Che io ricordi, la mia lista dei desideri per il nuovo anno è sempre stata costituita da libri: libri di cui ho sentito parlare e di cui sono curioso; libri che spero esistano, ma che ho bisogno di tenere materialmente in mano per averne la prova; libri che ho visto con invidia in casa d’altri e vorrei che mi appartenessero; libri di cui ho parlato nei negozi di libri ma che sono troppo costosi per me (sperando in un Babbo Natale ricco); libri annunciati dalle divisioni pubblicità delle varie case editrici e che non vedo l’ora di leggere. Ogni anno, per tutta l’adolescenza, sono stato impaziente di tenere in mano i nuovi Borges promessi da Emecé a Buenos Aires, i Calvino reclamizzati da Einaudi, i nuovi “Christie per Christmas” che apparivano con puntualità ogni inverno, anche dopo la sua morte, perché la scrittrice aveva previdentemente lasciato nelle mani del suo editore due manoscritti da pubblicare postumi.
La fine …
La fine …
Che io ricordi, la mia lista dei desideri per il nuovo anno è sempre stata costituita da libri: libri di cui ho sentito parlare e di cui sono curioso; libri che spero esistano, ma che ho bisogno di tenere materialmente in mano per averne la prova; libri che ho visto con invidia in casa d’altri e vorrei che mi appartenessero; libri di cui ho parlato nei negozi di libri ma che sono troppo costosi per me (sperando in un Babbo Natale ricco); libri annunciati dalle divisioni pubblicità delle varie case editrici e che non vedo l’ora di leggere. Ogni anno, per tutta l’adolescenza, sono stato impaziente di tenere in mano i nuovi Borges promessi da Emecé a Buenos Aires, i Calvino reclamizzati da Einaudi, i nuovi “Christie per Christmas” che apparivano con puntualità ogni inverno, anche dopo la sua morte, perché la scrittrice aveva previdentemente lasciato nelle mani del suo editore due manoscritti da pubblicare postumi.
La fine di quest’anno – con il suo triste bilancio di vittime e di restrizioni e diversi tipi di sofferenze – pare proprio l’ideale per augurarsi cose migliori per il futuro. Abbiamo sentito dire che uno dei pochi effetti positivi involontari della pandemia è stato un aumento straordinario nella vendita di libri: obbligati al confinamento, ci siamo dati alla lettura per compagnia e consolazione, come i lettori hanno sempre fatto dai tempi di Gilgamesh. Diogene Laerzio ci racconta di Socrate che, quando a 38 anni serviva nell’esercito ateniese, «era così disciplinato nel suo stile di vita da essere l’unico uomo a scampare al contagio nelle numerose occasioni in cui ad Atene scoppiò la peste». Si tratterà di un’esagerazione dalle migliori intenzioni, ma di sicuro è possibile che Socrate, rinchiuso in casa per colpa della peste, rileggesse i rotoli di pergamena nella libreria della sua memoria, rivisitando i testi che gli erano cari. Nel Simposio Alcibiade ci racconta come Socrate cadesse talvolta in una specie di trance meditabonda, con grande meraviglia dei suoi commilitoni. Mi chiedo quali libri stesse sognando in tranquillità.
Nel mio elenco dei desideri per il 2021 rientrano molti libri che non vedo l’ora di leggere. Non ho abbandonato l’abitudine di leggere ogni mattina un canto della Divina Commedia accompagnato da una dotta esegesi. Quando ho saputo che Carlo Ossola stava preparando una nuova edizione per la Pléiade in Francia mi sono entusiasmato. L’edizione precedente di André Pezard, del 1965, era di sicuro interessante, perché Pezard aveva cercato di tradurre il fiorentino dantesco del Tredicesimo secolo nel francese dello stesso periodo ma, quanto meno per me, anche se le note erano talvolta meravigliosamente originali, la sua traduzione richiedeva una traduzione. Ossola infonderà nella Commedia, ne sono sicuro, il suo ampio e acuto sguardo accademico e letterario da Ventunesimo secolo, capace di individuare fonti segrete in un testo così tanto analizzato, ma anche attento ad alcune bellezze nascoste che alimentano in me una meraviglia continua, ogni volta che rileggo la Divina Commedia.
