Le lenti intelligenti che riflettono la storia
Marino Niola , di MARINO NIOLALe hanno create, per studiare il cervello dall'interno, un gruppo di ricercatori del CNR di Padova. Ma la nuova tecnologia non è che un riutilizzo creativo del passato. Da Galileo a oggi, la scienza è arte del vedere
Lenti intelligenti per vedere all'interno del cervello. Sembra magia ma è scienza. Che supera i confini dell'immaginazione grazie all'eccellenza di un gruppo di ricercatori dell'Istituto di fotonica e nanotecnologie del CNR di Padova. Che hanno messo a punto un dispositivo di ottica adattiva, creando membrane di vetro così sottili da poter essere piegate senza spezzarsi, fino ad assumere qualsiasi forma. In modo da riuscire a compensare le distorsioni ottiche dovute al passaggio della luce attraverso le lenti. L'invenzione farà fare un balzo in avanti alle tecniche di microscopia avanzata, consentendo all'immagine di non perdere in qualità e definizione man mano che si scende in profondità nei tessuti osservati, soprattutto se si tratta di tessuti spessi come quelli cerebrali. Un po' come un occhio che si adatta all'oscurità e alla configurazione degli oggetti che guarda per metterli meglio a fuoco. I risultati …
Lenti intelligenti per vedere all'interno del cervello. Sembra magia ma è scienza. Che supera i confini dell'immaginazione grazie all'eccellenza di un gruppo di ricercatori dell'Istituto di fotonica e nanotecnologie del CNR di Padova. Che hanno messo a punto un dispositivo di ottica adattiva, creando membrane di vetro così sottili da poter essere piegate senza spezzarsi, fino ad assumere qualsiasi forma. In modo da riuscire a compensare le distorsioni ottiche dovute al passaggio della luce attraverso le lenti. L'invenzione farà fare un balzo in avanti alle tecniche di microscopia avanzata, consentendo all'immagine di non perdere in qualità e definizione man mano che si scende in profondità nei tessuti osservati, soprattutto se si tratta di tessuti spessi come quelli cerebrali. Un po' come un occhio che si adatta all'oscurità e alla configurazione degli oggetti che guarda per metterli meglio a fuoco. I risultati della ricerca sono stati appena pubblicati sulla prestigiosa rivista "Optics Letters", a firma di Stefano Bonora ed altri ricercatori italiani e olandesi. Che in pochissimo tempo sono riusciti ad acquisire immagini del segnale calcio in cellule vive, "uno degli esperimenti più difficili nell'ambito del life science", spiega Bonora. La nuova tecnologia consente alla luce che passa attraverso la lente di non venir riflessa, ma trasmessa. Aprendo un nuovo capitolo della diottrica e della catottrica, le scienze della rifrazione e della riflessione della luce che da sempre disegnano i grandi tornanti della modernità. Come dire, la storia si ripete. E il vetro la riflette.
La scienza moderna, infatti, comincia con invenzioni che potenziano proprio l'arte del vedere, che affinano la capacità dell'uomo di scrutare la superficie e la profondità del mondo. Facendo del vetro la materia e il simbolo della trasparenza. Proprio perché rende visibile ciò che altrimenti resterebbe nascosto, oscuro, confuso. Lo dice la parola stessa che deriva dal latino vitrum, da videre e significa letteralmente ciò che permette di vedere attraverso. Cioè di intravedere. Come dire che la translucidità è uno stato superlativo della visione, perché non si arresta all'epidermide degli enti e dei viventi, ma attraversa i corpi terrestri e celesti. Come nel caso del telescopio, inventato da Galileo Galilei nel 1609, quando è professore all'Università di Padova. O del microscopio, che lo stesso Galileo definisce "l'occhialino per vedere le cose minime". Entrambi sono strumenti che rendono visibile l'invisibile. L'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo. L'immensità della volta celeste e la più impercettibile briciola terrestre. Non a caso, oltre a Galileo, i fondatori del metodo scientifico lavorano tutti alla costruzione di lenti anaclastiche, quelle in grado di mettere a fuoco la luce correggendo le distorsioni ottiche. Da Cartesio, autore della celebre Diottrica, a Isaac Newton che nel 1670 costruisce un telescopio "catottrico", che a una lente associa uno specchio concavo per riflettere la luce migliorando la chiarezza e la definizione dell'immagine. Insomma, la traslucenza del vetro diventa il simbolo della rivoluzione scientifica. Fondata sulla chiarezza, sulla distinzione, sulla capacità di fare luce. Allegoria dell'intelligenza umana che consiste nell'andare al di là della scorza delle cose. Ma anche emblema della fragilità dell'essere. Perché dietro la magia cristallina di quelle lenti, che i poeti barocchi definiscono "iperbole degli occhi", affiora l'onda minacciosa del tempo, che il vetro delle clessidre contiene e rivela. E anche nei secoli successivi le proprietà endoscopiche del vetro continuano a dettare decaloghi di conoscenza ma anche di virtù, etica e civica. In questo senso la trasparenza è la cifra dello spirito politico dei tempi moderni, che ne ha fatto un mantra della democrazia. Migliore appunto perché rende visibile ciò che altrimenti rimarrebbe occultato nelle trame oscure del potere.
