Cari lettori del giornale che ho fondato tanti anni fa e che ha avuto, dopo i primi vent’anni, altri direttori che lo hanno guidato come me e forse anche meglio di me. Esiste una lunga narrazione di questa vicenda che ha interessato gran parte della mia vita vissuta, ora che ho quasi raggiunto i 97 anni. Il volume dei Meridiani di cui vi voglio parlare è di grande interesse: un racconto di quasi duemila pagine con una documentazione eccezionalmente elaborata e di assoluta oggettività: a volte il giudizio sul mio lavoro è molto favorevole, altre volte è decisamente negativo. Insomma è un documento che raccoglie non soltanto la mia storia privata ma anche la storia culturale complessiva del nostro Paese e dei Paesi vicini che hanno condiviso la storia italiana.
Non sempre questo è vero, anzi spesso è vero il contrario: è la storia italiana ad aver condiviso nel bene e nel male quella europea e col passare dei secoli addiritt…
Non sempre questo è vero, anzi spesso è vero il contrario: è la storia italiana ad aver condiviso nel bene e nel male quella europea e col passare dei secoli addiritt…
Cari lettori del giornale che ho fondato tanti anni fa e che ha avuto, dopo i primi vent’anni, altri direttori che lo hanno guidato come me e forse anche meglio di me. Esiste una lunga narrazione di questa vicenda che ha interessato gran parte della mia vita vissuta, ora che ho quasi raggiunto i 97 anni. Il volume dei Meridiani di cui vi voglio parlare è di grande interesse: un racconto di quasi duemila pagine con una documentazione eccezionalmente elaborata e di assoluta oggettività: a volte il giudizio sul mio lavoro è molto favorevole, altre volte è decisamente negativo. Insomma è un documento che raccoglie non soltanto la mia storia privata ma anche la storia culturale complessiva del nostro Paese e dei Paesi vicini che hanno condiviso la storia italiana.
Non sempre questo è vero, anzi spesso è vero il contrario: è la storia italiana ad aver condiviso nel bene e nel male quella europea e col passare dei secoli addirittura quella mondiale. Questo libro offre il vantaggio di esporre con la massima obiettività tutte queste vicende.
Il mio è stato un lavoro di testimonianza dei fatti che si sono succeduti dalla metà del Novecento fino ad oggi. Spero vivamente che la storia contenuta nel volume aiuti il lettore appassionato ai temi della politica, dell’economia, della cultura, della moralità, delle virtù e dei vizi.
Il Meridiano a me intitolato comincia con una prefazione di Alberto Asor Rosa. Mi permetto di dire: è bellissima, molto oggettiva e altrettanto acuta nelle motivazioni e nei giudizi. Ecco alcuni passaggi fondamentali che vale la pena citare. «Scalfari fa cominciare la sua meditazione dal momento in cui ha la percezione che il suo viaggio volga alla fine. Osservando l’autore per coglierne le caratteristiche psicologiche e culturali c’è da notare che il suo carattere è al tempo stesso saturnino e mercuriale: due aspetti profondamente diversi l’uno dall’altro e questa è una vera e propria ricchezza per quanti riescono a congiungere nella loro vita aspetti di malinconia e di forza allegra. È rara questa congiunzione ma notevolmente importante. Furono i tratti dominanti di una società moderna che ebbe inizio nel 1400 e ancora oggi, sia pure con profondi cambiamenti, dà il tono alla nostra attuale esistenza».
La prefazione di Asor Rosa non finisce qui ma proseguirei analizzando il volume in prima persona. Gli argomenti sono molteplici e mi sembra assai difficile esaminarli tutti. Bisogna cogliere la sostanza di quanto è accaduto e non tanto perché io ne sia allegro o disperato, contento o dolente. Debbo cercare di essere oggettivo anche perché ho lavorato sempre su temi che hanno coinvolto un vasto pubblico di persone più giovani di me. E anche ora che ho una certa età ho mantenuto una certa modernità: non uso a caso questo termine, la modernità non invecchia mai per definizione.
