Riportando a casa la parola “Patria”
di Benedetta Tobagi , di Benedetta TobagiSi intitola Per amor di patria il saggio di Sassano sul concetto di cui la destra si è appropriata
Nonostante i lodevoli sforzi di Carlo Azeglio Ciampi durante il suo settennato, in Italia la parola "Patria" resta patrimonio delle destre. Giunge come una salutare provocazione, quindi, il nuovo libro di Marco Sassano, giornalista di lungo corso, tra le firme più impegnate a smascherare le menzogne di Stato sulle stragi negli anni Settanta, che ripercorre la storia di "una famiglia italiana" - la sua - attraverso quattro figure chiave nell'arco di quasi due secoli. S'intitola Amor di patria (Francesco Brioschi editore), a ricordarci che, per generazioni, quel sentimento ha invece infiammato il cuore dei giovani ribelli che hanno "fatto l'Italia", progressisti, perseguitati, rivoluzionari, antifascisti e clandestini.
Come gli antenati dell'autore, a cominciare dal trisavolo Tobia Arienti, giovane carbonaro coinvolto nell'attentato in cui cade un ufficiale di polizia che riesce fortunosamente a cambiar nome assumendo l'ident…
Come gli antenati dell'autore, a cominciare dal trisavolo Tobia Arienti, giovane carbonaro coinvolto nell'attentato in cui cade un ufficiale di polizia che riesce fortunosamente a cambiar nome assumendo l'ident…
Nonostante i lodevoli sforzi di Carlo Azeglio Ciampi durante il suo settennato, in Italia la parola "Patria" resta patrimonio delle destre. Giunge come una salutare provocazione, quindi, il nuovo libro di Marco Sassano, giornalista di lungo corso, tra le firme più impegnate a smascherare le menzogne di Stato sulle stragi negli anni Settanta, che ripercorre la storia di "una famiglia italiana" - la sua - attraverso quattro figure chiave nell'arco di quasi due secoli. S'intitola Amor di patria (Francesco Brioschi editore), a ricordarci che, per generazioni, quel sentimento ha invece infiammato il cuore dei giovani ribelli che hanno "fatto l'Italia", progressisti, perseguitati, rivoluzionari, antifascisti e clandestini.
Come gli antenati dell'autore, a cominciare dal trisavolo Tobia Arienti, giovane carbonaro coinvolto nell'attentato in cui cade un ufficiale di polizia che riesce fortunosamente a cambiar nome assumendo l'identità di Luigi Grandi, studente universitario pavese rimasto ucciso qualche tempo prima in una sommossa. Poi il bisnonno Francesco Grandi, garibaldino della prima ora, uno dei duecento volontari nell'unità dei carabinieri genovesi, luogotenente di Nino Bixio nella spedizione dei Mille. Poi il di lui nipote, Fidia Sassano, nel 1921 comunista e poi socialista che, proprio quando il fascismo si appropria delle memorie risorgimentali piegandole alla belligerante retorica nazionalista, riattizza il fuoco della tradizione libertaria di famiglia e passa gran parte del Ventennio in prigione, subendo torture atroci.
E infine l'autore stesso, dalle inchieste scandalo sul giornale studentesco La Zanzara nella Milano degli anni Sessanta all'impegno coi "giornalisti democratici" sulle pagine dell'Avanti! . Una genealogia attraversata dalla passione politica, ma anche dall'amore per l'arte e la cultura. Seguendo il filo della storia famigliare, Sassano rivisita snodi cruciali della storia italiana adottando prospettive insolite dal punto di vista sociale e anche geografico. Il trisavolo carbonaro, per esempio, era un brianzolo, figlio di lavoratori delle filande, di mentalità aperta nonostante fossero molto religiosi e poco istruiti. Fa un certo effetto seguire le fughe in avanti di Garibaldi e dei suoi nelle valli tra il comasco e il varesotto, territori che da anni sono feudi leghisti. L'"eroe dei Due Mondi", Nino Bixio con le sue avventure giovanili degne di un romanzo di Salgari e tanti altri personaggi e momenti monumentalizzati dalle narrazioni ufficiali e dalla toponomastica, in queste pagine sono avvicinati senza retorica attraverso i ricordi di Francesco, che cresce ascoltando i racconti dei reduci della Repubblica Romana e della guerriglia in Uruguay. Il Risorgimento riprende corpo e vita nelle peripezie di "quel pugno di scapestrati e filibustieri" che furono i Mille, volontari giovani, appassionati e parecchio spericolati, da principio armati e vestiti in modo scombinato, una sommatoria di scelte di coraggio e abnegazione oggi quasi inimmaginabili.
