Bach & Prince. Due schiavi del talento
di Ivano Fossati , di Ivano FossatiSono fra quelli che considerano Johann Sebastian Bach il vertice assoluto della scienza musicale. So che non per tutti è così e la cosa non mi scandalizza; le vie della percezione, specie di quella musicale, sono davvero insondabili. Così mi pare certo che per trattare di JSB, della sua musica, e non ultimo della sua vita, occorrano grazia, discernimento e notevole sapere. Io non li possiedo, per questo non ho mai pensato di accostare Bach a Prince, nemmeno nelle mie fantasie più psichedeliche. Carlo Boccadoro invece certe fantasie deve averle fatte, da musicista e da studioso. Così ci racconta, con ricchezza di particolari tecnici e profondità di vicende umane, del carattere irascibile del genio di Eisenach, del suo rimanere, a differenza di altri musicisti del suo tempo, caparbiamente chiuso in un mondo ristretto — dai confini della Germania non uscirà mai, tantomeno per respirare le tendenze musicali che attraversano l’Eu…
Sono fra quelli che considerano Johann Sebastian Bach il vertice assoluto della scienza musicale. So che non per tutti è così e la cosa non mi scandalizza; le vie della percezione, specie di quella musicale, sono davvero insondabili. Così mi pare certo che per trattare di JSB, della sua musica, e non ultimo della sua vita, occorrano grazia, discernimento e notevole sapere. Io non li possiedo, per questo non ho mai pensato di accostare Bach a Prince, nemmeno nelle mie fantasie più psichedeliche. Carlo Boccadoro invece certe fantasie deve averle fatte, da musicista e da studioso. Così ci racconta, con ricchezza di particolari tecnici e profondità di vicende umane, del carattere irascibile del genio di Eisenach, del suo rimanere, a differenza di altri musicisti del suo tempo, caparbiamente chiuso in un mondo ristretto — dai confini della Germania non uscirà mai, tantomeno per respirare le tendenze musicali che attraversano l’Europa — .
Ci dice che Johann Sebastian vive in una gabbia temporale, dove gli avvenimenti, i poteri burocratici e le persone spesso lo avversano, ma non gli fanno perdere la rotta, l’unica, immutabile luce da seguire. Fino all’estrema conseguenza: essere considerato negli ultimi anni della sua vita un compositore passato, sconfitto dallo Stile Galante che prende il sopravvento, e dopo la morte a lungo dimenticato. Più tardi la riscoperta della sua musica sarà continua e inarrestabile, fino a consegnare Bach all’ipermodernità. A questo punto può entrare in scena Prince. Puristi e bacchettoni non si allarmino. Tutti coloro che preferiscono immaginare i loro compositori settecenteschi preferiti intenti a spidocchiare le proprie parrucche o beatamente dormienti nei loro sarcofaghi aspersi di naftalina possono stare tranquilli.
Bach-Prince. Vite parallele, come dichiarato dal suo autore già nel titolo, non si occupa di impossibili paragoni fra le composizioni bachiane e gli album del principe di Paisley Park. Sono gli intenti umani a interessare Carlo Boccadoro, le vite appunto. E sullo sfondo c’è puntuale l’analisi della musica. I parallelismi più evidenti si intravedono fra gli sforzi e le difficoltà quotidiane dei due protagonisti; problemi diversi per epoche diverse, che inizialmente non potrebbero farceli apparire più lontani fra loro. Ma il disegno di Boccadoro si mette a fuoco da sé, come una fotografia digitale.
Prince è ostaggio della sua stessa forza di volontà e del suo ipertrofico talento, oltre che del desiderio di piacere di volta in volta a un pubblico — bianco o afroamericano che sia — il quale non comprende in ogni caso i suoi continui cambi di stile. Gli oltre venti milioni di copie vendute di Purple Rain e le misere trentatremila di Plectrumelectrum tracciano una parabola discendente, una sorta di primato a rovescio difficilmente registrato — forse mai in maniera così marcata — da altri artisti. È inoltre abbagliato dalla tecnologia che sempre più interferisce con la sua visione creativa. Siamo negli anni Ottanta e una pioggia costante di innovazioni fa perdere la bussola a più di un musicista di talento.
Se le quattro tracce su cui erano incisi i primi brani dei Beatles appaiono come una possibile limitazione alla creatività — non certo la loro — le sessantaquattro, seguite poi dalla possibilità digitale di sovraincidere praticamente all’infinito, possono creare anche nei migliori una sorta di nebbia dell’incertezza. Per questo le sue scarne esibizioni al piano, o fatte con la sola chitarra acustica, risultano fra i momenti più toccanti e perfetti. Il libro, saldamente documentato, ci dice che Prince è schiavo, — così si definisce lui stesso — dei rapporti difficili con la multinazionale che distribuisce i suoi album. Le molte controversie legali che, nelle intenzioni, dovrebbero renderlo libero di esprimere tutte le sfaccettature della sua ispirazione quasi certamente lo imprigionano di più.
E forse anche Bach è vittima del proprio sublime talento. È un grandissimo lavoratore che non spreca un’ora del suo tempo, perché oltretutto non può permetterselo, e noi immaginiamo che passi in modo istantaneo dall’ispirazione alla composizione della sua musica, a ciclo continuo. In fondo è un virtuoso, non ci sarebbe da stupirsi. Bach e Prince, infaticabili, capaci di suonare molti diversi strumenti, si potrebbero definire monomaniaci, ossessionati dalla musica, o stakanovisti, se questi termini riferiti a loro non suonassero così fuori posto. Quasi identico è l’esito della loro formidabile parabola creativa: «Entrambi finiscono la loro carriera considerati come artisti ormai sorpassati e non aggiornati rispetto ai nuovi stili musicali, salvo essere riscoperti e ammirati ancora maggiormente dopo la loro morte».
Molto di più ci svela Carlo Boccadoro in questo suo libro brillante. Fra i cui pregi, quello connaturato con lo stile dell’autore è la totale mancanza di snobismo. Si apprezza il gusto di intrecciare l’alto con il basso, sebbene in questo caso il basso sia solo collaterale o quasi non esista. La volontà di esplorare e riferire con precisione particolari tecnici di notevole complessità, senza renderli ostici o al di sopra della comprensione comune, anzi spesso trattando la materia con bella leggerezza. Insomma nessuno si mette in cattedra, qui regnano intelligenza e curiosità. In altre parole l’arte della fuga. Dallo scontato, dal risaputo, dal polveroso e dall’ovvio.
Basta scivolare nella lettura e l’idea di mettere in parallelo due artisti così apparentemente inaccostabili, si fa, pagina dopo pagina, più chiara, sensata e piacevole.
Il libro
Bach Prince. Vite parallele di Carlo Boccadoro (Einaudi Stile libero, pagg. 144, euro 14)