✕
La foto di copertina de L'altra donna di Cristina Comencini (Einaudi) 

In amore è sempre la stessa storia: il romanzo di Cristina Comencini

"L'altra donna" racconta quanto è difficile liberarsi dal modello trasmesso da genitori e nonni. Ed è per questo che si finisce per riprodurre ciò che si è già vissuto
2 minuti di lettura
"Lei crede di sapere cosa penso e non dico, cosa dico e non faccio, cosa faccio e non dico. Io credo di sapere quando è nervosa, se le sta salendo la rabbia contro di me, se è aggressiva, se mi farà degli interrogatori, se mi darà dei voti. E allora mi capita sempre più spesso di non tornare a casa, di viaggiare e anche di scopare con un'altra", dice Pietro, uno dei protagonisti dell'ultimo romanzo di Cristina Comencini, L'altra donna. E se l'amore fosse meno unico, meno straordinario e meno originale di quanto si immagina? E se ogni nuova storia non fosse altro che una monotona ripetizione di ciò che si è già vissuto? La regista, scrittrice, drammaturga e femminista Cristina Comencini torna ad affrontare il tema delle relazioni uomo-donna, delle separazioni e della fine dell'amore. Questa volta però, a differenza di quanto fatto nei suoi precedenti film e romanzi, da La bestia nel cuore a Da …
"Lei crede di sapere cosa penso e non dico, cosa dico e non faccio, cosa faccio e non dico. Io credo di sapere quando è nervosa, se le sta salendo la rabbia contro di me, se è aggressiva, se mi farà degli interrogatori, se mi darà dei voti. E allora mi capita sempre più spesso di non tornare a casa, di viaggiare e anche di scopare con un'altra", dice Pietro, uno dei protagonisti dell'ultimo romanzo di Cristina Comencini, L'altra donna. E se l'amore fosse meno unico, meno straordinario e meno originale di quanto si immagina? E se ogni nuova storia non fosse altro che una monotona ripetizione di ciò che si è già vissuto? La regista, scrittrice, drammaturga e femminista Cristina Comencini torna ad affrontare il tema delle relazioni uomo-donna, delle separazioni e della fine dell'amore. Questa volta però, a differenza di quanto fatto nei suoi precedenti film e romanzi, da La bestia nel cuore a Da soli, sceglie la prospettiva di due donne rivali, Elena e Maria, che in comune sembrano avere solo lo stesso uomo. Elena ha venticinque anni e si innamora di Pietro, che ha trent'anni più di lei, convinta che quest'uomo maturo possa metterla al riparo dalle ferite dell'infanzia. Maria è invece coetanea di Pietro ma, dopo tanti anni di vita in comune, è costretta a fare i conti con la perdita e la solitudine. Perché Pietro se n'è andato? Cos'ha Elena di diverso, o di migliore, rispetto a lei?

Ma non è solo la rivalità femminile che interessa Cristina Comencini in questo romanzo. Ciò che pian piano emerge sia dalle lettere che si scambiano le due rivali sia dall'evoluzione del rapporto tra Elena e Pietro dopo l'arrivo in casa di Francesco, il figlio più piccolo che l'uomo ha avuto con Maria, è la difficoltà che vive chiunque ad affrancarsi dal proprio passato. "Ero figlia di una serie di donne che venivano prima di me, come lui lo era degli uomini", è costretta ad ammettere Elena quando capisce che anche la propria storia d'amore sta finendo, che quell'uomo che aveva scelto perché opposto al padre, di fatto, fugge pure lui, e che lei stessa, in fondo, riproduce gesti e atteggiamenti tipici di sua madre. Come se, nonostante tutti gli sforzi che si possano fare, si finisca inevitabilmente con il riprodurre ciò che si è già vissuto: si cerca di essere diverse dalle madri, ma come le madri si smussano gli angoli, ci si adatta, si sopporta; si vuole vivere in maniera non convenzionale senza menzogne e senza finzioni ma, come i propri genitori, a un certo punto, si smette di dialogare, si mente, si litiga.

Non sono i figli che, quando arrivano, cambiano le carte in tavola. Non è nemmeno il tempo che passa che rovina i sentimenti. Il vero problema di ogni coppia è l'abitudine, quella tendenza che ha chiunque, dopo un po', a immaginare di sapere tutto della persona che gli è accanto: "L'unico vero scoglio è conoscersi, o credere di conoscersi. Riassumere l'altro in poche parole, scambiarlo. A poco a poco riemergono altre figure, altre donne, altri uomini e si confondono con chi ti sta accanto, prendono il suo posto. Non hai più il coraggio di vederti diverso, tu, lei, le ragioni per cui hai scelto di vivere in un certo modo. La strada conosciuta è la più facile, sperimentata da molto più tempo della tua, una sicurezza. Solo che è come calzare un paio di scarpe di un numero più piccolo del tuo. Il piede che ha camminato nudo e libero fino a quel momento non ci sta più, ti stringe ma non hai più il coraggio di togliertela". E allora, col passare del tempo, ci si sente soffocare, si fugge, si ricomincia tutto da capo. Subito prima di rendersi conto che, con le nuove persone che ci sono accanto, si produce esattamente tutto ciò che si è già vissuto.

Cristina Comencini racconta con stile forte e potente la difficoltà che abbiamo in tanti non solo a mettere un punto e ad andare a capo, ma anche a cercare di cambiare, allontanandoci davvero dal nostro passato e dal modello di famiglia che ci hanno trasmesso i nostri nonni e i nostri genitori, sebbene in modo inconsapevole. Anche semplicemente perché, nonostante tutto, siamo "una catena di storie d'amore, una dentro l'altra". E di fronte al peso del passato, falliscono anche le migliori promesse che ci possiamo fare.

L’altra donna di Cristina Comencini (Einaudi, pagg. 184, euro 18)