Spazio, aspettaci stiamo arrivando
di Claudia Morgoglione , di Claudia Morgoglione
L'avventura comincia il 10 ottobre del 1952, quando nelle edicole italiane sbarca Le sabbie di Marte, affresco interplanetario scritto da un autore ancora sconosciuto in Italia ma destinato a diventare classico, Arthur C. Clarke. Il libro inaugura una nuova collana Mondadori intitolata I romanzi di Urania, in onore della Musa dell'astronomia, e che dopo un po' diventa semplicemente Urania. Ma già da quel primo numero, oggi croce e delizia dei collezionisti, la serie diventa di culto: e infatti fa debuttare nel nostro Paese tutti i giganti della fantascienza, da Isaac Asimov a J.G. Ballard, da Philip K. Dick a Ursula Le Guin. "E da allora non abbiamo mai smesso di fare scouting, lanciando i più grandi talenti internazionali" rivendica con orgoglio, via telefono, Franco Forte, l'attuale direttore editoriale.
Già. Perché Urania non è un fenomeno vintage. È un marchio florido, con tre diverse uscite mensili - la testata …
Già. Perché Urania non è un fenomeno vintage. È un marchio florido, con tre diverse uscite mensili - la testata …
L'avventura comincia il 10 ottobre del 1952, quando nelle edicole italiane sbarca Le sabbie di Marte, affresco interplanetario scritto da un autore ancora sconosciuto in Italia ma destinato a diventare classico, Arthur C. Clarke. Il libro inaugura una nuova collana Mondadori intitolata I romanzi di Urania, in onore della Musa dell'astronomia, e che dopo un po' diventa semplicemente Urania. Ma già da quel primo numero, oggi croce e delizia dei collezionisti, la serie diventa di culto: e infatti fa debuttare nel nostro Paese tutti i giganti della fantascienza, da Isaac Asimov a J.G. Ballard, da Philip K. Dick a Ursula Le Guin. "E da allora non abbiamo mai smesso di fare scouting, lanciando i più grandi talenti internazionali" rivendica con orgoglio, via telefono, Franco Forte, l'attuale direttore editoriale.
Già. Perché Urania non è un fenomeno vintage. È un marchio florido, con tre diverse uscite mensili - la testata madre, Urania Collezione, i maxivolumi di Urania Jumbo - e un aumento costante delle vendite: "Siamo arrivati a oltre 200 mila copie l'anno - prosegue Forte - con una platea che si allarga: più donne, in parallelo all'ascesa delle scrittrici, e più giovani". Un exploit che ha come epicentro l'immaginario sulle esplorazioni spaziali, parallelo alla nostra voglia di fuga da un Pianeta ormai inospitale anche nella realtà: ne parliamo nei servizi di copertina del nuovo Robinson (da sabato 6 febbraio), con racconti, approfondimenti e interviste.
Torniamo però a Urania, dove lei sta per festeggiare il decennale alla direzione: da questo osservatorio privilegiato ci conferma la grande rimonta del genere "nuove frontiere oltre la Terra"?
"Assolutamente sì. Con una novità, rispetto al passato: nelle storie degli anni '50 e dintorni c'era il fascino dell'ignoto, il tema dell'altrove radicale, dell'infinito, l'idea pionieristica di scoperte straordinarie. Adesso invece si è ripreso a parlare di spazio ma in maniera più profonda, più realistica, legata alla scienza: il pianetino su cui siamo non è più tanto accogliente e così ci guardiamo intorno, cerchiamo una nuova possibile casa. Non a caso l'attenzione è più sul nostro sistema solare che sulle galassie lontane".
E le distopie, altro filone della sci-fi?
"Mentre la fantascienza delle esplorazioni spaziali e quella utopica vanno fortissimo, la distopia ora è un po' meno gettonata, anche noi pubblichiamo meno novità. Però i classici del settore sono ancora letti, compresi quelli riscoperti recentemente: come La nube purpurea di Matthew Phipps Shiel (1901), che abbiamo ritradotto in una maniera più vicina all'originale e che è andato benissimo".
