Apocalisse sospesa
di Wlodek Goldkorn , di Wlodek GoldkornNon vuole "distinguere le allucinazioni della realtà"; ha dovuto lui stesso "partorire la mamma" a sua "somiglianza e immagine"; e rifiuta l'idea di "scrivere per diletto e per il piacere" perché prova "odio per Sheherazade e tutti i suoi figli spirituali". Quanto sopra, sono le parole di Mircea Cartarescu, tratte da Solenoide, un romanzo di quasi mille pagine, magistralmente tradotto da Bruno Mazzoni e pubblicato da il Saggiatore. Intanto. Cartarescu è nato a Bucarest 65 anni fa, è considerato uno dei più grandi scrittori contemporanei, più volte in procinto di vincere il Nobel, laureato con svariati e prestigiosi premi (in Italia von Rezzori nel 2016). E ora, dopo la trilogia Abbacinante, edita da Voland, 1600 pagine per tre volumi, ecco appunto la sua opera considerata il capolavoro di un autore che sfugge ogni possibile categorizzazione per genere, affinità, appartenenza.
Cartar…
Non vuole "distinguere le allucinazioni della realtà"; ha dovuto lui stesso "partorire la mamma" a sua "somiglianza e immagine"; e rifiuta l'idea di "scrivere per diletto e per il piacere" perché prova "odio per Sheherazade e tutti i suoi figli spirituali". Quanto sopra, sono le parole di Mircea Cartarescu, tratte da Solenoide, un romanzo di quasi mille pagine, magistralmente tradotto da Bruno Mazzoni e pubblicato da il Saggiatore. Intanto. Cartarescu è nato a Bucarest 65 anni fa, è considerato uno dei più grandi scrittori contemporanei, più volte in procinto di vincere il Nobel, laureato con svariati e prestigiosi premi (in Italia von Rezzori nel 2016). E ora, dopo la trilogia Abbacinante, edita da Voland, 1600 pagine per tre volumi, ecco appunto la sua opera considerata il capolavoro di un autore che sfugge ogni possibile categorizzazione per genere, affinità, appartenenza.
Cartarescu è semplicemente Cartarescu, la sua prosa, il lettore la può amare o odiare, la può trovare affascinante o estenuante, la può vivere come essenziale oppure eccessiva; o anche provare sentimenti ambivalenti, ma non è possibile restare indifferenti, una volta inoltratisi fra le parole di questo autore che in ogni suo libro, non solo racconta storie, quanto ricrea l'universo.
Ecco quindi che il narratore, nato lo stesso giorno in cui è venuto al mondo l'autore, è un insegnante in una scuola, la scuola numero 86 a Bucarest negli anni Ottanta. Lo è diventato perché è fallito come poeta: un suo poema La caduta è stato accolto malissimo a una presentazione davanti ad altri poeti. E siamo subito a una tripla citazione. La caduta è il titolo di un romanzo di Albert Camus che a sua volta trae l'ispirazione da Dostoevskij e si confronta con l'immaginario nichilista. Ma una simile disavventura capitò a Paul Celan, in origine compatriota di Cartarescu di lingua tedesca, quando presentò le sue poesie a un raduno del Gruppo 47, avanguardia postbellica e postnazista in Germania, e fu deriso e vilipeso (e lui ne avvertì una nota antisemita e ne fu ferito).
Ora, da professore di lingua e letteratura, l'io narrante cerca di condurre un'esistenza mediocre, in una città grigia e poverissima, dove i negozi sono vuoti, i tram sovraffollati, in un Paese governato da leggi e costumi bizzarri - il tiranno Ceausescu non viene mai citato per nome - in un istituto che è una specie di distopia condensata ma che corrisponde, in gran parte, alla realtà dei fatti. In biblioteca non ci sono libri. Gli alunni vengono picchiati dagli insegnanti con un piacere sadico, sottoposti a pratiche che sfiorano la tortura, sfruttati come schiavi. Gli studenti, appena si presenta occasione, cercano di vendicarsi sugli insegnanti, con violenza.
Il narratore vuole appunto stare fuori da quel mondo corrotto. Il caso - la casualità è uno dei leitmotiv del libro - gli viene in soccorso. Nel terreno della casa in cui abita è sepolto un solenoide (ecco la genesi del titolo), un marchingegno che ha a che fare con campi magnetici e con un immaginario legato al fascino dell'elettricità e che ci porta alla fine dell'Ottocento e ai primi del Novecento con le invenzioni e scoperte di quel tempo. Siamo insomma a I campi magnetici di André Breton e Paul Soupault un testo di "scrittura automatica" del 1919 e che anticipa il surrealismo. Il magnetismo permette la levitazione delle persone e si lega al sesso (il narratore fa all'amore levitando) e ai sogni. Il libro è infatti anche un diario onirico del narratore, un uomo che canta la gloria del fallimento e l'orgoglio della sconfitta.
Nichilismo, come si diceva prima? In parte sì, e l'idea del nichilismo nella cultura romena del Novecento è sempre stata forte e basti pensare, per fare un solo nome, a Mircea Eliade. E pure l'esergo del libro cita una poesia di Tudor Arghezi, poeta importantissimo, che parla dei "vani sacrifici" e "inutili libri". Ma, ecco, oltre alla inutile vita e al dolore senza senso (altro motivo del romanzo è "la protesta contro il dolore e la morte") Cartarescu mette in scena una strategia dei sogni, una resistenza onirica. Fra le decine di personaggi citati, esplicitamente e fra le righe - da Kafka a sottilmente Dante e Primo Levi (all'uscita da una fabbrica dismessa che assomiglia a un lager si "rivedono le stelle") - c'è pure Nicolae Vaschide, uno dei pionieri della psicologia. Vaschide - messo qui al confronto con Freud e Charcot - cercava di creare un metodo per cui le persone potessero condividere i sogni. Un'utopia, vecchia come il mondo, forse anche una via di fuga dal mondo. Ma anche una citazione di Il dizionario dei chazari del serbo Milorad Pavi?, un romanzo dove i sacerdoti di un popolo antico e dimenticato hanno il potere di rendere le persone felici interferendo nei loro sogni.
Finisce in meravigliosa apocalisse. Ma non svegliamo i dettagli. Un solo suggerimento: non vi lasciate scoraggiare dalle prime trenta pagine.
Il libro
Mircea Cartarescu, Solenoide (il Saggiatore. Traduzione Bruno Mazzoni, pagg. 944, euro 29)