"Dedico questo premio a tutte le vittime del Covid. Anche io ho subito delle perdite» dichiara la poetessa russa Ol’ga Aleksandrovna Sedakova, vincitrice del LericiPea alla Carriera 2020, edizione numero 66 del riconoscimento.
La poesia è più forte della pandemia e la pandemia entra nella poesia. La cerimonia di premiazione, sull’asse Lerici-Mosca, avviene online, con tanto di reading, in russo, di alcune poesie di Sedakova, che è anche professoressa universitaria e traduttrice di poeti, in particolare di Dante. "Quando avevo dieci anni sapevo che sarei stata una poetessa. Gli amici di mio padre, militari, mi chiesero, come si fa con i bambini: 'Cosa vuoi fare da grande?'. Risposi: 'Voglio diventare poetessa'. E loro: 'Che tipo?'. E io: 'Migliore dei poeti che abbiamo adesso. Voglio che le mie poesie siano tradotte in tutte le lingue' . Dissero a mio padre che ero una maleducata" ricorda, sorridendo, la poetessa, che poi non solo è stata tradotta in una dozzina di lingue, ma ha anche studiato italiano, e molte altre lingue, per leggere in lingua originale i suoi poeti preferiti e per farli conoscere nel suo Paese grazie alle sue traduzioni. La cifra della sua vita è: dai margini al prestigio internazionale, tanto che il riconoscimento le è stato assegnato anche per il suo coraggio, oltre che per la sua produzione poetica.
Classe 1949, moscovita, figlia di due ingegneri, il suo talento esplode in una famiglia che non ha niente a che fare con il mondo delle lettere, con la cultura, con l'arte. Da bambina la considerano un piccolo genio, compone poesie oralmente, inizia a scriverle a sedici anni, ma il regime comunista la perseguita per, dice, la sua spiritualità. Quando, durante la cerimonia del Premio LericiPea, le chiediamo cosa rappresenti per lei la religione, risponde: "Fin da piccola appartengo alla tradizione ortodossa. È una parte molto importante della mia vita, ma è anche una questione molto personale" . La religione come questione privata, ma anche come causa della sua persecuzione e come cifra delle sue opere, che hanno girato a lungo in copie clandestine, in samizdat, testi fotocopiati/trascritti e diffusi in tutto il mondo sia da altri intellettuali sia dai suoi primi lettori.
Il suo primo libro viene pubblicato, a sua insaputa, da una casa editrice russa di Parigi, nel 1986, il che determina il suo arresto da parte del Kgb, che vuole sapere come i suoi versi siano riusciti ad arrivare fino in Francia, visto che allora non poteva viaggiare (permesso che le sarebbe stato concesso solo nel 1989). Lei risponde: "Non lo so" e, visto che questa è una storia a lieto fine, la rilasciano dopo due ore.
Dal 1991 inizia a insegnare all'Università di Mosca, dove ha studiato, e si può dedicare con più tranquillità alla scrittura e alla traduzione. Lasciandosi alle spalle un grande trauma che invece risale ai suoi vent'anni e che fa venire in mente un'altra poetessa combattente, Alda Merini. Anche Sedakova è stata rinchiusa in manicomio, che Merini definiva un "lager". Allora, nel suo Paese, si dichiaravano "malate di mente" le persone sgradite e si chiudevano in un ospedale psichiatrico, per un periodo che nel suo caso è durato cinque mesi.
Quando le chiediamo della situazione in Russia oggi, afferma: "È complicato. Non vedo una via di uscita vicina, per ora. È un anno difficile a causa di un morbo di cui finora si sa ancora troppo poco. Quello che consideravamo ordinario - la libertà di comunicare e di vederci, la libertà di viaggiare, la libertà di lavorare e di studiare insieme - diventa un dono inaccessibile. Siamo come prigionieri, come sotto occupazione. Questa situazione ci costringe a vedere nell'altro un nemico, e viceversa. È un flagello che mette alla prova la nostra umanità. Casomai avessimo dubbi, abbiamo capito che c'è un limite alla nostra esistenza terrena. Ognuno di noi deve fare tutto quello che può per evitare il diffondersi del contagio".
Nel suo discorso per il premio parla anche del rapporto tra esseri umani e natura, lanciando un grido di allarme per l'ambiente. Senza abbandonare la speranza, insieme alla fede altro filo rosso delle sue opere: "La poesia non scomparirà mai. È la preghiera naturale dell'anima, è una sinfonia di parole legate tra loro come nella musica, è sinonimo di libertà. La vera bellezza è sempre libera" conclude. Intanto, in Russia, fa furore la sua nuova traduzione della Divina Commedia, che inizia, volutamente, dal Purgatorio e dal Paradiso, perché il Sommo Poeta, a quasi settecento anni dalla sua morte - nel 2021 - non è solo il cantore dell'Inferno.
Il LericiPea è quindi un'occasione per scoprire anche in Italia Ol'ga Aleksandrovna Sedakova, finora tradotta nella nostra lingua solamente nella raccolta Solo nel fuoco si semina il fuoco (Edizioni Qiqajon, del Monastero di Bose, traduzione di Adalberto Mainardi). Gli organizzatori del premio hanno realizzato una plaquette con le poesie della vincitrice. Completa il lancio italiano di Sedakova un albo illustrato da Marcello Carriero, per bambini, con le favole della poetessa dedicate alla sua nipotina, Mi trasformo (Caissa Italia Editore, traduzione Alessandro Niero, in libreria dal 9 novembre).
