESA RADICE: "Mio nonno aveva un fratello, disperso in Russia durante la guerra. Ricordo…
Hanno una certa predisposizione all'avventura, Teresa Radice e Stefano Turconi sin da quando nei primi anni Duemila si conobbero grazie a Topolino: lui disegnava, lei scriveva e il binomio professionale, poi diventato storia d'amore, diede vita a molti altri racconti tra cui l'adattamento "topesco" de L'isola del Tesoro di Stevenson. Poi ci sono stati Viola Giramondo, Il Porto Proibito (vincitore del Gran Guinigi a Lucca Comics), Non stancarti di andare: l'amore per il vasto mondo ha preso la forma di graphic novel romanzeschi, densi di tratto e di parole. Ora è arrivato La terra, il cielo, i corvi per i tipi di Bao, dove la sfida è narrare il vuoto per parole e immagini.

"La terra, il cielo e i corvi" racconta la fuga picaresca di un soldato italiano attraverso la Russia, durante la Seconda guerra mondiale. Cosa c'è di vero?
TERESA RADICE: "Mio nonno aveva un fratello, disperso in Russia durante la guerra. Ricordo che vidi le lettere che aveva mandato dal fronte, con i segni neri della censura. La figura di Attilio Limonta, il soldato che abbiamo reso protagonista, nasce da quelle memorie familiari e dalla volontà, come già ci è capitato in altre occasioni, di metterci al lavoro su una vicenda per modificare un finale che non ci piace. Questa volta ci siamo chiesti: come si racconta la storia di un disperso, di qualcuno di cui non resta traccia?".
STEFANO TURCONI: "La Russia è stato il primo viaggio che io e Teresa abbiamo fatto insieme. Andammo anche alle isole Solovetskij, di cui scrive Solženicyn in Arcipelago Gulag. È da lì che fugge Attilio, inoltrandosi in un paese sconfinato e sconosciuto. Sin da quel viaggio, mentre percorrevamo quel paesaggio di betulle, boschi, pianura, mi sono chiesto come disegnare la Russia. Perché provarci è tentare di disegnare il nulla".

Attilio fugge dal campo di lavoro con un soldato tedesco e un giovane secondino russo. Tre fuggiaschi, tre lingue che voi mescolate nelle vostre tavole.
T.R.: "È una scelta che abbiamo fatto per mettere il lettore nei panni del nostro soldato".
S.T.: "Attilio non ha scelto di vivere la situazione in cui si trova, deve sopravvivere in un posto di cui non sa niente, con due persone di cui non può fidarsi. La confusione delle lingue serve a restituire questa sensazione".

Oltre alle lingue, voi mescolate anche i riferimenti letterari: Tolstoj ma anche molto altro.
T.R.: "Quando decidi di affrontare una storia così, ti accorgi che il lavoro di documentazione potrebbe non finire mai. Leggi tantissimo, anche tanta letteratura e quando il lavoro è pronto ti rendi conto che dentro ci sono cose, suggestioni anche apparentemente lontane: qui c'è Tolstoj, che amo moltissimo, ma c'è anche Hemingway".
S.T.: "E c'è Mario Rigoni Stern, in particolare Il bosco degli urogalli, per il modo in cui narra la guerra: c'è la tragedia, certo, ma c'è anche la poesia".

A proposito di poesia: l'infanzia di Attilio, cresciuto in un paese di montagna sul lago di Como, è raccontata per flashback. Nelle tavole sulla sua infanzia sono gli oggetti semplici a parlare.
S.T.: "Attilio non è abituato alla vastità russa, né a non vedere l'altra sponda. Però conosce la natura, conosce i boschi, perché ci è cresciuto ed è abituato a coglierne i segnali. Ho cercato di restituire questo nelle tavole in cui lui e i suoi compagni sono immersi nella natura. Per gli interni, invece, la lezione che ho imparato è che bisogna sempre cercare di evocare un ambiente disegnando pochi elementi, ma caratterizzanti. Nelle isbe e nelle case di montagna intorno al lago di Como si trovano vecchi oggetti simili, ma non uguali. Per disegnare le case russe ho sfogliato i libri di fiabe e ho messo insieme i ricordi delle case rurali e dei musei visti in Russia. Così ho disegnato il samovar, l'angolo con le icone, le tovaglie bianche con i ricami rossi. Per la montagna intorno al lago di Como, diciamo che abitiamo nei dintorni e non è stato difficile trovare l'ispirazione".

Avanzando in "La terra, il cielo, i corvi" ci accorgiamo che Attilio ma anche il caporale tedesco Fuchs e Ivan, la guardia russa che è una sorta di ostaggio di Fuchs, non sono ciò che pensiamo che siano...
T.R.: "Abbiamo voluto ribaltare, man mano che la storia procedeva, le aspettative del lettore su ciascuno di loro: è come se avessero delle maschere, e solo col tempo capiamo come sono davvero. Attilio è talvolta volgare, arrabbiato, fa cose terribili per sopravvivere, ma possiede una vena poetica che gli fa vedere cose che gli altri non vedono".
S.T: "I personaggi quando li si disegna evolvono un po' per conto loro. L'unico vero nemico qui si rivela essere la guerra: è la guerra che ti fa fare cose che non faresti".

Senza svelare il finale, diremo che Attilio all'inizio ci ha ingannato.
T.R.: "Ci dice una bugia, ma per lui è una mezza verità. E gli serve per immaginare una nuova vita".