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Petros Markaris 

L’ossessione da tre soldi

Lo scrittore greco, ospite della rassegna Pazza Idea di Cagliari, ci guida - attraverso Bertolt Brecht - nelle passioni del nostro tempo. A cominciare dalla più diffusa, quella per il denaro facile
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Possiamo chiamare il sistema che oggi domina nel mondo globalizzazione oppure neoliberismo, o, ancora, dipendenza dell'economia dai mercati; in tutti e tre i casi, il fulcro è la passione per i soldi facili.
Forse, per accostarci al tema, potrebbe esserci utile fare un salto all'indietro, non tanto con un'analisi del sistema creditizio e finanziario, ma partendo da un'opera teatrale di grande successo: L'opera da tre soldi di Bertolt Brecht. Nel lavoro di Brecht, a un certo punto il bandito Macheath pone una domanda: "Cosa sarà mai la rapina di una banca rispetto alla fondazione di una banca?".

L'Opera da tre soldi è stata scritta nel 1928. A solo un anno di distanza, nel 1929, il crollo di Wall Street portò alla crisi dell'economia mondiale. All'origine del crac ci furono le banche e il sistema finanziario. In ogni caso, dal crac del 1929 i governi trassero un insegnamento. Quando, nel 2008, scoppiò la nuov…
Possiamo chiamare il sistema che oggi domina nel mondo globalizzazione oppure neoliberismo, o, ancora, dipendenza dell'economia dai mercati; in tutti e tre i casi, il fulcro è la passione per i soldi facili.
Forse, per accostarci al tema, potrebbe esserci utile fare un salto all'indietro, non tanto con un'analisi del sistema creditizio e finanziario, ma partendo da un'opera teatrale di grande successo: L'opera da tre soldi di Bertolt Brecht. Nel lavoro di Brecht, a un certo punto il bandito Macheath pone una domanda: "Cosa sarà mai la rapina di una banca rispetto alla fondazione di una banca?".

L'Opera da tre soldi è stata scritta nel 1928. A solo un anno di distanza, nel 1929, il crollo di Wall Street portò alla crisi dell'economia mondiale. All'origine del crac ci furono le banche e il sistema finanziario. In ogni caso, dal crac del 1929 i governi trassero un insegnamento. Quando, nel 2008, scoppiò la nuova crisi finanziaria si preoccuparono di sostenere generosamente le banche affinché non crollassero. Al tempo stesso, però, imposero tagli e rigide misure di austerità ai cittadini. Furono i cittadini a pagare il prezzo del sostegno alle banche con tasse e tagli. E qui entra in gioco il secondo eroe dell'Opera da tre soldi, Jonathan Jeremiah Peachum, titolare dell'azienda "L'amico dei mendicanti".

Come Peachum sfrutta spudoratamente i mendicanti con la scusa di fornire loro appoggio, così i governi hanno messo in ginocchio i cittadini per consolidare il sistema bancario con la scusa del superamento della crisi. Questa esperienza ci porta a una variazione della domanda che Macheath il bandito ci pone nell'Opera da tre soldi: "Cosa sarà mai la rapina dei cittadini di fronte al salvataggio di una banca?".
La risposta alla domanda sta nel dominio assoluto del sistema finanziario su tutto il mondo e, contemporaneamente, nella caduta inarrestabile delle classi medie, caduta che continua anche oggi.
In un altro lavoro di Brecht, Santa Giovanna dei Macelli, il quadro si completa. Brecht aveva scritto la Santa Giovanna subito dopo l'Opera da tre soldi, nel biennio 1929-1931. A un certo punto, Pierpont Mauler, il re dei macelli, esclama, fuori di sé: "Voglio i miei soldi e la coscienza pulita!". Questo grido di Mauler oggi si è sviluppato fino a diventare il grido che, all'unisono, levano finanzieri e politici. E che è anche il grido che collega gli introiti del crimine organizzato al sistema finanziario attraverso il riciclaggio del denaro sporco.
Una recente ricerca del Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi sostiene che le dieci banche più grandi del mondo sono coinvolte nel riciclaggio del denaro sporco. Il denaro viene ripulito e reinserito nel flusso economico legale come investimento. La lieta novella che sentiamo di frequente riguardo agli investimenti contiene anche questa dimensione. Il denaro è riciclato, ossia pulito, e quindi anche la coscienza è tranquilla. Il grido di Pierpont Mauler si è trasformato in dogma.

E così arriviamo alla terza variazione della domanda di Macheath il bandito: "Cosa sarà mai il riciclaggio del denaro di fronte all'investimento del denaro?". Un politico greco aveva detto, nel decennio degli anni Sessanta del secolo scorso: "I numeri prosperano, le persone stentano". Non sapeva, allora, che quella sua frase si sarebbe rivelata profetica anche sessant'anni dopo.

L'ossessione dei governi riguardo ai tagli e alle misure di austerità ha causato poi l'idea fissa delle riforme. Secoli fa, la Riforma è stato un evento religioso, governato dal clero. Oggi, le riforme sono economiche e vengono definite da coloro che passano le giornate a contare, chiusi nei loro uffici: della Ue a Bruxelles, della Bce a Francoforte, del Fondo Monetario Internazionale, dei ministeri di tutte le nazioni. Non voglio essere frainteso. Non sono affatto in disaccordo con la necessità che, per esempio, la Grecia debba affrontare una lunga serie di riforme per diventare uno stato moderno. Dissento, però, con il diffondersi dell'illusione secondo cui "quando i numeri sono soddisfacenti anche le persone vivono meglio". Certo, gli indicatori economici prosperano, insieme, probabilmente, all'imprenditoria, ma la ricaduta positiva di tutto ciò sulla vita delle persone non è affatto evidente. Persino nei paesi con indici eccezionalmente positivi, la forbice tra i ricchi e i poveri continua ad allargarsi.

Jean Monnet disse, poco prima di morire, che se avesse potuto far partire di nuovo il processo di unificazione dell'Europa, stavolta avrebbe iniziato dalla politica e dalla cultura e non dai mercati. L'aveva capito quando ormai, purtroppo, era ormai tardi.
Eppure, per molti secoli l'anello che ha unito i popoli d'Europa non è stato il denaro, ma la cultura europea. Persino le nazioni che erano in guerra tra loro non mettevano in dubbio la comune cultura europea. Oggi parliamo con molto orgoglio di eredità culturale. Ci sfugge, tuttavia, che l'eredità arriva sempre dopo la morte di qualcuno. Prima della morte non c'è eredità. E quindi la domanda: non è che, alla fine, il denaro ha ucciso la cultura ed è per questo che ci troviamo ad avere a che fare con la sua eredità?
Un amico, una volta, mi ha spiegato la differenza tra il XVIII secolo e il nostro tempo. "Nel XVIII secolo il sogno del ricco aristocratico consisteva nell'acquisire un suo teatro dell'opera e una sua orchestra sinfonica", mi ha detto. "Oggi, il sogno del ricco oligarca è di acquistare una squadra di calcio". Una differenza abbastanza significativa.