Nobel letteratura: Louise Glück, scelta a sorpresa dopo scandali e pandemia
Raffaella De Santis, di RAFFAELLA DE SANTISLa scelta della poetessa americana spiazza ogni pronostico e corona gli anni "maledetti" dell'Accademia svedese
Alle 13 precise il segretario dell’Accademia svedese Mats Malm apre la porta e nel silenzio dei pochi presenti pronuncia il nome del vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2020: la poetessa americana Louise Glück. Silenzio intorno. Gli accademici hanno di nuovo spiazzato con un nome che non compariva nella lista dei più quotati dai bookmaker alla vigilia. Si parlava di una donna ma le favorite erano Maryse Condé e Anne Carson. I più ingenui pensavano ancora alla popolarissima Margaret Atwood.Il nome di Glück c'era ma in seconda fila.
Una donna, una poetessa, un’americana: la sedicesima scrittrice a vincere il Nobel (su 117 premiati dal 1901). La prima americana dai tempi di Toni Morrison (1993). Già iniziano i primi borbottii: ma come premiano una poetessa americana mentre hanno sempre snobbato Philip Roth? Qualcuno su Twitter subito cinguetta inviperito. Ancora una volta i dispettosissimi giur…
Una donna, una poetessa, un’americana: la sedicesima scrittrice a vincere il Nobel (su 117 premiati dal 1901). La prima americana dai tempi di Toni Morrison (1993). Già iniziano i primi borbottii: ma come premiano una poetessa americana mentre hanno sempre snobbato Philip Roth? Qualcuno su Twitter subito cinguetta inviperito. Ancora una volta i dispettosissimi giur…
Alle 13 precise il segretario dell’Accademia svedese Mats Malm apre la porta e nel silenzio dei pochi presenti pronuncia il nome del vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2020: la poetessa americana Louise Glück. Silenzio intorno. Gli accademici hanno di nuovo spiazzato con un nome che non compariva nella lista dei più quotati dai bookmaker alla vigilia. Si parlava di una donna ma le favorite erano Maryse Condé e Anne Carson. I più ingenui pensavano ancora alla popolarissima Margaret Atwood.Il nome di Glück c'era ma in seconda fila.
Una donna, una poetessa, un’americana: la sedicesima scrittrice a vincere il Nobel (su 117 premiati dal 1901). La prima americana dai tempi di Toni Morrison (1993). Già iniziano i primi borbottii: ma come premiano una poetessa americana mentre hanno sempre snobbato Philip Roth? Qualcuno su Twitter subito cinguetta inviperito. Ancora una volta i dispettosissimi giurati svedesi hanno smarcato ogni pronostico e riconfermato la loro vocazione a un premio iperletterario tutt’altro che mainstream. Margaret Atwood dovrà ancora aspettare, così come il povero Haruki Murakami che da anni riposa nelle liste dei papabili. Con la bravissima Louise Glück gli accademici ricordano al mondo che la “loro” letteratura abita ancora le alte sfere. D’altra parte il Nobel è sempre stato elitario (perfino quando si è divertito a stupire con Bob Dylan, vincitore nel 2016). Glück in realtà in Svezia è molto tradotta ma certo, anche per la sua esigua produzione letteraria, non si può certo considerare come una scelta pop.
Durante l’annuncio la sala dell’Accademia svedese è vuota, nel rispetto delle misure di sicurezza imposte dalla pandemia. I pochi giornalisti sembrano persi (erano solo sedici), seduti distanziati nella fastosa stanza piena di stucchi e specchi al primo piano di un elegante palazzo settecentesco al centro di Stoccolma. Su Twitter gli spettatori da tutto il mondo non arrivano a mille. Il Nobel del coronavirus si gioca sul digitale la sua possibilità di riscatto.
