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Platone (con il mantello rosso) al centro della Scuola di Atene di Raffaello Sanzio 

Noi, Platone e i cinque sensi

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Nel “Simposio” il grande filosofo si interroga su vista, udito, tatto, gusto e olfatto. E ora che il Covid li sta trasformando ne parliamo sul nuovo Robinson in edicola dal 31 ottobre
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Non è un segreto che Platone e i suoi seguaci preferissero tra tutti i sensi quello della vista, ritenendolo il più affine all'intelligenza e quindi il più favorevole alla contemplazione. Nel suo racconto sull'origine del genere umano nel Timeo, Platone parla solo di vista e di udito, ignorando completamente ogni altro senso, e nel celebre inizio del libro Settimo della Repubblica è nella dialettica tra la vista e la luce che si articola l'allegoria della caverna. All'inizio del Simposio, Socrate fa perfino una battuta che rivela le sue idee sul valore epistemologico del tatto.

Giunto al banchetto, Agatone gli chiede di sdraiarsi accanto a lui "chissà che io non apprenda subito per contatto diretto ciò che stavi pensando là fuori". Al che Socrate risponde: "Non sarebbe meraviglioso, Agatone, se le idee si potessero impartire semplicemente per contatto?". L'unica opera che Platone abbia dedicato e…
Non è un segreto che Platone e i suoi seguaci preferissero tra tutti i sensi quello della vista, ritenendolo il più affine all'intelligenza e quindi il più favorevole alla contemplazione. Nel suo racconto sull'origine del genere umano nel Timeo, Platone parla solo di vista e di udito, ignorando completamente ogni altro senso, e nel celebre inizio del libro Settimo della Repubblica è nella dialettica tra la vista e la luce che si articola l'allegoria della caverna. All'inizio del Simposio, Socrate fa perfino una battuta che rivela le sue idee sul valore epistemologico del tatto.

Giunto al banchetto, Agatone gli chiede di sdraiarsi accanto a lui "chissà che io non apprenda subito per contatto diretto ciò che stavi pensando là fuori". Al che Socrate risponde: "Non sarebbe meraviglioso, Agatone, se le idee si potessero impartire semplicemente per contatto?". L'unica opera che Platone abbia dedicato esclusivamente all'eros - il solo argomento su cui Socrate sostiene di essere un esperto - inizia dunque escludendo che il tatto sia una fonte legittima di conoscenza.

La copertina di Robinson in edicola dal 31 ottobre 

Quando Aristofane finalmente inizia il suo discorso lo fa prendendo le distanze dagli oratori che lo hanno preceduto: "A dir la verità, Erissimaco, ho intenzione di fare un discorso piuttosto diverso da quelli che avete fatto tu e Pausania. Mi sembra infatti che gli uomini non si rendano assolutamente conto della potenza di Eros. È mia opinione che l'umanità sia abbastanza inconsapevole del potere di Eros". Aristofane passa poi a spiegare le origini dell'umanità. Secondo il bizzarro mito che segue, gli esseri umani erano originariamente creature sferiche e corpulente con quattro gambe e quattro braccia, e una volta erano di tre, non di due generi: maschile, femminile e androgino, o ermafrodito. Un giorno sfidarono gli dei e Zeus decise di ridurre il loro potere tagliandoli a metà. Da allora, hanno speso la loro vita alla ricerca dell'altra metà. Questo spiega l'eterosessualità e l'omosessualità, tanto femminile quanto maschile. Spiega inoltre, dice Aristofane, che la più alta aspirazione degli amanti è quella di fondersi l'uno nell'altro e divenire una cosa sola con l'altra metà. Il discorso di Aristofane è costellato di immagini tattili, dalla descrizione di Apollo che ricompone con le sue mani i corpi degli esseri umani primordiali mutilati da Zeus, a quella della pulsione prepotente ad abbracciarsi l'un l'altra che muove le metà tagliate nel loro malinconico vagare. Aristofane conclude che il potere dell'amore risiede nel suo essere un desiderio primordiale di riattaccarsi fisicamente all'altra metà perduta.

Se gli amanti potessero chiedere una cosa agli dei, aggiunge Aristofane, si rivolgerebbero a Efesto e chiederebbero al dio della scultura e della metallurgia di saldarli insieme per poter essere di nuovo una sola cosa. La novità che Aristofane ha anticipato all'inizio del suo discorso è che l'amore ha poco a che fare con l'etica, la politica, o l'ordine cosmico; non è altro, invece, che un desiderio umano costitutivo di contatto fisico. Mentre il discorso di Aristofane presenta l'eros come un desiderio di vicinanza, il punto principale del discorso di Socrate è che l'eros è una forza intermedia, un daimon, che agisce come un guida quando ci si allontana dal mondo corporeo.


I corpi devono essere amati per quello che sono, vale a dire, quali entità periture e transitorie la cui opaca bellezza non deve far altro che suscitare il desiderio di lasciarcele dietro per innalzarci a realtà più alte e più nobili. In questo modo, Socrate dà un nuovo senso ai due tipi di eros di Pausania, quello terreno e quello celeste. L'amore terreno è l'amore dei corpi per ciò che sono in se stessi; l'amore celeste è un'ascesa erotica graduale che inizia con i corpi ma finisce con l'amore per le forme e, finalmente, in un'epifania. Socrate adotta la premessa di Aristofane: eros è il desiderio di qualcosa che ci manca. Mentre per il commediografo quel che manca è una metà perduta da tanto tempo, un altro corpo, per il filosofo è una bellezza intelligibile. Perché ci siano visione e contemplazione ci deve essere una distanza tra l'osservatore e l'osservato, in questo caso tra l'amante e l'amato.

L'ultimo discorso del Simposio ci precipita dalle vette del regno intelligibile al mondo terreno dei corpi e dell'attrazione fisica. L'appassionato elogio di Alcibiade racconta come lui e Socrate, presentato dal giovane generale ateniese come l'incarnazione dell'eros, siano diventati amici intimi. Anche se inizialmente Alcibiade cercava una gratificazione tattile, dopo aver trascorso la notte insieme abbracciati ma senza alcuna attività sessuale, la lezione che impara è che le meraviglie di Socrate sono interiori, e sono visive. Questa consapevolezza lo coglie dopo che Socrate lo mette in guardia sull'uso dei sensi ricordandogli che lo sguardo della mente comincia davvero a esser penetrante quando gli occhi cominciano a veder meno. Alcibiade conclude il suo discorso sottolineando i molti modi in cui Socrate dimostra di essere un maestro del distacco. Socrate ha il potere di distaccarsi dalla realtà fisica. Si apparta, separato da tutto, impermeabile, e contempla.

Questo ci riporta all'inizio, quando Agatone aveva espresso il desiderio di sdraiarsi accanto a Socrate affinché "per contatto diretto con lui" potesse godere un po' della sua saggezza. Socrate allora aveva preso in giro Agatone, perché la sapienza non è prodotta dal contatto fisico, e ora prende in giro Alcibiade mentre il giovane conclude il suo encomio, definendolo uno stratagemma per seminare la gelosia tra lui e Agatone.

Traduzione di Luis E. Moriones
Pablo Maurette è autore di "The Forgotten Sense: Meditations On Touch"