Non lasciamo la Patria ai nazionalisti
Enrico Franceschini , di ENRICO FRANCESCHINIL’amore per il proprio Paese non dovrebbe avere distinzioni, dice lo storico britannico Donald Sassoon. Che spiega anche perché destra e sinistra interpretano questo sentimento in modo diverso
Per Omero, nulla è dolce come la patria: perciò Ulisse la rincorre per ben dieci anni nell'Odissea. Per Flaubert, solo quando la si perde se ne comprende il valore. Per Hermann Hesse, segnato dagli orrori del nazismo, è semplicemente la decorazione con cui governano i potenti, in attesa della prossima carneficina. Per James Joyce, a cui l'Irlanda andava stretta, è la subdola rete a cui cercare di sfuggire. Per Samuel Johnson, autore del primo dizionario inglese, rappresenta l'ultimo rifugio delle canaglie. Per Seneca non ha confini: è grande come il mondo, perlomeno quello conosciuto alla sua epoca. E per un vecchio, avverte Maksim Gorkij dalla gelida Russia, è dovunque faccia caldo. L'argomento divide da sempre. A riaccendere il dibattito provvede ora Keir Starmer, il nuovo leader laburista, con un messaggio agli elettori in cui garantisce che anche il Labour "ama il proprio paese", per differenziarsi dal predecessor…
Per Omero, nulla è dolce come la patria: perciò Ulisse la rincorre per ben dieci anni nell'Odissea. Per Flaubert, solo quando la si perde se ne comprende il valore. Per Hermann Hesse, segnato dagli orrori del nazismo, è semplicemente la decorazione con cui governano i potenti, in attesa della prossima carneficina. Per James Joyce, a cui l'Irlanda andava stretta, è la subdola rete a cui cercare di sfuggire. Per Samuel Johnson, autore del primo dizionario inglese, rappresenta l'ultimo rifugio delle canaglie. Per Seneca non ha confini: è grande come il mondo, perlomeno quello conosciuto alla sua epoca. E per un vecchio, avverte Maksim Gorkij dalla gelida Russia, è dovunque faccia caldo. L'argomento divide da sempre. A riaccendere il dibattito provvede ora Keir Starmer, il nuovo leader laburista, con un messaggio agli elettori in cui garantisce che anche il Labour "ama il proprio paese", per differenziarsi dal predecessore Jeremy Corbyn, percepito dai suoi critici come non abbastanza patriottico. "Il patriottismo è di tutti", interviene nella controversia Donald Sassoon, docente di storia europea alla Queen Mary University di Londra e autore di numerosi saggi sul socialismo (il suo ultimo libro, Sintomi morbosi. Nella nostra storia di ieri i segnali della crisi di oggi è pubblicato in Italia da Garzanti). "Ma destra e sinistra", dice a Repubblica in questa intervista, "lo interpretano ciascuno a modo suo".
Esiste dunque un patriottismo di sinistra, come rivendica Starmer, professore?
"Indubbiamente, e non va confuso con nazionalismo o militarismo. Il Labour ha sempre cercato di mettere l'accento sul proprio patriottismo, inteso come amore del proprio paese e del proprio popolo. Ricordo che Gordon Brown, allora leader del partito, aprì il congresso del 2008 con lo slogan "posti di lavoro britannici per lavoratori britannici", una difesa del protezionismo mentre infuriava la grande crisi finanziaria globale".
E tuttavia Corbyn sembrava non patriottico a sufficienza.
"Corbyn veniva dall'ala pacifista e internazionalista del Labour, una corrente minoritaria nella sinistra britannica. Non è che non amasse il proprio paese. Ma per esempio non ha mai nascosto di essere antimonarchico, anzi favorevole a trasformare la monarchia in repubblica".
Perciò rifiutava di cantare l'inno nazionale?
"Certo. Anche se quello britannico, bisogna ammettere, è un inno particolare, diverso da molti altri paesi. L'inno di Mameli comincia con "fratelli d'Italia", la Marsigliese si rivolge ai "cittadini" e ai "figli della patria", mentre il nostro è un inno monarchico, il cui verso chiave, come tutti sanno, è "Dio salvi la regina". Per questo Corbyn preferiva non pronunciarlo".
