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Alessia Gazzola: "Nel mio nuovo libro mi concedo una pausa dall'Allieva"

Mentre il suo bestseller si conferma una fiction tv di successo, la scrittrice pubblica un nuovo romanzo. Dove la protagonista indaga su un delitto avvenuto nel Medioevo
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"Non usciva un mio libro da un anno e intanto è cambiato il mondo", dice Alessia Gazzola, in questi giorni in cui la lotta contro il virus si inasprisce ancora. Parla di Costanza e buoni propositi (Longanesi), il secondo romanzo della trilogia a cui si dedica da qualche anno. Una pausa da L'allieva, la serie che ha fatto vendere a Gazzola oltre un milione di copie, con un premio Bancarella e una fiction Rai. Costanza Macallè è una paleopatologa, la branca della medicina che studia i resti umani, e sì, è messinese, ma ormai di casa a Verona - come la scrittrice. Stavolta è alle prese con un cold case medievale sulla storia di Bernarda Visconti: è la giovane, figlia del Bernabò signore di Milano, condannata per adulterio a morire d'inedia nel 1376. Costanza ne rinviene le ossa. Ma qualcosa non quadra. "La scrittura ha subito uno stop durante il lockdown e l'ho ripresa poco dopo", racconta Gazzola. "Ho due figlie ed essere a casa con loro non mi permetteva di studiare per le ricostruzioni del Medioevo quanto il romanzo chiedeva".
 
Il cataclisma della pandemia però non si nota.
 
"No, un po' come nella serie tv de L'allieva. Anche loro hanno dovuto interrompere le riprese e ripensare le scene per il virus. Ma, a parte tutto, credo sia presto per mettere il Covid in un libro. È una cosa talmente intrusiva nella quotidianità delle persone che dovrebbe stare al centro: o da protagonista, o meglio non parlarne affatto. La mia storia è comunque ambientata nel presente. Però, almeno nella fantasia, è un 2020 senza Covid".
 
Quindi è una realtà parallela?
 
"Ma sa, sono sempre realtà parallele. Ad esempio, i resti di Bernarda Visconti non sono mai stati ritrovati, ma li rinviene Costanza. Oppure, in una scena va in una chiesa che non esiste".
 
I medievalisti ci troveranno un po' di fantascienza, insomma.
 
"Ah, sicuro (ride). Dal loro punto di vista sarà un romanzo fantasy. Ma io cerco di intrattenere. Mi documento e studio per non scrivere cose poco plausibili, però mi prendo tante licenze. Spero che i medievalisti mi perdonino".
 
Certo non dispiacerà ai lettori. Diamo un'altra anticipazione. Che cosa deve vivere Costanza in questo libro?
 
"Si trova in un momento di passaggio - una fase che mi piace raccontare nelle mie storie. Deve prendere delle decisioni importanti: riallacciare i rapporti con il padre di sua figlia, Marco, che conosce appena. E mollare la ricerca di un lavoro da anatomopatologa, per cui ha studiato, per onorare l'impegno con questo istituto dove fa da paleopatologa: una professione in cui si è imbattuta per caso, e che non le va a genio. Dovrà affrontare tutto munita solo di buoni propositi".
 
La sua paleopatologa, però, soffre anche della sindrome dell'impostora. L'ha vissuta anche lei?
 
"Sì. Vista da fuori può sembrare leziosità, ma mi sento molto insicura come autrice. Ho sempre quella sensazione per cui le cose mi accadono solo perché ho avuto fortuna... Mi sono detta: perché no, parliamone".
 
Costanza ha soppiantato l'altra serie?
 
"Diciamo che non l'ho mai visto come un progetto minore. Ma L'allieva è stata una cosa così dirompente che tutto quello che faccio dopo a confronto sembra meno. È il rovescio della medaglia di aver avuto tanto successo fin dall'inizio".
 
E ora sta sperimentando altre vie?
 
"Sì, e mi sono riscoperta un po' nerd, perché studiando il Medioevo di cui si occupa Costanza non ne ho mai abbastanza: vorrei sapere tutto. Ma alle volte le cronache antiche a cui faccio riferimento, soprattutto quando si tratta di vicende al femminile, si perdono. E devo inventare per completarle. Quello per me è il momento dell'impotenza. Arrivo a un passo dal capire come sono le cose, ma poi non ho conferma. Mi succedeva anche da medico legale".

Eppure inventa storie per vivere.

"Da un lato è divertente. Però la fantasia è ciò che mi faccio andar bene. Di una storia vorrei sapere, alla fine, tutta la verità".
 
Deformazione professionale?
 
"Forse sì, perché il medico legale fa un grande lavoro di ricostruzione dei dati. La scrittura però è venuta prima. Mi sono avvicinata alla professione perché anche lì avrei potuto ragionare molto sugli eventi".
 
È sorprendente, comunque, quante saghe letterarie nascano da autori siciliani. Lei, che è di Messina, come se lo spiega?
 
"Non so. La mia sicilianità è nascosta. Ne L'allieva la Sicilia non c'è. Io sono siciliana ma la mia serie non lo è. E Costanza, l'ho voluta messinese come me, ma il suo campo d'azione sono Verona e Milano. Sono figlia di quell'isola e magari mi porto dentro qualcosa di cui non sono consapevole, che poi forse estrinseco, ma senza portare la Sicilia nella mia scena".