Ridley Jones, l'avventura formato bambini
di Chiara Ugolini , di Chiara UgoliniÈ stata paragonata a Shonda Rhimes e Ryan Murphy, ma il suo pubblico sono gli spettatori in età prescolare, quei bambini tra i 2 e i 5 anni che ancora non sanno leggere e scrivere, anche se poi le rimangono fedeli anche quando cominciano a frequentare la scuola. Chris Nee è la sceneggiatrice e produttrice di show di successo come Dottoressa Peluche e Vampirina. Alla domanda se ha sempre sognato di fare serie per bambini piccoli ride di gusto e ammette "certo che no all'inizio pensavo, come tutti gli sceneggiatori, che avrei scritto la più grande pièce teatrale americana. Ho iniziato lavorando al Muppet Show, lì ho capito che ero portata a scrivere per quella fascia d'età e più scrivevo per bambini più mi innamoravo della loro freschezza e della loro disponibilità a immergersi in un mondo inventato da te. Sottostimiamo le loro capacità, invece sono spettatori da grandi emozioni: sono convinta che …
È stata paragonata a Shonda Rhimes e Ryan Murphy, ma il suo pubblico sono gli spettatori in età prescolare, quei bambini tra i 2 e i 5 anni che ancora non sanno leggere e scrivere, anche se poi le rimangono fedeli anche quando cominciano a frequentare la scuola. Chris Nee è la sceneggiatrice e produttrice di show di successo come Dottoressa Peluche e Vampirina. Alla domanda se ha sempre sognato di fare serie per bambini piccoli ride di gusto e ammette "certo che no all'inizio pensavo, come tutti gli sceneggiatori, che avrei scritto la più grande pièce teatrale americana. Ho iniziato lavorando al Muppet Show, lì ho capito che ero portata a scrivere per quella fascia d'età e più scrivevo per bambini più mi innamoravo della loro freschezza e della loro disponibilità a immergersi in un mondo inventato da te. Sottostimiamo le loro capacità, invece sono spettatori da grandi emozioni: sono convinta che con loro ogni argomento può essere affrontato purché col linguaggio giusto".
L'occasione di questa chiacchierata virtuale dalla sua casa a Venice Beach, appena fuori Los Angeles, è l'arrivo su Netflix della sua ultima creazione, la serie Ridley Jones dal 13 luglio, primo di una serie di progetti dopo l'addio a Disney e l'accordo con la piattaforma. Dopo aver scelto per protagonista una bambina afroamericana che aggiusta i suoi giocattoli sulle orme della mamma dottoressa, serie vincitrice di un Peabody Award, il premio dedicato alle produzioni con impatto sociale e culturale, ecco quindi Ridley Jones, sei anni, cappello alla Harrison Ford e lazzo.
Il meccanismo è lo stesso di Dottoressa Peluche, in cui i giocattoli si animano appena gli adulti sono fuori tiro, ma se le dinamiche sono semplici le tematiche sono importanti: l'accettazione del diverso, l'affermazione della propria identità, il fare squadra, l'imparare dai propri errori. "Da bambina mi sentivo fuori luogo, non ero a mio agio nelle situazioni sociali, non facevo amicizia facilmente, ero molto insicura - racconta oggi la cinquantenne imprenditrice che nella sua compagnia, Laughing Wild, dirige una squadra di giovani showrunner che la venerano - Da tutte queste sensazioni sono nate le mie storie: comunità di personaggi molto diversi fra loro che finiscono per formare una famiglia e si prendono cura uno dell'altro. Ai giovani che iniziano dico "racconta la tua storia"".
Con Vampirina, una famiglia di vampiri che si trasferisce dalla Transilvania alla Pennsylvania per aprire un bed and breakfast racconta, "volevo una storia di emigrazione. La sensazione era che il mio paese non riuscisse a gestire bene la questione. Avere dei protagonisti con accento diverso, pelle diversa, che cucinano cose diverse: mi sembrava un buon modo per ricordare che gli Stati Uniti sono sempre stati un paese di immigrati e quanto sia vitale l'incrocio di culture diverse". Il suo più grande successo rimane Dottoressa Peluche, la cosa di cui va più fiera è la consapevolezza di aver influenzato una generazione. "Recentemente è uscito uno studio in cui sono state intervistate 900 studentesse di college medico scientifici e alla domanda da cosa sono state influenzate nella scelta di quella facoltà il 50% ha risposto che era stata Doc".
Chris Nee ha fatto coming out a diciott'anni, all'inizio degli anni Duemila ha formato una famiglia con la documentarista Lisa Udelson da cui si è separata, ha un figlio Theo che oggi "ha quasi quindici anni, va al liceo e si considera il produttore di tutti i miei show. L'idea per Dottoressa Peluche mi è venuta nei tanti studi medici che abbiamo frequentato quando era piccolo, preda di attacchi asmatici". Se oggi negli show per bambini ci sono le famiglie arcobaleno e si affronta il tema dell'identità di genere, è grazie a lei che è stata fra le prime in assoluto a introdurre queste tematiche. "È stata una bella battaglia riuscire ad arrivare a mettere una coppia lesbica in un episodio di Dottoressa Peluche. Coloro che avevano potere decisionale negli studios non erano contrari erano solo terrorizzati che la cosa gli si ritorcesse contro. Ora le cose sono un po' cambiate, il mondo sta cambiando. In Ridley Jones abbiamo un personaggio non binario e una famiglia con due papà ma questo non è stato assolutamente un problema, il tema con Netflix non si è proprio posto".