Fu accusato anche di non indossare l'abito scuro alla cerimonia di commemorazione dei caduti.
"Fece ancora peggio il suo predecessore Michael Foot (travolto da Margaret Thatcher alle elezioni del 1983, ndr), che andò alla cerimonia indossando un cappotto Montgomery".
Non solo Corbyn, ma buona parte della sinistra europea, viene spesso identificata con il pacifismo: è questo che la fa sembrare poco pronta a difendere la patria?
"Non è sempre stato così. Molti partiti di sinistra erano contrari a partecipare alla Prima guerra mondiale, ma hanno avuto un ruolo di primo piano nella Resistenza durante la Seconda guerra mondiale. In Gran Bretagna fu anzi proprio il Labour, che pure era all'opposizione, ad appoggiare Churchill come premier conservatore per fermare il nazismo. Poi, è vero, Wilson rifiutò di entrare nella guerra del Vietnam, come gli chiedevano gli americani. Ma Blair è andato in guerra in Iraq insieme a Bush".
In tema di patriottismo, concorda che gli europei vengono da Venere, gli americani da Marte, secondo la nota definizione di uno storico americano?
"Ormai in Europa il patriottismo espresso con la forza delle armi è una prerogativa soltanto di un paio di nazioni, la Gran Bretagna e la Francia, non a caso ex-potenze coloniali ed entrambe potenze nucleari. La Germania non esibisce i muscoli per gli spettri della sua storia, l'Italia ha smesso di farlo dopo la caduta del fascismo e se ne astiene il più possibile, anche quando la guerra scoppia sulla porta di casa sua come in Libia".
In America invece il patriottismo è bipartisan anche quando si tratta di scendere in guerra...
"Come afferma un noto detto, se uno ha un martello, tutti i problemi diventano dei chiodi. Ogni volta che c'è stato un problema nel mondo, da un secolo a questa parte, chiediamo agli Usa come risolverlo, perché la loro forza militare è senza eguali".
A sinistra c'è chi rifiuta di dirsi patriottico per timore di risultare nazionalista.
"Sbagliando, perché sono due concetti assai diversi. È perfettamente legittimo dire: sono un patriota ma non sono nazionalista. Cioè amo il mio paese, ma non mi sento superiore agli altri, né detesto chi è diverso da me. Ripeto, il patriottismo è di tutti, ma destra e sinistra lo definiscono ciascuno alla propria maniera".
Tranne che sui campi di calcio...
"Ecco, giusto negli stadi sventolano la bandiera tutti allo stesso modo".
A proposito, Churchill diceva che gli italiani vanno alla guerra come se fosse una partita di calcio e alle partite come fossero una guerra.
"Il solito senso di superiorità degli inglesi".
Sul quale nei giorni scorsi c'è stato un diverbio tra Boris Johnson e il presidente Mattarella: l'amore per la libertà come presunto motivo della ritrosia britannica a rispettare le regole contro il Covid.
"Bisogna stare attenti agli stereotipi. In parte avete contribuito anche voi italiani a diffonderli: siete quasi orgogliosi di definirvi indisciplinati e poco rispettosi delle norme. Invece la pandemia ha dimostrato che sapete essere disciplinati e obbedienti più degli altri. Quanto agli inglesi, non siamo noi ad avere inventato la coda? Non proprio il simbolo di un incontenibile individualismo".
Esiste dunque un patriottismo di sinistra, come rivendica Starmer, professore?
"Indubbiamente, e non va confuso con nazionalismo o militarismo. Il Labour ha sempre cercato di mettere l'accento sul proprio patriottismo, inteso come amore del proprio paese e del proprio popolo. Ricordo che Gordon Brown, allora leader del partito, aprì il congresso del 2008 con lo slogan "posti di lavoro britannici per lavoratori britannici", una difesa del protezionismo mentre infuriava la grande crisi finanziaria globale".
E tuttavia Corbyn sembrava non patriottico a sufficienza.
