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L’uomo Nero di Mr. King

Illustrazione di Ana Juan 
Un classico, anche per ragazzi, firmato dal re incontrastato del brivido. In una nuova edizione illustrata, arricchita da un extra da non perdere: un racconto del grande Nathaniel Hawthorne
3 minuti di lettura

Anche se molti adulti fingono di averlo dimenticato, il loro amore per la lettura è divampato nell’adolescenza o nell’infanzia grazie a libri poco rassicuranti: storie macabre, inquietanti, che giocano con il sovrannaturale, l’occultismo e la paura della morte. I ragazzini che hanno divorato le 1200 pagine di It o si sono lasciati affascinare dalle ombre di Pet Sematary sono tantissimi, più di quanti immaginiamo.

Stephen King, nel saggio Danse Macabre, indica addirittura i bambini come gli spettatori più adatti al genere horror: «Un’esposizione adeguata al fantastico e all’orrore è auspicabile o addirittura utile. Grazie a un’immaginazione sterminata, i più piccoli riescono a conviverci e per merito di un incomparabile punto di vista mettono a buon frutto le emozioni che ne derivano. Intuiscono anche molto bene la posizione che occupano nel mondo che li circonda». Vale per il cinema e anche per la lett…

Anche se molti adulti fingono di averlo dimenticato, il loro amore per la lettura è divampato nell’adolescenza o nell’infanzia grazie a libri poco rassicuranti: storie macabre, inquietanti, che giocano con il sovrannaturale, l’occultismo e la paura della morte. I ragazzini che hanno divorato le 1200 pagine di It o si sono lasciati affascinare dalle ombre di Pet Sematary sono tantissimi, più di quanti immaginiamo.

Stephen King, nel saggio Danse Macabre, indica addirittura i bambini come gli spettatori più adatti al genere horror: «Un’esposizione adeguata al fantastico e all’orrore è auspicabile o addirittura utile. Grazie a un’immaginazione sterminata, i più piccoli riescono a conviverci e per merito di un incomparabile punto di vista mettono a buon frutto le emozioni che ne derivano. Intuiscono anche molto bene la posizione che occupano nel mondo che li circonda». Vale per il cinema e anche per la letteratura.

Nessun tabù, dunque: a Natale regaliamo un brivido! Magari un classico, capace di inquietare senza troppi dettagli, perfetto nella sua asciuttezza: L’uomo vestito di nero, pubblicato dal re dell’horror a metà degli anni Novanta sul New Yorker, vincitore del World Fantasy Award e dell’O. Henry Award, incluso nella raccolta Tutto è fatidico e adesso ripubblicato da Sperling & Kupfer in una edizione speciale con le illustrazioni di Ana Juan e in appendice Il giovane signor Brown, racconto di Nathaniel Hawthorne.

Lo scrittore ottocentesco, discendente di persecutori di quaccheri e martirizzatori di streghe, tra i primi membri di una fattoria utopica e comunitaria, che lungo un fiume del Massachusetts si ispirava alle idee socialiste di Charles Fourier, è amatissimo da King che inserisce proprio questo suo racconto tra i dieci migliori della letteratura americana: un sabba infernale a cui partecipa una intera comunità puritana, uomini venerabili e donne pie, all’apparenza eccellenti cristiani, ma nel profondo devoti al maligno. Il suo Uomo vestito di nero ne restituisce l’atmosfera ma declinandola nelle paludi attorno a Castle Rock — la cittadina immaginaria de La Zona Morta, Revival e decine di altri romanzi, a sua volta omaggio a Il signore delle mosche di William Golding.

Estate del 1914. Gary, un bambino di 9 anni, si inoltra nel bosco dove le ombre si allungano sul sentiero, l’aria si fa fresca e odora di abeti, per andare a pescare al torrente. Qui incontra uno sconosciuto dal volto affilato e pallido, alto, elegantissimo, con un completo nero, le scarpe di pelle strette e lucide, gli occhi di fuoco e le dita lunghissime che terminano con artigli giallastri. Un uomo che puzza di zolfo, che fa appassire l’erba sotto i suoi piedi e dalla cui bocca escono parole terribili, che lo tormenteranno per tutta la vita.

Quel bambino, ormai anziano e prossimo alla fine, per esorcizzare la paura di incontrare di nuovo l’uomo vestito di nero inizia a scrivere un diario, mette nero su bianco i dettagli di quell’antica visione: «Non m’interessa essere creduto, ma liberarmi». Sa bene che un uomo che ha superato i novant’anni dovrebbe essersi lasciato da tempo alle spalle i fantasmi dell’infanzia eppure il volto terribile, scavato come quello di un morto di fame, il suono strozzato e furioso che gli usciva di bocca, le parole crudeli... ogni singolo dettaglio si fa sempre più nitido. Crede a ciò che ha visto e ci credono i lettori ormai liberi dal baluardo dello scetticismo.

Solo all’apparenza il racconto parla del diavolo, così come solo all’apparenza il testo di Hawthorne parla di streghe e adepti al demonio. Sotto la superficie di immagini rese con magistrale rigore — un mondo in cui il cielo non è tagliato dai cavi dell’alta tensione, non ci sono strade asfaltate e tutto ruota attorno alla drogheria e alla chiesa metodista — un bambino è costretto ad affrontare la morte prematura del fratello, punto da un’ape, il dolore dei genitori, la paura che accada di nuovo. L’incontro con l’uomo nero, antico monito a non fidarsi degli sconosciuti, è in realtà la storia di un trauma infantile, del senso di colpa del sopravvissuto, dell’impronta del male che segna l’intera esistenza e infine del valore terapeutico della scrittura.

Come sempre Stephen King, giocando con la tradizione, le trame avvincenti, la suspense e il fascino del mistero, inventa orrori che ci aiutano a fare fronte a quelli reali. Ecco allora un libro per gli adulti che vogliono precipitare lungo lo scivolo dell’infanzia e per gli amanti del genere che già riescono a sopportare il peso della fantasia. Dice il maestro del brivido che chiunque è convinto dell’esistenza di auto e banche, ma che ci vuole «un atto intellettuale raffinato e potente per credere, anche per una frazione di secondo, a Nyarlathotep, all’Abitatore degli abissi, a Colui che urla silenzioso sulla collina», creature inventate non a caso dal genio controverso di H. P. Lovecraft. Ma soprattutto un libro per chi, abituato dalla giovane età a sospendere l’incredulità, ha bisogno di trovare sotto l’albero una storia che sfidi le sue ansie segrete.

 

Il libro
L’uomo vestito di nero di Stephen King (Sperling&Kupfer, traduzione di Silvia Fornasiero, illustrazioni di Ana Juan, pagg. 128, euro 15,90, età: 13+)