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Una delle opere da barattare: Francesco Battistello, Biancaneve, tela, polvere di marmo e colla 

A Venezia va in scena il baratto degli artisti

L'iniziativa si chiama "Whatever it takes": in cambio delle loro opere i creatori chiedono corrispettivi di ogni genere, dalle donazioni benefiche fino a un vassoio con dodici tramezzini. "Un progetto nato con ironia e che ora diventa un modo di unire le persone in tempi di pandemia"
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VENEZIA. L'artista Anna Marzuttini chiede in cambio dei suoi disegni che evocano forme organiche di piantare un albero nel proprio giardino e di non tagliarlo mai. Se non si ha uno spazio verde possono andare bene anche libri vintage di botanica o di zoologia fantastica. L'opera Lovesong di Barbara Baroncini è concepita invece per gli amanti: è un fischietto per allodole con alcune stelle incise che, se soffiato da una coppia, emette un canto unico come il sentimento che unisce le due persone. Per averla Baroncini chiede agli innamorati di scegliere una poesia e di impararla a memoria al telefono con l'artista. Bogdan Koshevoy invece offre il dipinto Palude in cambio di un pappagallo cenerino o di poter entrare in luoghi inaccessibili, mentre per i collage di Barbara De Vivi, dove immagini epoche si fondono con quelle della sua vita privata, è richiesta l'adozione di un gatto a distanza o la donazione alla cooperativa Rio Terà dei Pensieri, …
VENEZIA. L'artista Anna Marzuttini chiede in cambio dei suoi disegni che evocano forme organiche di piantare un albero nel proprio giardino e di non tagliarlo mai. Se non si ha uno spazio verde possono andare bene anche libri vintage di botanica o di zoologia fantastica. L'opera Lovesong di Barbara Baroncini è concepita invece per gli amanti: è un fischietto per allodole con alcune stelle incise che, se soffiato da una coppia, emette un canto unico come il sentimento che unisce le due persone. Per averla Baroncini chiede agli innamorati di scegliere una poesia e di impararla a memoria al telefono con l'artista. Bogdan Koshevoy invece offre il dipinto Palude in cambio di un pappagallo cenerino o di poter entrare in luoghi inaccessibili, mentre per i collage di Barbara De Vivi, dove immagini epoche si fondono con quelle della sua vita privata, è richiesta l'adozione di un gatto a distanza o la donazione alla cooperativa Rio Terà dei Pensieri, attiva nelle carceri veneziane.
 
Sono soltanto alcune delle originali richieste di Whatever it Takes, il mercatino del baratto degli artisti in programma dal 25 al 27 settembre nello spazio veneziano A plus A Gallery, vicino al Ponte dell'Accademia. L'orario di apertura è dalle 11 alle 20, per farsi un'idea c'è anche la pagina Instagram @whateverittakes_ve. Il progetto, nato dalla School for Curatorial Studies Venice, prevede che anziché denaro, l'artista in cambio della sua opera avanzi all'acquirente delle richieste che spaziano dalla donazione di fondi a determinate associazioni a delle azioni precise, molte così poetiche da diventare il proseguimento dell'opera stessa o l'inizio di una nuova opera. "Inizialmente il mercato del baratto degli artisti era nato come una provocazione ironica nei confronti del mercato dell'arte" spiega Aurora Fonda, direttrice dello spazio A plus A "Poi il progetto, dopo i mesi di quarantena, è diventato invece un momento di riflessione perché l'artista rientra tra chi è più penalizzato, come in ogni momento di crisi. Così il mercatino è diventato il pretesto per creare rapporti e relazioni con le altre persone e per incentivare degli scambi in un momento in cui è più difficile incontrarsi".
 
Le opere esposte sono 56, ma le richieste agli acquirenti sono centinaia perché c'è chi ne ha elencato una serie come l'artista bergamasca Giorgia Agnese Cereda che, per le sue tre opere, chiede a chi è interessato di donarle una quindicina di ore del suo tempo per insegnarle qualcosa, da una lingua straniera a uno strumento musicale, oppure di aver il permesso di entrare in una casa colma di ricordi per catalogarli tutti. C'è chi come Giorgio Andreatta Calò, artista che ha esposto al Padiglione Italia della Biennale del 2017, all'epoca curato dalla prossima direttrice Cecilia Alemani, offre la sua opera in affido per un certo periodo. In questo caso si tratta di un bastone che allude al bastone da cammino dell'artista e rievoca la dimensione rituale del camminare. Giuseppe Di Liberto è invece interessato a degli incontri sul concetto di morte con un antropologo o sociologo italiano. In cambio dona l'opera Garland che raffigura la ghirlanda funebre nella sua funzione cerimoniale. 
 
La fantasia non ha limiti. La peculiarità del progetto è quella di svelare il mondo creativo dell'artista che spesso non si conosce o non si ha l'occasione di incontrare. Per esempio, l'opera The Famiy of di Irina Bujor, realizzata per sovvertire il potere simbolico degli stemmi araldici, verrà donata alla prima persona che per posta le invierà sei camicie di seta, usate o vintage, di sei colori diversi che userà per il suo prossimo lavoro Lioness Heart. Luisa Badino per il suo quadro Circuiti Itineranti vorrebbe vecchi giocattoli. Mariateresa Sartori per la fotografia stenopeica Cronache, chiede la traduzione in francese o in inglese di una ventina di poesie del fratello. 
 
Qualcuno chiede invece oggetti e azioni concreti come Giuseppe De Mattia che, in cambio dei dipinti Decorazioni per cavalli, chiede una collana di perle di Murano o un'opera in vetro soffiato, entrambe però con l'aggiunta di un vassoio con dodici tramezzini. Altri, come Lucia Veronesi, una donazione per la ricerca dell'Alzheimer in cambio della stampa In piena presenza. Jingge Dong per il dipinto Dreamland #11 chiede che qualcuno gli estragga un dente del giudizio o una consulenza legale, ma si accontenta anche di due biglietti per il Teatro La Fenice. L'antropologa e artista Meghan Elizabeth Freeman ha bisogno di un luogo per riflettere e, in cambio del suo Colour and Stringe, vorrebbe stare un mese da sola in uno spazio vicino a un lago.
 
Il mercatino diventa così una grande opera che coinvolge ogni acquirente che, per conquistare il lavoro che desidera non basta più che paghi, ma deve mettersi in gioco, svelando parte di sé all'artista.