Hogre: "Nelle strade ridisegniamo la società"
di Stefania Parmeggiani , di Stefania ParmeggianiHogre è stato molte cose: una firma sui muri delle periferie di Roma, un artista che ha annunciato la sua dipartita e bruciato le sue creazioni, un anti-brand della comunicazione che occupava e occupa con le sue opere gli spazi pubblicitari, un anarchico senza volto che nelle prime notti di coprifuoco ha dipinto un bacio sulla tamponatura in cemento di un acquedotto romano e poi, durante la seconda ondata, è tornato in strada per denunciare con un trittico ispirato a L’assemblea degli animali di Filelfo (la fiaba lanciata da Robinson e ora divenuta un libro Einaudi Stile libero) la devastazione della natura e l’irresponsabilità dell’uomo. Lo contattiamo via mail, accetta di incontrarci nel suo studio, un ex negozio dalle vetrine oscurate al piano terra di un palazzo della periferia romana, nessun nome sul campanello.
Cosa è oggi Hogre?
"Proprio come tanti mostri dell’immaginario moderno (la creatura del dottor Frankenstein, il …
Hogre è stato molte cose: una firma sui muri delle periferie di Roma, un artista che ha annunciato la sua dipartita e bruciato le sue creazioni, un anti-brand della comunicazione che occupava e occupa con le sue opere gli spazi pubblicitari, un anarchico senza volto che nelle prime notti di coprifuoco ha dipinto un bacio sulla tamponatura in cemento di un acquedotto romano e poi, durante la seconda ondata, è tornato in strada per denunciare con un trittico ispirato a L’assemblea degli animali di Filelfo (la fiaba lanciata da Robinson e ora divenuta un libro Einaudi Stile libero) la devastazione della natura e l’irresponsabilità dell’uomo. Lo contattiamo via mail, accetta di incontrarci nel suo studio, un ex negozio dalle vetrine oscurate al piano terra di un palazzo della periferia romana, nessun nome sul campanello.
Cosa è oggi Hogre?
"Proprio come tanti mostri dell’immaginario moderno (la creatura del dottor Frankenstein, il mostro della palude, l’uomo lupo, i Freaks di Tod Browning fino ad Elephant Man di David Lynch) Hogre è per la “normalità” uno specchio, in cui l’altro si mostra (“mostro”, dal latino monstrum, ha la stessa radice di mostrare, monstrare, e di ammonire, monere). Anche il mostro però si riflette nella normalità e in questa doppia esposizione risiede proprio l’origine delle sue sofferenze: più si specchia più capisce qualcosa di se stesso, riconosce la sua diversità e in ultima analisi le ragioni della sua esclusione. Per pareggiare i conti al mostro non resta altro da fare che ribellarsi, costruendo la sua versione aberrante e blasfema della società (esempio: la creatura di Frankenstein che pretende una donna rappresentava per Shelley una versione distorta del matrimonio)".
È quello che fa con il subvertising, la sovversione della pubblicità attraverso il suo stesso linguaggio grafico?
"Sì e che ora sto portando a compimento con il nuovissimo progetto buyanewsoul.com di cui curo la direzione artistica: uno shop online accelerazionista, rovesciamento blasfemo di un negozio di souvenir e oggettistica, per descrivere il collasso del capitalismo come una profezia autoavverante. Contemporaneamente continuo la mia attività di subvertising. Attraverso il sito stealthisposter.org insieme al collettivo Special Patrol Group di Londra coordiniamo (esclusivamente su base volontaria) le campagne di subvertising per i gruppi radicali che ne fanno richiesta tramite il sito. Tra queste nell’ultimo anno ci sono state varie azioni creative tra cui una campagna per Defend Wikileaks a Londra e quella realizzata con il collettivo BerlinVsAmazon a Berlino. L’ultima, nella notte dell’Immacolata, con la casa delle donne Lucha Y Siesta di Roma".
Le città si sono svuotate, gli spazi pubblici si sono trasformati, le vetrine dei centri commerciali sono state ricoperte da compensato, altre sono rimaste semplicemente vuote. I mezzi di trasporto viaggiano a capienza ridotta, il dibattito su come saranno le città del futuro è cominciato, coinvolge urbanisti, architetti, politici... In questo momento di trasformazione, qual è il ruolo della streetart?