Il grande Norman Manea non pubblica un libro nuovo da anni, e adesso ne ha promesso uno ispirato alla Storia straordinaria di Peter Schlemil di Chamisso. Non so leggere il rumeno e dovrò quindi attenderne la traduzione, ma so già che sarà pieno di deliziosi esempi del suo acuto senso dell’umorismo già presente nei libri precedenti, che sollecita nel lettore un ribollire contagioso di gioia, così straordinaria poiché proviene da un ex prigioniero di Auschwitz. Da sempre l’opera di Manea mi ha dimostrato che, a prescindere dalla malvagità dei tempi, dalla scelleratezza degli eventi, qualcosa nello spirito umano può ancora risplendere perfino nelle fogne e resistere all’annientamento, e illuminarci nella prossima epoca tenebrosa che si apre davanti a noi, in attesa di piombarci addosso.
Anne Carson è, a mio parere, la più grande poetessa di lingua inglese dei nostri tempi ed è davvero un peccato che il Comitato per il Nobel (ancora una volta) non le abbia conferito il premio nel 2020, dopo aver deciso che l’avrebbe assegnato a un poeta nordamericano. Aspetto la pubblicazione dei suoi libri con ardente desiderio: snelli, come sono quasi tutti, e nondimeno molto ricchi di rivelazioni ed epifanie, ci forniscono nuove mappe mentali e ci impegnano in acuti salvataggi percettivi dei classici dell’antica Grecia e dell’antica Roma, che diventano quanto mai indispensabili nei nostri tempi di incertezza e ottusità. Grazie a traduzioni, versioni, commenti, Carson riesce a creare qualcosa che non sapevamo fosse indispensabile fino a quando lei non ce lo ha fatto vedere.
Nello stesso campo, ma con una voce completamente diversa, Roberto Calasso ci sta narrando la storia del nostro pensiero, sia in Occidente sia in Oriente, mappando vecchi e nuovi territori, allacciando connessioni che avremmo dovuto sapere che esistevano, mostrandoci quello che un lettore intelligente può scoprire in collane che diamo per scontate. Il mio mondo intellettuale è cambiato per sempre leggendo La letteratura e gli dei, e ogni nuovo libro di Calasso approfondisce quel cambiamento.
Io credo che il Caso sia un bibliotecario meraviglioso, ed è stato proprio il Caso a portarmi, oltre un anno fa, a Roseto degli Abruzzi dove ho conosciuto Marco Balzano e ho letto incantato tutto d’un fiato, senza riuscire a staccarmene, il suo Le parole sono importanti. Adoro i dizionari e le etimologie, e le strane connessioni tra il suono e il significato delle parole: Balzano mi ha rammentato l’importanza pratica di comprendere ciò che dico, di sapere quello che le parole che adopero devono significare, in senso vitale e profondo. Devo a Balzano l’aver capito ciò che alcuni termini che uso con disinvoltura implicano sul serio: mi auguro che il 2021 mi offra qualche illuminazione ulteriore per mano sua.
E infine, da amante della classica fiction poliziesca, non vedo l’ora di mettere mano ai nuovi titoli in uscita nella splendida serie “Crime Classic” della British Library. Scelti con conoscenze profonde e gusto da esperti, i titoli di questa serie mi permettono di riallacciare le amicizie dimenticate della mia adolescenza e di scoprirne altre che mi daranno conforto nei freddi mesi a venire.
Traduzione di Anna Bissanti
La fine di quest’anno – con il suo triste bilancio di vittime e di restrizioni e diversi tipi di sofferenze – pare proprio l’ideale per augurarsi cose migliori per il futuro. Abbiamo sentito dire che uno dei pochi effetti positivi involontari della pandemia è stato un aumento straordinario nella vendita di libri: obbligati al confinamento, ci siamo dati alla lettura per compagnia e consolazione, come i lettori hanno sempre fatto dai tempi di Gilgamesh. Diogene Laerzio ci racconta di Socrate che, quando a 38 anni serviva nell’esercito ateniese, «era così disciplinato nel suo stile di vita da essere l’unico uomo a scampare al contagio nelle numerose occasioni in cui ad Atene scoppiò la peste». Si tratterà di un’esagerazione dalle migliori intenzioni, ma di sicuro è possibile che Socrate, rinchiuso in casa per colpa della peste, rileggesse i rotoli di pergamena nella libreria della sua memoria, rivisitando i testi che gli erano cari. Nel Simposio Alcibiade ci racconta come Socrate cadesse talvolta in una specie di trance meditabonda, con grande meraviglia dei suoi commilitoni. Mi chiedo quali libri stesse sognando in tranquillità.
