Donne vietnamite nei campi con i loro figli, marzo 1975
Qué Mai Nguyen Phan: “Vi racconto le donne coraggio del mio Vietnam”
di
Ilaria Zaffino
,
di Ilaria Zaffino
Parla l’autrice di “Quando le montagne cantano”, bestseller che sta scalando le classifiche. “Scrivo per capovolgere i luoghi comuni sul Paese: ci hanno sempre ritratti come soggetti esotici, la mia storia dice il contrario”
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
«Ho scritto questo libro per combattere il razzismo e il modo in cui il Vietnam e i vietnamiti vengono ancora raccontati». Di più: «Ho dovuto scrivere in inglese per combattere i modi in cui la letteratura occidentale e i film di Hollywood hanno rappresentato le donne vietnamite». Lo dice forte e chiaro Qué Mai Nguyen Phan, autrice di Quando le montagne cantano, uno dei casi editoriali degli ultimi mesi, tradotto in otto lingue, romanzo dell’anno per New York Times e Washington Post, che «riesce a curare le ferite della Storia», un racconto «intimo e allo stesso tempo di ampio respiro», lo ha definito il suo connazionale Viet Than Nguyen, premio Pulitzer per Il simpatizzante. Un romanzo che da quando è arrivato in Italia una manciata di mesi fa è entrato subito in classifica, tra i primi 10 stranieri, e lì è rimasto.
L’autrice, che grazie a una borsa di studio si è trasferita …
«Ho scritto questo libro per combattere il razzismo e il modo in cui il Vietnam e i vietnamiti vengono ancora raccontati». Di più: «Ho dovuto scrivere in inglese per combattere i modi in cui la letteratura occidentale e i film di Hollywood hanno rappresentato le donne vietnamite». Lo dice forte e chiaro Qué Mai Nguyen Phan, autrice di Quando le montagne cantano, uno dei casi editoriali degli ultimi mesi, tradotto in otto lingue, romanzo dell’anno per New York Times e Washington Post, che «riesce a curare le ferite della Storia», un racconto «intimo e allo stesso tempo di ampio respiro», lo ha definito il suo connazionale Viet Than Nguyen, premio Pulitzer per Il simpatizzante. Un romanzo che da quando è arrivato in Italia una manciata di mesi fa è entrato subito in classifica, tra i primi 10 stranieri, e lì è rimasto.
L’autrice, che grazie a una borsa di studio si è trasferita all’estero e ora vive a Giacarta, dove l’abbiamo raggiunta, ripercorre attraverso la saga di una famiglia quasi un secolo di storia vietnamita, dalla colonizzazione francese alla separazione tra Nord e Sud e alla guerra che ne è seguita sino ai giorni nostri. Ma soprattutto racconta le donne del suo Paese: forti, determinate, nonne, madri pronte a tutto per i propri figli. «Ci hanno sempre dipinto come fossimo delle sempliciotte, che suscitano pietà, che non hanno alcun potere: vittime e basta, in attesa di essere salvate dagli uomini. La mia esperienza mi ha insegnato il contrario».
Nguyen Phan è nata nel 1973 in un villaggio rurale del Nord, quando era bambina i genitori hanno trapiantato la famiglia al Sud, dove entrambi insegnavano e lavoravano come agricoltori. Lei stessa, con i fratelli, ha coltivato riso e venduto verdure o sigarette per strada. Per questo romanzo ha intrattenuto centinaia di conversazioni con veterani di guerra, vicini, conoscenti e membri della famiglia che avevano preso parte al conflitto. Mescolando la Storia con esperienze della sua infanzia. La scrittrice vietnamita Qué Mai Nguyen Phan (1973) Quanto c’è di lei in quel che racconta?