"Corbyn veniva dall'ala pacifista e internazionalista del Labour, una corrente minoritaria nella sinistra britannica. Non è che non amasse il proprio paese. Ma per esempio non ha mai nascosto di essere antimonarchico, anzi favorevole a trasformare la monarchia in repubblica".
Perciò rifiutava di cantare l'inno nazionale?
"Certo. Anche se quello britannico, bisogna ammettere, è un inno particolare, diverso da molti altri paesi. L'inno di Mameli comincia con "fratelli d'Italia", la Marsigliese si rivolge ai "cittadini" e ai "figli della patria", mentre il nostro è un inno monarchico, il cui verso chiave, come tutti sanno, è "Dio salvi la regina". Per questo Corbyn preferiva non pronunciarlo".
Fu accusato anche di non indossare l'abito scuro alla cerimonia di commemorazione dei caduti.
"Fece ancora peggio il suo predecessore Michael Foot (travolto da Margaret Thatcher alle elezioni del 1983, ndr), che andò alla cerimonia indossando un cappotto Montgomery".
Non solo Corbyn, ma buona parte della sinistra europea, viene spesso identificata con il pacifismo: è questo che la fa sembrare poco pronta a difendere la patria?
"Non è sempre stato così. Molti partiti di sinistra erano contrari a partecipare alla Prima guerra mondiale, ma hanno avuto un ruolo di primo piano nella Resistenza durante la Seconda guerra mondiale. In Gran Bretagna fu anzi proprio il Labour, che pure era all'opposizione, ad appoggiare Churchill come premier conservatore per fermare il nazismo. Poi, è vero, Wilson rifiutò di entrare nella guerra del Vietnam, come gli chiedevano gli americani. Ma Blair è andato in guerra in Iraq insieme a Bush".
In tema di patriottismo, concorda che gli europei vengono da Venere, gli americani da Marte, secondo la nota definizione di uno storico americano?
"Ormai in Europa il patriottismo espresso con la forza delle armi è una prerogativa soltanto di un paio di nazioni, la Gran Bretagna e la Francia, non a caso ex-potenze coloniali ed entrambe potenze nucleari. La Germania non esibisce i muscoli per gli spettri della sua storia, l'Italia ha smesso di farlo dopo la caduta del fascismo e se ne astiene il più possibile, anche quando la guerra scoppia sulla porta di casa sua come in Libia".
In America invece il patriottismo è bipartisan anche quando si tratta di scendere in guerra...
"Come afferma un noto detto, se uno ha un martello, tutti i problemi diventano dei chiodi. Ogni volta che c'è stato un problema nel mondo, da un secolo a questa parte, chiediamo agli Usa come risolverlo, perché la loro forza militare è senza eguali".
A sinistra c'è chi rifiuta di dirsi patriottico per timore di risultare nazionalista.
"Sbagliando, perché sono due concetti assai diversi. È perfettamente legittimo dire: sono un patriota ma non sono nazionalista. Cioè amo il mio paese, ma non mi sento superiore agli altri, né detesto chi è diverso da me. Ripeto, il patriottismo è di tutti, ma destra e sinistra lo definiscono ciascuno alla propria maniera".
Tranne che sui campi di calcio...
"Ecco, giusto negli stadi sventolano la bandiera tutti allo stesso modo".
A proposito, Churchill diceva che gli italiani vanno alla guerra come se fosse una partita di calcio e alle partite come fossero una guerra.
"Il solito senso di superiorità degli inglesi".
Sul quale nei giorni scorsi c'è stato un diverbio tra Boris Johnson e il presidente Mattarella: l'amore per la libertà come presunto motivo della ritrosia britannica a rispettare le regole contro il Covid.
"Bisogna stare attenti agli stereotipi. In parte avete contribuito anche voi italiani a diffonderli: siete quasi orgogliosi di definirvi indisciplinati e poco rispettosi delle norme. Invece la pandemia ha dimostrato che sapete essere disciplinati e obbedienti più degli altri. Quanto agli inglesi, non siamo noi ad avere inventato la coda? Non proprio il simbolo di un incontenibile individualismo".