Anaïs Nin, scrivere è sognare
di Rosella Postorino , di Rosella Postorino"Racconto storie di personaggi, è vero, ma la strada migliore per avvicinarsi al mio modo di trattarli è simile a quello di qualcuno che osserva la pittura moderna", dichiarò Anaïs Nin in Mistica del sesso, spiegando che i suoi personaggi "incompleti, impressionistici, mozzi" e la mancanza degli elementi concreti che costellavano la narrazione tradizionale, e che lei invece inseriva solo se avevano un valore simbolico, nascevano da una concezione della letteratura come indagine dell'inconscio. Una concezione che in Spreco di eternità e altri racconti, la raccolta finora inedita che la Tartaruga porta in libreria nella traduzione di Stefania Forlani e Valeria Gorla, è già evidente.
Composti tra il 1928 e il 1931, quando Nin era tornata a vivere in Francia con il marito Hugh Guiler, questi testi rappresentano le prime prove letterarie della scrittrice statunitense nata a Neuilly-sur-Seine da genitori cubani nel 190…
"Racconto storie di personaggi, è vero, ma la strada migliore per avvicinarsi al mio modo di trattarli è simile a quello di qualcuno che osserva la pittura moderna", dichiarò Anaïs Nin in Mistica del sesso, spiegando che i suoi personaggi "incompleti, impressionistici, mozzi" e la mancanza degli elementi concreti che costellavano la narrazione tradizionale, e che lei invece inseriva solo se avevano un valore simbolico, nascevano da una concezione della letteratura come indagine dell'inconscio. Una concezione che in Spreco di eternità e altri racconti, la raccolta finora inedita che la Tartaruga porta in libreria nella traduzione di Stefania Forlani e Valeria Gorla, è già evidente.
Composti tra il 1928 e il 1931, quando Nin era tornata a vivere in Francia con il marito Hugh Guiler, questi testi rappresentano le prime prove letterarie della scrittrice statunitense nata a Neuilly-sur-Seine da genitori cubani nel 1903, che visse tra New York e Parigi e raccontò senza riserve e censure, da donna, la sessualità femminile.
Prive di struttura, di intreccio, di un percorso chiaro dei personaggi, fino ad assomigliare ai sogni, queste storie procedono per situazioni icastiche e dialoghi spesso teorici, per antinomie, e forse per tale ragione trovarono un editore solo dopo vent'anni.
Nel 1977 furono pubblicate in un'edizione privata per gli amici con una prefazione dell'autrice, che le definiva immature ma utili per chi volesse conoscerla dal principio.
In effetti già si rintracciano i temi che saranno suoi: la contrapposizione fra la "vita ordinaria" e l'arte, e l'interesse per ciò che si agita dentro la testa, più eccitante del reale ("io odio le cose vere", afferma non a caso il personaggio maschile de L'idealista). La bambina de La canzone nel giardino smette di giocare con le bambole perché scopre un gioco più divertente: sé stessa, "uno spettacolo assai vario". Nel buio, sente qualcosa svolazzare dentro, come fossero ali: può darsi sia quella che le suore chiamano anima, esattamente ciò che la fa piangere quando sua madre canta. Anima è una parola tanto abusata, le dice il padre, che ha perso significato. "Ma cosa fai", chiede allora la bambina, "se una cosa esiste e ti serve la parola?". "Non ne parli mai", risponde lui, "oppure ne inventi un'altra" - ed è difficile non interpretare questo scambio di battute come un manifesto letterario.
Nin ambiva a scegliere parole "trasparenti" per descrivere l'impenetrabile, l'ignoto, quel che sfugge alla razionalità e in cui ha scavato la psicoanalisi, che fu per lei un'esperienza fondamentale, da paziente e amante di Otto Rank. La bambina, poi, compone versi dietro i santini, e quando un'amichetta eccepisce che gli inni - così li chiama - si dedicano solo a Dio e alla Vergine, lei risponde che le piace parlare di ciò che ha visto, perché invocare le cose che ama rinnova l'emozione provata incrociandole. Più tardi Nin dirà che solo attraverso l'emotività possiamo modificare la nostra visione del mondo, ecco perché i sensi sono la maggiore fonte della scrittura. Entusiasta del mare e del sole, la bambina è impaziente di vivere, ma si aggrappa ai libri, come se soltanto nelle loro pagine ci fosse la chiave per capire.
Si respira in questi racconti un duello costante fra sensi e intelletto: mentre scrive in solitudine fino a smettere di percepire il proprio corpo, Mariette ha bisogno di pensare a Lolita (ballerina di flamenco come lo fu la stessa Nin), al suo odore, alla sua forza, per sentire di nuovo sé stessa; Edward nutre per Chantal un sentimento religioso - "è la leggera atmosfera della tua intelligenza" - opposto alle "vette dell'estasi" raggiunte con un'altra; in Le nostre menti sono fidanzate lui è ossessionato dalla connessione mentale che ha con lei e che gli impedisce di toccarla: come può possederla se lei ha un proprio mondo interiore imperscrutabile? La domanda tradisce il suo bisogno di esercitare un potere: eccoli, i prodromi del femminismo di Nin. Infine c'è Anita, la sua rinuncia a una relazione con l'ex amante della madre pur di mostrarsi diversa da lei, che ha sempre seguito gli impulsi più biechi.
La lotta tra le forze della natura dentro di noi e la repressione con cui le soffochiamo, scrisse Nin nel 1947, genera la nevrosi. In queste storie, incubatoio che contiene una poetica in procinto di definirsi, la tensione erotica non si consuma, è una schermaglia verbale, quasi filosofica, mentre quel che caratterizzerà la vita e l'opera di Nin sarà proprio il tentativo - scandaloso, compreso del tutto solo dopo la sua morte - di fondere l'intelletto e i sensi, in una disarmante ricerca della verità, e nella convinzione che la paura paralizzi fino a rendere sterile non solo l'esistenza ma anche la scrittura, che poi sono la stessa cosa, o almeno lo sono state per lei.
Il libro. Spreco di eternità e altri racconti di Anaïs Nin è edito da La Tartaruga (Traduzione di S. Forlani e V. Gorla, pagg. 172, euro 18)