Nel mio elenco dei desideri per il 2021 rientrano molti libri che non vedo l’ora di leggere. Non ho abbandonato l’abitudine di leggere ogni mattina un canto della Divina Commedia accompagnato da una dotta esegesi. Quando ho saputo che Carlo Ossola stava preparando una nuova edizione per la Pléiade in Francia mi sono entusiasmato. L’edizione precedente di André Pezard, del 1965, era di sicuro interessante, perché Pezard aveva cercato di tradurre il fiorentino dantesco del Tredicesimo secolo nel francese dello stesso periodo ma, quanto meno per me, anche se le note erano talvolta meravigliosamente originali, la sua traduzione richiedeva una traduzione. Ossola infonderà nella Commedia, ne sono sicuro, il suo ampio e acuto sguardo accademico e letterario da Ventunesimo secolo, capace di individuare fonti segrete in un testo così tanto analizzato, ma anche attento ad alcune bellezze nascoste che alimentano in me una meraviglia continua, ogni volta che rileggo la Divina Commedia.
Il grande Norman Manea non pubblica un libro nuovo da anni, e adesso ne ha promesso uno ispirato alla Storia straordinaria di Peter Schlemil di Chamisso. Non so leggere il rumeno e dovrò quindi attenderne la traduzione, ma so già che sarà pieno di deliziosi esempi del suo acuto senso dell’umorismo già presente nei libri precedenti, che sollecita nel lettore un ribollire contagioso di gioia, così straordinaria poiché proviene da un ex prigioniero di Auschwitz. Da sempre l’opera di Manea mi ha dimostrato che, a prescindere dalla malvagità dei tempi, dalla scelleratezza degli eventi, qualcosa nello spirito umano può ancora risplendere perfino nelle fogne e resistere all’annientamento, e illuminarci nella prossima epoca tenebrosa che si apre davanti a noi, in attesa di piombarci addosso.
Anne Carson è, a mio parere, la più grande poetessa di lingua inglese dei nostri tempi ed è davvero un peccato che il Comitato per il Nobel (ancora una volta) non le abbia conferito il premio nel 2020, dopo aver deciso che l’avrebbe assegnato a un poeta nordamericano. Aspetto la pubblicazione dei suoi libri con ardente desiderio: snelli, come sono quasi tutti, e nondimeno molto ricchi di rivelazioni ed epifanie, ci forniscono nuove mappe mentali e ci impegnano in acuti salvataggi percettivi dei classici dell’antica Grecia e dell’antica Roma, che diventano quanto mai indispensabili nei nostri tempi di incertezza e ottusità. Grazie a traduzioni, versioni, commenti, Carson riesce a creare qualcosa che non sapevamo fosse indispensabile fino a quando lei non ce lo ha fatto vedere.
Nello stesso campo, ma con una voce completamente diversa, Roberto Calasso ci sta narrando la storia del nostro pensiero, sia in Occidente sia in Oriente, mappando vecchi e nuovi territori, allacciando connessioni che avremmo dovuto sapere che esistevano, mostrandoci quello che un lettore intelligente può scoprire in collane che diamo per scontate. Il mio mondo intellettuale è cambiato per sempre leggendo La letteratura e gli dei, e ogni nuovo libro di Calasso approfondisce quel cambiamento.
Io credo che il Caso sia un bibliotecario meraviglioso, ed è stato proprio il Caso a portarmi, oltre un anno fa, a Roseto degli Abruzzi dove ho conosciuto Marco Balzano e ho letto incantato tutto d’un fiato, senza riuscire a staccarmene, il suo Le parole sono importanti. Adoro i dizionari e le etimologie, e le strane connessioni tra il suono e il significato delle parole: Balzano mi ha rammentato l’importanza pratica di comprendere ciò che dico, di sapere quello che le parole che adopero devono significare, in senso vitale e profondo. Devo a Balzano l’aver capito ciò che alcuni termini che uso con disinvoltura implicano sul serio: mi auguro che il 2021 mi offra qualche illuminazione ulteriore per mano sua.
E infine, da amante della classica fiction poliziesca, non vedo l’ora di mettere mano ai nuovi titoli in uscita nella splendida serie “Crime Classic” della British Library. Scelti con conoscenze profonde e gusto da esperti, i titoli di questa serie mi permettono di riallacciare le amicizie dimenticate della mia adolescenza e di scoprirne altre che mi daranno conforto nei freddi mesi a venire.
Traduzione di Anna Bissanti