L’editoria italiana riprende fiato dopo lo shock del lockdown. Certo è un lento recupero ma fa sperare. La perdita di fatturato nel settore della varia (romanzi e saggi) si riduce di altri quattro punti percentuali rispetto al 2019, passando dal -11% di fine giugno al -7% (era il -20% a metà aprile).
L’Associazione italiana editori (Aie) ha appena presentato gli ultimi dati sui libri e la lettura, come fa di consueto ogni anno durante la Buchmesse di Francoforte ma stavolta in collegamento online. Il presidente Ricardo Franco Levi è soddisfatto ma è consapevole delle difficoltà: “Bisognerà vedere come evolverà negli ultimi mesi dell’anno la pandemia. I dati comunque mostrano la capacità di resistere del mondo del libro”.
Quanto vale il mercato
Le vendite di libri fisici, saggi e romanzi, tra librerie, grande distribuzione e store online secondo i dati più recenti valgono 850 milioni, contro i 914 del corrispondente periodo dell’anno precedente. E’ visibile un recupero netto nelle ultime settimane: i 64 milioni persi in nove mesi (pari al 7%) sono comunque molti meno dei 90 milioni di aprile, quando la perdita era del 20%.
Il futuro delle librerie
Le librerie fisiche hanno ripreso vita grazie alla loro creatività e all’intraprendenza dei librai indipendenti che durante i mesi di chiusura hanno cercato nuovi canali, dai libri su ordinazione a quelli consegnati a domicilio. Oggi arriva qualche timido segnale di ripresa: i canali fisici (librerie e grande distribuzione organizzata) rappresentano il 57% del mercato, dopo il 55% di luglio e il 52% di aprile. Va meglio ma è evidente che siamo lontanissimi da 73% del 2019. L’avanzata degli store online, tra cui Amazon la fa da padrone, è molto veloce: hanno già raggiunto il 43% della quota di mercato e sarà importante capire cosa succederà nei prossimi mesi.Ricardo Franco Levi incita però ad allargare lo sguardo: “Il dato riflette un andamento di tutto il commercio, non riguarda solo delle vendite del libro ma ogni settore. Naturalmente la pandemia ha funzionato da acceleratore”. Nel 2019 gli store online erano al 27%.
I libri italiani all’estero
Buoni anche i dati che fotografano la situazione del 2019 per quanto concerne la vendita di diritti. Lo scorso anno le case editrici hanno venduto ai loro colleghi stranieri i diritti per 8.569 opere e hanno comparato diritti per 9.648 titoli. “Tradizionalmente l’Italia era stata una forte importatrice ma da qualche tempo riusciamo ad esportare meglio i nostri autori. Un successo dovuto al merito di editori, agenti, traduttori”, dice Levi. E’ stato di recente lanciato un nuovo sito New Italian Books che funziona da vetrina delle nostre novità editoriali.
Pochi lettori
Per quanto riguarda la lettura rimaniamo però il fanalino di coda dell’Europa. In Italia legge il 65% della popolazione tra i 15 e i 75 anni, ma la percentuale comprende anche i libri scolastici e qualsiasi tipo di libro manualistico, da un ricettario a un volume su come riparare i motori. Inoltre quasi la metà (il 44%) di chi dichiara di aver letto un libro, un e-book o ascoltato un audiolibro nei dodici mesi precedenti confessa di non arrivare a tre libri l’anno. Solo il 16% ha letto un libro al mese. Il tempo dedicato in media alla lettura è inoltre molto basso: solo il 9% ha letto più di un’ora continuativa al giorno. I giovani sono quelli che leggono di più (l’80%) ma lo fanno in modo frammentato senza che la lettura diventi un’abitudine giornaliera. Solo il 5% afferma di avervi dedicato almeno un’ora continuativa al giorno. Ultimo elemento da considerare, ma non meno importante, sono le diseguaglianze sociali e territoriali: “L’Italia è ancora un paese diviso in due – dice Levi -. Al sud purtroppo si legge molto meno”.
Un modello per l’Europa
Stavolta gli editori non si lamentano per la politica governativa. I loro appelli sono stati ascoltati e dal governo sono arrivati almeno un centinaio di milioni di euro per il mondo del libro. E’ stata rifinanziata la App 18, il bonus per l’acquisto dei libri tenuto per un po’ in bilico, e è arrivato un consistente aiuto alle librerie, intorno ai 15 milioni. Mentre i piccoli editori hanno potuto contare su 10 milioni. Misure che “hanno segnalato l’Italia come un modello per l’Europa”, sottolinea il presidente dell’Aie, che a lungo si era battuto con la sua associazione di categoria per ottenere finanziamenti in grado di arginare la crisi provocata dal virus.
