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Fondi di ricerca, come si valuta il merito

Il dibattito dopo l'intervento su Repubblica di Tito Boeri e Roberto Perotti
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Le riflessioni proposte da Boeri e Perotti (apparse su Repubblica del 16 marzo) sul grosso impulso da dare ai processi di selezione dei progetti di ricerca, con lo scopo di privilegiare la ricerca di assoluta qualità che sia competitiva a livello internazionale meritano grande considerazione. Il momento che sta attraversando il Paese è particolarmente favorevole ad accelerare un cambiamento di processo, quanto mai necessario. Quello della valutazione della qualità della ricerca è un problema annoso con molte vulnerabilità, cui i vari governi che si sono succeduti in questi anni hanno cercato di porre rimedio con vari strumenti senza tuttavia raggiungere pienamente l’obiettivo. Non si può non condividere l’assioma che conviene “Premiare chi fa ricerca migliore”. Tuttavia per incidere sostanzialmente sul sistema è necessario non affrontare in modo semplicistico una materia così complessa.

È necessari…
Le riflessioni proposte da Boeri e Perotti (apparse su Repubblica del 16 marzo) sul grosso impulso da dare ai processi di selezione dei progetti di ricerca, con lo scopo di privilegiare la ricerca di assoluta qualità che sia competitiva a livello internazionale meritano grande considerazione. Il momento che sta attraversando il Paese è particolarmente favorevole ad accelerare un cambiamento di processo, quanto mai necessario. Quello della valutazione della qualità della ricerca è un problema annoso con molte vulnerabilità, cui i vari governi che si sono succeduti in questi anni hanno cercato di porre rimedio con vari strumenti senza tuttavia raggiungere pienamente l’obiettivo. Non si può non condividere l’assioma che conviene “Premiare chi fa ricerca migliore”. Tuttavia per incidere sostanzialmente sul sistema è necessario non affrontare in modo semplicistico una materia così complessa.

È necessario fare delle precisazioni. Innanzi tutto occorre distinguere tra una valutazione ex-post da una ex-ante. La valutazione ex-post è attualmente affidata all’Agenzia nazionale di valutazione della ricerca (Anvur), che sia pur con limiti che andranno corretti progressivamente, ha messo in moto un meccanismo meritocratico in grado di distinguere tra strutture, i dipartimenti - per restare nell’ambito dell’istituzione universitaria primariamente preposta a fare ricerca - che producono ricerca migliore da quelle che sono carenti, e questa distinzione già oggi determina una distribuzione delle risorse che premia i migliori. Ma il problema centrale è rappresentato dalla valutazione ex-ante, ovvero la valutazione della qualità dei progetti nel momento in cui si effettua la selezione su quali progetti finanziare.

L’unico sistema che garantisce la scelta delle migliori proposte da finanziare è quella adoperata con successo dalle istituzioni all’avanguardia nel mondo scientifico, quale ad esempio i National Institutes of Health statunitensi, che si basa essenzialmente su un’accurata “Peer Review” (termine traducibile in italiano come valutazione basata sul merito)  attraverso un esame dettagliato di ogni proposta da parte di esperti riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale come autorevoli in quel dato settore. In questo momento di pandemia forse è utile ricordare che il sistema del “Peer Review” venne usato per la prima volta nel 1879 dal governo degli Usa per finanziare la ricerca su una grave epidemia di febbre gialla che aveva colpito la Mississippi Valley.

Il “Peer Review” è il miglior strumento per evitare i possibili conflitti di interessi e l’assegnazione dei finanziamenti per meriti non propriamente scientifici. In secondo luogo se venissero finanziati con i fondi pubblici solo le mega-strutture in ottemperanza al principio che per la buona ricerca conta “l’economia di agglomerazione” si creerebbe un ulteriore danno al sistema. Le strutture universitarie nuove, che hanno il compito di essere propulsori di innovazione e conoscenza in aree depresse, sarebbero permanentemente penalizzate. Altro aspetto di primaria importanza per garantire la qualità della ricerca è la competitività tra i gruppi a livello internazionale ma anche a livello nazionale. Il finanziamento esclusivo ai gruppi “eccellenti” finirebbe col penalizzare la molteplicità di vedute e contribuirebbe a creare il monopolio, che rappresenta il primo grande ostacolo alla buona ricerca.

Uno strumento potenzialmente utile per affrontare una tematica di tale complessità è stato predisposto con la recente istituzione dell’Agenzia nazionale per la ricerca (Anr) (L. 160/2019: art. 1, co. 240-248 e 250-252 nella legge di bilancio 2020), che tuttavia ancora necessita di essere tramutata in operatività. Questa agenzia potrebbe dare un considerevole impulso a risolvere i numerosi aspetti della materia, contribuendo ad affrontare il ricorrente problema italiano della valutazione basata sul merito dei progetti di ricerca (sia di piccole che di grandi dimensioni) così come vien fatto nella maggioranza dei Paesi europei.
 
Giovanni Romeo è professore all'Alma Mater Studiorum-Università di Bologna e all'European School of Genetic Medicine; Claudio Pignata è Coordinatore Nazionale dei Centri per le Immunodeficienze (IPINet), Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali, Università Federico II di Napoli