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Charlie Brown, 70 anni di successi

La prima striscia dei Peanuts, creata da Charles M. Schulz, apparve il 2 ottobre 1950. Da allora, ha venduto centinaia di milioni di copie in 75 Paesi: ecco perché
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La prima striscia dei Peanuts già racconta tutto: si vede un ragazzino con la testa tonda che cammina per una strada. Due coetanei lo salutano "Ecco il buon vecchio Charlie Brown!", e continuano così per tre delle quattro vignette. Nell'ultima Charlie esce di scena e finalmente esce il commento sincero: "Quanto lo odio!". Uscita settant'anni fa, il 2 ottobre del 1950, questa striscia venne pubblicata da sette quotidiani statunitensi, ma bastò un decennio per conquistare un successo planetario, che l'ha portata ad essere pubblicata in 2mila quotidiani, con 335milioni di lettori in 75 Paesi senza contare i cartoni animati, gli spettacoli musicali, e poi le magliette, i manifesti, i pupazzi (soprattutto di Snoopy) e tutto il resto.

Charles M. Schulz aveva realizzato quella striscia che aveva quasi ventotto anni, dopo aver creato "Li'l Folks", un'altra striscia con altri bambini. Era partito per New York per mostrare la sua nuova creazione a Jim Freeman, l'allora direttore della United Feature Syndicate, uno dei grandi serbatoi statunitensi di fumetti per i quotidiani (un altro, la King Features, aveva già respinto la proposta perché nel suo carnet c'era un'altra striscia di bambini: bella cantonata). Freeman disse ok, e cambiò la sorte di Schulz e la storia del fumetto. Fu lui a decidere lui il nome "Peanuts", noccioline,  che Schulz per tutta la vita ha sempre detestato. "Cos'è Peanuts? Chi è Peanuts? Non c'è nessun Peanuts nella mia striscia!", diceva.

Qual è la grande novità di Charlie Brown e compagni? Quella di giocare sempre sulla psicologia di personaggi perfettamente caratterizzati. Charlie Brown è il personaggio più simile al suo autore, insicuro fino alla fine, sempre sull'orlo della depressione, nonostante l'incredibile successo ottenuto. E poi Linus, bisognoso di certezze, Lucy la presuntuosa, Snoopy il bracchetto sognatore. In Italia arrivò nel 1964 con un libro pubblicato dalla Milano libri, la casa editrice di Giovanni Gandini che un anno dopo avrebbe creato Linus, il mensile che avrebbe cambiato la storia del fumetto in Italia e che sul primo numero vedeva il personaggio attaccato alla celebre coperta. Per la prima volta tre intellettuali come Oreste del Buono, Umberto Eco e Elio Vittorini discutevano del fumetto come di un argomento serio. Addirittura si ipotizzava che la striscia di Schulz fosse arte, e si paragonava Schulz a Salinger, lo scrittore del Giovane Holden.

Si parlava, in quella storica conversazione, di quanto fosse efficace la striscia fumettistica. Non solo per il ritmo fatale delle quattro vignette e della battuta finale, ma anche per la reiterazione magica. Quella che ha permesso a Schulz di creare un mondo di personaggi fantastici che trovano sé stessi e si esaltano attraverso le regole classiche del fumetto seriale: ripetizione e tempo bloccato, presente eterno. Il tempo psicologico, almeno, perché invece le situazioni possono   cambiare, crescere, evolversi.

Ritornando al formidabile successo dei personaggi di Schulz: nel 1989 i ricavi annuali su scala mondiale dei prodotti derivati dai Peanuts hanno raggiunto il miliardo di dollari. Dopo Michael Jackson, Steven Spielberg, Mike Tyson e altri due divi era l'uomo più ricco degli Stati Uniti. Eppure in un'intervista a The Comics Journal arrivò a dire sconsolato "Che perdita di tempo". E Gary Groth, l'intervistatore: "Non dice sul serio, vero?". E Schulz: "Andiamo. Ho disegnato una striscia a fumetti. E a chi interessa?".

La vita dei Peanuts è durata esattamente 50 anni fino alla domenica 13 febbraio di vent'anni fa, quando Schulz rivela ai suoi lettori di non essere più in grado di continuare a rispettare le scadenze che avevano portato regolarmente in edicola Linus e compagni per cinque decenni. "Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy, come potrò mai dimenticarli...", fu la sua ultima frase. In effetti la sua morte era avvenuta il giorno prima (ovviamente i fumetti si consegnano con grande anticipo rispetto alla pubblicazione). E qualcuno ha scritto che il lavoro per i suoi personaggi è stato vitale per Schulz e la sua inguaribile malinconia. E anche che, attraverso i Peanuts, attraverso la summa dei suoi personaggi, abbia voluto ritrarre le potenzialità di un'unica persona, capace di essere contemporaneamente un po' depressa, un po' bisbetica, un po' sognatrice e ancora mille altre cose insieme. Ecco perché, leggendone i fumetti, li riconosciamo subito: sono già tutti dentro di noi.