Alla fine del documentario intitolato Jim & Andy, Jim Carrey si interrogava sul senso della vita, e dei suoi immediati dintorni: "Chi sono io? Chi siete voi? Sono più finto quando recito o quando non recito? Chi ha tracciato il confine tra il Canada e Usa? Cosa succede dopo la morte? Come andrebbe a finire se mi mettessi in testa di essere Gesù?".
Era il 2017. Gli occhi spiritati e il barbone mezzo grigio scandivano il delirio, illustrato con la solita inquadratura del Truman Show di Peter Weir: la porticina per uscire dallo studio televisivo verso la Vita Vera (o forse, chissà, la porticina che dalla nostra unica vita conduce al Grande Nulla). Prima del siparietto da guru, avevamo visto spezzoni inediti rubati sul set di Man on The Moon, diretto nel 1999 da Milos Forman.
Jim Carrey recitava la parte di Andy Kaufman, leggendario cabarettista (odiava la parola "comico", preferiva "cantante e ballerino"). Morì di cancro a 35 anni: quando annunciò di essere malato i fan sfegatati pensarono a uno scherzo. Jim Carrey non si toglieva il trucco e il costume di Andy neppure fuori scena. Cominciarono a circolare le leggende. Andy non era morto, si era nascosto e ora tornava sulle scene fingendosi Jim Carrey. Altra versione: Andy era morto, e la sua anima era trasmigrata nel corpo di Jim Carrey.
Per via dei trascorsi, prendiamo in mano Ricordi e bugie con una certa cautela. Rassicura la doppia firma in copertina: accanto a Jim Carrey, compare Dana Vachon, giornalista per il New York Times e Vanity Fair, ha raccontato la finanza in Mergers & Acquisitions. Timori spazzati via dalla lettura. Esistono deliri seriosi e letterariamente mogi. Esistono deliri visionari e letterariamente felici. La coppia Carrey & Vachon azzecca il tono, nella scia dei romanzi dedicati a Hollywood Babilonia (rubiamo il titolo a Kenneth Anger, che però riferiva fattacci realmente accaduti).
Il protagonista di Ricordi e bugie si chiama Jim Carrey. Molte altre celebrità compariranno con il loro nome: Tom Hanks, Steven Spielberg, Gwyneth Paltrow, Helen Mirren (molto lavoro per gli avvocati? Carrey e Vachon dicono sia bastato un bigliettino gentile sulle rispettive copie omaggio). Sta nel villone solo e rimbambito, guarda tutto il giorno la tv. Tanta preistoria, con gli effetti speciali che rivestono di muscoli e carne gli scheletri dei dinosauri. Un programma ipnotico sull'eruzione del Vesuvio: trucchi al computer fanno rivivere le salme carbonizzate. Due rottweiler per difesa e compagnia: a un comando si sdraiano accanto al padrone. Recinto elettrificato. Un video rubato coglie l'attore galleggiante in piscina, posizione fetale.
Parte il flashback sul "come siamo arrivati qui?". II ragazzino che si sforzava di tenere allegra la madre malata a furia di barzellette. La star capace di strepitosi incassi, bastano un paio di titoli come The Mask e Scemo e più scemo. L'attore amato dalla critica per Truman Show e Se mi lasci ti cancello, entrambi di culto e entrati nel linguaggio. Nel romanzo Ricordi e bugie, il crollo va messo in conto a una fidanzata - inventata, tale Georgie DeBusschere, vista nella serie tv russa Oksana - che lo lascia per un film con Quentin Tarantino. E a un film sbagliato, questo esiste davvero: Colpo di fulmine - Il mago della truffa: del 2009, i fan non erano pronti per Jim Carrey truffatore gay.
I dettagli sono uno spasso. Mentre l'autobiografia, e anche la realtà, restano sullo sfondo per chi li vuole decifrare. I soldi per la cauzione stanno "in un armadillo di vetroresina". I guru associano sport estremi e terapie regressive. L'aura cambia colore. In perfetto stile New Age, scuola losangelina. Finché arriva Kaufman. Un altro Kaufman. Non il comico Andy che si mise leggere Il grande Gatsby davanti a una platea stupefatta. Il regista Charlie Kaufman di Se mi lasci ti cancello (titolo sempre spernacchiato, a torto: chi mai avrebbe pagato il biglietto per vedere L'eterno splendore di una mente immacolata?).
La proposta - indecente, il ruolo potrebbe guastare carriere meno avviate verso un finale triste e solitario - è un film su Mao. Il presidente Mao. "Mi impicchieranno per aver interpretato un asiatico" commenta Jim Carrey, fuori di testa ma terrorizzato dall'accusa di appropriazione culturale. Poi cede, e anzi esagera. Tra i dettagli biografici più o meno mascherati di Ricordi e bugie, questo rimanda all'ossessione per il comico Andy Kaufman, spinta fino all'immedesimazione.
I produttori vorrebbero progetti più redditizi, per esempio Hungry Hungry Hyppos: gli ippopotami famelici sarebbero "il passaporto per tornare nel cuore dell'America". La sezione centrale del romanzo - un po' troppo lunga, non sono solo i film a soffrire "il problema del secondo atto", tra un bell'inizio e un gran finale - somiglia a Barton Fink dei fratelli Coen, con un tocco di Ave, Cesare!. Con un po' di porno (a un clone di Marilyn Monroe non si resiste). Chirurgia plastica alla prima ruga, officia un certo dottor Mendel.
Ecoterroriste, navicelle spaziali, alieni, il finale punta verso l'apocalisse. "Cercare un senso a questa storia è ridicolo", ricorda il Jim Carrey romanzesco. Kim Kardashian discende sulla terra con il bambino Star, tutto dorato (la risalita sarà di culo). Tante scene come questa, garantiscono a Ricordi e bugie un buon posto tra le sfrenate satire hollywoodiane.
Il libro. Ricordi e bugie di Jim Carrey e Dana Vachon è edito da La nave di Teseo
(Traduzione di Tiziana Lo Porto, pagg. 309, euro 20)