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Una Cenerentola molto diversa: doppia intervista a Fumettibrutti e Joe1

Un anfibio al posto della scarpina di cristallo in questa versione “alternativa” della fiaba che affonda nella notte dei tempi: qui occasione per andare contro i ruoli femminili imposti
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Fumettibrutti (vero nome: Josephine Yole Signorelli) e Joe1 (Roberta Muci) firmano a quattro mani, quattro occhi e molto cervello un fumetto bruciante. È bruciante perché è fatto di materia viva, e lo è perché desidera bruciare quello che incontra: dare fuoco alla sterpaglia di luoghi comuni, ironie compassate, vecchiume che infesta il panorama letterario italiano contemporaneo. Il panorama può tornare bello. L’intervista si svolge a Bologna, dove vivono: per l’occasione vanno una a casa dell’altra come hanno fatto spesso perché sono amiche (la notizia è che anche a Bologna gli autobus sono in ritardo, ce lo diciamo con un certo gusto, tra terrone: Josephine Signorelli è di Catania, Roberta Muci leccese).

La prima antologia per Diabolo Edizioni 

L’amicizia, la sorellanza, la complicità essenziale ch…

Fumettibrutti (vero nome: Josephine Yole Signorelli) e Joe1 (Roberta Muci) firmano a quattro mani, quattro occhi e molto cervello un fumetto bruciante. È bruciante perché è fatto di materia viva, e lo è perché desidera bruciare quello che incontra: dare fuoco alla sterpaglia di luoghi comuni, ironie compassate, vecchiume che infesta il panorama letterario italiano contemporaneo. Il panorama può tornare bello. L’intervista si svolge a Bologna, dove vivono: per l’occasione vanno una a casa dell’altra come hanno fatto spesso perché sono amiche (la notizia è che anche a Bologna gli autobus sono in ritardo, ce lo diciamo con un certo gusto, tra terrone: Josephine Signorelli è di Catania, Roberta Muci leccese).

La prima antologia per Diabolo Edizioni 

L’amicizia, la sorellanza, la complicità essenziale che mi rimandano subito è la nota che trovo anche in CenerentolA (con la “A” finale maiuscola, non è un errore ma un modo per sancire la diversità con la fiaba: nella copertina appare come la “A” anarchica cerchiata, ndr), ispirato alla favola che sappiamo ma completamente deviato, diverso, fuori asse, oltre l’asse: a che servono queste sorellastre cattive se le ragazze sanno essere così sorelle tra di loro?

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Non glielo posso dire ma lo penso tutto il tempo: hanno una forte consapevolezza, Fumettibrutti per il suo successo consolidato, quella di Joe1 forse viene da ancora più lontano: è la sua identità politica. Lei si è formata nei centri sociali, rivendica la loro centralità nelle città, l’importanza nel percorso artistico di chi fa autoproduzione. È colta, Joe1, i suoi disegni hanno un’accuratezza filologica: il talento nasce puro, ma può anche esercitarsi.

Partiamo come Melville: dal nome. Mi fa impazzire il mondo degli pseudonimi. È proprio tipico delle arti figurative: gli scrittori ne fanno un uso molto più raro. Come si sceglie il modo in cui ci si vuole firmare nel mondo, perché Joe1?
Joe1: «È una storia scema. Soltanto Joe senza l’uno nasce nei primi anni di liceo e dal nulla, ed è diventato “one” perché all’università un mio amico mi ha detto che è una canzone (dei Fugazi: Joe Number One). E mi piaceva quando, nelle prime autoproduzioni, pensavano fosse un disegno di un maschio».

Voglio sapere tutto: da quanto siete amiche, come vi siete conosciute?
Fumettibrutti: «Posso?
Joe1: «Certo».
Fumettibrutti: «Al primo anno di scuola a Bologna lavoravo nei night e fin da subito, alla mia prima lezione di fumetto, quando dovevamo conoscerci tra studenti, lei è entrata, l’ho guardata, ho detto “noi saremo amiche” e l’ho perseguitata».
Joe1: «Sì i primi tempi mi perseguitava ovunque».
Fumettibrutti: «Ci troviamo a fare il primo esame con Daniele Barbieri insieme, arriviamo e stavamo ripassando e mentre parlavamo il prof. ci fa “Tornate domani”. L’abbiamo preso in parola e siamo rimaste sveglie a farci spritz».

