Alessandro Baricco, il mito ci libererà dal male
di Vittorio Lingiardi , di Vittorio LingiardiDopo il web arrivano in libreria le pagine in cui lo scrittore riflette sulla pandemia. Ricordandoci che una crisi si supera solo trovando le parole giuste per dirla
Il testo di Alessandro Baricco, finora disponibile online, adesso anche su carta, nasce attorno a un'idea affascinante: la pandemia è una creatura mitica, la "prima creatura mitica assemblata in era digitale". Per comprenderla, l'emergenza sanitaria non basta, dobbiamo assumerci il rischio di spingere il nostro immaginario in profondità abitate da "diversi saperi e svariate ignoranze".
Tutt'altro che irreali, per Baricco i miti non sono favole. Rappresentano il modo con cui gli umani "pronunciano a se stessi qualcosa di urgente e vitale", organizzando "il materiale caotico" di paure e sogni, convinzioni e memorie. Sono un precipitato della civiltà, compresi i rottami.
Guidato da un radar post-junghiano, in contrasto con la visione razionalista di Susan Sontag, che alla malattia non concedeva metafore, Baricco afferma la necessità di uno spazio mentale per la narrazione mitica, raccomandandoci di averne &…
Tutt'altro che irreali, per Baricco i miti non sono favole. Rappresentano il modo con cui gli umani "pronunciano a se stessi qualcosa di urgente e vitale", organizzando "il materiale caotico" di paure e sogni, convinzioni e memorie. Sono un precipitato della civiltà, compresi i rottami.
Guidato da un radar post-junghiano, in contrasto con la visione razionalista di Susan Sontag, che alla malattia non concedeva metafore, Baricco afferma la necessità di uno spazio mentale per la narrazione mitica, raccomandandoci di averne &…
Il testo di Alessandro Baricco, finora disponibile online, adesso anche su carta, nasce attorno a un'idea affascinante: la pandemia è una creatura mitica, la "prima creatura mitica assemblata in era digitale". Per comprenderla, l'emergenza sanitaria non basta, dobbiamo assumerci il rischio di spingere il nostro immaginario in profondità abitate da "diversi saperi e svariate ignoranze".
Tutt'altro che irreali, per Baricco i miti non sono favole. Rappresentano il modo con cui gli umani "pronunciano a se stessi qualcosa di urgente e vitale", organizzando "il materiale caotico" di paure e sogni, convinzioni e memorie. Sono un precipitato della civiltà, compresi i rottami.
Guidato da un radar post-junghiano, in contrasto con la visione razionalista di Susan Sontag, che alla malattia non concedeva metafore, Baricco afferma la necessità di uno spazio mentale per la narrazione mitica, raccomandandoci di averne "quotidiana cura, come della propria dimora". In questa cura indica uno dei principali gesti con cui possiamo, se non assicurarci un destino, almeno riconoscerlo.
"Gli dei sono diventati malattie", diceva Jung, segnando il passaggio dalla sapienza mitica al sapere scientifico. Ma diversamente dal concetto junghiano di "inconscio collettivo", rivolto al passato e abitato dagli archetipi, il contenitore mitopoietico evocato da Baricco è rivolto al futuro e abitato dalle sue potenzialità.
Per spiegare cosa intende per creatura mitica, Baricco si richiama proprio al concetto di inconscio. Che, dice, non è certo un fatto, ma "lo spazio ipotetico di fatti che accadono e non sapremmo collocare altrove". E proprio perché è un mito, anche l'inconscio fa parte del nostro sistema di realtà. Usandolo "si possono salvare persone dal dolore".
Quando Baricco annuncia che, degli umani, "il mito restituisce la sostanza irrisolvibile", mi fa pensare alla pandemia come a uno specchio da usare in modo antinarcisistico, accettando la morte della superficie perché possa vivere la profondità. Lo sposalizio tra mito e inconscio, sotto il cielo di piombo della pandemia, genera quella che gli alchimisti chiamerebbero una coniunctio oppositorum. In essa si aggrovigliano audacia e spavento, trasformazione e nostalgia, dolcezza e cinismo, orrore e persino meraviglia.