È significativo che queste nuove lenti intelligenti che schiudono nuovi orizzonti scientifici, siano state inventate proprio a Padova, negli stessi luoghi dove il genio di Galilei trasformò dei pezzi di vetro in occhi aumentati. A riprova del fatto che le lunghe durate della storia influenzano, anche a nostra insaputa, i progressi successivi. Come dice Kevin Kelly, noto studioso di tecnologia e fondatore di Wired, anche le scoperte più innovative nascono da un riutilizzo creativo del passato. Insomma, il nuovo torna sempre sui suoi passi.
La scienza moderna, infatti, comincia con invenzioni che potenziano proprio l'arte del vedere, che affinano la capacità dell'uomo di scrutare la superficie e la profondità del mondo. Facendo del vetro la materia e il simbolo della trasparenza. Proprio perché rende visibile ciò che altrimenti resterebbe nascosto, oscuro, confuso. Lo dice la parola stessa che deriva dal latino vitrum, da videre e significa letteralmente ciò che permette di vedere attraverso. Cioè di intravedere. Come dire che la translucidità è uno stato superlativo della visione, perché non si arresta all'epidermide degli enti e dei viventi, ma attraversa i corpi terrestri e celesti. Come nel caso del telescopio, inventato da Galileo Galilei nel 1609, quando è professore all'Università di Padova. O del microscopio, che lo stesso Galileo definisce "l'occhialino per vedere le cose minime". Entrambi sono strumenti che rendono visibile l'invisibile. L'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo. L'immensità della volta celeste e la più impercettibile briciola terrestre. Non a caso, oltre a Galileo, i fondatori del metodo scientifico lavorano tutti alla costruzione di lenti anaclastiche, quelle in grado di mettere a fuoco la luce correggendo le distorsioni ottiche. Da Cartesio, autore della celebre Diottrica, a Isaac Newton che nel 1670 costruisce un telescopio "catottrico", che a una lente associa uno specchio concavo per riflettere la luce migliorando la chiarezza e la definizione dell'immagine. Insomma, la traslucenza del vetro diventa il simbolo della rivoluzione scientifica. Fondata sulla chiarezza, sulla distinzione, sulla capacità di fare luce. Allegoria dell'intelligenza umana che consiste nell'andare al di là della scorza delle cose. Ma anche emblema della fragilità dell'essere. Perché dietro la magia cristallina di quelle lenti, che i poeti barocchi definiscono "iperbole degli occhi", affiora l'onda minacciosa del tempo, che il vetro delle clessidre contiene e rivela. E anche nei secoli successivi le proprietà endoscopiche del vetro continuano a dettare decaloghi di conoscenza ma anche di virtù, etica e civica. In questo senso la trasparenza è la cifra dello spirito politico dei tempi moderni, che ne ha fatto un mantra della democrazia. Migliore appunto perché rende visibile ciò che altrimenti rimarrebbe occultato nelle trame oscure del potere.
È significativo che queste nuove lenti intelligenti che schiudono nuovi orizzonti scientifici, siano state inventate proprio a Padova, negli stessi luoghi dove il genio di Galilei trasformò dei pezzi di vetro in occhi aumentati. A riprova del fatto che le lunghe durate della storia influenzano, anche a nostra insaputa, i progressi successivi. Come dice Kevin Kelly, noto studioso di tecnologia e fondatore di Wired, anche le scoperte più innovative nascono da un riutilizzo creativo del passato. Insomma, il nuovo torna sempre sui suoi passi.