Alle spalle il peso di uno scandalo
Il percorso per arrivare qui è stato accidentato, due anni di tribolazioni, polemiche, errori e correzioni che hanno scalzato gli accademici dall’Olimpo precipitandoli all’inferno. L’Accademia svedese, incaricata di scegliere il vincitore, godeva di un prestigio inscalfibile fino a quando non è stata travolta da uno scandalo sessuale di sesso e soldi inimmaginabile fino ad allora nel concistoro sacro della letteratura. I 18 membri dell’istituzione culturale più riverita al mondo hanno allora iniziato a litigare tra loro, ad accusarsi reciprocamente dando un pessimo spettacolo di sé.
Tutto comincia più di due anni fa sul quotidiano svedese Dagens Nyheter, quando 18 donne accusano di molestie Jean-Claude Arnault, fotografo marsigliese marito dell’accademica Katarina Frostenson. Ci sarà un processo, Arnault finisce in carcere per violenza sessuale ed è accusato tra l’altro di aver spifferato i nomi dei vincitori agli scommettitori in più di un’occasione. Gravissimo, visto che la Svenska Akademien finanziava il Forum, un club di lusso nel quale di incontrava il Bel Mondo culturale svedese, una sorta di anticamera del Nobel.
Una catena di errori
Dopo l’annus horribilis senza assegnazione del premio, la scorsa edizione gli accademici fanno di nuovo un passo falso, scegliendo di incoronare a fianco ad Olga Tokarczuk il controverso Peter Handke, amico di Miloševic e del governo revanscista serbo. Nuove polemiche, ancora defezioni: Kristoffer Leandoer e Gun Britt-Sundström decidono di lasciare il comitato esterno del Nobel che la Fondazione aveva affiancato a quello ufficiale. Un evidente commissariamento. Operazione fallita, il comitato del commissariamento non regge, i dispettosi accademici sono riusciti a farlo esplodere. Nel team che aiuta dall’esterno il Comitato Nobel a selezionare la shortlist dei candidati (in genere pronta già a maggio) sono al momento rimasti Rebecka Kärde, Mikaela Blomqvist e Henrik Petersen, ma il loro mandato è in scadenza e non è detto che venga rinnovato. Kärde, ascoltata da Repubblica poche ore prima del Nobel, ha detto che non sa “cosa avverrà nel 2021”
Il Nobel senza cerimonia
Come se non bastasse sul Nobel già malconcio si è abbattuto il virus. Impossibile immaginare i consueti festeggiamenti. Il presidente del comitato Nobel Anders Olsson e il presidente della Fondazione Lars Heineken si sono visti costretti ad annullare la cerimonia di consegna dei premi alla Concert Hall di Stoccolma del 10 dicembre e il banchetto alla City Hall che segue in serata. Olsson, poeta di haiku amante della meditazione, ha spiegato a Repubblica che non c’erano alternative: La pandemia ci ha costretti a dei cambiamenti. Ci siamo dovuti adattare alla situazione”.
La vincitrice, che terrà la conferenza celebrativa negli Stati Uniti, è stata invitata comunque dall'Accademia svedese a partecipare al banchetto del prossimo anno.
Una donna, una poetessa, un’americana: la sedicesima scrittrice a vincere il Nobel (su 117 premiati dal 1901). La prima americana dai tempi di Toni Morrison (1993). Già iniziano i primi borbottii: ma come premiano una poetessa americana mentre hanno sempre snobbato Philip Roth? Qualcuno su Twitter subito cinguetta inviperito. Ancora una volta i dispettosissimi giurati svedesi hanno smarcato ogni pronostico e riconfermato la loro vocazione a un premio iperletterario tutt’altro che mainstream. Margaret Atwood dovrà ancora aspettare, così come il povero Haruki Murakami che da anni riposa nelle liste dei papabili. Con la bravissima Louise Glück gli accademici ricordano al mondo che la “loro” letteratura abita ancora le alte sfere. D’altra parte il Nobel è sempre stato elitario (perfino quando si è divertito a stupire con Bob Dylan, vincitore nel 2016). Glück in realtà in Svezia è molto tradotta ma certo, anche per la sua esigua produzione letteraria, non si può certo considerare come una scelta pop.
