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Alberto Manguel 

I miei libri ora abitano a Lisbona

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Lo scrittore Alberto Manguel ha donato la sua biblioteca alla capitale portoghese. Nascerà così il Centro di storia della lettura. Che ha già adottato il motto di Flaubert: “Leggi per vivere”
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In questi giorni di malinconico confinamento, in cui il futuro sembra ancora più incerto del solito, mi rivolgo istintivamente ai libri che da tempo mi offrono conforto e consolazione. Tra questi compagni con tante orecchie segnalibro, ci sono Alice nel paese delle meraviglie, i Quaderni dal carcere di Gramsci, le poesie di Miguel Hernández, la Repubblica di Platone.

E leggendo lo strano libro di Platone oggi, con la sua miscela di divertenti dialoghi, divagazioni politiche, questioni di educazione ed etica e narrazione di storie, mi sono imbattuto ancora una volta in due delle grandi favole platoniche, il mito della caverna e il mito di Er. E mi è venuto in mente che si potrebbe trovare una connessione tra i due leggendoli come l’inizio e la fine della comprensione della storia della nostra vita da parte di Platone.

Il mito della caverna ci dice che quella che riteniamo essere la realtà non è altro che la proiezione di ombre di cose reali su…
In questi giorni di malinconico confinamento, in cui il futuro sembra ancora più incerto del solito, mi rivolgo istintivamente ai libri che da tempo mi offrono conforto e consolazione. Tra questi compagni con tante orecchie segnalibro, ci sono Alice nel paese delle meraviglie, i Quaderni dal carcere di Gramsci, le poesie di Miguel Hernández, la Repubblica di Platone.

E leggendo lo strano libro di Platone oggi, con la sua miscela di divertenti dialoghi, divagazioni politiche, questioni di educazione ed etica e narrazione di storie, mi sono imbattuto ancora una volta in due delle grandi favole platoniche, il mito della caverna e il mito di Er. E mi è venuto in mente che si potrebbe trovare una connessione tra i due leggendoli come l’inizio e la fine della comprensione della storia della nostra vita da parte di Platone.

Il mito della caverna ci dice che quella che riteniamo essere la realtà non è altro che la proiezione di ombre di cose reali sulla parete della caverna. Il mito di Er promette un aldilà in cui viaggeremo verso un nuovo mondo, incontreremo le anime di grandi personaggi e dialogheremo con loro. La realtà illusoria del presente viene così riscattata nel futuro immaginato; Platone sembra dirci che le disgrazie e le fatiche che sperimentiamo nella nostra vita presente troveranno il loro vero significato dopo la nostra morte.

Questa sorta di redenzione intellettuale in cui Platone sperava non ha bisogno (perché, dopotutto, è raccontata come un mito) di essere presa alla lettera. Ma questa idea speranzosa di recupero mi è rimasta impressa. Forse Platone, che aveva subito tante perdite durante la sua lunga vita, voleva dire ai suoi futuri lettori che la perdita è solo un preambolo del ritrovare.

Nei primi mesi del 2015, persi la mia biblioteca. Fui costretto a lasciare la Francia, a vendere la mia casa, a imballare i miei libri e a spedirli a Montreal dove, grazie a una generosa offerta del mio editore del Québec, furono conservati in un ampio magazzino. Sapendo quel che era successo, vari lettori di tutto il mondo cercarono gentilmente di trovare una casa per i miei libri in modo che la biblioteca potesse riprendere vita.

A New York, a Québec City, a Città del Messico, a Istanbul, perfino in un paesino vicino Napoli, dei simpatetici lettori cominciarono a parlare della possibilità di trasferire la mia biblioteca, ma i loro generosi progetti non trovarono una soluzione. Mi ero rassegnato a perdere i miei libri e ad accettare che alla mia biblioteca fosse toccata la sorte dei suoi antenati alessandrini.