"La streetart purtroppo non ha un orientamento politico, dimostrandosi spesso poco consapevole del contesto in cui opera, compiacente con le istituzioni, stupidamente normalizzante. Per me è molto diverso: il mio ideale politico è quello anarchico a cui attribuisco possibilità concrete sia di analisi che di soluzioni e che cerco poi di esprimere con i miei interventi. L'arte dovrebbe essere come un detonatore, innescare l'imprevedibile, far saltare in aria automatisti, rimescolare possibilità, spazzare via ideologie incancrenite. Non a caso il mostro del dottor Frankenstein sfugge al controllo del suo creatore, ma a questo punto la questione principale non è più quale ruolo l'artista vorrebbe per le sue creazioni, ma piuttosto in che modo compie l'errore. E quando si tratta di sbagliare anziché al dottor Frankenstein preferisco guardare al dottor Frank-N-Furter del Rocky Horror Picture Show".
Il lockdown ci ha allontanati dalle strade, può la Street Art aiutarci a rielaborare il nostro senso di smarrimento?
"Quando l’arte è una terapia per chi la fa, succede che per uno strano processo di osmosi si rivela terapeutica anche per chi ne fruisce".
Nelle città, in tutto il mondo, sono comparse opere murali ispirate dalla pandemia. Alcune sono divertenti, persino giocose, altre sono “informative” invitano le persone a indossare le mascherine o a lavarsi le mani, tantissime sono a sostegno dell’attività di medici e infermieri, altre sono di “denuncia”, invitano a riflettere su ciò che sta accadendo e sulle responsabilità dell’uomo. Il tuo trittico sull’uccisione dei visoni in Danimarca sembra appartenere a quest’ultima categoria. È così? Perché una citazione di Filelfo?
"Attraverso stealthisposter.org raccolgo, insieme a Special Patrol Group, richieste di vari collettivi radicali, ma se ci sono delle basi ideologiche comuni nulla vieta che il contatto possa avvenire anche al di fuori di un collettivo politico. È quello che è successo quando ho sentito Filelfo, con il quale ho scambiato alcune riflessioni e di cui ho letto l’opera prima della sua pubblicazione. L’idea di sviluppare un intervento a partire dall’Assemblea degli Animali mi offriva un processo creativo del tutto inedito e di certo interessante, ma l’urgenza impellente di tirar fuori il mio punto di vista è arrivato solo successivamente, quando ho saputo dei visoni uccisi in Danimarca".
Come mai questa notizia l'ha colpita?
"Oltre che per la sua spietata assurdità, per due motivi: Il primo è l’evitabilità della situazione, perché gli abiti in pellicce animali non sono ovviamente una necessità oggi, e si continuano a produrre solo perché il mercato trae profitto dal valore simbolico dei prodotti di consumo. Il secondo motivo riguarda invece quanto la vicenda sia emblematica per spiegare la matrice antropocentrica della genesi e del proliferarsi del virus. Siccome la nostra società produce narrative post veritiere come fossero caramelle e siccome quindi non siamo in grado di trovare un terreno comune neanche su un piano basilare di realtà, credo sia davvero molto importante raccontare questo secondo aspetto; e l’opera di Filelfo ci riesce perfettamente".
Durante il primo lockdown ha realizzato “il Bacio degli Acquedotti”, un’opera che ha attirato sia violente critiche sia appassionate difese. Perché l’ha fatta?
"Il collasso sociale (oltre ad esser stato annunciato da attivisti per il clima, dalla comunità scientifica e dalla filosofia) è stato raccontato così tante volte nella cultura pop attraverso libri, film, musica e fumetti… Così la sua attuazione nel reale con il primo lockdown, pur trasfigurando tutti i gesti della quotidianità verso un mondo ignoto e spaventoso, produceva una strana sensazione di déjà-vù. “Il Bacio degli Acquedotti” , in cui la cisterna romana non è cornice ma parte integrante dell’opera, è questo sogno del futuro che si è già attuato, in un eterno ritorno al presente (penso alla famosa foto di Ansel Adams della coppia che si bacia sotto al vischio, ma anche a “gli Amanti” di Magritte). Fortunatamente, al di là della macchina del fango scatenatasi per nulla (il muro su cui ho dipinto è cemento di un economia postfordista), direi che l’operazione è stata compresa".
Da alcuni anni, con i suoi interventi di subvertising, sostiene che la pubblicità andrebbe bandita dagli spazi pubblici. Perché?
