Una vittoriana a Hong Kong
Leonetta Bentivoglio , di LEONETTA BENTIVOGLIONaoise Dolan, irlandese alla sua prima prova letteraria, racconta, con ironia spietata, ragazzi sempre connessi. Un mondo che ricorda tanto quello di Sally Rooney
Dovremmo renderci conto che nel mondo, malgrado tutto, circolano numerose consolazioni. Una riguarda il fatto che le generazioni cambiano nel segno di modalità rivelatorie che possono indurci ad affermare: che bello vivere proprio adesso, e per esempio ascoltare i punti di vista, sulla vita e sull’amore, proposti da scrittori giovanissimi. Nutriti anche dalla miriade di nuovi aspetti cognitivi stimolati dalla rete, alcuni possiedono un’elasticità mentale, una ricchezza di sfumature espressive e una facoltà di analisi degli ambienti che mancano ai moderni narratori di una o due generazioni precedenti, condizionati da eccessi d’intellettualismo. Proviamo quindi ad accorgerci, guidati dai ventenni, che i nostri sono Tempi eccitanti, secondo il titolo che la 28enne irlandese Naoise Dolan ha dato al suo esordio letterario. In Italia lo presenta Atlantide, sigla editoriale raffinata e preveggente, e l’ottima traduzione è di Claudia Durasta…
Dovremmo renderci conto che nel mondo, malgrado tutto, circolano numerose consolazioni. Una riguarda il fatto che le generazioni cambiano nel segno di modalità rivelatorie che possono indurci ad affermare: che bello vivere proprio adesso, e per esempio ascoltare i punti di vista, sulla vita e sull’amore, proposti da scrittori giovanissimi. Nutriti anche dalla miriade di nuovi aspetti cognitivi stimolati dalla rete, alcuni possiedono un’elasticità mentale, una ricchezza di sfumature espressive e una facoltà di analisi degli ambienti che mancano ai moderni narratori di una o due generazioni precedenti, condizionati da eccessi d’intellettualismo. Proviamo quindi ad accorgerci, guidati dai ventenni, che i nostri sono Tempi eccitanti, secondo il titolo che la 28enne irlandese Naoise Dolan ha dato al suo esordio letterario. In Italia lo presenta Atlantide, sigla editoriale raffinata e preveggente, e l’ottima traduzione è di Claudia Durastanti.
Uscito in Gran Bretagna nell’aprile scorso, Exciting Times è stato un successo che ha scalato in fretta le vette dei bestseller. In giugno veniva applaudito negli Stati Uniti e la Black Bear Pictures ne ha acquistato i diritti per trarne una serie televisiva. Leggendolo si coglie subito il senso del suo appeal. L’impassibile asciuttezza della prosa, equivalente a un originale marchio di stile, risulta perspicace al massimo nel registrare le spirali fuggevoli e contraddittorie dei sentimenti. Il tono svelto è da commedia brillante, le figure appaiono umanamente credibili e le riflessioni della protagonista, insieme ai dialoghi sferzanti che conduce, sono così “giusti” e divertenti da catturarci in un gioco diabolico: una pagina tira l’altra e non si riesce a smettere. Tra i personaggi le comunicazioni, i depistaggi, le moine e le dichiarazioni affidano una parte sostanziosa dei loro sviluppi a sfere virtuali, cioè all’ambito dei social, della messaggistica e delle varie applicazioni. Tutti, quando s’incontrano e parlano, sbirciano in continuazione gli schermi dei cellulari.
Il palcoscenico della trama, centrata su un triangolo amoroso, è la città di Hong Kong, globalizzata e spaesante per la ventiduenne Ava, che si racconta in prima persona. Ava ha lasciato Dublino (dove crede che tutti la odino) per evadere dalla sua famiglia e immettersi in un luogo abbastanza caotico da non evidenziare l’indefinitezza dei suoi scopi. A Hong Kong lavora come insegnante d’inglese, e sono dense le sue sarcastiche digressioni sulla lingua come specchio di altre cose: criterio di differenze sociali, misura di appropriatezza, metro delle distanze tra inglesi e irlandesi… Dopo aver testato squallidi Airbnb, Ava si trasferisce da Julian, giovane banchiere londinese conosciuto in un bar.
Nell’appartamento del manager, algido e ricco quanto il proprietario, Ava occupa la camera degli ospiti. I due conversano e fanno sesso, ma senza impegno. Bando a coinvolgimenti emotivi e ad obblighi reciproci. Irresistibile è il modo in cui entrambi manifestano le rispettive indisponibilità. In campo c’è una gara tra due contendenti tanto arroccati quanto vulnerabili. Nessun cedimento all’amore è previsto. Poi Julian vola a Londra e Ava s’imbatte in Edith, avvocatessa autoctona di fascinoso lesbismo. Il clima cambia, le chiacchiere si ossigenano, l’eros visita territori ignoti e quel che si dice corrisponde a ciò che si sente. Julian torna a casa e davanti ad Ava si spalanca un bivio…
Naoise Dolan è facilmente accostabile a Sally Rooney, la celebrata autrice di Parlarne tra amici e di Persone normali. Anche lei è nata in Irlanda, anche lei descrive l’amore del Duemila con lucidità smagliante, anche lei osserva con esattezza le diversità di genere, classe ed etnia, anche lei è a circa metà dei suoi vent’anni. Eppure ha un registro autonomo per almeno due motivi: l’onnipresente cinismo e uno humour disperato. Mettiamola così: la sua eroina Ava sembra danzare sfrenatamente sull’orlo di un vulcano. In bilico tra il ludico e l’abissale, è una ragazza esilarante, perfida ed anche molto seria (super-informata sulla politica, giudica la realtà che la circonda con intransigenza anticapitalistica).
