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Perché difendere Papa Francesco

L’apertura alle altre fedi ostacolata dal Covid: questo il vero nemico di Bergoglio.  Dopo l’articolo di Miguel Gotor, interviene il fondatore di Repubblica
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Sul nostro giornale del 18 novembre abbiamo pubblicato un importante articolo scritto da Miguel Gotor, uno storico bravo che si occupa di vari argomenti sul nostro giornale ed anche su altri. Il tema di Gotor è stato quello indicato nel nostro titolo: Il Papa gesuita e i suoi nemici.

La spiegazione è contenuta in una breve presentazione dove c'è scritto: "L'appartenenza di Bergoglio alla Compagnia di Gesù è all'origine dell'astio che molti provano verso di lui. Dentro e fuori la Chiesa". Ho letto con molta attenzione il tema scelto da Gotor: conosco papa Francesco da quando fu eletto e ho sempre seguito fin dal giorno della sua nomina sette anni fa la sua attività che è stata una delle più importanti tra i pontefici che si sono susseguiti nei vari secoli. Papa Francesco appartiene ad una vasta famiglia di origine italiana ed anche argentina: i suoi genitori vivevano da tempo in Argentina e lui nacque in…
Sul nostro giornale del 18 novembre abbiamo pubblicato un importante articolo scritto da Miguel Gotor, uno storico bravo che si occupa di vari argomenti sul nostro giornale ed anche su altri. Il tema di Gotor è stato quello indicato nel nostro titolo: Il Papa gesuita e i suoi nemici.

La spiegazione è contenuta in una breve presentazione dove c'è scritto: "L'appartenenza di Bergoglio alla Compagnia di Gesù è all'origine dell'astio che molti provano verso di lui. Dentro e fuori la Chiesa". Ho letto con molta attenzione il tema scelto da Gotor: conosco papa Francesco da quando fu eletto e ho sempre seguito fin dal giorno della sua nomina sette anni fa la sua attività che è stata una delle più importanti tra i pontefici che si sono susseguiti nei vari secoli. Papa Francesco appartiene ad una vasta famiglia di origine italiana ed anche argentina: i suoi genitori vivevano da tempo in Argentina e lui nacque in quel Paese e lì è vissuto diventando fin da giovane un sacerdote molto attivo e molto colto.

L'Argentina era in quell'epoca un Paese alquanto agitato dal punto di vista sociale e religioso. Bergoglio fu ampiamente utilizzato dai cattolici, molto numerosi in quel Paese: lo percorse e la Chiesa locale se ne servì diffusamente; non ebbe una chiesa da gestire ma il tema religioso che agitava tutto il Paese e la politica di Buenos Aires. Quell'agitazione non era limitata soltanto all'Argentina ma anche alle zone prossime a Buenos Aires turbate anch'esse da movimenti antireligiosi e anticattolici. Col passare degli anni l'autorità di Bergoglio aumentò e questo l'obbligò a spostarsi e ad arrivare addirittura, più d'una volta, a Roma.

Il suo prestigio crebbe e così pure le sue amicizie nel campo religioso dove aveva già scelto da tempo la Compagnia di Gesù. I gesuiti avevano subito nel corso degli anni alterne vicende, a volte favorevoli alla Compagnia e altre volte ostili sia nella Chiesa e anche al di fuori di essa, ma conservava tuttavia un'ampia autorevolezza. C'era insomma un vasto lavoro da compiere in vari territori del Sud America ma anche in Europa e a Roma. Era diventato molto amico del cardinale Martini. Bergoglio era stato nominato anche lui cardinale e partecipò con Martini al Conclave del 2005 dove il favorito della maggioranza fu il cardinale Joseph Ratzinger. Che governò la Chiesa con notevole autorevolezza ma ebbe anche una serie di contrarietà che gli resero insopportabile la sua carica. Decise di dimettersi conservando tuttavia la carica pontificia di "Papa emerito".