Vorrei formulare alcuni altri sentimenti che, insieme alla modernità, incidono sulle comunità: la moralità, la rivalità, l’amore, l’amicizia, l’odio, l’invidia, la pietà, la crudeltà, la fantasia, il riconoscimento dell’Io, il confronto con Dio, la famiglia, la patria, la guerra e la pace, la sconfitta e la vittoria, l’altruismo e l’egoismo. Questi più o meno sono i sentimenti che determinano l’essere delle creature umane. Come vedete sono in gran numero ma poi c’è sempre una prevalenza degli interlocutori: l’Io, Dio, Narciso, il Destino. Questo è il terreno sul quale dovremo muoverci. Cominciare non è facile ma è l’operazione che abbiamo deciso di intraprendere.
Certamente non siamo soli in questo mondo in cui viviamo. Un mondo ristretto poiché in larga misura è quello determinato dal Sole e dai Pianeti che lo circondano, le altre stelle, le particelle elementari che ruotano nel vuoto e lo riempiono, i terremoti e maremoti che agitano lo spazio; l’Energia che è l’elemento fondamentale. Energia, Entropia, Equilibrio, Specie. Questo è il nostro mondo: ben poco rispetto al tutto universale ma comunque la vita è qui e non è affatto immobile. L’ipotesi che tutto scompaia e mai più si riproduca è una possibilità, tanto quanto l’ipotesi del nulla che però ci riguarda meno, visto che noi siamo creature e abbiamo avuto dei creatori. Altro non c’è da dire e da argomentare.
***
Il 14 gennaio del 1976 Repubblica comparve per la prima volta nelle edicole: 44 anni non sono molti nella vita di un giornale. Alcuni nostri importanti confratelli hanno più di un secolo di storia alle spalle: il Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero, Il Mattino, La Nazione e altri ai quali si affiancò la Repubblica.
Una caratteristica della vita italiana di quegli anni fu la presenza di personaggi che si trovavano al centro di vaste reti di potere e le avevano costruite con sapienti alleanze e reciproci favori.
Queste reti di potere travalicavano spesso nel malaffare e tali personaggi erano addirittura simpatici alla gente e talvolta molto popolari; finanziavano ospizi o premi letterari o squadre di calcio. Ripensando ad alcuni episodi viene in mente la celebre ballata con cui si apre L’opera da tre soldi. Descrive Mackie Messer, il gangster furbissimo e a modo suo simpatico. L’Opera viene scritta da Brecht e la musica è di Kurt Weill: «Tanti denti ha il pescecane / E a ciascun li fa veder. E Macheath ha il coltello/ ma chi mai lo può saper? / Sbrana un uomo il pescecane / ed il sangue si vedrà / Mackie ha un guanto sulla mano / Nessun segno resterà. /\[...\] Schmul Maier un dì sparisce / E tanti altri ricchi al par. /Mackie ha in tasca i loro denar /nessun può testimoniar».
Questa era l’aria dei sobborghi del cosiddetto “popolaccio” ma poi c’era il potere. In Italia fu varata una legislazione ultragarantista, ritagliata su misura per accrescere l’impunità dei poteri criminali e lasciarli tranquillamente operare nelle aree che essi ormai dominavano e amministravano. I pool antimafia furono dispersi. La politica degli appalti ha procurato alla mafia e alla camorra una gigantesca voce di profitto dopo quella derivante dal commercio della droga.
Il denaro mafioso è stato tranquillamente riciclato attraverso istituzioni finanziarie e bancarie insospettabili senza che alcun intervento efficace sia stato prodotto. Ci fu una reazione molto forte dell’ala moralmente schierata contro il mondo della mafia: Pirani, Arlacchi, Bocca, Rodotà indicarono sui nostri giornali la gravità della situazione. Altre voci autorevoli ed esperte si levarono qua e là. I nostri giornali fornirono una spinta a quella volontà politica sperando di invertire la situazione: mafia e camorra da un lato, volontà di rispondere con una struttura legale e con uno slancio di moralità politica dall’altro.