Per questo Zadie Smith, esaltando il romanzo (lodato pure da Hilary Mantel), lo ha definito «femminista, marxista e cattivo». In effetti è un libro feroce. Non a caso Dolan ha preso un master in Letteratura vittoriana a Oxford: nel cosmo rapinoso e freddo di Tempi eccitanti volano spesso fantasmi vittoriani, benché traslati. Lo testimoniano ingredienti quali un’acida ironia, un retrogusto di cupo pessimismo e un’indagine spietata di vizi alto-borghesi da fiera delle vanità. Forse si può immaginare Naoise Dolan come una vittoriana del terzo millennio tuffatasi con acume e stravaganza nel mare dell’odierna liquidità relazionale.
Uscito in Gran Bretagna nell’aprile scorso, Exciting Times è stato un successo che ha scalato in fretta le vette dei bestseller. In giugno veniva applaudito negli Stati Uniti e la Black Bear Pictures ne ha acquistato i diritti per trarne una serie televisiva. Leggendolo si coglie subito il senso del suo appeal. L’impassibile asciuttezza della prosa, equivalente a un originale marchio di stile, risulta perspicace al massimo nel registrare le spirali fuggevoli e contraddittorie dei sentimenti. Il tono svelto è da commedia brillante, le figure appaiono umanamente credibili e le riflessioni della protagonista, insieme ai dialoghi sferzanti che conduce, sono così “giusti” e divertenti da catturarci in un gioco diabolico: una pagina tira l’altra e non si riesce a smettere. Tra i personaggi le comunicazioni, i depistaggi, le moine e le dichiarazioni affidano una parte sostanziosa dei loro sviluppi a sfere virtuali, cioè all’ambito dei social, della messaggistica e delle varie applicazioni. Tutti, quando s’incontrano e parlano, sbirciano in continuazione gli schermi dei cellulari.
Il palcoscenico della trama, centrata su un triangolo amoroso, è la città di Hong Kong, globalizzata e spaesante per la ventiduenne Ava, che si racconta in prima persona. Ava ha lasciato Dublino (dove crede che tutti la odino) per evadere dalla sua famiglia e immettersi in un luogo abbastanza caotico da non evidenziare l’indefinitezza dei suoi scopi. A Hong Kong lavora come insegnante d’inglese, e sono dense le sue sarcastiche digressioni sulla lingua come specchio di altre cose: criterio di differenze sociali, misura di appropriatezza, metro delle distanze tra inglesi e irlandesi… Dopo aver testato squallidi Airbnb, Ava si trasferisce da Julian, giovane banchiere londinese conosciuto in un bar.
Nell’appartamento del manager, algido e ricco quanto il proprietario, Ava occupa la camera degli ospiti. I due conversano e fanno sesso, ma senza impegno. Bando a coinvolgimenti emotivi e ad obblighi reciproci. Irresistibile è il modo in cui entrambi manifestano le rispettive indisponibilità. In campo c’è una gara tra due contendenti tanto arroccati quanto vulnerabili. Nessun cedimento all’amore è previsto. Poi Julian vola a Londra e Ava s’imbatte in Edith, avvocatessa autoctona di fascinoso lesbismo. Il clima cambia, le chiacchiere si ossigenano, l’eros visita territori ignoti e quel che si dice corrisponde a ciò che si sente. Julian torna a casa e davanti ad Ava si spalanca un bivio…
Naoise Dolan è facilmente accostabile a Sally Rooney, la celebrata autrice di Parlarne tra amici e di Persone normali. Anche lei è nata in Irlanda, anche lei descrive l’amore del Duemila con lucidità smagliante, anche lei osserva con esattezza le diversità di genere, classe ed etnia, anche lei è a circa metà dei suoi vent’anni. Eppure ha un registro autonomo per almeno due motivi: l’onnipresente cinismo e uno humour disperato. Mettiamola così: la sua eroina Ava sembra danzare sfrenatamente sull’orlo di un vulcano. In bilico tra il ludico e l’abissale, è una ragazza esilarante, perfida ed anche molto seria (super-informata sulla politica, giudica la realtà che la circonda con intransigenza anticapitalistica).
Per questo Zadie Smith, esaltando il romanzo (lodato pure da Hilary Mantel), lo ha definito «femminista, marxista e cattivo». In effetti è un libro feroce. Non a caso Dolan ha preso un master in Letteratura vittoriana a Oxford: nel cosmo rapinoso e freddo di Tempi eccitanti volano spesso fantasmi vittoriani, benché traslati. Lo testimoniano ingredienti quali un’acida ironia, un retrogusto di cupo pessimismo e un’indagine spietata di vizi alto-borghesi da fiera delle vanità. Forse si può immaginare Naoise Dolan come una vittoriana del terzo millennio tuffatasi con acume e stravaganza nel mare dell’odierna liquidità relazionale.