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Particolare di una delle tavole di Andrea Ventura dedicate al generale Dumas, padre dell'autore de Il conte di Montecristo 

Alexandre Dumas e la statua del generale nero

Andrea Ventura, ritrattista e pittore, collabora con riviste internazionali come “New Yorker” e “Die Zeit”. Il suo ultimo lavoro è dedicato a una storia sorprendente: quella del soldato nero, figlio di una schiava e di un marchese francese, che divenne generale di Napoleone e ispirò al figlio scrittore Il conte di Montecristo  
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Dovrebbe uscire sul New York Times ma sono molto titubanti: trattare la storia di una statua abbattuta per un motivo opposto a quello per cui lo si va facendo in America con "Black Lives Matter" può sembrare una provocazione. E siccome l'ultimo editor è stato licenziato sono più prudenti", racconta Andrea Ventura, classe 1968, pittore e ritrattista con alle spalle anni di collaborazioni con testate italiane e all'estero.

La statua di cui parla e che dà inizio alla sequenza di tavole pubblicate su Robinson per la prima volta in Italia in queste pagine, pubblicate in Germania sulla rivista Zeit, è quella di Alexandre Dumas. Si sa, con quel cognome si fa sempre confusione: non è Dumas padre, l'autore del Conte di Montecristo, e nemmeno il figlio, lo scrittore, per intenderci, de La signora delle camelie. È un terzo Dumas, più antico, il nonno di quest'ultimo. Vissuto tra il 1762 e il 1806, era nato ad…
Dovrebbe uscire sul New York Times ma sono molto titubanti: trattare la storia di una statua abbattuta per un motivo opposto a quello per cui lo si va facendo in America con "Black Lives Matter" può sembrare una provocazione. E siccome l'ultimo editor è stato licenziato sono più prudenti", racconta Andrea Ventura, classe 1968, pittore e ritrattista con alle spalle anni di collaborazioni con testate italiane e all'estero.

La statua di cui parla e che dà inizio alla sequenza di tavole pubblicate su Robinson per la prima volta in Italia in queste pagine, pubblicate in Germania sulla rivista Zeit, è quella di Alexandre Dumas. Si sa, con quel cognome si fa sempre confusione: non è Dumas padre, l'autore del Conte di Montecristo, e nemmeno il figlio, lo scrittore, per intenderci, de La signora delle camelie. È un terzo Dumas, più antico, il nonno di quest'ultimo. Vissuto tra il 1762 e il 1806, era nato ad Haiti, figlio di un marchese e di una schiava. Ed era nero. La madre si chiamava Marie-Cessette Dumas, dal francese "du mas", della masseria. Il padre, Alexandre Antoine Davy de la Pailleterie, vendette l'amante ma riconobbe il primogenito, Alexandre, e nel 1776 lo portò con sé in Francia, dove la schiavitù era stata abolita.

Qui anni dopo, in piena rivoluzione, il giovane Alexandre assunse il cognome della madre, Dumas per l'appunto, rinunciando così ai privilegi nobiliari. Servì come generale di Napoleone nelle prime campagne d'Italia e d'Egitto, si scontrò con lui e lasciò l'esercito. Nel viaggio di ritorno fu imprigionato a Taranto, nell'allora Regno delle Due Sicilie, ma riuscì poi a rincontrarsi con la moglie Marie-Louise Labouret: ormai però era un fantasma di se stesso. Morì di cancro quando il Dumas della letteratura era appena un bambino. "È interessante scoprire che Il conte di Montecristo sia stato quantomeno ispirato dalle vicende paterne", racconta Ventura. "Ha avuto un ascendente enorme sul figlio. La storia è diversa ma la prigionia, l'idea del ritorno, della ricerca di una rivalsa persistono. Dumas stesso lo racconta: era ossessionato dalla vita del padre. È cresciuto con questo passato avventuroso dentro di sé". Ma torniamo alla statua. Esisteva a Parigi una Place Malesherbes che ospitava le figure in bronzo dei tre Dumas. Nel 1941 i nazisti abbatterono proprio quella del nonno. "Sono finito a Berlino in una libreria inglese, che è molto conosciuta, la Saint George, e me lo sono visto: era su un cavallo, era un generale ed era nero. Comprai la biografia di Tom Reiss, Il diario segreto del Conte di Montecristo (premio Pulitzer 2013, Newton Compton). Nell'ultima pagina si accenna alla statua e lì ho trovato l'ispirazione".

L'implicazione di una discendenza caraibica per uno dei padri della letteratura francese non viene mai ribadita abbastanza: ha in sé la capacità di destabilizzare le narrazioni identitarie delle destre. "L'idea di avere dei natali così estremi, agli antipodi della vita di allora, mi ha affascinato. La prima cosa che ho fatto sono stati i ritratti dei genitori, anche se non esistono delle immagini sicure. Ci sono alcune incisioni ma sono di fantasia". Nemmeno il volto del generale Dumas è certo. Per Ventura, che è solito ritrarre personaggi di oggi di cui si sa bene l'aspetto, è stata una novità, sebbene il suo approccio al ritratto rientri nella dimensione del monumento da cui tutto è partito: "Io interpreto il volto come un solido. Mi piace l'idea di fare dei busti e queste tavole sono, appunto, un pantheon di figure storiche di cui nell'originale, il mio testo è l'epigrafe". Gli americani però hanno avuto ancora da ridire: "Raffiguro Dumas a cavallo con delle pelli di leopardo. Mi hanno detto che è uno stereotipo africano. Eppure all'epoca si usava". E la statua del generale? Nel 2009 è tornata in piazza, ora del Général Catroux: due catene spezzate, simbolo dell'abolizione della schiavitù, dell'artista Driss Sans-Arcidet.