Poi, a febbraio di quest’anno, di punto in bianco, ho ricevuto l’invito del sindaco di Lisbona, il senhor Fernando Medina, a incontrarci e parlare di un progetto che aveva in mente. Il mio editore portoghese, Bárbara Bulhosa, gli aveva parlato della perdita della mia biblioteca, e il senhor Medina, con un interesse per le questioni culturali molto raro tra i politici, ha pensato che la mia biblioteca fosse esattamente ciò di cui Lisbona aveva bisogno.

Lisbona ha un eccellente sistema di biblioteche, ma si occupano soprattutto di cultura portoghese. La mia biblioteca abbraccia diverse altre lingue europee, oltre a un buon materiale di ricerca sulla storia della lettura, che è il mio principale argomento di studio. Medina si chiedeva se avrei preso in considerazione la possibilità di donare la mia biblioteca alla città di Lisbona, e la città l’avrebbe ospitata in un edificio comunale, offrendomi il posto di direttore. Suggeriva di chiamarlo “Centro per lo studio della storia della lettura”. Non riuscivo a credere che mi stesse davvero facendo questa proposta.

G. K. Chesterton ha detto che la cosa più incredibile dei miracoli è che accadono. Questa ne era una dimostrazione. Ora, sei mesi dopo, mi trovo a Lisbona, dopo che il sindaco ha annunciato, con una cerimonia pubblica celebratasi il 12 settembre, la creazione del Centro de Estudos da História da Leitura (CEHL). L’edificio scelto per il Centro è il palazzo ottocentesco dei Marchesi di Pombal, in Rua das Janelas Verdes.

Nel corso degli anni, il bel palazzo, decorato con splendide maioliche blu e numerose sale rivestite di affreschi da uno degli artisti francesi che lavorarono al Petit Trianon di Versailles, aveva subito diverse trasformazioni, per poi cadere in disuso. Negli ultimi anni, Madonna aveva affittato una parte degli edifici annessi per parcheggiare le sue auto e i suoi attrezzi ginnici.

Qualcuno ha suggerito di raccogliere le sue tracce di sudore sul pavimento per venderle in piccole fiale come sacre reliquie. I lavori di ristrutturazione dovrebbero durare un po’ più di due anni. Nel frattempo, il Centro organizzerà letture, seminari e conferenze, in collaborazione con altre istituzioni culturali di Lisbona, come la Casa Fernando Pessoa e la Fondazione Saramago. Il Centro sarà aperto a tutti, studenti e visitatori ordinari, studiosi e lettori curiosi. Avrà il motto di Flaubert: «Leggi per vivere!».

Trasformare una biblioteca privata in una biblioteca pubblica non è un gesto irrilevante. Il grande studioso Aby Warburg, che si definì «amburghese di cuore, ebreo di sangue, d’anima fiorentino», dopo aver aperto al pubblico la sua collezione privata di testi e immagini, ebbe un esaurimento nervoso e dovette essere internato nella clinica psichiatrica del dottor Ludwig Binswanger in Svizzera per tre dolorosi anni. Aprire la propria biblioteca privata ad altri lettori è pericoloso: permette agli estranei di entrare nella tua mente e di essere testimoni delle tue passioni e dei tuoi desideri e paure più segreti.

Ogni giorno, ormai, passo davanti all’edificio che ospiterà la mia biblioteca e tocco la facciata di pietra con timore reverenziale. La mia biblioteca, quando la raccolsi in Francia, rappresentava per me il mondo stesso e tutto ciò che si poteva sapere su di esso, proprio come gli abitanti della caverna di Platone pensavano che le ombre che vedevano fossero la realtà delle cose materiali. E come ombre destinate a scomparire, i miei libri erano scomparsi nelle loro scatole e ne era rimasto solo il ricordo, frammentario e incerto, nella mia mente inaffidabile. Ma ora, grazie alla generosità della città di Lisbona, usciranno dalle loro tombe e torneranno sui loro scaffali, pronti a dichiarare, dal giorno della loro resurrezione in poi, la loro fede nei miracoli.
Traduzione di Luis E. Moriones