Come si vede il nostro Paese era diviso a metà ma la stessa situazione riguardava anche l’Europa e il mondo. La gente era divisa in tre categorie: gli onesti privatamente e politicamente, i corrotti, mafiosi e camorristi e gli indifferenti che pensavano solo a se stessi. Nel frattempo si verificò un fatto politico estremamente importante: Enrico Berlinguer prese le distanze dal Partito comunista guidato dalla Russia sovietica. Qualcosa sarebbe cambiato ma Berlinguer morì ancora molto giovane. L’altra gravissima perdita fu quella di Aldo Moro, sequestrato dalle Brigate rosse e messo a morte dopo 55 giorni di prigionia.
Questa era l’Italia di quarant’anni fa.
Non sempre questo è vero, anzi spesso è vero il contrario: è la storia italiana ad aver condiviso nel bene e nel male quella europea e col passare dei secoli addirittura quella mondiale. Questo libro offre il vantaggio di esporre con la massima obiettività tutte queste vicende.
Il mio è stato un lavoro di testimonianza dei fatti che si sono succeduti dalla metà del Novecento fino ad oggi. Spero vivamente che la storia contenuta nel volume aiuti il lettore appassionato ai temi della politica, dell’economia, della cultura, della moralità, delle virtù e dei vizi.
Il Meridiano a me intitolato comincia con una prefazione di Alberto Asor Rosa. Mi permetto di dire: è bellissima, molto oggettiva e altrettanto acuta nelle motivazioni e nei giudizi. Ecco alcuni passaggi fondamentali che vale la pena citare. «Scalfari fa cominciare la sua meditazione dal momento in cui ha la percezione che il suo viaggio volga alla fine. Osservando l’autore per coglierne le caratteristiche psicologiche e culturali c’è da notare che il suo carattere è al tempo stesso saturnino e mercuriale: due aspetti profondamente diversi l’uno dall’altro e questa è una vera e propria ricchezza per quanti riescono a congiungere nella loro vita aspetti di malinconia e di forza allegra. È rara questa congiunzione ma notevolmente importante. Furono i tratti dominanti di una società moderna che ebbe inizio nel 1400 e ancora oggi, sia pure con profondi cambiamenti, dà il tono alla nostra attuale esistenza».
La prefazione di Asor Rosa non finisce qui ma proseguirei analizzando il volume in prima persona. Gli argomenti sono molteplici e mi sembra assai difficile esaminarli tutti. Bisogna cogliere la sostanza di quanto è accaduto e non tanto perché io ne sia allegro o disperato, contento o dolente. Debbo cercare di essere oggettivo anche perché ho lavorato sempre su temi che hanno coinvolto un vasto pubblico di persone più giovani di me. E anche ora che ho una certa età ho mantenuto una certa modernità: non uso a caso questo termine, la modernità non invecchia mai per definizione.
Vorrei formulare alcuni altri sentimenti che, insieme alla modernità, incidono sulle comunità: la moralità, la rivalità, l’amore, l’amicizia, l’odio, l’invidia, la pietà, la crudeltà, la fantasia, il riconoscimento dell’Io, il confronto con Dio, la famiglia, la patria, la guerra e la pace, la sconfitta e la vittoria, l’altruismo e l’egoismo. Questi più o meno sono i sentimenti che determinano l’essere delle creature umane. Come vedete sono in gran numero ma poi c’è sempre una prevalenza degli interlocutori: l’Io, Dio, Narciso, il Destino. Questo è il terreno sul quale dovremo muoverci. Cominciare non è facile ma è l’operazione che abbiamo deciso di intraprendere.
