Frieze, tutti alla fiera virtuale dell'arte
Enrico Franceschini , di ENRICO FRANCESCHINIL'evento annuale che riunisce a Londra le più importanti gallerie del mondo si è spostato per lo più in Rete. Ma il risultato non è lo stesso
LONDRA - "Pensare fuori dalla tenda" è il modo di dire inglese analogo all'italiano "pensare fuori dagli schemi": quest'anno è diventato l'inevitabile slogan di Frieze, la fiera dell'arte concettuale che all'inizio di ogni ottobre raduna più di 100 mila visitatori (l'anno scorso furono 125 mila) sotto una serie di tendoni sui prati di Regent's Park. Solo che quest'anno, a causa della pandemia da Covid 19, il "circo" dell'arte contemporanea non è arrivato a Londra, trasferendo opere ed eventi completamente online.
Una fiera virtuale non è mai la stessa cosa e il principio vale ancora di più per il Frieze, che viveva dei party, degli incontri, della presenza di artisti, collezionisti e vip, come e più di ogni altra manifestazione di questo genere. Lanciata nel 2003 nel magnifico parco londinese, con manifestazioni parallele a New York e a Los Angeles, è diventato un…
Una fiera virtuale non è mai la stessa cosa e il principio vale ancora di più per il Frieze, che viveva dei party, degli incontri, della presenza di artisti, collezionisti e vip, come e più di ogni altra manifestazione di questo genere. Lanciata nel 2003 nel magnifico parco londinese, con manifestazioni parallele a New York e a Los Angeles, è diventato un…
LONDRA - "Pensare fuori dalla tenda" è il modo di dire inglese analogo all'italiano "pensare fuori dagli schemi": quest'anno è diventato l'inevitabile slogan di Frieze, la fiera dell'arte concettuale che all'inizio di ogni ottobre raduna più di 100 mila visitatori (l'anno scorso furono 125 mila) sotto una serie di tendoni sui prati di Regent's Park. Solo che quest'anno, a causa della pandemia da Covid 19, il "circo" dell'arte contemporanea non è arrivato a Londra, trasferendo opere ed eventi completamente online.
Una fiera virtuale non è mai la stessa cosa e il principio vale ancora di più per il Frieze, che viveva dei party, degli incontri, della presenza di artisti, collezionisti e vip, come e più di ogni altra manifestazione di questo genere. Lanciata nel 2003 nel magnifico parco londinese, con manifestazioni parallele a New York e a Los Angeles, è diventato uno degli appuntamenti più importanti nel circuito dell'arte mondiale. Stavolta, tuttavia, "il jet-set è rimasto a casa", come scrive il Guardian. "Dobbiamo pensare fuori dagli schemi" (in inglese, fuori "dalla tenda" appunto), dice la direttrice artistica Eva Langret. Soltanto un evento ha luogo realmente: la Contemporary African Art Fair, ospitata da Somerset House, il museo sulla riva del Tamigi, che esibisce opere di 28 gallerie d'arte ma per l'occasione può accogliere soltanto 250 persone per volta. "Piccolo è bello", si consola la sua curatrice Touria El Glaoui, indicando che c'è stata grande richiesta di biglietti.
Tutto il resto è su internet, dove le gallerie che abitualmente esponevano al Frieze, riempendo il parco di ardite e colorate installazioni, hanno creato "stanze virtuali" il più possibile simili a quelle della realtà, usando tecnologie messe a punto per i videogiochi. Come ogni trasformazione resa necessaria dalla lotta al coronavirus, anche questa sembra in procinto di trasformare il mondo dell'arte. La galleria Hauser & Wirth, per esempio, ha già reso noto che continuerà a utilizzare lo spazio virtuale creato per il Frieze, in grado di ospitare 1 milione e 200 mila visitatori da quando è stato lanciato, per progettare future mostre e per ridurre le emissioni di carbonio rispetto a esibizioni dal vivo. Il fenomeno delle gallerie e delle mostre virtuali, del resto, era già cominciato prima della pandemia e ne è uscito ovviamente rafforzato.
Il Guardian cita il parere di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, collezionista, mecenate e fondatrice dell'omonima fondazione, secondo cui le fiere virtuali potranno funzionare soltanto a breve termine: "Bisogna essere lì, condividere l'esperienza artistica insieme ad altri, affinché l'evento produca l'obiettivo desiderato". Le fiere dal vivo restano la parte maggiore del mercato dell'arte, con vendite di 16 miliardi di dollari nel 2018 secondo dati della Ubs. Ma lo stesso rapporto registrava un nuovo picco per il mercato virtuale, con un fatturato di 6 miliardi di dollari due anni fa. E nei primi tre mesi del 2020 le sole aste online di Sotheby, Christie e Phillips hanno totalizzato 370 miliardi di dollari, cinque volte di più che nel 2019.
Una fiera virtuale non è mai la stessa cosa e il principio vale ancora di più per il Frieze, che viveva dei party, degli incontri, della presenza di artisti, collezionisti e vip, come e più di ogni altra manifestazione di questo genere. Lanciata nel 2003 nel magnifico parco londinese, con manifestazioni parallele a New York e a Los Angeles, è diventato uno degli appuntamenti più importanti nel circuito dell'arte mondiale. Stavolta, tuttavia, "il jet-set è rimasto a casa", come scrive il Guardian. "Dobbiamo pensare fuori dagli schemi" (in inglese, fuori "dalla tenda" appunto), dice la direttrice artistica Eva Langret. Soltanto un evento ha luogo realmente: la Contemporary African Art Fair, ospitata da Somerset House, il museo sulla riva del Tamigi, che esibisce opere di 28 gallerie d'arte ma per l'occasione può accogliere soltanto 250 persone per volta. "Piccolo è bello", si consola la sua curatrice Touria El Glaoui, indicando che c'è stata grande richiesta di biglietti.
Tutto il resto è su internet, dove le gallerie che abitualmente esponevano al Frieze, riempendo il parco di ardite e colorate installazioni, hanno creato "stanze virtuali" il più possibile simili a quelle della realtà, usando tecnologie messe a punto per i videogiochi. Come ogni trasformazione resa necessaria dalla lotta al coronavirus, anche questa sembra in procinto di trasformare il mondo dell'arte. La galleria Hauser & Wirth, per esempio, ha già reso noto che continuerà a utilizzare lo spazio virtuale creato per il Frieze, in grado di ospitare 1 milione e 200 mila visitatori da quando è stato lanciato, per progettare future mostre e per ridurre le emissioni di carbonio rispetto a esibizioni dal vivo. Il fenomeno delle gallerie e delle mostre virtuali, del resto, era già cominciato prima della pandemia e ne è uscito ovviamente rafforzato.
Il Guardian cita il parere di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, collezionista, mecenate e fondatrice dell'omonima fondazione, secondo cui le fiere virtuali potranno funzionare soltanto a breve termine: "Bisogna essere lì, condividere l'esperienza artistica insieme ad altri, affinché l'evento produca l'obiettivo desiderato". Le fiere dal vivo restano la parte maggiore del mercato dell'arte, con vendite di 16 miliardi di dollari nel 2018 secondo dati della Ubs. Ma lo stesso rapporto registrava un nuovo picco per il mercato virtuale, con un fatturato di 6 miliardi di dollari due anni fa. E nei primi tre mesi del 2020 le sole aste online di Sotheby, Christie e Phillips hanno totalizzato 370 miliardi di dollari, cinque volte di più che nel 2019.