La scelta di far parlare gli avi in prima persona rende il racconto scorrevole e aiuta a calarci nel clima del tempo, dalla passione per le armi e le strategie militari del giovane garibaldino, che descrive con entusiasmo la propria carabina di precisione, al linguaggio di Fidia punteggiato dal gergo marxista. Costretto a interrompere gli studi per andare a lavorare nei cantieri navali di La Spezia a sedici anni, "la stessa età in cui il bisnonno e il nonno iniziarono a battersi per la redenzione dell'Italia", il padre dell'autore s'impegna da subito nel sindacato, partecipa al grande movimento di occupazione delle fabbriche del 1920 e si scontra con la violenza del fascismo in ascesa, per poi prendere la via dell'esilio (molto interessanti le pagine in cui si narra della piccola comunità dei comunisti italiani nell'Urss dei primi anni dopo la rivoluzione).
L'amor di patria impregna queste pagine come dono di sé, aspirazione alla libertà e poi alla giustizia sociale. Mentre il discorso sulla nazione sembra ridotto solo alla rivendicazione rancorosa del "prima noi", Sassano conclude con parole dell'ebreo socialista Marek Edelman, uno dei capi dell'insurrezione nel ghetto di Varsavia del '43: "Cos'è la patria? È il legame con l'albero nel tuo giardino, con qualche amico. Non c'è alcun bisogno di amare il proprio popolo. Occorre viverci in mezzo".
Il libro. Per amor di patria di Marco Sassano (Brioschi editore, pagg. 250, euro 18)
Come gli antenati dell'autore, a cominciare dal trisavolo Tobia Arienti, giovane carbonaro coinvolto nell'attentato in cui cade un ufficiale di polizia che riesce fortunosamente a cambiar nome assumendo l'identità di Luigi Grandi, studente universitario pavese rimasto ucciso qualche tempo prima in una sommossa. Poi il bisnonno Francesco Grandi, garibaldino della prima ora, uno dei duecento volontari nell'unità dei carabinieri genovesi, luogotenente di Nino Bixio nella spedizione dei Mille. Poi il di lui nipote, Fidia Sassano, nel 1921 comunista e poi socialista che, proprio quando il fascismo si appropria delle memorie risorgimentali piegandole alla belligerante retorica nazionalista, riattizza il fuoco della tradizione libertaria di famiglia e passa gran parte del Ventennio in prigione, subendo torture atroci.
E infine l'autore stesso, dalle inchieste scandalo sul giornale studentesco La Zanzara nella Milano degli anni Sessanta all'impegno coi "giornalisti democratici" sulle pagine dell'Avanti! . Una genealogia attraversata dalla passione politica, ma anche dall'amore per l'arte e la cultura. Seguendo il filo della storia famigliare, Sassano rivisita snodi cruciali della storia italiana adottando prospettive insolite dal punto di vista sociale e anche geografico. Il trisavolo carbonaro, per esempio, era un brianzolo, figlio di lavoratori delle filande, di mentalità aperta nonostante fossero molto religiosi e poco istruiti. Fa un certo effetto seguire le fughe in avanti di Garibaldi e dei suoi nelle valli tra il comasco e il varesotto, territori che da anni sono feudi leghisti. L'"eroe dei Due Mondi", Nino Bixio con le sue avventure giovanili degne di un romanzo di Salgari e tanti altri personaggi e momenti monumentalizzati dalle narrazioni ufficiali e dalla toponomastica, in queste pagine sono avvicinati senza retorica attraverso i ricordi di Francesco, che cresce ascoltando i racconti dei reduci della Repubblica Romana e della guerriglia in Uruguay. Il Risorgimento riprende corpo e vita nelle peripezie di "quel pugno di scapestrati e filibustieri" che furono i Mille, volontari giovani, appassionati e parecchio spericolati, da principio armati e vestiti in modo scombinato, una sommatoria di scelte di coraggio e abnegazione oggi quasi inimmaginabili.
La scelta di far parlare gli avi in prima persona rende il racconto scorrevole e aiuta a calarci nel clima del tempo, dalla passione per le armi e le strategie militari del giovane garibaldino, che descrive con entusiasmo la propria carabina di precisione, al linguaggio di Fidia punteggiato dal gergo marxista. Costretto a interrompere gli studi per andare a lavorare nei cantieri navali di La Spezia a sedici anni, "la stessa età in cui il bisnonno e il nonno iniziarono a battersi per la redenzione dell'Italia", il padre dell'autore s'impegna da subito nel sindacato, partecipa al grande movimento di occupazione delle fabbriche del 1920 e si scontra con la violenza del fascismo in ascesa, per poi prendere la via dell'esilio (molto interessanti le pagine in cui si narra della piccola comunità dei comunisti italiani nell'Urss dei primi anni dopo la rivoluzione).
L'amor di patria impregna queste pagine come dono di sé, aspirazione alla libertà e poi alla giustizia sociale. Mentre il discorso sulla nazione sembra ridotto solo alla rivendicazione rancorosa del "prima noi", Sassano conclude con parole dell'ebreo socialista Marek Edelman, uno dei capi dell'insurrezione nel ghetto di Varsavia del '43: "Cos'è la patria? È il legame con l'albero nel tuo giardino, con qualche amico. Non c'è alcun bisogno di amare il proprio popolo. Occorre viverci in mezzo".
Il libro. Per amor di patria di Marco Sassano (Brioschi editore, pagg. 250, euro 18)