A dodici anni dall’ultimo album, arriva 'L’audiolibro'. Uno strano oggetto che mette insieme musica, arte e riflessioni. E un’idea: "Datemi la tv e vi mostrerò ciò che può fare la cultura"
di
Luca Valtorta
8 minuti di lettura
Ma perché Morgan fa un audiolibro? Che senso ha? Poi lo ascolti. C’è tutto: memorie, frammenti, canzoni, il padre, l’amore, Nietzsche, Luci a San Siro, inediti, cover, Chomsky, la figlia Anna Lou, un’eco di Asia, 2001: Odissea nello Spazio, Landolfi, Il cantico dei drogati e Oh mia bela Madunina. Non avete mai sentito niente del genere: è un’opera nuova, molto strana. L’opera, come dice Ivano Fossati nella prefazione, anch’essa musicata, di 'un grande inadattabile'. Un’opera in continua evoluzione che si muove, si trasforma, non vuole finire. Forse l’unica possibile chiave per capire chi è davvero Marco Castoldi, in arte Morgan.
Come stai?
"La domanda 'come stai?' ha due possibilità di risposta: la prima è conformista e come risposta richiede un 'bene, grazie' ma non vuole dire nulla, è una formalità. Altrimenti, se devo rispondere davvero, bisogna aprire un vaso di Pandora. E forse non è il caso".
Odio il conformismo e spero sempre che qualcuno abbia voglia di rispondere in maniere articolata alla domanda.
"Allora, diciamo che ho avuto dei momenti peggiori per cui ringrazio il cielo che sono fisicamente messo bene, la malinconia è, a un livello da zero a cento, direi sessanta, e la creatività a centodieci".
Beh, in un periodo come questo niente male.
"I periodi orribili in realtà creativamente son buoni perché tutte le tristezze degli altri vengono assorbite perché in fondo le canzoni non sono altro che storie di cuore e quando l’umanità è avvilita il cuore funziona meglio".
Però forse è facile essere più depressi del solito oggi.
"La depressione va bene! Meglio essere depressi che schizoidi".
Molti sono impauriti.
"Molti sono ipocondriaci: ti dicono 'mettiti la mascherina se stai vicino a me!'".
Questo di certo non succede con il tuo amico Vittorio Sgarbi.
"Lui è un temerario, si butterebbe anche nel fuoco: ma è vero che l’hanno di nuovo portato via dal Parlamento a forza? Ma perché?".
Perché non vuole mettere la mascherina.
"Credo che quello sia un modo per denunciare tutte le scelte del governo che lui non condivide. Pensa se una scena del genere la vedessimo in un quadro del Seicento: sembra una scena epica! È la bellezza dell’immagine quella che lui cerca!".
Una ribellione estetica ancor prima che etica. Sua sorella Elisabetta invece è l’opposto.
"Non credere: la polemica che fa Vittorio è esternalizzata, quella di Elisabetta invece è interiorizzata ma c’è. Conoscendoli capisci che hanno entrambi una cultura profonda e un modo intelligentissimo e non convenzionale di conoscere il mondo. Sono molto poco prevedibili, il loro pensiero è sempre sorprendente perché sono sempre in movimento con la testa, sono ipercinetici mentalmente".
Lui ti ha anche proposto come sindaco di Milano.
"Vittorio mi ritiene degno di questo ruolo e io gliene sono grato ma in realtà anche in questo caso lui vuole sollevare un tema. Interessante. Lui vorrebbe che in questi ruoli ci fosse un artista o qualcuno che deleghi le scelte di carattere estetico/urbanistico agli artisti. Questo perché non solo non ci sono artisti al governo ma perché il governo non aiuta gli artisti. E questo è paradossale in un paese che ha la storia dell’Italia con il risultato che arrivano i cinesi, gli americani, i giapponesi e comprano i nostri palazzi e le nostre opere. E insieme agli artisti, tra le figure che vengono bistrattate, ci metto gli insegnanti, i ricercatori sia in campo umanistico che scientifico: bisogna premiare le competenze! Quando un bambino viene al mondo lo si educa perché sia eccellente, lui con fatica arriva a questa eccellenza e poi non lo si premia per i suoi sforzi: non va bene!".