Spostandoci di nuovo sul fronte spaziale, oltre al bisogno di cercare un'alternativa alla Terra - acuito dalla pandemia - cos'altro contribuisce all'aumento di interesse e di vendite?
"Aiutano moltissimo le nuove serie tv di Netflix e di Amazon Prime, che permettono di puntare i riflettori sugli autori dei romanzi da cui sono tratti. Anche i film, naturalmente: qualche anno fa, ad esempio, The Martian di Ridley Scott ha portato molta fortuna a Andy Weir".
A proposito di autori: ci dia qualche consiglio di lettura.
"Sul fronte internazionale Ian McDonald ha scritto una trilogia meravigliosa intitolata Luna, in cui immagina una colonizzazione con dettagli incredibili. Tanto che anche la Nasa sta studiando le sue invenzioni letterarie. E poi tante autrici. Da N.K. Jemisin, che con i tre capitoli della sua saga ha vinto altrettanti premi Hugo (gli Oscar della categoria), evento mai accaduto prima, ad Ann Leckie con un'altra trilogia, intitolata Ancillary. E poi Binti di Nnedi Okorafor, narratrice di origini africane, la cui serie tiene dentro, oltre al tema della colonizzazione, quelli del razzismo e dell'emancipazione".
Invece un nome italiano?
"Francesca Cavallero, vincitrice dell'ultimo premio Urania, seconda scrittrice ad ottenerlo nella storia del riconoscimento".
In generale le donne sono in ascesa?
"Certo, ed è una fortuna, portano uno sguardo nuovo, diverso. Fino a una decina d'anni fa il rapporto autori - autrici era 80 a 20, ora siamo a 50-50".
In parallelo con le scrittrici crescono anche le lettrici?
"La platea della fantascienza è in grande evoluzione. E sì, le donne aumentano in modo esponenziale. Così come i giovani: sono loro che scaricano i nostri ebook, settore in cui, in tutti i rami dell'editoria, l'età media è molto bassa. In Urania cercano in particolare i classici, quelli che gli appassionati più maturi hanno amato su carta".
Le persone più adulte restano comunque lo zoccolo duro?
"Rappresentano un bacino ancora molto importante per noi. E negli ultimi anni sono orientati soprattutto al collezionismo".
Restando sull'identikit dell'amante italiano della fantascienza, esistono distinzioni territoriali?
"Il grosso del nostro pubblico è sempre stato ed è ancora al Nord. Insieme alle grandi città del Centrosud come Roma e Napoli".
Tutti questi lettori, vecchi e nuovi, non vi hanno abbandonato nemmeno durante il lockdown?
"No, non lo hanno fatto, grazie alle edicole rimaste aperte. Anzi, proprio in quel periodo abbiamo registrato dei tutto esaurito".
A dimostrazione che, dall'infuriare della pandemia al desiderio di fuga dalla Terra, il passo è breve...
Già. Perché Urania non è un fenomeno vintage. È un marchio florido, con tre diverse uscite mensili - la testata madre, Urania Collezione, i maxivolumi di Urania Jumbo - e un aumento costante delle vendite: "Siamo arrivati a oltre 200 mila copie l'anno - prosegue Forte - con una platea che si allarga: più donne, in parallelo all'ascesa delle scrittrici, e più giovani". Un exploit che ha come epicentro l'immaginario sulle esplorazioni spaziali, parallelo alla nostra voglia di fuga da un Pianeta ormai inospitale anche nella realtà: ne parliamo nei servizi di copertina del nuovo Robinson (da sabato 6 febbraio), con racconti, approfondimenti e interviste.
Torniamo però a Urania, dove lei sta per festeggiare il decennale alla direzione: da questo osservatorio privilegiato ci conferma la grande rimonta del genere "nuove frontiere oltre la Terra"?
