Cari lettori e cari amici credo di avere già scritto nei giorni scorsi che gli istinti quando arrivano al livello della coscienza diventano sentimenti e come tali sono percepiti dalla nostra mente. Non avviene sempre, ma spesso.
Il sentimento è un moto dell'anima percepito dal soggetto, cioè da quello che chiamiamo "Io". Se il soggetto è debole anche il sentimento sarà evanescente, se invece è ben definito e raggiunge l'autocoscienza nella sua pienezza, anche il suo sentire sarà intenso e durevole. Implica la volontà, un comando che trasferisca il sentimento in un comportamento consapevole del quale il soggetto si assume la responsabilità. Il soggetto è consapevole che quel comportamento è stato da lui deciso. Se produrrà effetti sarà lui ad averli voluti e sarà lui a doverne rispondere.
Accade spesso però che gli effetti non siano quelli da noi previsti e …
Il sentimento è un moto dell'anima percepito dal soggetto, cioè da quello che chiamiamo "Io". Se il soggetto è debole anche il sentimento sarà evanescente, se invece è ben definito e raggiunge l'autocoscienza nella sua pienezza, anche il suo sentire sarà intenso e durevole. Implica la volontà, un comando che trasferisca il sentimento in un comportamento consapevole del quale il soggetto si assume la responsabilità. Il soggetto è consapevole che quel comportamento è stato da lui deciso. Se produrrà effetti sarà lui ad averli voluti e sarà lui a doverne rispondere.
Accade spesso però che gli effetti non siano quelli da noi previsti e …
Cari lettori e cari amici credo di avere già scritto nei giorni scorsi che gli istinti quando arrivano al livello della coscienza diventano sentimenti e come tali sono percepiti dalla nostra mente. Non avviene sempre, ma spesso.
Il sentimento è un moto dell'anima percepito dal soggetto, cioè da quello che chiamiamo "Io". Se il soggetto è debole anche il sentimento sarà evanescente, se invece è ben definito e raggiunge l'autocoscienza nella sua pienezza, anche il suo sentire sarà intenso e durevole. Implica la volontà, un comando che trasferisca il sentimento in un comportamento consapevole del quale il soggetto si assume la responsabilità. Il soggetto è consapevole che quel comportamento è stato da lui deciso. Se produrrà effetti sarà lui ad averli voluti e sarà lui a doverne rispondere.
Accade spesso però che gli effetti non siano quelli da noi previsti e desiderati. In quei casi il soggetto non sempre è abbastanza onesto con se stesso da assumersene la responsabilità. Cerca di ometterla, racconta e si racconta un'altra versione. Invoca attenuanti, denuncia corresponsabilità, trasforma in verità le proprie bugie prima ancora di raccontarle ad altri. Infine - e questo è il caso più frequente - accade anche che i comportamenti promanino direttamente dagli istinti senza che si siano trasfigurati in sentimenti e senza che la mente sia consapevole di quanto il corpo sta facendo. Quel corpo agisce agito dai suoi istinti e quasi in stato di trance.
Lo scrivevo già anni fa in Scuote l'anima mia Eros: come sempre la mitologia ci aiuta a capire. La mitologia è l'aurora d'ogni cultura e anche quando quella cultura ha raggiunto la sua pienezza, il deposito mitologico resta una presenza alla quale è utile ricorrere per rivisitare la nostra evoluzione. Nessuno oggi saprebbe ricostruire il culto di Apollo o di Demetra o di Artemide, ma quelle divinità rappresentano ancora con vivezza miti e punti di riferimento culturali.
Così avviene che per capire le domande che gli istinti determinano, la mitologia ha inventato un Dio che personifica il Sé, i comportamenti determinati dagli istinti. Si chiama in molti modi, secondo i luoghi e le religioni, ma il nome con il quale la cultura occidentale l'ha conosciuto è quello di Dioniso, il "dio" straniero continuamente in viaggio; il Dio che si nasconde, il Dio che si maschera, il Dio che uccide e viene ucciso, che contamina e si purifica, il Dio del vino, dell'orgia, della mania e della follia.
