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Ai Weiwei: "Il mio lampadario di Murano fragile come la vita"

L'artista cinese ha raggiunto Venezia dove sta realizzando un'opera monumentale che sarà esposta a Roma. Tra i suoi progetti, anche l'apertura di uno studio in laguna
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VENEZIA - In una fornace di Murano sta prendendo sempre più forma una gigantesca opera in di nove metri e due tonnellate fatta di "fuoco ghiacciato". Nelle scorse settimane, in occasione della Glass Week, l’artista e attivista Ai Weiwei è sbarcato in Fondamenta dei Vetrai, nello Studio Berengo, per ritoccare il suo gigantesco lampadario fatto di ossa e teschi, il più grande lavoro mai concepito fuori dalla Cina: sarà esposto a Roma il prossimo marzo, quando Ai Weiwei porterà la sua "Turandot" al Teatro dell'Opera. Non è la prima volta che l’artista, nato a Pechino 63 anni fa e ora residente a Cambridge, arriva a Venezia dove vorrebbe aprire un piccolo studio.

Ai Weiwei che legame ha con Murano?
Sono venuto a Murano moltissime volte. Quando torno in un posto è perché costruisco delle relazioni con gli artigiani locali. C’è sempre moltissimo da imparare da loro e questo è uno…

VENEZIA - In una fornace di Murano sta prendendo sempre più forma una gigantesca opera in di nove metri e due tonnellate fatta di "fuoco ghiacciato". Nelle scorse settimane, in occasione della Glass Week, l’artista e attivista Ai Weiwei è sbarcato in Fondamenta dei Vetrai, nello Studio Berengo, per ritoccare il suo gigantesco lampadario fatto di ossa e teschi, il più grande lavoro mai concepito fuori dalla Cina: sarà esposto a Roma il prossimo marzo, quando Ai Weiwei porterà la sua "Turandot" al Teatro dell'Opera. Non è la prima volta che l’artista, nato a Pechino 63 anni fa e ora residente a Cambridge, arriva a Venezia dove vorrebbe aprire un piccolo studio.

Ai Weiwei che legame ha con Murano?
Sono venuto a Murano moltissime volte. Quando torno in un posto è perché costruisco delle relazioni con gli artigiani locali. C’è sempre moltissimo da imparare da loro e questo è uno dei motivi che mi spinge a tornare, per apprendere la loro arte. Non mi capita in tutti i posti, ma qui sì. La lavorazione del vetro è una stupenda tradizione che da secoli si sviluppa e questo mi affascina.

Perché proprio il vetro?
Il vetro ha delle possibilità illimitate. È un fuoco bruciante, ma dopo poco diventa un fuoco ghiacciato. È un materiale romantico, da liquido può prendere qualsiasi forma, è colorato o trasparente. Le mie opere hanno sempre un messaggio e questo mio lavoro aveva bisogno di un nuovo linguaggio. Il tema che mi è caro è sempre quello della libertà di parola, dei diritti umani e della giustizia sociale. Questi argomenti si mescolano in questo linguaggio puro rappresentato dal vetro che richiede comunque quasi una lotta affinché l’opera prenda forma.

Come la lotta che si ingaggia ogni volta per realizzare l’opera?
È un progetto ambizioso. Nessuno ha mai fatto un’opera così grande con il vetro ed è la più grande che ho fatto fuori dalla Cina. Il lampadario è costituito da scheletri e teschi a cui adesso sto aggiungendo altri pezzi. Riflette quello che sta succedendo nel mondo: la guerra, ma oggi anche i tanti morti della pandemia. C’è un’allergia alla morte, ma la morte è collegata alla vita. Senza morte la vita non avrebbe un senso. Quindi questo lampadario è un modo di celebrare la morte e, implicitamente, la vita.

Come mai il colore nero?
Ha un aspetto solido e sembra un totem, quindi esprime qualcosa di religioso e misterioso, ma nello stesso tempo autorevole.

Perché un lampadario?
Da quando me ne sono andato dalla Cina nel 2015 sono successe tantissimi disastri nel mondo, come ho mostrato nel film "Human Flows". Ho girato decine di Paesi e campi profughi e ho visto morire tante persone di tutte le età. Questo mi ha fatto sentire il bisogno di realizzare l'opera. Il lampadario è un oggetto glamour che si espone in casa, per esempio un salotto. È il mio bisogno di includere la morte nella nostra quotidianità, di connettere un oggetto di interior design a quello che succede fuori dalla casa, nel mondo.

Qual è il messaggio che vuole trasmettere?
Bisogna coesistere con la morte, non cancellarla. L’artista ha la responsabilità di concentrarsi sull’umanità e di continuare a chiedere chi sta morendo, perché e come. Due blogger, Mr Fang e Mr Chen, sono scomparsi a Wuhan mentre mostravano quello che stava accadendo davvero e nessuno sa più nulla di loro. Il mio lavoro è quindi una metafora di come la società umana deve coesistere con la morte perché se non ci facciamo carico dei morti, non ci facciamo carico nemmeno della vita. L’arte assolve a una funzione educativa. Io sento di essermi sempre occupato di libertà, la libertà è una lotta che non è facile, ma non c’è libertà senza lotta. Ogni uomo dovrebbe lottare per la libertà e i diritti perché non sono qualcosa di scontato e possono essere tolti da un momento all’altro. Io mi sento parte di una lotta totale per la libertà.

A proposito di libertà e di giustizia. Che cosa ne pensa del Movimento Black Lives Matter?
Quello che sta succedendo in America riflette una lunga storia di ingiustizie sociali. Non è un problema che riguarda solo i neri o la brutalità della polizia, ma è un problema più profondo del sistema capitalistico. Oggi in tutto il mondo le multinazionali sono senza regole, senza religione, senza scrupoli oltre l’immaginabile. Ogni uomo dovrebbe ricreare se stesso attraverso l’arte e la compassione e capire che siamo parte della natura e non la possiamo dominare, bisogna conviverci.

Dal suo punto di vista qual è il rapporto tra Italia e Cina oggi?
L’Italia ha una forte relazione con la Cina, anzi probabilmente è lo Stato che ha una relazione più forte con la Cina. È positivo perché fanno business, ma allo stesso tempo è negativo perché la Cina non riconoscerà mai i valori universali che sono le fondamenta dell’Italia e dell’Occidente. I diritti umani, la libertà di parola, l’indipendenza del sistema giudiziario e la libertà di religione, tutto questo la Cina non lo riconosce. E, proprio perché non riconosce questi valori, la Cina si sviluppa velocemente perché non c’è discussione, come invece avviene in Occidente. Penso al dibattito in America sulle armi, sulla scelta del Presidente o sul sistema sanitario. Di base la Cina è uno Stato autoritario e militarizzato. Il capitalismo di Stato della Cina è più efficace del capitalismo tradizionale perché non deve fare i conti con quei valori fondamentali con cui invece l’Occidente si deve confrontare. In Cina è come se una persona potesse decidere per un intero Stato.

Si dice che stia cercando casa e studio a Venezia. È vero?
Sì, mi piacerebbe, è un posto così affascinante. Mi basterebbe anche un piccolo studio, magari proprio qui a Murano.