Cosa bisognerebbe fare?
"Alzare il livello culturale delle persone che in questi anni è stato abbassato anche a causa di una televisione di qualità scadente, in primis Mediaset a cui però la Rai ha fatto seguito: tutta la proposta culturale è stata cancellata, è rimasto solo l’intrattenimento. Sempre meno approfondimento e sempre meno meritocrazia".
Il ministro Franceschini ha appena invitato le emittenti televisive a promuovere la cultura nei loro palinsesti.
"L’invito non basta, un politico dovrebbe fare un decreto, una legge o quanto è necessario per rendere concreta l’idea. L’invito posso farlo io, non un ministro! E poi bisogna definire chiaramente che cosa è cultura e cosa no, tracciare un confine preciso".
Impresa non semplice.
"Per niente. Io nel mio libro La casa gialla ho parlato molto di questo: per esempio ho scritto come si possono individuare quei soggetti chiamati 'artisti', con tanto di albo. Devi aver lavorato, devi avere contratti, devi avere uno stipendio legato alla tua professione che, a sua volta, dovrebbe essere legata a quelle che sono le arti, che sono sette. Perché l’artista fa una cosa precisa: fa l’opera. Se non c’è l’opera non c’è l’artista. E c’è l’artista che fa l’opera con un peso di mercato e quello invece di extramercato. Il primo è più oggettivo: intorno a una canzone di Vasco Rossi c’è una filiera di milioni di euro, centinaia di persone che non sono artisti ma che hanno famiglia e mangiano anche loro, sono loro che permettono l’uscita dell’opera".
Nel tuo audiolibro a un certo punto citi la frase 'in girum imus nocte et consumimur igni', un misterioso palindromo titolo anche di un film di Guy Debord che è diventato un po’ il manifesto dei situazionisti. I situazionisti facevano sicuramente arte ma rifiutavano di stare nei meccanismi della 'società dello Spettacolo' e del consumo. Quindi questo tipo di artisti dove li metteresti?
"Capisco perfettamente cosa ha mosso il situazionismo negli anni Sessanta perché la società in quel periodo era troppo rigida: il situazionismo voleva dare una scossa ma non avevano un obiettivo preciso, una proposta altra. Noi oggi possiamo utilizzare le tecniche del situazionismo ma non i contenuti. Io non voglio solo distruggere ma metto sul piatto delle idee, per cui sono costretto a dialogare con il sistema. Il situazionismo arriva nelle stanze del potere, dà quattro schiaffi e se ne va fuori; io no, non voglio distruggere, voglio costruire. Come fa Celentano: critica anche con grande forza ma poi tira fuori la soluzione. Una cosa brutta però è che i filosofi non stanno camminando a fianco degli artisti in questi anni; i filosofi non vogliono più fare la rivoluzione: non c’è più dibattito culturale!".
A proposito di intellettuali, nell’audiolibro c’è un momento molto bello: quando metti in musica un fantastico dialogo tra Noam Chomsky e Michel Foucault del 1971.
"Era un dibattito su Giustizia e potere. Ecco, in televisione vorrei vedere cose così. Negli anni Settanta c’erano. Basti pensare all’incontro tra Mario Monicelli e Nanni Moretti moderato da Alberto Arbasino o Giorgio Manganelli che parla di Pinocchio, lo scontro tra Vittorio Gassman e Carmelo Bene. E invece oggi non c’è niente, niente".
Perché non la fai tu una trasmissione, visto che il ministro Franceschini fa un appello?
"Sono anni che dico che c’è un patrimonio italiano straordinario di cui non si parla da nessuna parte, ovvero il nostro cantautorato storico, un tema che ho molto a cuore e sul quale con umiltà dico di avere una certa competenza. Inoltre ho esperienza televisiva e musicale insieme e quindi sarei ben lieto di far conoscere questi mondi con un linguaggio divulgativo che possa toccare anche i non appassionati, le famiglie. La mia intenzione specifica è proprio quella di far comprendere certi temi anche complessi alla gente e so di poterlo fare, non solo con competenza e passione ma anche con gli esempi perché sono anch’io un cantautore. Però non c’è la volontà".