L’Associazione italiana editori (Aie) ha appena presentato gli ultimi dati sui libri e la lettura, come fa di consueto ogni anno durante la Buchmesse di Francoforte ma stavolta in collegamento online. Il presidente Ricardo Franco Levi è soddisfatto ma è consapevole delle difficoltà: “Bisognerà vedere come evolverà negli ultimi mesi dell’anno la pandemia. I dati comunque mostrano la capacità di resistere del mondo del libro”.
Quanto vale il mercato
Le vendite di libri fisici, saggi e romanzi, tra librerie, grande distribuzione e store online secondo i dati più recenti valgono 850 milioni, contro i 914 del corrispondente periodo dell’anno precedente. E’ visibile un recupero netto nelle ultime settimane: i 64 milioni persi in nove mesi (pari al 7%) sono comunque molti meno dei 90 milioni di aprile, quando la perdita era del 20%.
Il futuro delle librerie
Le librerie fisiche hanno ripreso vita grazie alla loro creatività e all’intraprendenza dei librai indipendenti che durante i mesi di chiusura hanno cercato nuovi canali, dai libri su ordinazione a quelli consegnati a domicilio. Oggi arriva qualche timido segnale di ripresa: i canali fisici (librerie e grande distribuzione organizzata) rappresentano il 57% del mercato, dopo il 55% di luglio e il 52% di aprile. Va meglio ma è evidente che siamo lontanissimi da 73% del 2019. L’avanzata degli store online, tra cui Amazon la fa da padrone, è molto veloce: hanno già raggiunto il 43% della quota di mercato e sarà importante capire cosa succederà nei prossimi mesi.Ricardo Franco Levi incita però ad allargare lo sguardo: “Il dato riflette un andamento di tutto il commercio, non riguarda solo delle vendite del libro ma ogni settore. Naturalmente la pandemia ha funzionato da acceleratore”. Nel 2019 gli store online erano al 27%.
I libri italiani all’estero
Buoni anche i dati che fotografano la situazione del 2019 per quanto concerne la vendita di diritti. Lo scorso anno le case editrici hanno venduto ai loro colleghi stranieri i diritti per 8.569 opere e hanno comparato diritti per 9.648 titoli. “Tradizionalmente l’Italia era stata una forte importatrice ma da qualche tempo riusciamo ad esportare meglio i nostri autori. Un successo dovuto al merito di editori, agenti, traduttori”, dice Levi. E’ stato di recente lanciato un nuovo sito New Italian Books che funziona da vetrina delle nostre novità editoriali.
Pochi lettori
Per quanto riguarda la lettura rimaniamo però il fanalino di coda dell’Europa. In Italia legge il 65% della popolazione tra i 15 e i 75 anni, ma la percentuale comprende anche i libri scolastici e qualsiasi tipo di libro manualistico, da un ricettario a un volume su come riparare i motori. Inoltre quasi la metà (il 44%) di chi dichiara di aver letto un libro, un e-book o ascoltato un audiolibro nei dodici mesi precedenti confessa di non arrivare a tre libri l’anno. Solo il 16% ha letto un libro al mese. Il tempo dedicato in media alla lettura è inoltre molto basso: solo il 9% ha letto più di un’ora continuativa al giorno. I giovani sono quelli che leggono di più (l’80%) ma lo fanno in modo frammentato senza che la lettura diventi un’abitudine giornaliera. Solo il 5% afferma di avervi dedicato almeno un’ora continuativa al giorno. Ultimo elemento da considerare, ma non meno importante, sono le diseguaglianze sociali e territoriali: “L’Italia è ancora un paese diviso in due – dice Levi -. Al sud purtroppo si legge molto meno”.
Un modello per l’Europa
Stavolta gli editori non si lamentano per la politica governativa. I loro appelli sono stati ascoltati e dal governo sono arrivati almeno un centinaio di milioni di euro per il mondo del libro. E’ stata rifinanziata la App 18, il bonus per l’acquisto dei libri tenuto per un po’ in bilico, e è arrivato un consistente aiuto alle librerie, intorno ai 15 milioni. Mentre i piccoli editori hanno potuto contare su 10 milioni. Misure che “hanno segnalato l’Italia come un modello per l’Europa”, sottolinea il presidente dell’Aie, che a lungo si era battuto con la sua associazione di categoria per ottenere finanziamenti in grado di arginare la crisi provocata dal virus.