Come è nera la grande bellezza
di Claudio Tito , di Claudio TitoNel thriller di Claudio Mattia Serafin "Il sangue e la sua memoria" Roma mostra il suo abisso
Una borghesia ricca, colta, professionale. Ma senza un ruolo. Privata di un'essenza. Senza un vero ruolo sociale. Imprigionata in una gabbia di rabbia. Che si scatena contro i più deboli. In una specie di odio distruttore contro il povero e l'incolto. Una realtà da distruggere. Anche attraverso l'omicidio seriale. Nel thriller del giovane Claudio Mattia Serafin, Il sangue e la sua memoria (edito da Linea edizioni) Roma si tinge di nero.
La crisi della città si riflette in quella dei suoi abitanti. La Capitale mostra il suo abisso. La sua disorganizzazione è solo la faccia amministrativa di un declino che in realtà è soprattutto morale: una dissolutezza culturale. La "Grande bellezza" si deforma nella storia dei suoi protagonisti ossessionati da un vero e proprio lato oscuro. Il peggio di loro stessi li accompagna e li persegue. Il mostro è una personalità dissociata. Una sorta di replica di Dottor Jekyll e …
La crisi della città si riflette in quella dei suoi abitanti. La Capitale mostra il suo abisso. La sua disorganizzazione è solo la faccia amministrativa di un declino che in realtà è soprattutto morale: una dissolutezza culturale. La "Grande bellezza" si deforma nella storia dei suoi protagonisti ossessionati da un vero e proprio lato oscuro. Il peggio di loro stessi li accompagna e li persegue. Il mostro è una personalità dissociata. Una sorta di replica di Dottor Jekyll e …
Una borghesia ricca, colta, professionale. Ma senza un ruolo. Privata di un'essenza. Senza un vero ruolo sociale. Imprigionata in una gabbia di rabbia. Che si scatena contro i più deboli. In una specie di odio distruttore contro il povero e l'incolto. Una realtà da distruggere. Anche attraverso l'omicidio seriale. Nel thriller del giovane Claudio Mattia Serafin, Il sangue e la sua memoria (edito da Linea edizioni) Roma si tinge di nero.
La crisi della città si riflette in quella dei suoi abitanti. La Capitale mostra il suo abisso. La sua disorganizzazione è solo la faccia amministrativa di un declino che in realtà è soprattutto morale: una dissolutezza culturale. La "Grande bellezza" si deforma nella storia dei suoi protagonisti ossessionati da un vero e proprio lato oscuro. Il peggio di loro stessi li accompagna e li persegue. Il mostro è una personalità dissociata. Una sorta di replica di Dottor Jekyll e Mr Hyde giocata tra le strade, i salotti-bene, gli uffici eleganti e le università di una Roma che appare sempre più decadente.
Il pretesto è fornito da una morte. Un assassinio. Una donna massacrata nel cuore della notte romana. I due giovani che rincorrono la loro coscienza impietosa, che si mostra come se fosse un demone costantemente pronto a suggerire la cosa sbagliata da fare. "Ho visto e vissuto - dice Roberto, giornalista dai tanti vizi e dalla vita segnata da una famiglia ingombrante - : sono stato colto e incompreso e poi sono diventato un killer di essere insignificanti". Enrico invece è uno studioso di letteratura. Introverso e frustrato.
Intrappolato nella casa della madre, una donna bipolare dall'atteggiamento dittatoriale. Che ne condiziona l'esistenza e ne determina lo scivolamento verso la malvagia interpretazione di se stesso. Entrambi alla ricerca di una giustizia fai da te. Giustificata dalle miserie di questa Roma depressa. E dalla sensazione di poter essere semplicemente superiori. Perché, come suggeriscono tutte le statistiche del sistema giudiziario, solo l'8% dei cittadini vittime di reato ottiene giustizia. Ma è solo un'autoassoluzione, un modo per non accettare l'idea di far parte della medesima insignificanza.
Il libro
Il sangue e la sua memoria di Claudio Mattia Serafin (Linea edizioni, pagg. 224, euro 15)
La crisi della città si riflette in quella dei suoi abitanti. La Capitale mostra il suo abisso. La sua disorganizzazione è solo la faccia amministrativa di un declino che in realtà è soprattutto morale: una dissolutezza culturale. La "Grande bellezza" si deforma nella storia dei suoi protagonisti ossessionati da un vero e proprio lato oscuro. Il peggio di loro stessi li accompagna e li persegue. Il mostro è una personalità dissociata. Una sorta di replica di Dottor Jekyll e Mr Hyde giocata tra le strade, i salotti-bene, gli uffici eleganti e le università di una Roma che appare sempre più decadente.
Il pretesto è fornito da una morte. Un assassinio. Una donna massacrata nel cuore della notte romana. I due giovani che rincorrono la loro coscienza impietosa, che si mostra come se fosse un demone costantemente pronto a suggerire la cosa sbagliata da fare. "Ho visto e vissuto - dice Roberto, giornalista dai tanti vizi e dalla vita segnata da una famiglia ingombrante - : sono stato colto e incompreso e poi sono diventato un killer di essere insignificanti". Enrico invece è uno studioso di letteratura. Introverso e frustrato.
Intrappolato nella casa della madre, una donna bipolare dall'atteggiamento dittatoriale. Che ne condiziona l'esistenza e ne determina lo scivolamento verso la malvagia interpretazione di se stesso. Entrambi alla ricerca di una giustizia fai da te. Giustificata dalle miserie di questa Roma depressa. E dalla sensazione di poter essere semplicemente superiori. Perché, come suggeriscono tutte le statistiche del sistema giudiziario, solo l'8% dei cittadini vittime di reato ottiene giustizia. Ma è solo un'autoassoluzione, un modo per non accettare l'idea di far parte della medesima insignificanza.
Il libro
Il sangue e la sua memoria di Claudio Mattia Serafin (Linea edizioni, pagg. 224, euro 15)