Non è così per tutti noi quando, distogliendo per un attimo lo sguardo dalle pratiche igieniche della pandemia, facciamo i conti con la convivenza interna delle nostre oscillazioni psichiche? Ovvio che si tratta di "salutare i morti, curare i malati, distanziare i sani", ma mentre lo facciamo dobbiamo sapere che stiamo "disegnando una figura mitica, in cui pronunciamo noi stessi". Il mito in fondo può diventare un'immaginazione terapeutica, una forma dell'anima mundi che contiene la possibilità di guardare, o meglio di sentire, quello che accade attorno a noi senza fughe all'indietro (nella rabbia o nell'isolamento) o fughe in avanti (in un futuro che ancora non conosciamo).
"Quel che stavamo cercando" è un titolo che vuole tenere insieme passato e futuro. Frammenti letterari che attraggono il lettore in un'archeologia della fantascienza. Come ci insegna Barthes nel caso dell'amore, certi discorsi richiedono frammenti. Non aforismi, ma schegge di un discorso-visione, anche se talvolta Baricco deve imbrigliare la folgorazione per favorire la spiegazione.
Il riferimento ai barthesiani Frammenti di un discorso amoroso non è causale. È infatti all'amore che Baricco dedica la sua pagina finale: "Creatura mitica tra le altre è l'amore. E di una specie affine a quella della Pandemia". Anche l'amore, infatti, figlio di un "contagio", si protegge nella "fortezza" di una relazione.
Visto che, come Baricco afferma in apertura, "ciò che un medico decide di chiamare malattia, è una malattia", proporrei di affiancare, al termine "pandemia", quello di "sindemia". Si tratta di un approccio alla salute pubblica elaborato negli anni Novanta da un antropologo medico, Merril Singer, recentemente ripreso sulla rivista scientifica The Lancet. Se pandemia è il diffondersi di un agente infettivo, sindemia è l'interazione tra malattie, condizioni ambientali e socio-economiche. L'approccio sindemico serve a capire l'intreccio delle componenti biologiche, psicologiche e sociali, restituendoci all'unica narrazione complessa che può aiutarci a decifrare cosa è successo, cosa sta succedendo e cosa potrebbe succedere.
"Solo civiltà in grado di riconoscere la produzione del mito, mettendola in rotazione con il lavoro di lettura della scienza, possono leggere il proprio destino correttamente". Rinunciare a questa "rotazione", che è cognitiva e affettiva insieme, conduce ora alla tentazione fobica dell'"igienismo digitale" ora alle oscurità ignoranti del complottismo e del negazionismo no-vax.
Prima o poi la pandemia, almeno questa, finirà, ma molti dei suoi presupposti e dei suoi effetti sociali resteranno, hanno già messo radici. Il mito può aiutarci a leggerla per rigenerarci. Per questo è toccante, e profondamente psichico, il frammento 23: "Nel ralenti a cui ha costretto l'intero mondo, la Pandemia ha tirato fuori fotogrammi, dal film delle vite, che non si potevano vedere: spesso contenevano il volto dell'assassino, o il volo dell'angelo.
E nella costrizione all'immobilità ha spalancato quarte dimensioni che si erano abbandonate".
Il libro. Quel che stavamo cercando. 33 frammenti di Alessandro Baricco (Feltrinelli, pagg. 52, euro 4)
Tutt'altro che irreali, per Baricco i miti non sono favole. Rappresentano il modo con cui gli umani "pronunciano a se stessi qualcosa di urgente e vitale", organizzando "il materiale caotico" di paure e sogni, convinzioni e memorie. Sono un precipitato della civiltà, compresi i rottami.
Guidato da un radar post-junghiano, in contrasto con la visione razionalista di Susan Sontag, che alla malattia non concedeva metafore, Baricco afferma la necessità di uno spazio mentale per la narrazione mitica, raccomandandoci di averne "quotidiana cura, come della propria dimora". In questa cura indica uno dei principali gesti con cui possiamo, se non assicurarci un destino, almeno riconoscerlo.
"Gli dei sono diventati malattie", diceva Jung, segnando il passaggio dalla sapienza mitica al sapere scientifico. Ma diversamente dal concetto junghiano di "inconscio collettivo", rivolto al passato e abitato dagli archetipi, il contenitore mitopoietico evocato da Baricco è rivolto al futuro e abitato dalle sue potenzialità.
