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Come è sexy il capitalismo cinese

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Nel suo ultimo saggio l’economista Branko Milanovic mette a confronto i modelli occidentale e asiatico spiegando perché il secondo sta vincendo. E perché le diseguaglianze generate dal virus si possono curare
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NEW YORK.  “Capitalismo da solo”, è il titolo in inglese del nuovo libro di Branko Milanovic: perché non ha più concorrenti sistemici. Scomparsi il feudalesimo e il comunismo, per la prima volta nella storia dell'umanità abbiamo un solo sistema socioeconomico che governa il mondo, visto che la Cina, per parametri oggettivi, è un paese capitalista. Nell’edizione italiana è diventato Capitalismo Contro Capitalismo (Laterza) per sottolineare che ci sono due varianti distinte e perfino antagoniste: uno è il capitalismo liberale e meritocratico occidentale, l'altro è il capitalismo politico della Cina e di pochi altri paesi. Ne parlo con Milanovic  in occasione della pubblicazione in Italia, guardando ai cambiamenti in corso dell’economia globale per effetto della pandemia.

Nel primo anno dell'era del coronavirus, c'è molta attenzione sulla competizione tra il modello statunite…
NEW YORK.  “Capitalismo da solo”, è il titolo in inglese del nuovo libro di Branko Milanovic: perché non ha più concorrenti sistemici. Scomparsi il feudalesimo e il comunismo, per la prima volta nella storia dell'umanità abbiamo un solo sistema socioeconomico che governa il mondo, visto che la Cina, per parametri oggettivi, è un paese capitalista. Nell’edizione italiana è diventato Capitalismo Contro Capitalismo (Laterza) per sottolineare che ci sono due varianti distinte e perfino antagoniste: uno è il capitalismo liberale e meritocratico occidentale, l'altro è il capitalismo politico della Cina e di pochi altri paesi. Ne parlo con Milanovic  in occasione della pubblicazione in Italia, guardando ai cambiamenti in corso dell’economia globale per effetto della pandemia.

Nel primo anno dell'era del coronavirus, c'è molta attenzione sulla competizione tra il modello statunitense e quello cinese. Sembra che il modello cinese possa uscirne vincitore. È possibile che il capitalismo politico si dimostri superiore? Se così fosse, quali sarebbero le conseguenze? Altri paesi saranno più inclini ad adottare la ricetta cinese?
“Abbiamo una differenza molto marcata tra la Cina e gli Stati Uniti, ma è importante sottolineare il successo dei paesi asiatici in generale, il Vietnam o la Thailandia, la Corea, Taiwan e il Giappone; e il fallimento non solo degli Stati Uniti e del Brasile, ma anche dei paesi europei. È più un successo dell'Asia che della sola Cina. Detto questo, è vero che la Cina avrà fatto molto meglio di qualsiasi altro Paese. In un certo senso, questo fenomeno sarebbe la continuazione e l'accelerazione della convergenza tra redditi cinesi e redditi occidentali. Riguardo alla possibilità che questo sistema sia esportato, alla replicabilità del modello cinese, è possibile che la Cina abbia in futuro un ruolo molto più attivo nel cercare di esportare il suo sistema economico/politico nel resto del mondo”.

Guardare anche ad altri paesi asiatici è importante e ci riporta all'origine del “capitalismo politico” in Cina. Quando Deng Xiaoping divenne il leader dopo la morte di Mao Zedong e decise di abbandonare gradualmente il comunismo economico, guardò alle cosiddette "tigri asiatiche” degli anni Settanta, Giappone, Corea del Sud, Singapore, Hong Kong, Taiwan. Il modello giapponese aveva ingredienti del “capitalismo politico”, il ruolo del governo nella pianificazione e nel sostegno alle industrie strategiche, nella loro espansione sui mercati esteri. Giappone, Corea del Sud e Taiwan sono democrazie liberali e condividono anche alcune caratteristiche del capitalismo occidentale. Il modello cinese diventerà esportabile verso economie avanzate, oltre ai paesi emergenti?
“L'idea di capitalismo politico che uso viene dal ruolo storico globale del comunismo. Questo è stato cruciale nella trasformazione delle società colonizzate o semicolonizzate - con sistemi principalmente agrari/feudali - in nuovi Stati indipendenti attraverso la liberazione dall'influenza straniera. In secondo luogo, l’ideologia comunista ha avuto un  ruolo centrale nella trasformazione dei rapporti feudali di produzione, non solo per le riforme agrarie, ma anche riforme dell'istruzione per le donne, del sistema sanitario. La Cina è un caso paradigmatico, cui aggiungo almeno altri dodici paesi che rientrerebbero in quel gruppo, tra cui Singapore, ma non, ad esempio, la Russia. Rielaboro, da una prospettiva marxista, il ruolo globale del comunismo in un modo molto diverso da come viene normalmente presentato. Credo che la Cina sia interessata ad esportare il proprio modello economico, non solo con la Belt and Road Initiative, ma anche con le misure per contrastare il virus e trovarne il vaccino. Storicamente i paesi che hanno avuto più successo economico ebbero dei seguaci. Per esempio il Regno Unito con la rivoluzione industriale. La Germania, quando era all'apice del suo potere con la Prussia e con l’unificazione, fu presa a modello dal Giappone. Ovviamente lo stesso vale per gli Stati Uniti o l'Unione Sovietica, che all’apice della sua influenza è stata copiata anche in India. Sarebbe strano che il modello cinese, dopo 40 anni di successi, non trovasse seguaci”.