"Assolutamente sì. Con una novità, rispetto al passato: nelle storie degli anni '50 e dintorni c'era il fascino dell'ignoto, il tema dell'altrove radicale, dell'infinito, l'idea pionieristica di scoperte straordinarie. Adesso invece si è ripreso a parlare di spazio ma in maniera più profonda, più realistica, legata alla scienza: il pianetino su cui siamo non è più tanto accogliente e così ci guardiamo intorno, cerchiamo una nuova possibile casa. Non a caso l'attenzione è più sul nostro sistema solare che sulle galassie lontane".
E le distopie, altro filone della sci-fi?
"Mentre la fantascienza delle esplorazioni spaziali e quella utopica vanno fortissimo, la distopia ora è un po' meno gettonata, anche noi pubblichiamo meno novità. Però i classici del settore sono ancora letti, compresi quelli riscoperti recentemente: come La nube purpurea di Matthew Phipps Shiel (1901), che abbiamo ritradotto in una maniera più vicina all'originale e che è andato benissimo".
Spostandoci di nuovo sul fronte spaziale, oltre al bisogno di cercare un'alternativa alla Terra - acuito dalla pandemia - cos'altro contribuisce all'aumento di interesse e di vendite?
"Aiutano moltissimo le nuove serie tv di Netflix e di Amazon Prime, che permettono di puntare i riflettori sugli autori dei romanzi da cui sono tratti. Anche i film, naturalmente: qualche anno fa, ad esempio, The Martian di Ridley Scott ha portato molta fortuna a Andy Weir".
A proposito di autori: ci dia qualche consiglio di lettura.
"Sul fronte internazionale Ian McDonald ha scritto una trilogia meravigliosa intitolata Luna, in cui immagina una colonizzazione con dettagli incredibili. Tanto che anche la Nasa sta studiando le sue invenzioni letterarie. E poi tante autrici. Da N.K. Jemisin, che con i tre capitoli della sua saga ha vinto altrettanti premi Hugo (gli Oscar della categoria), evento mai accaduto prima, ad Ann Leckie con un'altra trilogia, intitolata Ancillary. E poi Binti di Nnedi Okorafor, narratrice di origini africane, la cui serie tiene dentro, oltre al tema della colonizzazione, quelli del razzismo e dell'emancipazione".
Invece un nome italiano?
"Francesca Cavallero, vincitrice dell'ultimo premio Urania, seconda scrittrice ad ottenerlo nella storia del riconoscimento".
In generale le donne sono in ascesa?
"Certo, ed è una fortuna, portano uno sguardo nuovo, diverso. Fino a una decina d'anni fa il rapporto autori - autrici era 80 a 20, ora siamo a 50-50".
In parallelo con le scrittrici crescono anche le lettrici?
"La platea della fantascienza è in grande evoluzione. E sì, le donne aumentano in modo esponenziale. Così come i giovani: sono loro che scaricano i nostri ebook, settore in cui, in tutti i rami dell'editoria, l'età media è molto bassa. In Urania cercano in particolare i classici, quelli che gli appassionati più maturi hanno amato su carta".
Le persone più adulte restano comunque lo zoccolo duro?
"Rappresentano un bacino ancora molto importante per noi. E negli ultimi anni sono orientati soprattutto al collezionismo".
Restando sull'identikit dell'amante italiano della fantascienza, esistono distinzioni territoriali?
"Il grosso del nostro pubblico è sempre stato ed è ancora al Nord. Insieme alle grandi città del Centrosud come Roma e Napoli".
Tutti questi lettori, vecchi e nuovi, non vi hanno abbandonato nemmeno durante il lockdown?
"No, non lo hanno fatto, grazie alle edicole rimaste aperte. Anzi, proprio in quel periodo abbiamo registrato dei tutto esaurito".
A dimostrazione che, dall'infuriare della pandemia al desiderio di fuga dalla Terra, il passo è breve...