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Carlo Petrini con papa Francesco 

Papa Francesco e Carlo Petrini per il pianeta

In edicola con Repubblica "Terrafutura”: il libro che raccoglie i dialoghi tra il pontefice e il fondatore di Slow Food
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Che cosa significa davvero, oggi, avere un pensiero ecologico? In che modo laici e credenti possono camminare insieme per progettare il mondo che verrà? Qual è il posto della specie umana nell’equilibrio del pianeta? È nato per dare risposta a queste domande, e per sviluppare intorno ad esse una riflessione fertile, fuori dai binari di ogni settarismo, il volume Terrafutura – Dialoghi con Papa Francesco sull’ecologia integrale. In edicola con Repubblica (a 9,90 euro in più) il volume è firmato da Carlo Petrini, fondatore del movimento Slow Food e ispiratore di Terra Madre, che vi ha riunito le trascrizioni dei dialoghi avuti con il pontefice negli ultimi anni, nonché una serie di interventi che entrambi hanno dedicato, in contesti diversi, ai temi della salvaguardia ambientale e della giustizia sociale. Un incontro tra personalità dalla storia dissimile, ma unite dal fatto di sentirsi parte di un comune fronte ambienta…
Che cosa significa davvero, oggi, avere un pensiero ecologico? In che modo laici e credenti possono camminare insieme per progettare il mondo che verrà? Qual è il posto della specie umana nell’equilibrio del pianeta? È nato per dare risposta a queste domande, e per sviluppare intorno ad esse una riflessione fertile, fuori dai binari di ogni settarismo, il volume Terrafutura – Dialoghi con Papa Francesco sull’ecologia integrale. In edicola con Repubblica (a 9,90 euro in più) il volume è firmato da Carlo Petrini, fondatore del movimento Slow Food e ispiratore di Terra Madre, che vi ha riunito le trascrizioni dei dialoghi avuti con il pontefice negli ultimi anni, nonché una serie di interventi che entrambi hanno dedicato, in contesti diversi, ai temi della salvaguardia ambientale e della giustizia sociale. Un incontro tra personalità dalla storia dissimile, ma unite dal fatto di sentirsi parte di un comune fronte ambientalista, in un’accezione però più ampia di quella che la parola indicava un tempo, in cui la riflessione sulla tutela del pianeta si congiunge a quella sul destino della specie umana.

Come nota Petrini nelle prime pagine: «un agnostico e un Papa. Un ex comunista e un cattolico, un italiano e un argentino, un gastronomo e un teologo» si incontrano sui temi cari a entrambi: «terra, ecologia, cibo, religione». Prima si sentono al telefono poi si incontrano per la prima volta dal vivo, dopo che Petrini ha dato il via con il vescovo di Rieti alla creazione delle comunità Laudato sì, gruppi eterogenei di laici e credenti che si impegnano a sostenere l’“ecologia integrale” propugnata da papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ del 2015. Il primo dialogo è del 2018; il secondo è del luglio 2019, prima del sinodo che ha riunito i vescovi dei paesi sudamericani in cui è compresa l’Amazzonia. Il terzo si è svolto quest’anno, e affronta anche il tema della pandemia da coronavirus che cambia non solo la vita quotidiana, ma le dinamiche sociali ed economiche mondiali.

Di che cosa parlano Petrini e Bergoglio? Di ciò che sta a cuore a entrambi: al gesuita divenuto Papa e all’“agnostico pio”, come lo definisce Francesco, perché Petrini «ha pietà per la natura e questo è un atteggiamento nobile». Petrini individua in questi dialoghi quattro linee di discussione: il concetto di ecologia integrale, il dialogo come metodo, la biodiversità come valore e il peso che le buone pratiche individuali hanno nel generare cambiamenti virtuosi. Forse è proprio sull’ecologia integrale che occorre soffermarsi, perché è da questo paradigma che discende tutto il resto: dall’idea che siamo tutti, uomini animali e piante, abitatori della “casa comune”, definizione ormai divenuta celebre, e che non ci può essere salvezza per l’ambiente se non c’è giustizia sociale.

Come ribadisce papa Francesco a Petrini, che dell’enciclica ha curato una guida alla lettura edita da San Paolo, «a differenza di quanto molti pensano, la Laudato si’ non è un’enciclica verde, non è un testo ambientalista. È piuttosto un’enciclica sociale, (…) una vera protesta contro questo mondo». Per sconfiggere le diseguaglianze e progettare politiche di inclusione, bisogna tornare al dialogo, coinvolgere le comunità. E conoscere il nemico, anzi i nemici. Non solo le dinamiche del capitalismo selvaggio ma in questo caso il linguaggio, lo stile, i pericoli del populismo, ciò che Francesco definisce la “moneta falsa” che viene spacciata alla gente come soluzione alle sfide poste dalla complessità del presente. Tutto ciò porta con sé dei cambiamenti di paradigma. Non solo capire che rispettare l’ambiente non significa semplicemente salvare la Terra, gli alberi, le piante e i mari, ma salvaguardare la nostra stessa specie, che si credeva invincibile e padrona e si è dimostrata invece fragile. Di fronte al virus della pandemia, ma anche ad altri virus, quelli creati da un’economia “dello scarto” di cui fasce sempre più ampie restano vittima.

Cambiare paradigma significa anche guardare con gli occhi degli altri. Ecco perché sono importanti le considerazioni sul sinodo panamazzonico, centrato sul riconoscimento delle culture indigene e del loro rapporto simbiotico con la Terra: perché, nelle parole di Francesco, «le etnie che hanno sviluppato un tesoro culturale restando legate alla natura avvertono facilmente le nostre ombre». Parlano anche d’altro questi due piemontesi, l’uomo di Bra e il papa argentino dalle radici italiane: di cinema (e dell’amore di Francesco per il cinema neorealista, scoperto a Buenos Aires quand’era bambino); di tagliarin e bagnacauda, ricette portate dall’altra parte del mondo dalle nonne di Bergoglio, di Greta Thunberg e dei millennial, del Don Chisciotte di Cervantes.

Il tono è confidenziale, ironico, mai pessimista. Perché, dice il Papa, lo humour è «al limite con la grazia di Dio».