Per spiegare cosa intende per creatura mitica, Baricco si richiama proprio al concetto di inconscio. Che, dice, non è certo un fatto, ma "lo spazio ipotetico di fatti che accadono e non sapremmo collocare altrove". E proprio perché è un mito, anche l'inconscio fa parte del nostro sistema di realtà. Usandolo "si possono salvare persone dal dolore".
Quando Baricco annuncia che, degli umani, "il mito restituisce la sostanza irrisolvibile", mi fa pensare alla pandemia come a uno specchio da usare in modo antinarcisistico, accettando la morte della superficie perché possa vivere la profondità. Lo sposalizio tra mito e inconscio, sotto il cielo di piombo della pandemia, genera quella che gli alchimisti chiamerebbero una coniunctio oppositorum. In essa si aggrovigliano audacia e spavento, trasformazione e nostalgia, dolcezza e cinismo, orrore e persino meraviglia.
Non è così per tutti noi quando, distogliendo per un attimo lo sguardo dalle pratiche igieniche della pandemia, facciamo i conti con la convivenza interna delle nostre oscillazioni psichiche? Ovvio che si tratta di "salutare i morti, curare i malati, distanziare i sani", ma mentre lo facciamo dobbiamo sapere che stiamo "disegnando una figura mitica, in cui pronunciamo noi stessi". Il mito in fondo può diventare un'immaginazione terapeutica, una forma dell'anima mundi che contiene la possibilità di guardare, o meglio di sentire, quello che accade attorno a noi senza fughe all'indietro (nella rabbia o nell'isolamento) o fughe in avanti (in un futuro che ancora non conosciamo).
"Quel che stavamo cercando" è un titolo che vuole tenere insieme passato e futuro. Frammenti letterari che attraggono il lettore in un'archeologia della fantascienza. Come ci insegna Barthes nel caso dell'amore, certi discorsi richiedono frammenti. Non aforismi, ma schegge di un discorso-visione, anche se talvolta Baricco deve imbrigliare la folgorazione per favorire la spiegazione.
Il riferimento ai barthesiani Frammenti di un discorso amoroso non è causale. È infatti all'amore che Baricco dedica la sua pagina finale: "Creatura mitica tra le altre è l'amore. E di una specie affine a quella della Pandemia". Anche l'amore, infatti, figlio di un "contagio", si protegge nella "fortezza" di una relazione.
Visto che, come Baricco afferma in apertura, "ciò che un medico decide di chiamare malattia, è una malattia", proporrei di affiancare, al termine "pandemia", quello di "sindemia". Si tratta di un approccio alla salute pubblica elaborato negli anni Novanta da un antropologo medico, Merril Singer, recentemente ripreso sulla rivista scientifica The Lancet. Se pandemia è il diffondersi di un agente infettivo, sindemia è l'interazione tra malattie, condizioni ambientali e socio-economiche. L'approccio sindemico serve a capire l'intreccio delle componenti biologiche, psicologiche e sociali, restituendoci all'unica narrazione complessa che può aiutarci a decifrare cosa è successo, cosa sta succedendo e cosa potrebbe succedere.
"Solo civiltà in grado di riconoscere la produzione del mito, mettendola in rotazione con il lavoro di lettura della scienza, possono leggere il proprio destino correttamente". Rinunciare a questa "rotazione", che è cognitiva e affettiva insieme, conduce ora alla tentazione fobica dell'"igienismo digitale" ora alle oscurità ignoranti del complottismo e del negazionismo no-vax.
Prima o poi la pandemia, almeno questa, finirà, ma molti dei suoi presupposti e dei suoi effetti sociali resteranno, hanno già messo radici. Il mito può aiutarci a leggerla per rigenerarci. Per questo è toccante, e profondamente psichico, il frammento 23: "Nel ralenti a cui ha costretto l'intero mondo, la Pandemia ha tirato fuori fotogrammi, dal film delle vite, che non si potevano vedere: spesso contenevano il volto dell'assassino, o il volo dell'angelo.
E nella costrizione all'immobilità ha spalancato quarte dimensioni che si erano abbandonate".
Il libro. Quel che stavamo cercando. 33 frammenti di Alessandro Baricco (Feltrinelli, pagg. 52, euro 4)