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La piattaforma dei librai indipendenti che sfida Amazon

Nata in America a febbraio, Bookshop.org arriva ora in Gran Bretagna con un obiettivo preciso: sfidare il colosso di Seattle e ridistribuire i profitti alle realtà librarie che non hanno la resilienza delle grandi catene
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LONDRA. Siccome con la pandemia Amazon sta facendo profitti record, il suo fondatore Jeff Bezos ha guadagnato oltre 72 miliardi di dollari (+65%) negli ultimi sette mesi e le librerie indipendenti sono sempre più in difficoltà per i ripetuti lockdown, da oggi in Regno Unito c’è una piccola nuova speranza per piccoli e medi librai. Si chiama Bookshop.org ed è una piattaforma che sfida platealmente lo strapotere della multinazionale di Seattle per rosicchiarle quanto più mercato e distribuirne i profitti alle realtà librarie che non hanno la potenza e le resilienza delle grandi catene.

L’arrivo di Bookshop.org, fondato a inizio anno negli Stati Uniti dallo scrittore e attivista Andy Hunter, era previsto in UK l’anno prossimo o nel 2022. Tuttavia, l’iter è stato notevolmente accelerato per due motivi. Il primo: la crisi del Coronavirus, con la necessità di trovare nuovi sbocchi e opportunità per la vendita di libri limitata dall’ingresso contingentato se non vietato ai clienti nelle librerie a causa del Covid19. Ma soprattutto perché in America l’esperimento di Bookshop è stato di grande successo: all’inizio di questa avventura, in tutto febbraio la piattaforma ha venduto libri per un valore di 50mila dollari online, a marzo la stessa cifra ma stavolta ogni giorno, in aprile 150mila dollari di volumi ogni 24 ore, e ora ha sfondato quota un milione, raccogliendo complessivamente per le librerie indipendenti americane 7,5 milioni di dollari (oltre 6,5 milioni di euro). Alla fine, in meno di un anno, Bookshop.org ha sottratto ad Amazon l’1% del mercato complessivo librario.
 
“È una rivoluzione per il mercato dei libri”, dice al “Guardian" il giovane fondatore Hunter, “e la crisi del Covid19 ha dato una spinta enorme al progetto. E pensare che abbiamo iniziato in quattro, lavorando da casa, alzandoci la mattina il prima possibile e lavorando al massimo. È stato un mezzo delirio per tutti, ma alla fine si è rivelato estremamente gratificante. Soprattutto quando le librerie indipendenti ti scrivono per dirti: “Grazie a voi sono riuscito a pagare l’affitto e non chiuderò”. Son cose belle che ti fanno sentire meglio”.
 
Ma come funziona Bookshop.org? Il meccanismo è piuttosto semplice. Ogni libreria che partecipa all’iniziativa e si iscrive alla piattaforma online, in maniera gratuita, ha una sua “vetrina” telematica in cui può vedere i libri che ha nel suo negozio fisico, applicare sconti, eccetera. L’aspetto principale dell’iniziativa è che Bookshop assicura ai librai il profitto netto tipico in Regno Unito e America, ossia il 30 per cento del prezzo di copertina di ogni libro venduto. La piattaforma si occupa della distribuzione e della consegna a domicilio dei libri e in pratica, se all’editore va il 50%, Bookshop incassa il 20% del prezzo di copertina che viene utilizzato per coprire le spese, pagare gli stipendi, migliorare sempre di più la piattaforma ma anche per redistribuire ciò che avanza alle librerie indipendenti.
 
Precisazione: Bookshop non è una azienda No Profit, ma quella che viene definita "B Company”: ovvero, semplificando il più possibile, una compagnia che fa profitti e che cerca di crescere sempre di più ma con la buona causa di sostenere un settore esposto e intellettuale come quello delle librerie e dunque redistribuire gli utili quando possibile. A Bookshop.org, tra l’altro, si può partecipare anche da “esterno”, ossia senza essere una libreria indipendente fisica. Se per esempio un autore, uno scrittore, un influencer, un blogger o un’associazione scrive qualcosa a favore di un libro sulla piattaforma, questi riceverà il 10% del prezzo di copertina di ogni volume venduto da Bookshop.org e un altrettanto dieci per cento andrà alla libreria online della piattaforma dove è stato acquistato.
 
Già 130 librerie indipendenti britanniche si sono iscritte a Bookshop.org, tra cui i punti vendita delle celebri case editrici Faber & Faber, Atlantic, Picador e Jacaranda, ma i fondatori ne stimano altre duecento in arrivo di qui alla fine dell’anno, anche perché la crisi pandemica costringe soprattuto i librai più piccoli a trovare quante più alternative possibili per sopravvivere. Sinora Bookshop opera solo nel Regno Unito e negli Stati Uniti - dove invece le librerie affiliate sono arrivate già a novecento - ma sta già pensando di espandersi nell'Unione Europea. Nei mesi scorsi è nato qualcosa di simile anche in Italia, “Bookdealer”, che si definisce la "prima piattaforma e-commerce italiana che riunisce tutte le librerie indipendenti”. Anche l’utilizzo di Bookdealer è gratuito come per Bookshop: "non chiede alle librerie una percentuale sul venduto o abbonamenti annuali, né impone costi di gestione”. C’è però una differenza: se Bookshop punta molto anche sugli sconti, su Bookdealer “al cliente verrà richiesto un sovrapprezzo per la consegna, una piccola cifra che finisce ogni volta nelle tasche dei librai, aiutandolo a sopperire alle spese quotidiane”.
 
Molti rappresentanti della letteratura e del settore editoriale in Regno Unito hanno lodato l’iniziatica di Bookshop.org, tra questi il celebre scrittore per bambini Michael Rosen, che ha commentato: “Così riscopriamo la gioia di leggere. Non c’è niente di meglio di compare libri online su Bookshop”. E se questa bella iniziativa finisse come molte altre start-up di successo, ossia dopo pochi anni inglobate a suon di decine o centinaia di milioni di euro proprio dal colosso che volevano sfidare? Almeno in teoria, questo problema non si pone con Bookshop.org. Uno dei principi alla base del suo documento di fondazione è che non potrà mai essere venduta a un gigante della distribuzione nel mondo. Amazon incluso.