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Come è andata?
Fumettibrutti:
«Lei 30 e lode, io 27, tutte sfatte ci siamo messe fuori dalle colonne a guardare via delle Belle Arti».
Joe1: «E allora ho iniziato a capire che le volevo bene».

Come si sentono ’sti professori quando trovano delle allieve con il vostro talento?
Joe1: «Io non ho avuto mai riscontro del mio talento dall’Accademia, per dire: non mi hanno mai invitato a tenere un incontro, una lezione».

Vivono il conflitto di Cimabue?
Joe1: «Boh. Nella prova di metà anno ci eravamo riunite in quattro per lavorare. Abbiamo fatto un fumetto molto bello, i protagonisti erano Clara tra i cazzi, e Shiva doppia goccia».
Fumettibrutti: «In prima pagina c’erano le mie tette e nell’ultima la faccia del prof. Ci è rimasto malissimo».

Come si abdica all’autorialità? Cioè Fumettibrutti si sottrae al segno o si regala a quello di un’amica. Idem Joe1, nell’antologia “Sporchi e subito” scrive e disegna. Qui invece lavorate assieme: cosa ci perdete e cosa ci guadagnate?
Fumettibrutti: «È una cosa nata per gioco: io avevo fatto tre pagine di Cenerentola, era una stronzata: il concept era che questa si sottraeva al matrimonio, etc. Roberta fa parte del festival anarchico del Leoncavallo, facendo autoproduzione, io in quel periodo avevo pensato questa cosa e stavo sempre a casa sua. Insomma è nato davanti al caffè».
Joe1: «Era birra. Per me è stato un atto liberatorio e d’amore da parte sua perché io quando scrivo mi trovo molto nel racconto breve. Il mio scontro è stato proprio con il lungo formato. Man mano che lei era impegnata con i romanzi io mi sono dedicata alla mediazione dell’arte e alla didattica dell’arte. Mi piace tanto studiare, ma mi dispiaceva allontanarmi dalla pratica del fumetto. E poi è arrivato il Covid…».

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La parola pandemia compare tipo al rigo cinque di questa favola. Ditemi…
Joe1: «Si è creato un momento magico perché c’erano i musei chiusi. Ed è giusto che fosse scritto da lei perché lei sa far ridere ed è pop, come è giusto che i miei disegni potessero rendere meglio dei suoi».

Posso dire che la mia tavola preferita è muta? Tanto lo so che c’è la sceneggiatura anche dietro la tavola muta. È quella in cui ci sono un tavolo, due fiori di croco e delle cicche spente in una bottiglia. Mi commuove profondamente.
Joe1: «Sono contenta di essere riuscite a conservare quelle pagine mute».

Si combatte per conservare pagine?
Joe1: «È una mediazione con l’editore, ma volevo che rappresentasse un tributo a “Insieme 24” un posto in cui ci cresci pure dentro. Si è sempre fatto attivismo ed è stato sgomberato. È stata una grave perdita e ho dovuto ricostruire una quotidianità».

A me interessa molto il piano politico dell’arte. “Cenerentola” è pieno di politica. È una dichiarazione programmatica o un modo di vivere che finisce in quello che facciamo?
Fumettibrutti: «Non l’avrei fatto se non avesse rispettato la mia posizione politica».
Joe1: «Tutta l’arte è politica altrimenti non è arte, non fa storia, non sta nel suo tempo. Io parto dall’idea che anche nell’albo illustrato per ragazzi l’opera in sé possa non avere nessun messaggio. Ma quando mi metto davanti all’opera e quella mi fa pensare: “cosa vuole dire?” Ecco: è lì che nasce lo scambio».

Il libro
CenerentolA di Fumettibrutti e Joe1 (Feltrinelli Comics, pagg. 112, euro 16)