Il tuo audiolibro di fatto è come se fosse già questa cosa: racconti, spieghi, suoni.
"Questo audiolibro è la cosa più bella che ho fatto. Mi sono impegnato moltissimo per realizzarlo. È stato un lavoro da artigiano: l’ho pensato, l’ho costruito e ho utilizzato la musica per fargli prendere vita. Musica mia, non mia, elettronica, acustica, classica, moderna, melensa, strana, minimale: tutti gli aspetti della musica che ho esperito nella mia vita che si mescolano come in cucina".
È una concezione nuova di audiolibro.
"È il primo. Non esiste niente del genere. Infatti non sappiamo come chiamarlo, forse sarebbe meglio 'audiobriografia' o 'romanzo sinfonico'. La percentuale di musica originale è enorme".
L'audiolibro di Morgan: "Questa è la cosa più bella che abbia mai fatto"
Sì, infattti, potrebbe essere tranquillamente un tuo nuovo album.
"Anche di più: tutta la musica è inedita, nel senso che non è mai stata pubblicata. Alcune poi sono delle cover, altre canzoni nuove, scritte apposta. E poi suoni, improvvisazioni, cose dal mio repertorio ricreate con nuovi arrangiamenti. O cose fatte con altri come Luci a San Siro con Roberto Vecchioni fatta dal vivo e rielaborata".
C’è una prefazione di Ivano Fossati: gli è piaciuto questo tuo lavoro di rielaborazione continua?
"Tantissimo. Perché non è un audiolibro come gli altri, fatto solo di parole: ti potresti rompere le scatole se fosse così. L’ha sentito anche Staino, che purtroppo avendo problemi di vista ascolta tutti gli audiolibri possibili: gli mandavo i vari capitoli e lui era felicissimo. È più di un disco, è più di un libro! Ne sono orgoglioso perché si sente tutto il lavoro che ho fatto in questi anni. E comunque ci sarà anche un audiodisco con i brani musicali separati ma non so ancora in che forma. Tutto quello che faccio io è fuori standard!".
Che mi dici del sottotitolo Io, l’amore, la musica, gli stronzi e dio?
"Era il titolo del mio libro per Einaudi e infatti all’inizio l’idea era quella di farne un audiolibro. Ma quando sono andato in studio ha preso una forma diversa, è diventato tutt’altro ma era giusto mantenere il filo che lo legava perché questi rimangono i cinque elementi del mio mondo".
Chi sono gli stronzi?
"Nell’audiolibro c’è un lungo elenco. Con il Covid-19 poi la percentuale è aumentata a dismisura, la gente diventa Satana. Il demonio per me è l’assenza della vita, della gioia, della luce, del sapere e ovviamente dell’amore. Chi non ama o non riesce a essere amato è il diavolo. Perché al diavolo non piace niente, dice solo: 'Brutto, brutto, schifo'. Per lui è tutto brutto. E quindi non mi affascina".
"Io e il demonio"
Parli anche molto di te. Subito all’inizio dici: "Sono una specie di personaggio di un romanzo che attira l’attenzione e non sempre volontariamente, sono uno che la gente conosce anche se non mi conosce perché io sono pubblico, statale".
"Statale perché io credo nello Stato, pubblico come 'res publica' perché l’arte è della res publica".
E poi c’è questo aspetto del personaggio che le persone credono di conoscere anche se in realtà non è davvero così. Anche un artista come Francesco De Gregori soffre molto di questa dicotomia. Ne ha parlato per esempio in un brano come Guarda che non sono io.
"Ma nessuno dice di Francesco De Gregori che è un mascalzone o un tossico! La sua immagina è molto vicina a quello che è realmente: al massimo dicono che ha il cappello da cowboy! Nessuno l’ha mai sfrattato. Prova a metterti nei panni di uno che, tutti i giorni in cui apre un giornale, trova scritto di sé che non è un buon padre o è una cattiva guida per i giovani e via così…. La gente pensa io sia cattivo. In realtà io sono buono. Il misunderstanding è enorme! De Gregori, che è un grandissimo artista, non ha di sicuro questo problema. Io rischio la galera tutti i giorni".