Ma la mitologia ha anche inventato un'altra divinità altrettanto ambigua e altrettanto crudele ma operante in piena luce dove le forme dell'essere sono nitide e splendide nel loro nitore: Apollo, il Dio del Sole, della lira, dei cavalli aggiogati al suo carro, il Dio della profezia, figlio di Zeus, figlio legittimo ammesso che si possa portare a Zeus una questione di legittimità.
Anche Dioniso è figlio di Zeus, è nato da una madre mortale che ha su di lui un grande ascendente: è Semele che l'ha partorito nel buio d'una caverna nella solitudine e nel mistero.
La caverna dove nasce Dioniso ricorda quel luogo della psiche dove si agitano gli istinti e le pulsioni. Apollo è la controfaccia dello strano fratello che con lui condivide molti santuari: a Delfi, a Delo, ad Eleusi. Essi sentono ciascuno la presenza dell'altro ma non si sono mai parlati né visti né sfiorati. Dove regna Apollo non c'è Dioniso e quando Dioniso arriva Apollo scompare. Apollo siede in Olimpo accanto al padre Zeus. Dioniso non ha alcun seggio tra gli Dèi.
Sarebbe una splendida quanto ardua impresa letteraria immaginare un dialogo tra quei due fratelli. Forse Nietzsche avrebbe potuto scriverlo e forse l'avrebbe esteso a un'altra presenza inquietante: quella di Gesù di Nazareth, il Crocifisso che risorse dopo la morte e torna ogni giorno nella specie del pane e del vino.
Nietzsche aveva capito come pochi la misteriosa relazione tra Apollo e Dioniso. E così il Crocifisso con il quale si identificò nei "biglietti della follia". Ma non riuscì a rivelarci la radice comune, il nodo che lega intimamente quei tre simboli della divinità. Ebbene, la radice comune sono gli istinti. Dioniso si scatena, Apollo li domina come i selvaggi cavalli aggiogati al suo carro di luce. Cristo li trasfigura trasfigurandosi.
Anche Freud intuì la presenza di quella misteriosa trinità che incombeva sulla psiche stampando su di essa la forma del Sacro ma evitò di farsi coinvolgere nelle spire di quel labirintico rapporto di specchi fatati. Forse ne ebbe paura. Era un terapeuta prestato alla filosofia, non osò entrare nella caverna di Dioniso e nel sepolcro del Crocifisso. Tentò di montare sul carro apollineo e afferrare le redini dei cavalli che ruotano intorno al Sole accecante della sua luce. La natura degli istinti si può descrivere ma lì ci vuole un dio.
***
Nel frattempo l'epoca è profondamente cambiata e la cultura filosofica ancora di più. Si sono avvicendati nomi numerosi e nuovi. Ma, soprattutto, le scoperte geografiche dell'età moderna hanno cambiato la visione del mondo. Questa è la novità che si verifica a partire dalla fine del Quattrocento con la scoperta dell'America del Sud e del Nord e la loro conquista da parte di Spagna e Portogallo. Contemporaneamente, si sviluppa la potenza inglese. Verso la Gran Bretagna confluiscono le forze dell'economia, della politica e della cultura. A sua volta, la Francia ospita forze inglesi che hanno varcato la Manica e si sono diretto verso il Mediterraneo meridionale. Nel frattempo c'è stato un movimento di grande importanza nella Russia settentrionale di Pietroburgo e in quella meridionale del Volga. Questi cambiamenti coinvolgono tutte le aree che oscillano tra il mare del Nord, la Manciuria, l'India, la Cina, i Carpazi, la Russia degli Zar, lo sbocco verso lo stretto di Bering. E poi L'America del Centrosud fino ai Caraibi, il Venezuela, il Cile. L'America si estende fino al Polo Sud che non ha come fondale soltanto ghiaccio, come nel Polo Nord, ma anche la terra.