Questi mostri li prenderà qualcuno per mano / come un bambino scatenato, sono alcuni dei suoi versi, perfetti per il momento attuale.
La poesia è più forte della pandemia e la pandemia entra nella poesia. La cerimonia di premiazione, sull’asse Lerici-Mosca, avviene online, con tanto di reading, in russo, di alcune poesie di Sedakova, che è anche professoressa universitaria e traduttrice di poeti, in particolare di Dante. "Quando avevo dieci anni sapevo che sarei stata una poetessa. Gli amici di mio padre, militari, mi chiesero, come si fa con i bambini: 'Cosa vuoi fare da grande?'. Risposi: 'Voglio diventare poetessa'. E loro: 'Che tipo?'. E io: 'Migliore dei poeti che abbiamo adesso. Voglio che le mie poesie siano tradotte in tutte le lingue' . Dissero a mio padre che ero una maleducata" ricorda, sorridendo, la poetessa, che poi non solo è stata tradotta in una dozzina di lingue, ma ha anche studiato italiano, e molte altre lingue, per leggere in lingua originale i suoi poeti preferiti e per farli conoscere nel suo Paese grazie alle sue traduzioni. La cifra della sua vita è: dai margini al prestigio internazionale, tanto che il riconoscimento le è stato assegnato anche per il suo coraggio, oltre che per la sua produzione poetica.
Classe 1949, moscovita, figlia di due ingegneri, il suo talento esplode in una famiglia che non ha niente a che fare con il mondo delle lettere, con la cultura, con l'arte. Da bambina la considerano un piccolo genio, compone poesie oralmente, inizia a scriverle a sedici anni, ma il regime comunista la perseguita per, dice, la sua spiritualità. Quando, durante la cerimonia del Premio LericiPea, le chiediamo cosa rappresenti per lei la religione, risponde: "Fin da piccola appartengo alla tradizione ortodossa. È una parte molto importante della mia vita, ma è anche una questione molto personale" . La religione come questione privata, ma anche come causa della sua persecuzione e come cifra delle sue opere, che hanno girato a lungo in copie clandestine, in samizdat, testi fotocopiati/trascritti e diffusi in tutto il mondo sia da altri intellettuali sia dai suoi primi lettori.
Il suo primo libro viene pubblicato, a sua insaputa, da una casa editrice russa di Parigi, nel 1986, il che determina il suo arresto da parte del Kgb, che vuole sapere come i suoi versi siano riusciti ad arrivare fino in Francia, visto che allora non poteva viaggiare (permesso che le sarebbe stato concesso solo nel 1989). Lei risponde: "Non lo so" e, visto che questa è una storia a lieto fine, la rilasciano dopo due ore.
Dal 1991 inizia a insegnare all'Università di Mosca, dove ha studiato, e si può dedicare con più tranquillità alla scrittura e alla traduzione. Lasciandosi alle spalle un grande trauma che invece risale ai suoi vent'anni e che fa venire in mente un'altra poetessa combattente, Alda Merini. Anche Sedakova è stata rinchiusa in manicomio, che Merini definiva un "lager". Allora, nel suo Paese, si dichiaravano "malate di mente" le persone sgradite e si chiudevano in un ospedale psichiatrico, per un periodo che nel suo caso è durato cinque mesi.
Quando le chiediamo della situazione in Russia oggi, afferma: "È complicato. Non vedo una via di uscita vicina, per ora. È un anno difficile a causa di un morbo di cui finora si sa ancora troppo poco. Quello che consideravamo ordinario - la libertà di comunicare e di vederci, la libertà di viaggiare, la libertà di lavorare e di studiare insieme - diventa un dono inaccessibile. Siamo come prigionieri, come sotto occupazione. Questa situazione ci costringe a vedere nell'altro un nemico, e viceversa. È un flagello che mette alla prova la nostra umanità. Casomai avessimo dubbi, abbiamo capito che c'è un limite alla nostra esistenza terrena. Ognuno di noi deve fare tutto quello che può per evitare il diffondersi del contagio".
Nel suo discorso per il premio parla anche del rapporto tra esseri umani e natura, lanciando un grido di allarme per l'ambiente. Senza abbandonare la speranza, insieme alla fede altro filo rosso delle sue opere: "La poesia non scomparirà mai. È la preghiera naturale dell'anima, è una sinfonia di parole legate tra loro come nella musica, è sinonimo di libertà. La vera bellezza è sempre libera" conclude. Intanto, in Russia, fa furore la sua nuova traduzione della Divina Commedia, che inizia, volutamente, dal Purgatorio e dal Paradiso, perché il Sommo Poeta, a quasi settecento anni dalla sua morte - nel 2021 - non è solo il cantore dell'Inferno.
Il LericiPea è quindi un'occasione per scoprire anche in Italia Ol'ga Aleksandrovna Sedakova, finora tradotta nella nostra lingua solamente nella raccolta Solo nel fuoco si semina il fuoco (Edizioni Qiqajon, del Monastero di Bose, traduzione di Adalberto Mainardi). Gli organizzatori del premio hanno realizzato una plaquette con le poesie della vincitrice. Completa il lancio italiano di Sedakova un albo illustrato da Marcello Carriero, per bambini, con le favole della poetessa dedicate alla sua nipotina, Mi trasformo (Caissa Italia Editore, traduzione Alessandro Niero, in libreria dal 9 novembre).
Questi mostri li prenderà qualcuno per mano / come un bambino scatenato, sono alcuni dei suoi versi, perfetti per il momento attuale.