Morgan: "Io sono CATTIVO!"
Qual è il motivo di questo fraintendimento?
"Parlo troppo, mi sporco le mani, faccio più paura. E non paga. Perché non è solo il potere che ti blocca ma è anche la gente che non crede più nello slancio istintivo di uno che non ha niente da guadagnare. Il gesto che ho fatto a Sanremo non aveva dietro un motivo economico o altri secondi fini che non fossero quelli di smascherare il vero 'cattivo'. E invece la gente ha pensato solo: 'Guarda Morgan quanto è fuori di testa!'. Per fortuna c’è Amadeus che ha sempre mostrato una grandissima apertura mentale e una grande intelligenza. E cosa è successo poi a Sanremo? Spettacolo. E basta. Senza una parolaccia, senza gesti violenti: è stato solo un momento di verità. Ma alla verità non ci siamo più abituati. E prima o poi uscirà la mia canzone con il testo completo: non sarà situazionismo ma 'Morganismo'".
E Bugo dov’è?
"In quanto 'buco' è imploso, non sappiamo dove trovarlo. Forse è dentro di noi: tutti quanti abbiamo un buco dentro. Un buco nero".
Dove sei in questo momento?
"A Milano, in Brera".
Hai finalmente trovato casa, dunque?
"Sì, ma è stato difficilissimo trovarla e la pago profumatamente. È stato tanto difficile trovarla perché molte persone dicono 'Ah, no, se è Morgan non l’affitto': sono convinti che io faccia le messe sataniche".
Nell’audiolibro parli spesso di tua figlia Anna Lou. L’ho appena vista nella serie tv Baby e trovo sia molto brava.
"È bravissima. Ha appena girato anche un cortometraggio per la sua scuola, di cui ha realizzato la regia e per cui io ho composto le musiche. Una cosa fantastica è che adesso quando vado in giro con lei i ragazzi dicono: 'Guarda, è quella di Baby!' e così io non mi devo più vestire da Venditti per non farmi riconoscere".
Da Venditti? Cioè?
"Cappello Panama, occhiali Ray-Ban, impermeabile, così la gente che mi vedeva diceva: 'Guarda, quello è Venditti!'. E mentre si rendevano conto che non era così e dicevano invece 'Ah, è Morgan”, io facevo in tempo a fuggire".
Dall'inizio dell'intervista si sentivano strani urletti in sottofondo: "Guarda chi sta arrivando: il mio orgoglio di bambina! Questa è la mia meravigliosa 'piegolina'". Poi, sullo schermo del computer, appare Maria Eco, la bimba nata da poco. BAci e carezze mentre lei fa gridolini di piacere. "Se tu fossi qui ti toglierebbe subito gli occhiali, guarda!", ride. Poi Maria Eco sembra soddisfatta e Morgan ritorna al suo audiolibro: indossa una lunga vestaglia da camera e il fiocco dei poeti maledetti o dei pirati, come appunto Morgan.
Una cosa che alcuni forse troveranno spiazzante è che da Chomsky e Foucault passi a Oh mia bela Madunina.
"Nel capitolo su Milano ne faccio un’esegesi perché la sua storia non è così ovvia e banale, non la trovi da nessuna parte. Nel mio prossimo libro, La canzone perfetta, andrò alla ricerca delle origini della canzone italiana d’autore ma intanto ci tenevo a parlarne perché è la prima canzone del repertorio milanese scritta consapevolmente da Giovanni D’Anzi, stanco del fatto che ai concerti gli chiedessero sempre canzoni napoletane. Al contrario di quello che molti pensano è una canzone sull’accoglienza, tanto che nel finale dice: 'Venite a Milano, noi vi stringeremo la mano perché tutto il mondo è paese, ma Milan l’è un gran Milan'".
Poi Morgan si alza, si mette al piano, e comincia a cantarla. Finisce così.
Morgan canta "Oh mia bela Madunina"
Dal 19 novembre in libreria e in digitale esce: L’audiolibro di Morgan.
"Io, l’amore, la musica, gli stronzi e dio" (Emons, euro 15,90, durata 5h 22m)