Per secoli le religioni si sono sviluppate, le economie sono diventate produttive, la mescolanza delle popolazioni e la distribuzione crescente delle ricchezze e delle guerre le hanno accompagnate. Se noi ci fermiamo a riflettere ci rendiamo conto che in questa fase il Nord e il Centro del nostro globo hanno raggiunto il limite massimo. La Terra è un pianeta dal quale il Sole sta tramontando ma forse gli abitanti, le ricchezze, la scienza, la cultura, la musica, il racconto storico, si estenderanno altrove, magari al di là del Sole. Ma cosa diventerà la vita?
Gli abitanti delle nuove stelle saranno umani o magari altre creature con altre economie, altre culture. Ci saranno ancora gli "umani" oppure si regredirà verso nuove razze, nuovi pianeti, nuovi mondi?
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il sentimento è un moto dell'anima percepito dal soggetto, cioè da quello che chiamiamo "Io". Se il soggetto è debole anche il sentimento sarà evanescente, se invece è ben definito e raggiunge l'autocoscienza nella sua pienezza, anche il suo sentire sarà intenso e durevole. Implica la volontà, un comando che trasferisca il sentimento in un comportamento consapevole del quale il soggetto si assume la responsabilità. Il soggetto è consapevole che quel comportamento è stato da lui deciso. Se produrrà effetti sarà lui ad averli voluti e sarà lui a doverne rispondere.
Accade spesso però che gli effetti non siano quelli da noi previsti e desiderati. In quei casi il soggetto non sempre è abbastanza onesto con se stesso da assumersene la responsabilità. Cerca di ometterla, racconta e si racconta un'altra versione. Invoca attenuanti, denuncia corresponsabilità, trasforma in verità le proprie bugie prima ancora di raccontarle ad altri. Infine - e questo è il caso più frequente - accade anche che i comportamenti promanino direttamente dagli istinti senza che si siano trasfigurati in sentimenti e senza che la mente sia consapevole di quanto il corpo sta facendo. Quel corpo agisce agito dai suoi istinti e quasi in stato di trance.
Lo scrivevo già anni fa in Scuote l'anima mia Eros: come sempre la mitologia ci aiuta a capire. La mitologia è l'aurora d'ogni cultura e anche quando quella cultura ha raggiunto la sua pienezza, il deposito mitologico resta una presenza alla quale è utile ricorrere per rivisitare la nostra evoluzione. Nessuno oggi saprebbe ricostruire il culto di Apollo o di Demetra o di Artemide, ma quelle divinità rappresentano ancora con vivezza miti e punti di riferimento culturali.
Così avviene che per capire le domande che gli istinti determinano, la mitologia ha inventato un Dio che personifica il Sé, i comportamenti determinati dagli istinti. Si chiama in molti modi, secondo i luoghi e le religioni, ma il nome con il quale la cultura occidentale l'ha conosciuto è quello di Dioniso, il "dio" straniero continuamente in viaggio; il Dio che si nasconde, il Dio che si maschera, il Dio che uccide e viene ucciso, che contamina e si purifica, il Dio del vino, dell'orgia, della mania e della follia.
Ma la mitologia ha anche inventato un'altra divinità altrettanto ambigua e altrettanto crudele ma operante in piena luce dove le forme dell'essere sono nitide e splendide nel loro nitore: Apollo, il Dio del Sole, della lira, dei cavalli aggiogati al suo carro, il Dio della profezia, figlio di Zeus, figlio legittimo ammesso che si possa portare a Zeus una questione di legittimità.
Anche Dioniso è figlio di Zeus, è nato da una madre mortale che ha su di lui un grande ascendente: è Semele che l'ha partorito nel buio d'una caverna nella solitudine e nel mistero.
