Robinson

Ultim'ora

Esaltavano suprematisti e proponevano attentati, perquisiti 14 minori in tutta Italia

Amare la nostra pelle: intervista a Sharon G. Flake

Jean-Michel Basquiat, Donut  Revenge, 1982 
Il suo cult “The Skin I’m In”, uscito a fine anni ’90, arriva in Italia. E l’autrice svela perché piace tanto ai lettori di ogni colore: "Il desiderio di essere accettati e la ricerca dell’identità sono temi ancora attuali"
4 minuti di lettura

«Mai avrei creduto che, dopo essere stati governati da un presidente nero, avremmo avuto ancora bisogno di giovani pronti a marciare per il Paese, per dimostrare l’insensato massacro di persone di colore da parte della polizia». È una forza della natura Sharon G. Flake, 65 anni che lei stessa dichiara nel corso di questa intervista e la risata pronta. Afroamericana di Filadelfia, esordì con The Skin I’m In poco più di vent’anni fa, un milione di copie vendute nel mondo, storia di bullismo, di accettazione e di riscatto con protagonista una tredicenne dalla pelle nera, che ora torna in libreria in una nuova edizione e che parla ancora molto ai ragazzi di oggi. Anzi, dopo aver anticipato contenuti e movimenti come Black Lives Matter sembra avere ancor più successo, tanto da renderlo un classico contemporaneo in cui si riconoscono non solo gli adolescenti dalla pelle nera ma un pubblico più ampio.

Ma cosa lo rende ancora così attuale?
«Il desiderio di essere accettati, di sentirci a nostro agio nella nostra pelle, indipendentemente dalla forma del corpo, dal colore e dalla personalità non cambia nel tempo. E poi si parla di ricerca di identità, capire chi siamo: vale oggi come ieri».

Però in questi anni l’America è cambiata: ha visto un presidente nero a cui ne è seguito uno del tutto opposto. E con Biden — pensiamo ad Amanda Gorman — assistiamo ora a un nuovo cambiamento…
«Per certi versi non è cambiata affatto e lo dico da donna di colore. Perché la lotta per essere considerati cittadini al pari dei bianchi continua. Con Obama pensavamo di aver superato il confine: un uomo intelligente, compassionevole, brillante, con una famiglia che guardavamo tutti con ammirazione. Invece abbiamo solo intravisto quel che il Paese avrebbe potuto diventare, ma ci siamo illusi. Il razzismo ha rialzato la testa in un modo che non avevo mai visto. Con Trump sono arrivati violenza e bullismo eletti a sistema e una nuova ondata di omicidi nei confronti dei neri. Ma questi ultimi anni ci hanno dato una nuova speranza portata da movimenti come Black Lives Matter e dai tanti giovani, non solo di colore, che vanno facendo attivismo politico. Il risultato si è visto nelle ultime presidenziali, penso alla Georgia e a un’attivista come Stacey Abrams».

Sharon G. Flake è nata a Filadelfia nel 1955 (foto di Brian Bogovich) 

A proposito di Black Lives Matter: il suo libro in un certo senso ha anticipato movimenti come questo. Lei che messaggio voleva dare?
«Anticipati non so... Io volevo rispondere a un bisogno semplice, raccontare chi sono i giovani di colore, le loro vite, le dinamiche familiari vent’anni fa. Mi è capitato di sentirmi dire da insegnanti: “Pensa che il libro possa interessare i miei studenti? Non si rivolge a loro, non ho ragazzi di colore in classe”. Parla di identità, ribatto sempre io, puoi anche non essere di colore! E infatti molti mi dicono che continuano a rileggerlo perché ha cambiato la loro vita, gli ha fatto capire chi sono».

Infatti il successo è legato ai temi universali che tocca compreso il desiderio di riscatto, qui attraverso la scrittura… Quanto di lei è nel libro?
«Non molto, episodi del mio passato non ce ne sono. Ma c’è l’impressione di come ero: come Maleeka anche io mi sono sentita insignificante. Il mio libro parla anche dell’importanza di trovare la propria voce, dire quel che si ritiene importante. Io non lo facevo nemmeno a 42 anni! Incontrando i giovani, nelle biblioteche e nelle scuole, ho cominciato a parlare. E a sentirmi a mio agio nella mia pelle. Da fuori ero già adulta, ma dentro sono cresciuta insieme a loro. Si sono aperti con me condividendo le paure, il bullismo che subivano perché erano grassi o perché erano neri. Ancora me lo dicono. Un’insegnante dalla Liberia mi ha scritto che i suoi studenti si sono innamorati del libro perché per la prima volta vedevano in copertina qualcuno con il loro aspetto. I ragazzi chiedono sempre se Maleeka sono io. Qualcosa di me al contrario è nella professoressa.

Per esempio?
«Anche a me è capitato di vedere ragazzi di 15 anni per strada con la sigaretta in bocca e mettermi davanti a loro e dire: “Ma cosa stai facendo, tua madre lo sa che fumi? Dammi il numero di telefono che glielo dico io”. Il telefono ovviamente non me lo danno, però magari buttano via la sigaretta, fanno mente locale sul fatto che c’è un adulto a cui sta a cuore che loro non fumino. Oppure una sera mentre tornavo a casa con la macchina piena di libri ho incontrato un gruppo di ragazzi che erano a perder tempo sotto a un lampione, allora mi sono fermata e ho distribuito quei libri e quando sono andata via ho visto l’ultimo ragazzo che si era attardato a leggere alla luce del lampione. Il giorno dopo sono arrivati i genitori a ringraziarmi perché il figlio aveva letto il libro tutta la notte. Prima di scrivere ho lavorato con ragazzi in situazioni di affido e ho enorme rispetto per la loro saggezza. Non ho mai pensato che a 10, 12 anni tu non possa avere una visione del mondo e una tua storia da raccontare. Mi danno tanto quanto io do a loro: ho amici adolescenti che mi vengono a trovare perché conoscono i miei libri. Allora ci sediamo sui gradini fuori di casa e parliamo, come fossimo compagni di giochi».

E come ha vissuto l’ultimo anno in cui tutto ciò non era più possibile?
«Mi è mancato andare nelle scuole. Quando incontro i ragazzi non mi fermo sul palco, vado in mezzo a loro, a stringergli la mano, abbracciarli, scherzare per metterli a loro agio. Però la tecnologia è stata molto utile, Zoom mi ha permesso di incontrare dei ragazzi del Massachusetts poco prima di iniziare questa intervista! Una parte dell’energia che ho riesce a passare, dicono che sono divertente, non si annoiano. Anche attraverso lo schermo cerco d’interagire davvero».

Quando con i vaccini pian piano torneremo alla normalità, pensa che saremo ancora quelli di prima?
«Forse le abitudini cambieranno: mi domando se potrò abbracciarli ancora nelle classi o mi chiederanno di non farlo. Ne usciremo tutti un po’ feriti. I giovani però sono resilienti, “pendono dal lato della speranza”».

Il libro
The Skin I’m In. Il colore della mia pelle di Sharon G. Flake (Giunti, traduzionedi  Maria Bastanzetti, pagine 176, euro 14, età: 13+)