Siamo nel mezzo di un enorme esperimento di politiche economiche, di deficit spending per fermare la recessione e di politiche monetarie estremamente espansive. L’impatto sulle disuguaglianze? Secondo un recente studio della banca svizzera UBS, i miliardari sono diventati ancora più ricchi dall'inizio della pandemia. Uno dei motivi è l'andamento dei mercati azionari, in particolare delle grandi imprese tecnologiche e gli aumenti stellari della capitalizzazione. Jeff Bezos, principale azionista di Amazon, ha aumentato la propria ricchezza di altri 73 miliardi di dollari da metà marzo a metà settembre. Il suo concorrente cinese, Jack Ma, fondatore di Alibaba, ha aumentato la sua ricchezza del 45% in dieci mesi. Gli studi di Thomas Piketty e Walter Scheidel dimostrano che in passato le calamità globali, per esempio le guerre mondiali, diminuirono le diseguaglianze. Sarà la prima volta che una catastrofe ha l’effetto opposto, nonostante l’allargamento del ruolo dello Stato?  
“Il ruolo dello Stato è tornato al centro della discussione politica. Quando ci sono circostanze straordinarie, quando hai bisogno di protezione, quando devi avere ospedali capaci di ricevere un numero sufficiente di pazienti, devi incrementare il ruolo dello Stato rispetto a quando si guardava solo alla massimizzazione del profitto, persino nel sistema sanitario. E’ l'esempio della Germania, che stava per razionalizzare il suo sistema sanitario, penso su consiglio della Fondazione Bertelsmann, e fortunatamente non l'ha fatto, così ha un surplus di posti letto. Sulle diseguaglianze: le prove aneddotiche mostrano che i guadagni in cima alla piramide sono enormi. A posteriori è facile razionalizzare l’arricchimento di Amazon e Alibaba e dei loro azionisti. Gli asset finanziari sono saliti di prezzo, e a guadagnare siano state persone che erano già ricche. Questo è stato sicuramente un effetto inaspettato della crisi”.

Le raccomandazioni politiche del libro sono interessanti e sorprendenti. Contesta che la riduzione delle disuguaglianze possa avvenire in prevalenza attraverso l'investimento nell'istruzione. A causa della tendenza a sposarsi fra persone dello stesso status professionale e sociale, una società meritocratica aumenta le disuguaglianze. Poi c’è la raccomandazione a rendere più facile per la classe media e i lavoratori possedere capitali. Dovremmo tutti diventare azionisti? Le politiche fiscali vanno concepite in modo da rendere più facile la proprietà diffusa di capitale?
“Se si guarda alle forze sistemiche che incrementano le disuguaglianze nelle società capitalistiche, queste portano alla creazione di una classe superiore molto istruita e che tende a trasmettere tutti i propri vantaggi ai figli. Questo accade attraverso l'eredità, quindi finanziariamente; attraverso un alto livello di istruzione; e attraverso la rete di relazioni sociali che possiedono. Il pericolo è di creare una classe superiore permanente, come una nuova aristocrazia. Bisogna rompere queste catene di trasmissione, in modi diversi. Il primo è la tassazione dell'eredità, rompendo la trasmissione finanziaria. Poi si deve rompere la parte educativa, enfatizzando l'istruzione pubblica e rendendola migliore di quella privata. Infine bisogna diffondere una ricchezza finanziaria che al momento è molto concentrata. Da qui il suggerimento di aprire attraverso vantaggi fiscali la capacità della classe media di possedere beni finanziari”.

Il libro. Capitalismo contro Capitalismo di Branko Milanovi? è edito da Laterza (trad. di D. Cavallini, pagg. 336, euro 24)