«Il libro è dedicato a mia nonna paterna uccisa dalla grande carestia che colpì il Vietnam negli anni ’40. Ma è anche ispirato a mio nonno materno, morto a causa della riforma agraria degli anni ’50. Quando cercavo notizie su questi eventi, trovavo molto poco. Le storie su questi, come su molti eventi del Vietnam, sono conservate nei ricordi dei più anziani e avevo paura che, se non le avessi documentate, sarebbero andate perse. Per questo ho intervistato anche molte persone che hanno assistito ai bombardamenti di Hanoi del ’72 e ho romanzato le loro esperienze».
E da dove è partita?
«Da bambina invidiavo chiunque avesse una nonna che raccontava le storie di famiglia, le favole e le leggende della nostra terra. Le mie erano morte entrambe prima che nascessi. Mi dicevo che un giorno avrei scritto un romanzo, per avere una nonna. E avrei parlato di una grande famiglia divisa dai tragici eventi che hanno dilaniato il nostro Paese. Poi un amico mi raccontò che era ad Hanoi con la nonna quando gli americani bombardarono la città: fu così orribile che dopo dieci anni non riusciva ancora a viaggiare in aereo. La sera stessa mi sono seduta alla scrivania e, con le lacrime agli occhi, ho scritto il primo capitolo di quello che sarebbe divenuto il mio romanzo. La nonna del mio amico è diventata Dieu Lan, la nonna che ho sempre desiderato. E io sono diventata Huong. C’erano notti in cui i personaggi mi dicevano di alzarmi e scrivere perché le loro storie si rifiutavano di dormire».
E ha deciso di scrivere in inglese...
«Alla scuola primaria e secondaria in Vietnam non studiavamo inglese e sono stata fortunata a poterlo imparare con un insegnante — il professor Truong Van Ánh — quando ero in terza media. Allora non sapevo che sarebbe stato proprio l’inglese, e non la mia lingua madre, a darmi la possibilità di scrivere un romanzo storico. Più tardi, ho continuato a studiarlo durante gli anni vissuti in Australia. Per scrivere questo libro, però, avevo bisogno di un livello più alto di inglese, più letterario. Così ho cominciato a leggere opere letterarie di molti paesi del mondo. Da anni leggo almeno cinque libri inglesi al mese e prendo nota delle parole nuove. Una delle cose migliori di essere uno scrittore è che la lettura fa parte del tuo lavoro (ride, ndr)».
Cosa rappresentano nel romanzo le montagne che cantano?
«Lo dice Dieu Lan alla nipote: “Le sfide affrontate dal popolo vietnamita sono alte come le montagne più alte”. E “cantare” significa non aver paura di dire la verità, raccontare storie è un modo per sopravvivere».
Huong infatti ama moltissimo i libri. Anche per lei era lo stesso?
«I miei genitori erano molto poveri ma usavano i pochi soldi per comprare libri. Leggevo questi libri così spesso che le copertine cadevano a pezzi. Mio padre doveva farne di nuove tagliando scatole di cartone. Chiedevo ai vicini, ai conoscenti di prestarmi i loro libri. La lettura è stato un pilastro della mia infanzia. Mi faceva andare avanti quando tutto era difficile, mi ha permesso di viaggiare e farmi amici in tutto il mondo».
E ora è il suo libro a viaggiare in tutto il mondo…
«Il Vietnam ha tante storie da raccontare, la nostra letteratura è così ricca. Per anni i lettori internazionali non hanno potuto accedervi a causa della lingua: pochissime opere vietnamite sono state tradotte. Io sono la prima a scrivere in inglese e a essere pubblicata in tanti paesi. Ma non credo che il successo sia dovuto al racconto di una pagina tabù della nostra storia. I lettori si sentono vicini al romanzo perché parla anche di loro. Parla di una famiglia che lotta per stare insieme, di una madre disposta a tutto. Per secoli siamo stati ritratti come soggetti esotici. Il mio romanzo dice il contrario: siamo esseri umani che amano la pace, amano cantare e ballare e cucinare, proprio come gli italiani e le persone di tutto il mondo». Il libro Quando le montagne cantano di Qué Mai Nguyen Phan (Nord, traduzione di Francesca Toticchi, pagg. 384, euro 18)