La caverna dove nasce Dioniso ricorda quel luogo della psiche dove si agitano gli istinti e le pulsioni. Apollo è la controfaccia dello strano fratello che con lui condivide molti santuari: a Delfi, a Delo, ad Eleusi. Essi sentono ciascuno la presenza dell'altro ma non si sono mai parlati né visti né sfiorati. Dove regna Apollo non c'è Dioniso e quando Dioniso arriva Apollo scompare. Apollo siede in Olimpo accanto al padre Zeus. Dioniso non ha alcun seggio tra gli Dèi.
Sarebbe una splendida quanto ardua impresa letteraria immaginare un dialogo tra quei due fratelli. Forse Nietzsche avrebbe potuto scriverlo e forse l'avrebbe esteso a un'altra presenza inquietante: quella di Gesù di Nazareth, il Crocifisso che risorse dopo la morte e torna ogni giorno nella specie del pane e del vino.
Nietzsche aveva capito come pochi la misteriosa relazione tra Apollo e Dioniso. E così il Crocifisso con il quale si identificò nei "biglietti della follia". Ma non riuscì a rivelarci la radice comune, il nodo che lega intimamente quei tre simboli della divinità. Ebbene, la radice comune sono gli istinti. Dioniso si scatena, Apollo li domina come i selvaggi cavalli aggiogati al suo carro di luce. Cristo li trasfigura trasfigurandosi.
Anche Freud intuì la presenza di quella misteriosa trinità che incombeva sulla psiche stampando su di essa la forma del Sacro ma evitò di farsi coinvolgere nelle spire di quel labirintico rapporto di specchi fatati. Forse ne ebbe paura. Era un terapeuta prestato alla filosofia, non osò entrare nella caverna di Dioniso e nel sepolcro del Crocifisso. Tentò di montare sul carro apollineo e afferrare le redini dei cavalli che ruotano intorno al Sole accecante della sua luce. La natura degli istinti si può descrivere ma lì ci vuole un dio.
***
Nel frattempo l'epoca è profondamente cambiata e la cultura filosofica ancora di più. Si sono avvicendati nomi numerosi e nuovi. Ma, soprattutto, le scoperte geografiche dell'età moderna hanno cambiato la visione del mondo. Questa è la novità che si verifica a partire dalla fine del Quattrocento con la scoperta dell'America del Sud e del Nord e la loro conquista da parte di Spagna e Portogallo. Contemporaneamente, si sviluppa la potenza inglese. Verso la Gran Bretagna confluiscono le forze dell'economia, della politica e della cultura. A sua volta, la Francia ospita forze inglesi che hanno varcato la Manica e si sono diretto verso il Mediterraneo meridionale. Nel frattempo c'è stato un movimento di grande importanza nella Russia settentrionale di Pietroburgo e in quella meridionale del Volga. Questi cambiamenti coinvolgono tutte le aree che oscillano tra il mare del Nord, la Manciuria, l'India, la Cina, i Carpazi, la Russia degli Zar, lo sbocco verso lo stretto di Bering. E poi L'America del Centrosud fino ai Caraibi, il Venezuela, il Cile. L'America si estende fino al Polo Sud che non ha come fondale soltanto ghiaccio, come nel Polo Nord, ma anche la terra.
Per secoli le religioni si sono sviluppate, le economie sono diventate produttive, la mescolanza delle popolazioni e la distribuzione crescente delle ricchezze e delle guerre le hanno accompagnate. Se noi ci fermiamo a riflettere ci rendiamo conto che in questa fase il Nord e il Centro del nostro globo hanno raggiunto il limite massimo. La Terra è un pianeta dal quale il Sole sta tramontando ma forse gli abitanti, le ricchezze, la scienza, la cultura, la musica, il racconto storico, si estenderanno altrove, magari al di là del Sole. Ma cosa diventerà la vita?
Gli abitanti delle nuove stelle saranno umani o magari altre creature con altre economie, altre culture. Ci saranno ancora gli "umani" oppure si regredirà verso nuove razze, nuovi pianeti, nuovi mondi?
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