Durante l’annuncio la sala dell’Accademia svedese è vuota, nel rispetto delle misure di sicurezza imposte dalla pandemia. I pochi giornalisti sembrano persi (erano solo sedici), seduti distanziati nella fastosa stanza piena di stucchi e specchi al primo piano di un elegante palazzo settecentesco al centro di Stoccolma. Su Twitter gli spettatori da tutto il mondo non arrivano a mille. Il Nobel del coronavirus si gioca sul digitale la sua possibilità di riscatto.
Alle spalle il peso di uno scandalo
Il percorso per arrivare qui è stato accidentato, due anni di tribolazioni, polemiche, errori e correzioni che hanno scalzato gli accademici dall’Olimpo precipitandoli all’inferno. L’Accademia svedese, incaricata di scegliere il vincitore, godeva di un prestigio inscalfibile fino a quando non è stata travolta da uno scandalo sessuale di sesso e soldi inimmaginabile fino ad allora nel concistoro sacro della letteratura. I 18 membri dell’istituzione culturale più riverita al mondo hanno allora iniziato a litigare tra loro, ad accusarsi reciprocamente dando un pessimo spettacolo di sé.
Tutto comincia più di due anni fa sul quotidiano svedese Dagens Nyheter, quando 18 donne accusano di molestie Jean-Claude Arnault, fotografo marsigliese marito dell’accademica Katarina Frostenson. Ci sarà un processo, Arnault finisce in carcere per violenza sessuale ed è accusato tra l’altro di aver spifferato i nomi dei vincitori agli scommettitori in più di un’occasione. Gravissimo, visto che la Svenska Akademien finanziava il Forum, un club di lusso nel quale di incontrava il Bel Mondo culturale svedese, una sorta di anticamera del Nobel.
Una catena di errori
Dopo l’annus horribilis senza assegnazione del premio, la scorsa edizione gli accademici fanno di nuovo un passo falso, scegliendo di incoronare a fianco ad Olga Tokarczuk il controverso Peter Handke, amico di Miloševic e del governo revanscista serbo. Nuove polemiche, ancora defezioni: Kristoffer Leandoer e Gun Britt-Sundström decidono di lasciare il comitato esterno del Nobel che la Fondazione aveva affiancato a quello ufficiale. Un evidente commissariamento. Operazione fallita, il comitato del commissariamento non regge, i dispettosi accademici sono riusciti a farlo esplodere. Nel team che aiuta dall’esterno il Comitato Nobel a selezionare la shortlist dei candidati (in genere pronta già a maggio) sono al momento rimasti Rebecka Kärde, Mikaela Blomqvist e Henrik Petersen, ma il loro mandato è in scadenza e non è detto che venga rinnovato. Kärde, ascoltata da Repubblica poche ore prima del Nobel, ha detto che non sa “cosa avverrà nel 2021”
Il Nobel senza cerimonia
Come se non bastasse sul Nobel già malconcio si è abbattuto il virus. Impossibile immaginare i consueti festeggiamenti. Il presidente del comitato Nobel Anders Olsson e il presidente della Fondazione Lars Heineken si sono visti costretti ad annullare la cerimonia di consegna dei premi alla Concert Hall di Stoccolma del 10 dicembre e il banchetto alla City Hall che segue in serata. Olsson, poeta di haiku amante della meditazione, ha spiegato a Repubblica che non c’erano alternative: La pandemia ci ha costretti a dei cambiamenti. Ci siamo dovuti adattare alla situazione”.
La vincitrice, che terrà la conferenza celebrativa negli Stati Uniti, è stata invitata comunque dall'Accademia svedese a partecipare al banchetto del prossimo anno.