Non era mai successo che la Chiesa avesse un pontefice dimissionario che conservava la carica pontificale ma rinunciava ad ogni gestione, rendendo indispensabile la nomina di un suo successore. Ci fu, dopo quelle dimissioni, un ulteriore conclave dove l'eletto fu Bergoglio. Fu accolto (ancora lo ricordiamo) da una simpatia generale molto più vasta di quanto non fosse quella per la Compagnia di Gesù. Dopo una lunga riflessione che avvenne nella sala cardinalizia di San Pietro, Bergoglio scelse il nome di Francesco, lo dichiarò al balcone del palazzo pontificio e cominciò il suo papato. Era il 13 marzo 2013 e da quel giorno è cominciato uno dei periodi più importanti della Chiesa mondiale.

Personalmente io non sono religioso e credente. In verità non sono neppure ateo: credo in un Essere e non in un Dio, ma su queste mie personali opinioni non mi pare opportuno intrattenermi in questa circostanza. Ciò che accade in Vaticano mi ha sempre molto interessato e molto in questa occasione. Il giorno dopo l'elezione di papa Francesco scrissi un articolo molto favorevole: non avevo mai avuto l'occasione di conoscerlo ma ne avevo seguito l'attività quando ancora non era Papa. Una volta nominato, feci comunicare a Sua Santità che l'avrei incontrato con molto amichevole interesse. Lo scrissi su Repubblica e ricevetti una lettera del pontefice il quale mi ringraziò di quello che avevo scritto e mi disse che ci saremmo incontrati nell'autunno a venire e così infatti avvenne. Da allora è nata, tra papa Francesco e me, una profonda amicizia: stimavo molto la sua attività e ne scrissi più volte fino a quando l'incontro personale avvenne nella sala di Santa Marta in Vaticano.
Quello è diventato col tempo il luogo dove ci siamo scambiati importanti opinioni su quanto accadeva a Roma, in Italia, in Europa e in tutto il mondo dove la cattolicità era presente. Naturalmente ci furono anche vivaci contrasti tra cattolici e protestanti ma papa Francesco ce la mise tutta affinché questi contrasti cessassero e la differenza tra cattolici e riformisti fosse ampiamente sopportabile.

Papa Francesco tuttavia è andato molto al di là di questo problema all'interno della cristianità: lo ha gestito, lo ha reso molto meno competitivo, ma si è occupato anche, e ancora di più, delle religioni extra cristiane, quelle esistenti in tutto il continente asiatico, dalla Russia oltre gli Urali, all'India, alla Cina, al Giappone, all'Australia. Il mondo cristiano e ancor più quello strettamente cattolico avevano da svolgere una amplissima attività e questa fu una delle finalità di papa Francesco. La tesi da lui più volte praticata fu quella di creare rapporti importanti con popoli non cattolici né cristiani: Francesco sosteneva e sostiene che Dio è unico e non semplicemente cristiano. Dio è Dio e non ha alcuna assurda territorialità. Papa Francesco su questo punto è un rivoluzionario: c'è solo un Dio ma è dovunque il medesimo: c'è un solo Dio e una sola religione e questo è l'obiettivo di Francesco, il che significa che fino a poco tempo fa e prima di quanto sta accadendo per ragioni di tutt'altro genere, papa Francesco ha viaggiato nel mondo intero ad incominciare dal Sud America ma estendendo la sua presenza frequente in tutti i territori del nostro globo anche se da qualche tempo questo comportamento è fortemente diminuito a causa della pestilenza diffusa ormai nel mondo intero.

L'articolo di Miguel Gotor non tocca questi problemi che sono quelli attuali. Chiedo scusa a Gotor ma la sua posizione nell'articolo di cui stiamo discutendo non la condivido. Papa Francesco si trova - purtroppo per lui - in una condizione che gli impedisce il continuo viaggiare dovunque e comunque. Adesso è costretto a limitarsi agli appartamenti pontifici in Vaticano e questa non è certo una posizione gradita a papa Francesco e tuttavia ad essa è obbligato. Le pestilenze hanno sempre avuto nella storia del mondo la conseguenza di restringere la libertà dei viaggi multinazionali. Quanto durerà la pestilenza attuale? Le previsioni non sono affatto positive: intere regioni, nazioni, continenti, sono obbligati all'immobilità e alla singolarità. Durerà ancora a lungo? L'attività del mondo intero è ormai inchiodata ai propri territori e addirittura alla propria città e al proprio quartiere. Questo è il vero tema, caro Gotor. Il resto sono chiacchiere senza interesse.