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Curarsi con la cultura

Il direttore del Museo Egizio di Torino spiega perché il patrimonio storico e artistico non è solo un bene economico ma spirituale
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"Io sto meditando ciò che è successo, / le cose che sono avvenute nel paese. / Avvengono mutamenti: non è come l’anno passato. / Un anno è più pesante dell’altro, la terrà è in confusione, / è divenuta una rovina… / l’ordine è scacciato, il disordine è nella sala del consiglio... / città e province sono nel dolore, / ognuno allo stesso modo è sottoposto ai mali…".
"Le facce degli uomini sono stolide / Non c’è chi sia saggio abbastanza da conoscere, / non c’è chi sia adirato abbastanza da parlare / ci si alza al mattino per soffrire ogni giorno / lunga e pesante è la mia malattia".
(Lamentazioni di Khakheperraseneb, in Letteratura e poesia dell’antico Egitto, Einaudi 1999, traduzione Edda Bresciani).

Le parole di Khakheperreseneb costituiscono un monologo pronunciato dall’autore, un sacerdote di Eliopoli, v…
"Io sto meditando ciò che è successo, / le cose che sono avvenute nel paese. / Avvengono mutamenti: non è come l’anno passato. / Un anno è più pesante dell’altro, la terrà è in confusione, / è divenuta una rovina… / l’ordine è scacciato, il disordine è nella sala del consiglio... / città e province sono nel dolore, / ognuno allo stesso modo è sottoposto ai mali…".
"Le facce degli uomini sono stolide / Non c’è chi sia saggio abbastanza da conoscere, / non c’è chi sia adirato abbastanza da parlare / ci si alza al mattino per soffrire ogni giorno / lunga e pesante è la mia malattia".
(Lamentazioni di Khakheperraseneb, in Letteratura e poesia dell’antico Egitto, Einaudi 1999, traduzione Edda Bresciani).

Le parole di Khakheperreseneb costituiscono un monologo pronunciato dall’autore, un sacerdote di Eliopoli, vissuto probabilmente durante il regno di Sesostri II (1895-1877 a.C.), al proprio cuore. Lo scriba si augura di essere in grado di sviluppare delle forme linguistiche nuove per esprimere il senso di dolore e di oppressione che attanagliano il cosmo. Nel fare questo dimostra come il componimento si prefigga uno scopo catartico su quanti udiranno questi lamenti. La data di composizione del testo, conservato su una tavoletta da scriba più tarda, ora al British Museum, è quella del Medio Regno, periodo nel quale l’Egitto era in pace e prospero e quindi quanto descritto sembra essere un costrutto letterario. Tale genere di componimenti era probabilmente apprezzato dagli Egizi e considerato un’esplorazione artistica dei loro timori e delle preoccupazioni, sempre presenti, per la coesione della società. Questi lamenti sono al contempo espressione della manifesta imperfezione dell’esperienza di vita anche quando la situazione, apparentemente, è ordinata e stabile.

Dopo il brusco risveglio da una notte funestata da scontri di piazza, è facile farsi prendere dall’amarezza e si è quasi inclini ad avere cupe visioni per le settimane e i mesi che ci aspettano. Ma è proprio ora che dobbiamo trarre la forza per resistere. Condannare innanzi tutto gli atti di violenza e di vandalismo che hanno sconvolto le città italiane. Dobbiamo, altresì, far giungere le nostre istanze con forza alle autorità governative. Non possiamo più attendere. In tanti, troppi, stanno soffrendo da mesi e hanno bisogno di un ristoro economico adeguato e immediato. Questo però non basta. Agli animi affranti, alle menti confuse di tutti noi, affaticati e incapaci di comprendere i limiti temporali di questa crisi pandemica e quindi in grande affanno nella pianificazione delle nostre attività, serve del nutrimento e ora come non mai la voce della cultura è fondamentale. Non possiamo essere silenti dobbiamo fornire gli strumenti per un’analisi diacronica dei tempi difficili che stiamo vivendo.

È convinzione comune che i musei esprimano il carattere di un luogo, l’identità di una comunità, e provvedano a radicare la società alla sue origini più profonde. Certamente questi aspetti sono essenziali e vanno tenuti in grande considerazione. Risultano, tuttavia, generici e non colgono nel profondo la vera natura del Museo.
Oggi i musei possono svolgere un servizio importantissimo mettendo a disposizione il loro patrimonio di reperti in un processo epistemologico in cui la società possa operare delle scelte informate verso uno sviluppo sostenibile. Proprio rintroducendo la materialità come termine di confronto e riferimento in un mondo dell’informazione dove la produzione molto veloce di contenuti digitali non permette spesso la verifica della fonte e l’attendibilità della notizia. Il Museo, quindi, ritrova la sua funzione vitale quale metodo di conoscenza che partendo dal particolare con un processo induttivo ci permette di elaborare principi generali che abbiano un valore universale.

Dobbiamo, poi, fare uno sforzo in più. Nel corso della vicenda umana vi sono stati vari momenti in cui significativi cambiamenti e innovazioni importanti ci hanno indotto a ripensare i nostri sistemi cognitivi e le modalità di ricerca. Ogni cambiamento radicale necessita, però, di una serie riflessione e di uno studio profondo per saperne cogliere le opportunità che ci offre e per capire al contempo come le nostre modalità di ricerca ne possano essere influenzate.

È arrivato il momento di unire le forze, il mondo culturale deve saper fare fronte comune. Il teatro, la musica, il cinema, le arti visive, l’archeologia, l’architettura non sono un corredo della nostra esistenza ma ne fanno parte integrante. Ripensiamo assieme un modello di formazione e ricerca in cui i beni e le attività culturali tornino a essere un tassello fondamentale del curriculum di tutti i nostri studenti. Mettiamo al centro della nostra agenda di sviluppo del sistema paese il comparto della cultura. Smettiamola di considerarlo un peso economico o solo un elemento di attrattività turistica. La cultura è un immenso laboratorio di innovazione dove nuove modalità di espressione e tecnologie all’avanguardia possono dialogare con il passato e fornire risposte sempre nuove alle istanze della società. Se sapremo investire in ricerca innovativa, se sapremo capire che proprio dal nostro patrimonio culturale possano arrivare una spinta e uno slancio fortissimo per la crescita anche economica del paese, saremo più pronti alla ripartenza.

Nel frattempo non dobbiamo stare fermi. Dobbiamo pianificare, progettare, fare accordi, sviluppare strategie che sappiano trovare modalità per mettere al centro i nostri giovani che stanno pagando conseguenze così gravi in questi mesi di clausura. Penso poi che ognuno di noi possa fare la sua parte. Stiamo vicini al mondo della cultura e quando, speriamo presto, finalmente i teatri, i cinema riapriranno, se ne abbiamo la possibilità, compriamo un biglietto e andiamo ad assistere ad uno spettacolo. Sicuramente allora potremmo affermare con Khakheperraseneb: "Ah, se avessi un cuore capace di sopportare, allora starei in pace con lui, lo caricherei di parole confortevoli e lo terrei lontano dalla mia sofferenza". Questa è la cura che la cultura ci sa dare, sempre.