"Perché lo spazio pubblico non dovrebbe essere assoggettato alle logiche degli interessi privati. Quando la messaggistica commerciale prende le strade compie un invasione di campo profondamente antidemocratica: da un lato leggittima chi ha i soldi per pagare lo spazio di propagandare i suoi valori (che non a caso sono sempre rivolti alla salvaguardia dei suoi profitti) e dall’altro nega la parola a tutti quelli che non possono permettersi l’affitto dei cartelloni. Ad ogni modo l’ AdHackManifesto che ho sottoscritto e che appunto recita “outdoor advertising can and should be banned” ribalta una dialettica impositiva con un imperativo contrario, ma l’obiettivo è quello di forzare il destinatario a prendere una posizione, a stimolare il dibattito sul tema, non quello di imporre una prospettiva. Con Special Patrol Group (il gruppo di subvertising che ha redatto il manifesto) siamo per lo più d’accordo che se annunciare una nuova attività commerciale diventasse dall’oggi al domani vietato per legge, tutti inizieremmo a fare pubblicità nella sua nuova forma illegale".
Nelle nostre città, oltre alla pubblicità, ci sono altri atti violenti, oppressivi e dittatoriali?
"Sì. Quanti luoghi conosce che sono davvero liberi, in mano alle persone che li attraversano, dov’è possibile incontrarsi al di fuori delle dinamiche del consumo? Sono pochi, e tutti sotto il costante rischio di sfratto".
A Roma durante la presentazione del suo libro “Subvertising”, si era scambiato di ruolo con un amico. Chi era l'uomo che ha finto di essere Hogre?
"Ermes Maiolica: anarcoide metalmeccanico di terni e prolifico inventore di bufale satiriche virali. Ermes ha ripetutamente contagiato il flusso d'informazioni attirando ire e simpatie di ministri, personaggi televisivi, pubblicitari, professori universitari ed esperti di comunicazione. Le fakenews sono un fenomeno generalmente associato all alt-right, mentre le narrative di Ermes sono un raro esempio di sabotaggio dell'informazione basate sulla messa in discussione del mezzo che le veicola, stimolando quindi il senso critico dei suoi destinatari. Ermes è la prova che una vita di alcolismo bighellonando per centri sociali può produrre una cultura più solida e incisiva sulla realtà di una laurea specialistica in comunicazione e marketing, ma ciò è più che inaccettabile, è inconcepibile: Ha guadagnando l’attenzione di televisioni nazionali nei programmi in prima serata, eppure il successo delle sue trovate viene sempre raccontato come una curiosità o addirittura come una strana coincidenza, mai come un gesto artistico consapevole".
Qual'era il significato della vostra performance?
"Quando Ermes ha interpretato Hogre era volutamente all’oscuro del contenuto del libro che andava a presentare. Inoltre benché avesse fatto di tutto per mettersi in ridicolo (mostrando un incertezza prossima all’incoerenza e simulando problemi d’incontinenza) ecco che la società (il pubblico dei presenti e quello online) gli attribuiscono un interesse nuovo. Al termine della presentazione una giornalista critica d’arte ha da prima preteso una copia del libro in omaggio pavoneggiando il suo ruolo di divulgatrice della cultura, e quando poi il regalo gli è stato negato ha avanzato la richiesta che “almeno” l’autore la omaggiasse di un disegno sulla prima pagina. Ermes ha risposto all invito tracciando uno scarabocchio, descrivendo il segno ingarbugliato come “il ritratto di un punk sotto acido”. Con quella performance non abbiamo smascherato Hogre, ma l’ipocrisia di un sistema profondamente anti meritocratico: le lodi sperticate che Ermes ricevette “per la sintesi grafica del suo soggetto” sarebbero arrivate ugualmente se in quel momento non avesse ricoperto i panni di un altro, già riconosciuto in quanto artista, con alle spalle dieci anni di esposizioni in musei e gallerie in italia e all’estero? Ad oggi quella è ancora l’unica performance che conferì ad Ermes Maiolica il posto che giustamente gli spetta sui blog e sui giornali di critica dell’arte".
L’anonimato, oltre ai vantaggi legali, che significato ha per un artista?
"Dipende. Immagino che per musicisti pop come i Daft-Punk e Liberato potrebbe essere una trovata commerciale, oppure la base sulla quale costruire un immaginario coerente con la musica che suonano (che poi è la stessa cosa). Per il collettivo Wu-Ming, stando a quanto affermano sul loro sito, l’anonimato è un omaggio ad una tradizione di dissidenza. Per me è stato inizialmente un rifiuto dello spettacolo e del suo sistema di valori basato sull’apparire. Oggi che anche l’assenza è decodificata in una forma alternativa di presenza l’anonimato continua ad essere una metafora funzionale per raccontare l’ambiente prima dell’individuo. Non c’è arte senza ambiente".