Certamente non siamo soli in questo mondo in cui viviamo. Un mondo ristretto poiché in larga misura è quello determinato dal Sole e dai Pianeti che lo circondano, le altre stelle, le particelle elementari che ruotano nel vuoto e lo riempiono, i terremoti e maremoti che agitano lo spazio; l’Energia che è l’elemento fondamentale. Energia, Entropia, Equilibrio, Specie. Questo è il nostro mondo: ben poco rispetto al tutto universale ma comunque la vita è qui e non è affatto immobile. L’ipotesi che tutto scompaia e mai più si riproduca è una possibilità, tanto quanto l’ipotesi del nulla che però ci riguarda meno, visto che noi siamo creature e abbiamo avuto dei creatori. Altro non c’è da dire e da argomentare.
***
Il 14 gennaio del 1976 Repubblica comparve per la prima volta nelle edicole: 44 anni non sono molti nella vita di un giornale. Alcuni nostri importanti confratelli hanno più di un secolo di storia alle spalle: il Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero, Il Mattino, La Nazione e altri ai quali si affiancò la Repubblica.
Una caratteristica della vita italiana di quegli anni fu la presenza di personaggi che si trovavano al centro di vaste reti di potere e le avevano costruite con sapienti alleanze e reciproci favori.
Queste reti di potere travalicavano spesso nel malaffare e tali personaggi erano addirittura simpatici alla gente e talvolta molto popolari; finanziavano ospizi o premi letterari o squadre di calcio. Ripensando ad alcuni episodi viene in mente la celebre ballata con cui si apre L’opera da tre soldi. Descrive Mackie Messer, il gangster furbissimo e a modo suo simpatico. L’Opera viene scritta da Brecht e la musica è di Kurt Weill: «Tanti denti ha il pescecane / E a ciascun li fa veder. E Macheath ha il coltello/ ma chi mai lo può saper? / Sbrana un uomo il pescecane / ed il sangue si vedrà / Mackie ha un guanto sulla mano / Nessun segno resterà. /\[...\] Schmul Maier un dì sparisce / E tanti altri ricchi al par. /Mackie ha in tasca i loro denar /nessun può testimoniar».
Questa era l’aria dei sobborghi del cosiddetto “popolaccio” ma poi c’era il potere. In Italia fu varata una legislazione ultragarantista, ritagliata su misura per accrescere l’impunità dei poteri criminali e lasciarli tranquillamente operare nelle aree che essi ormai dominavano e amministravano. I pool antimafia furono dispersi. La politica degli appalti ha procurato alla mafia e alla camorra una gigantesca voce di profitto dopo quella derivante dal commercio della droga.
Il denaro mafioso è stato tranquillamente riciclato attraverso istituzioni finanziarie e bancarie insospettabili senza che alcun intervento efficace sia stato prodotto. Ci fu una reazione molto forte dell’ala moralmente schierata contro il mondo della mafia: Pirani, Arlacchi, Bocca, Rodotà indicarono sui nostri giornali la gravità della situazione. Altre voci autorevoli ed esperte si levarono qua e là. I nostri giornali fornirono una spinta a quella volontà politica sperando di invertire la situazione: mafia e camorra da un lato, volontà di rispondere con una struttura legale e con uno slancio di moralità politica dall’altro.
Come si vede il nostro Paese era diviso a metà ma la stessa situazione riguardava anche l’Europa e il mondo. La gente era divisa in tre categorie: gli onesti privatamente e politicamente, i corrotti, mafiosi e camorristi e gli indifferenti che pensavano solo a se stessi. Nel frattempo si verificò un fatto politico estremamente importante: Enrico Berlinguer prese le distanze dal Partito comunista guidato dalla Russia sovietica. Qualcosa sarebbe cambiato ma Berlinguer morì ancora molto giovane. L’altra gravissima perdita fu quella di Aldo Moro, sequestrato dalle Brigate rosse e messo a morte dopo 55 giorni di prigionia.
Questa era l’Italia di quarant’anni fa.